Marcello Marcellini. Un odio inestinguibile

Marco Petrelli

Aveva già provocato sufficiente scalpore  l’avvocato Marcello Marcellini quando, era il 2009, diede alle stampe il primo volume in cui si occupava di storie a lungo taciute, crimini violenti partoriti nell’ambito della guerra civile e rimossi dalla memoria collettiva.

In una città come Terni, nella quale la lotta al nazifascismo assume connotati ideologici molto forti, indagare sul passato della Brigata garibaldina “Antonio Gramsci” ha generato più di un mal di pancia tra politici ed intellettuali rive gauche.

Alla sua prima fatica  I Giustizieri – 1944: La Brigata Gramsci tra Umbria e Lazio (Mursia , 2009)  segue ora Un odio inestinguibile –  primavera 1944 partigiani e fascisti fra Umbria e Lazio (Mursia, 2010) . Il libro approfondisce le tematiche già affrontate nel precedente, ricostruendo episodi di crudeltà ed efferatezza nei confronti di persone anche solo sospettate di essere sostenitori della Repubblica Sociale Italiana.

Un caso emblematico (che a Terni ha suscitato una certa emozione) la storia politica e il dramma umano di Maceo Carloni. Di formazione mazziniana, militante socialista durante gli anni del cosiddetto biennio rosso, diviene esponente del Sindacato fascista dei lavoratori dell’industria nel 1922, aderendo poi, nel 1932 (n.b. lo stesso anno di Berto Ricci) al Partito Nazionale Fascista. Carloni vide nel sindacalismo fascista una sorta di realizzazione delle istanze di rinnovamento e di progresso dei lavoratori. Sempre in prima linea nella difesa degli operai, si batte anche per garantire tutela occupazionale ad ex detenuti e disabili; negli anni post crisi del ’29 si oppone,come può, alle conseguenze di un riavvicinamento tra il Regime e la grande industria, in città rappresentata dalla Soc. “Terni”. Prima di lui, il podestà ternano Elia Rossi Passavanti (ex comandante della Guardia di D’Annunzio e fondatore de “La Disperata”) aveva tentato impresa simile, ovvero opporsi alle ingerenze della  “Terni”, con conseguente allontanamento di Mussolini, al fine di non incrinare i rapporti con la holding economica. Malgrado l’impegno sindacale (fino al 1944) e nonostante il non avere aderito alla Repubblica Sociale, Carloni verrà giustiziato come “sfruttatore del popolo e della classe operaia ternana” dopo sevizie e con un colpo alla nuca.

In ideale continuità con il lavoro già svolto dal fondatore del Centro Studi Storici di Terni Vincenzo Pirro, con Un odio inestinguibile Marcellini aggiunge un nuovo tassello alla storia locale. Per molti anni, in Umbria, la storia di quel periodo è stata tramandata con ottica poco obiettiva, un esempio ‘pratico’ il libro L’Umbria nella Resistenza (Editori Riuniti, 1972), pubblicato con il patrocinio dell’Anpi e del Pci. Testi meno schierati come Terni e la sua Provincia durante la Repubblica Sociale Italiana (di Vincenzo Pirro, ed. Thyrus, 1990) hanno avuto diffusione tramite altri canali, molto meno nella realtà cittadina.

Al di fuori di polemiche scontate e spicciole, Marcellini come Pansa non ha ricercato di riabilitare i “criminali nazi fascisti”. Questo non lo dice l’autore dell’articolo in questione, basta leggere i testi dei due autori, inequivocabilmente testi storici, lontani da qualsiasi forma deleteria di retorica e passatismo.  L’avvocato Marcellini fa suo l’insegnamento di Marc Bloch: la storia, come la scienza, cerca quanto più possibile di avvicinarsi alla verità. Non esiste una verità assoluta, semmai un metodo di analisi oggettiva attraverso il quale avvicinarsi quanto più possibile all’esattezza degli eventi.

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