Roma scempiata? Caro Migliorato, ti dirò…

Angelo Spaziano

Sono d’accordo con l’amico Simone Migliorato [vedi l’articolo “Roma scempiata? Caro Spaziano, dilla tutta“] nell’affermare che per quanto concerne il trattamento riservato dai “poteri forti” alla nostra capitale – Savoia in primis – “il più pulito c’ha la rogna”, come si dice a Roma. Va tuttavia ribadito con vigore che Mussolini da questo punto di vista è l’unico che potrebbe benissimo fare a meno del dermatologo, malgrado l’esternazione irriguardosa proferita nei confronti dell’Urbe («…questa enorme città-vampiro che succhia il miglior sangue della nazione»). Il fatto è che il duce ha sventrato, sì, la Spina di Borgo e ha spazzato via gran parte dei fori, Velia e la Meta Sudans comprese, per farci passare via dell’Impero («teatro delle cerimonie religiose dell’Impero», come dice lui) e via della Conciliazione. Ma ha operato queste demolizioni non per una volgare speculazione “alla piemontese” (vedi Rutelli, per esempio, che per il giubileo del 2000 ha disintegrato la villa di Agrippina per farci un parcheggio) ma, appunto, per realizzare via della Conciliazione e via dell’Impero. E hai detto niente…

Due strade-vetrina di una bellezza straordinaria che ormai rappresentano l’immagine della città dei Cesari in tutto il mondo. Basta dare un’occhiata ai turisti, che all’imboccatura delle due suddette vie impazziscono letteralmente per l’ammirazione alla vista che si para innanzi ai loro sguardi. Altro che sindrome di Stendhal. Forse tutto questo avrà anche contribuito a delineare «una falsa immagine fisica e sociale della Roma antica» come afferma Migliorato. Fatto è però che ora come ora non potremmo assolutamente pensare alla sublime creatura di Romolo e Remo priva di via della Conciliazione o di via dei Fori Imperiali. Un po’ come la torre Eiffel. Brutta, lugubre, obbrobriosa, un ammasso di grigia ferraglia? Sarà pure così. Ma chi potrebbe mai immaginare oggi come oggi Parigi orba della torre Eiffel?

Andrebbe pure considerato, poi, che – sempre per fare un paragone con la superba capitale francese – senza le demolizioni e gli sventramenti operati da Hausmann forse Parigi non sarebbe quello splendore che è. Sarà anche vero che «chi avesse letto gli scrittori della prima età imperiale avrebbe visto una Roma ben diversa: animata da una brulicante mescolanza di voci e di movimenti, di attività pubbliche e private, una città colorata che poteva ricordare, per taluni aspetti, la vivacità dei suk arabi». Il fatto è che proprio per proteggere i fori dalla brulicante e coloratissima Suburra gli imperatori vollero erigere il possente muro in peperino ignifugo. Quello di Tor de’ Conti, per intenderci. Una barriera concepita apposta per impedire agli incendi che spesso divampavano nel quartiere-suk di danneggiare i marmi e le decorazioni di quelle grandiose meraviglie di cui ancora ammiriamo i resti. Ma questo non l’ha mai detto nessuno scrittore.

Se anche i Cesari avessero ragionato con la mentalità di Migliorato, non avremmo avuto i fori perché ciò avrebbe comportato lo sventramento di tutto quello che c’era prima. E per analogia, Parigi, seguendo lo stesso criterio, i “boulevards” se li sarebbe sognati, e idem per Berlino con l’Unter den Linden ecc. ecc.

Il fatto è, caro Migliorato, che a chi ragiona in grande, come faceva Mussolini appunto, Spina e Borgo Alessandrino non potevano piacere. Ma soprattutto non potevano bastare. La peggiore nemica di Roma è proprio la “sindrome da museo” di cui sono affette le miopi autorità statali e capitoline odierne. Una mentalità perniciosa che identifica la modernità con la speculazione. Finendo paradossalmente proprio col favorire la seconda e mortificare la prima. Insomma: mummificano il centro storico e poi ti vanno a costruire Corviale e Torbellamonaca. E’ esattamente il tipo di pensiero che il duce avversava con tutte le sue forze.

Un esempio per tutti valido per oggi: Roma è l’unica città al mondo ad essere contemporaneamente capitale di due stati, con tutte le conseguenze che ciò comporta (doppie ambasciate, doppi consolati ecc). Inoltre, in pochi chilometri quadrati sono concentrati Camera, Senato, Presidenza del Consiglio, Quirinale e Vaticano. Ogni giorno c’è un corteo o una manifestazione. E poi i turisti: un oceano di persone, e di pellegrini che affluiscono giornalmente da tutto il mondo. Una condizione che non ha paragoni con nessun’altra capitale mondiale. Ebbene: tutto questo po’ po’ di roba è servito da una sola linea del metrò. Si, una, e precisamente la “A”, poiché la “B” si limita a toccare il Colosseo per dirigersi poi verso Ostiense da un lato e Termini dall’altro. E le autorità, invece di mettersi a progettare tutto il progettabile e a scavare tutto lo scavabile – e fare in fretta – per dotare la città di un’adeguata via di sfogo sotterranea al pazzesco traffico di superficie, si dilettano a cincischiare per anni con prospezioni archeologiche inutili, ingombranti e costose per salvaguardare quattro cocci che nessuno vedrà mai.

Ora pare addirittura che la linea “C” della metropolitana – un tormentone che da un lustro ci soffoca con cantieri megagalattici che lavorano a passo di lumaca – sarà realizzata monca delle stazioni d’accesso alla superficie nel tratto compreso tra Piazza Venezia e San Pietro. Ben due chilometri tra una stazione e la successiva. E perché mai? Perché sotto ci sono i ruderi. Roba da pazzi. La città vive costantemente sul filo della paralisi totale e lorsignori che ti fanno? Una linea metrò che attraversa la parte più congestionata della città senza poterla alleggerire. Così la gente sarà sempre costretta a prendere la macchina per andare in centro perché il servizio bus offerto dall’Atac farebbe schifo pure ai congolesi, l’inquinamento continuerà indisturbato a corrodere i monumenti e i pullman turistici insisteranno a stazionare ovunque se ne presenti l’occasione.

Il tutto per la maniacale fissazione di tutelare la “sacralità” di misteriosi reperti che non aggiungeranno nulla più di quanto di bello e di grande Roma possiede già. E che neppure viene valorizzato come meriterebbe (vedi Colle Oppio). A trovarne ancora di gente come Mussolini…

Angelo Spaziano

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