Manifesto Heliopolis. Una nuova oggettività

Sandro Giovannini

L’articolo che segue fa riferimento al progetto della Heliopolis edizioni di Sandro Giovannini, di produrre il Manifesto “Per una nuova oggettività – partecipazione al destino del popolo” in corso d’opera. Per ulteriori approfondimenti, leggere anche, qui su Il Fondo: Heliopolis. Per un manifesto in fieri“, “Prolegomeni per un manifesto in divenire“, “La parola d’ordine è una sola: ripartire“.

La redazione

VERSO IL MANIFESTO IN FIERI
PER UNA NUOVA OGGETTIVITÀ
PARTECIPAZIONE AL DESTINO DEL POPOLO

Gli manca, per essere un vero capo,
la capacità di trasformare i suoi amici in cortigiani

…Non che questo sia facile, comunque…  ci vuole necessariamente del genio… ma quel soggetto primeggiante è plurimo, oltrech’essere possibilmente indeterminato.  Non sempre solo una persona od un gruppo di volontà.  Ci serve però l’esergo per comprendere che qui, invece, si vorrebbe agire in uno stile diverso dai tycons, dai perbenisti frenatori, o dai maldestri del senso dell’élite.  Non si vuole arrivare, “senza guardare in faccia nessuno”, né ottenere lo scopo, “ad ogni costo”.  – anche se non si fa beneficenza e quindi non si può essere ipocriti.  Qui semmai si può produrre un’opera inutile, sospesa ad un’oggettiva intuizione della libertà e della responsabilità…  una sorta di proposta modest, come poteva essere quella swiftiana, affinché non possano “gli animali degenerare in uomini“.

La letteratura, la filosofia possono solo offrire lampi d’illuminazione, salvare dall’oblio frammenti di realtà, impossessandosi semplicemente del sapere, da dati morti a vissuti esperiti e trasformati, per trasmissione diretta…  potremmo dire, quasi paradossalmente, orale.  Realtà che è oggettiva, anche se macerie e rovine, alternative a noi ed a se medesime, e le utopistiche nuove forme urbane, ove si cerca di far emergere disperatamente un disegno con lo strisciante prurito delle possibilità, ed ove il presente si vorrebbe migliore mentre il futuro si teme peggiorato ed ove ogni più cupa disperazione è curata dalla vitale ed eterna fede in una possibile reintegrazione, le cogliamo solo con il taglio soggettivo.

Certo le confezioni di plastica del passato-presente-futuro ormai non si sopportano più…  Perché noi tutti veniamo da una storia profonda di clinamen e di nichilismo, e non possiamo esorcizzare niente se non mettendo in gioco la nostra semplice storia personale, di molti che si sono avvicinati, per strade a volte diverse ed a volte persino divergenti, a questo appuntamento, ancora del tutto fragile ed incertamente determinato, ma suggestivamente crismato.  E le nostre storie personali – come mi ha fatto notare recentemente e saggiamente un amico, tra rammemorazione e richiamo – sono già una garanzia di percorso.  Lo spero, lo credo anch’io, anche se sono costantemente allarmato dalla dura difficoltà di dover rispondere – e mi sento sovente inadeguato – alla pandemonia omologatrice ed autofaga dell’homo oeconomicus, all’orgia di bruttezza da cui si viene avvolti.  Lo stesso terrore della massa dei parlanti a vuoto, l’isolamento come generatore puro d’energia, il sentimento patriottico come amore di una comunità carnale e potenziale, questi sono i presupposti che non dovrebbero mai venir meno.  E come ha detto lo stesso caro amico «…tra periodi di elevazione e periodi di assestamento delle culture, tra periodi di differenziazione e periodi di ricompattamento delle coscienze, all’esperienza civilizzazionale degli uomini non è mai dato avere la meglio, una volta per tutte, sull’aspetto mitico, fantastico e immaginifico della vita.  Mito e filosofia non rappresentano due momenti successivi nel processo evolutivo del pensiero umano.  Essi sono due categorie della civiltà dell’uomo in ogni tempo.  Sono due costanti della natura umana e della spinta conoscitiva che la caratterizza, durante tutte le epoche conosciute.  Come corpo e anima, ritualità e iniziazione, il mito e la filosofia diventano la regola nella convivenza di popoli e società, e appartengono al narrato psicologico e sociologico della nostra generazione, al pari di tutte quelle che ci hanno preceduto».

Per questo abbiamo fino ad ora solo sfiorato il modo di intenderci, con anima leggera, prudente, artificiosa.  Se è vero come diceva Isidoro di Siviglia che  «quando leggiamo, Dio parla con noi…»  abbiamo realizzato che solo con un’estrema attenzione unita ad una ferma determinazione avremmo potuto procedere, anche solo nell’indicare un percorso possibile.

L’impresa è troppo seria per squillanti proclami, che possono essere facilmente sommersi dall’indifferenza, dallo scetticismo, dal ridicolo o dall’omologazione, tutti variamente mixati e diretti.  Per questo accettiamo, del modello comunitarista – se non altro al minimo – tutto ciò che fornisce all’individuo la maschera di difesa necessaria a salvare dal prostrato frazionamento indispensabile al capitale mondialista ed a rimetterci a quella koinè che contrasta, nell’altro versante, i grotteschi snob dello yuppismo carrierista e gli pseudoindividualisti in banda, in squadra, od in gruppo… al modo che irrideva Borges…  Anche perché poi le parole: perdente, vincente (le eikones delle cose solo visibili e non intelligibili-svelabili), icone di coloro che si chiedono così poco e che quindi l’ottengono sempre, sono solo non risposte al “…cosa c’è da perdere?” “…cosa c’è da vincere?”…Questo tanto per non girare attorno al classico problema del perché si scelga un metodo al posto di un altro…  Con parole di logica (kata ton logon) e non solo d’appartenenza testimoniale…

Per ora la prima bozza del manifesto in fieri è quasi completata.  Finita questa prima fase si potrà procedere ulteriormente su argomenti o capitoli affidati a coloro che vorranno e sapranno intervenire sulla base di una disponibilità cordiale e costruttiva.  Ovviamente i primi “quattro quadri”, sottoscritti, della prima bozza, che diverranno nel libro-manifesto la Premessa al lavoro di susseguente specifica su argomenti dati, fornirà già penso a tutti i “richiesti” il senso serio di una possibilità di partecipazione, e la linea generale che il manifesto prenderà.

Quindi fino ad ora abbiamo sollecitato legittimamente una pura disponibilità di massima, basata sulla stima e sulla conoscenza delle carature personali dei primi quattro estensori.  Il titolo ed il sottotitolo del manifesto invece sono già quasi definitivi, ad indicare, almeno sommariamente, la linea di possibile sviluppo.  Quattro categorie: oggettività, partecipazione, destino, popolo.  Le tre del sottotitolo sono specificative ma solo nell’ambito della prima trovano ragione ed evocazione.  Non spetta a me qui dare risposta esauriente od esegesi raffinata, non spetta a me perché altrimenti il manifesto in fieri non sarebbe onestamente tale, ma noi veniamo appunto da storie personali che hanno necessariamente ed anche felicemente corpo ed anima.

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per contatti:
Sandro Giovannini  (giovannini.sandro@libero.it)

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