Rosario Livatino. Il giudice ragazzino

Susanna Dolci

Sono passati vent’anni ed un sacco di altri morti. Cos’è cambiato? Niente! Sono trascorsi 20 anni ed un mucchio di gran signori fa sempre ed ancora il bello ed il cattivo tempo. Cos’è cambiato? Nulla. Se non che il sangue versato è di altri, innocenti capri espiatori di uno stato malato di malaffare.

Sarà domani il 21 settembre di quel lontano 1990 quando i soliti balordi ammazzarono Rosario Livatino, il cosiddetto “giudice ragazzino”. Andava da solo da Canicattì ad Agrigento, in tribunale. Senza scorta, senza niente da perdere e tutto”di buono” da guadagnare. 36 anni finiti in una pozza di sangue tra le campagne di un Sud Italia che ancora tace e respira le arie mobili di connivenze multiple e tangentopoli stratificate. Di cose nostre, vostre e loro.

«Cercava di dare “un’anima alla legge” aveva spiegato in una conferenza poco prima di essere eliminato». Venne ammazzato perché il ragazzino della legislazione disturbava le nobili attività dei clan mafiosi invece di essere  ciecamente accomodante. Tutte acchiappate le bestie, i sicari, i garanti ed i mandatari. Ad ognuno il suo processo. Ad ognuno la sua “stidda” o la sua “Cosa Nostra”. Per quella precisione di appartenenza che non vuole mai fare confusione. Perché, ovviamente e per carità, l’onore giusto non vada mai perso.

Ma come se non bastasse, poi viene il meglio del bello. La Curia di Agrigento ha promosso per Livatino un processo di “beatificazione”. Il fu Francesco Cossiga, invece nei lontani anni ’90, in una pubblica “esternazione”, attaccò i “giudici ragazzini”, facendo non poco incazzare lo stesso Nando Dalla Chiesa che ricordò le “sante” parole del sardo nel suo libro dedicato al giovane giudice.

Cossiga sempre smentì che si narrasse del Livatino ucciso. Gli è che quello che il picconatore (di tarda età) disse fu questo e non certo amabile: «Possiamo continuare con questo tabù, che poi significa che ogni ragazzino che ha vinto il concorso ritiene di dover esercitare l’azione penale a diritto e a rovescio, come gli pare e gli piace, senza rispondere a nessuno? … Non è possibile che si creda che un ragazzino, solo perché ha fatto il concorso di diritto romano, sia in grado di condurre indagini complesse contro la mafia e il traffico di droga. Questa è un’autentica sciocchezza! A questo ragazzino io non gli affiderei nemmeno l’amministrazione di una casa terrena, come si dice in Sardegna, una casa a un piano con una sola finestra, che è anche la porta.».

Come dicevi bene tu, Cossiga, che sei morto da gran vecchio signore, servito e riverito, con figli, nipoti e quant’altro. Tu però, Cossiga, stesso ingranaggio di quel solito sistema di stato padrigno. Tu, Cossiga, ed altri e tanti tuoi pari dignitari che come Crono sei stato sacrificatore crudele di figli di genere. Lui, Rosario Livatino, resterà nella memoria del tempo. Altrettanto, di altri, potremo dire lo stesso?

Susanna Dolci

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