Belén Rodriguez. Nel labirinto di Borges?

Mario Bernardi Guardi

Arriva Belén a Sanremo, e c’è ancora qualcuno che continua a ripetere la lagna di un sistema massmediatico che valorizzerebbe soltanto occhi assassini, labbra col risucchio, tette, cosce e culi da urlo, non dando spazio alcuno all’intelligenza. Ora, arriva Belén a spezzare le reni all’Ipercritica malevola. Arriva Belén, ed è una festa dell’intelligenza, con lo spirito che si attizza e grida “evviva”. Poi, c’è anche l’Elisabetta Canalis in (o out) Clooney, come valore aggiunto. «Siamo donne, oltre le gambe c’è di più» (Cfr. Jo Squillo e Sabrina Salerno, Festival di Sanremo,1991). E lo scenario risplende di questo “di più” valoriale.

Il tutto col “bandolero-compañero” per nulla stanco Gianni Morandi che sapientemente governa (stavamo per dire “manipola”, Dio ci perdoni. Perché pensare a un “vir bonus dicendi peritus” come il Gianni di Monghidoro che, dall’alto dei suoi 66, disturba la crescita di due fanciulle, è veramente troppo. Ma ascrivete la tentazione venefica al nostro vetero-maschilismo, e perdonateci) la Sei-giorni (o sono di più?) ligure.

Ora torniamo a Belén. Non so se tutti lo sanno – noi non lo sapevamo, ce l’ha detto Wikipedia -, ma il vero nome della Bonaerense (il che vuol dire, malignacci peggio di noi che non siete altro, “nata a Buenos Aires”) è Maria Belén Rodriguez Cozzani. E quel Cozzani è garanzia di italianità. Marchio spezzino, per parte di madre. Dunque, Belén (misure 90-60-90, occhi nocciola, capelli castano chiaro: ma perché, vi interessa?), inizia la sua carriera come modella, ma, tra una sfilata e l’altra, legge i libri del suo conterraneo Jorge Luis Borges. Nel 2007 arriva in Italia ed esordisce in televisione a TeleBoario, emittente locale della media Valle Camonica. Dove, la fanciulla, che si porta sempre in borsa “La Biblioteca di Babele”, e dunque è fiera della propria “argentinità” proprio come l’ “Omero di Calle Maipù”, ma che, al pari del suddetto “Omero”, è innamorata di tutto ciò che sa di Italia, Europa, cultura classica, miti, riti, tradizioni ecc. ecc.; dove la fanciulla, dicevamo, non manca di farsi apprezzare esibendosi nel celebre, nazionalpopolare e non privo di un adattamento resistenziale: “E su e giù per la Val Camonica”.

Ma eccola a Milano, la Bonaerense. Eccola, con la sovrana non- chalance che la contraddistingue “cavalcare la tigre” della Decadenza, facendosi vedere e ammirare in tv, prestando la propria immagine per spot-pubblicitari con De Sica-Junior, frequentare locali chic. Dove, naturalmente, c’è chi sniffa. Lo fa anche lei, in nome della “tigre” di cui sopra nonché di quelle suggestioni da anarca-femmina (vedi Jünger) e di quei viaggi sciamanici propiziati dalle droghe (vedi Eliade), che fanno parte del suo bagaglio culturale e di un immaginario ricchissimo. Nel quale la presenza di Borges è così costante e significativa che la Bonaerense, sedotta dai labirinti, dalle mappe, dalle geografie aliene che contrassegnano la poetica di Jorge Luis, decide di partecipare all’Isola dei Famosi. Un vero e proprio itinerario iniziatico, prima che le venga posta in capo la Corona da Fabrizio, bello e dannato Battello Ebbro, rimbaldianamente di estri e di malestri ricco.

MARIO BERNARDI GUARDI

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