Massimo Polidoro. Eravamo solo bambini

Susanna Dolci

intervista Massimo Polidoro

Domani, martedì 14 settembre il libro verrà presentato a Roma, dalle ore 18.00, presso la Libreria Feltrinelli di Piazza Colonna, 31. L’autore è Massimo Polidoro, scrittore, divulgatore, giornalista di fama nazionale. Il titolo Eravamo solo bambini. La casa editrice che l’ha pubblicato da pochi mesi è la Piemme, una delle più prestigiose in Italia. I fatti riguardano Grottaferrata (in provincia di Roma) e si svolsero nei lontani anni sessanta con epilogo nel 1969. Ne parlò tutta la stampa. Fu un vero e proprio crimine vergognoso che marchiò il nostro paese. Che si abbatté sull’istituto d’accoglienza per i bambini meno fortunati  “Santa Rita”, diretto da una creatura cattiva, sadica, spietata. In un aggettivo: orrenda. Era Maria Diletta Pagliuca. Nata nel 1908 in provincia di Avellino, fu Suor Colomba nell’Elisabettine. Smascherata e cacciata dal Convento d’Assisi, diede il là ad una vita scellerata, mascherata dal motto: “l’amore per Dio è sofferenza”. Una storia vera che affonda negli atti processuali contro la donna, nelle cronache del tempo e nella memoria di chi, come Mario, soggiornò più o meno a lungo nell’inferno di satana. Ed è proprio dal racconto di Mario, Mario Appignani nella realtà, che emergono effettività crudeli contro bambini orfani, poveri ed handicappati. Appignani, detto “Cavallo Pazzo”, ora non c’è più. La sua esistenza è stata all’insegna dell’eccesso. Di quell’esagerazione dietro la quale si nascondevano tristi fantasmi del passato, fame d’amore, voglia di essere finalmente una persona. Freddo, maltrattamenti, punizioni corporali, violenze sessuali, crudeltà inenarrabili sono all’ordine del giorno in quel “carcere”, fatto di fame, temperature glaciali, tristi aguzzine e violenti profittatori. Bambini inermi in balia dei più vergognosi soprusi, celati e nascosti dall’angelo della morte, la Pagliuca, protetta dalle più schifose connivenze politiche e religiose e di certe forze dell’ordine. Tredici bambini morti misteriosamente. Ossa umane ritrovate dopo oltre vent’anni. Schifo, lezzo, catene, frustate, docce gelide, divieto d’uso del bagno, percosse su minorati mentali. Tutto questo ed oltre all’ordine del giorno. E la rabbia cresce durante la lettura. E monta e monta ancora di più quando si arriva, all’inizio degli anni ’70, al processo. Al punto di una condanna lieve della bestia: 4 anni e 8 mesi. E tutti gli altri compari assolti. Semplici maltrattamenti, esagerazioni dei piccoli e dei genitori. «Così si libera la cattiva coscienza di non sapere (o non volere) fare altro che istituire luoghi di raccolta dove gli infelici vadano a vegetare o, che poi è lo stesso a morire. E se possibile senza dare troppo fastidio, grazie». «Del resto, come disse il difensore della Pagliuca: “Quelli sono bambini condannati comunque a morire”». Voleva aprire, dopo il carcere, un nuovo istituto a Frascati, sempre nell’hinterland capitolino. Per piccoli ciechi e sordomuti. Per fortuna non andò in porto. La dura lettura di questo libro sia un monito a chi si permette di abusare di innocenti e deboli. Sia un chiaro avviso. Almeno si spera. Non ci si azzardi più a permettere questi schifi. Perché «un paese che consente la nascita e lo splendore di una come Diletta Pagliuca non può che meritarsi dieci, cento, mille Diletta Pagliuca». E che ci siano sempre persone degne, quelle persone stimate dal più gentiluomo dei tempi che misero e metteranno sempre fine a queste fraudolenze. Allora furono, mirabili intelligenze celesti nel segno della giustizia giusta. Il pretore Lanzara, il commissario di Polizia Pietro Marra, il maresciallo capo Elio Dolci – mio padre – e gli agenti tutti, misero in disuso così, alfine e per sempre, “il nido degli angeli”, agghiacciante ed orrido simulacro. Erano solo bambini…. Che abbiano finalmente, vivi e morti, quella pace che mai gli fu concessa. Massimo Polidoro è ospite oggi de Il Fondo in attesa di incontrarci domani. Lo ringrazio per la sua sorprendente scrittura e per la sua finezza di spirito. Suo è il sito www.massimopolidoro.com

S.D.

ERAVAMO SOLO BAMBINI

Massimo Polidoro [nella foto credit Cristina Visentin], perché ora un libro su eventi di 40 anni fa? E perché proprio su questo triste avvenimento?

E’ stata una scoperta del tutto casuale. Stavo documentandomi per un altro libro, quando per caso mi è capitato in mano un ritaglio che parlava dell’Istituto Santa Rita. Era una vicenda che mi era rimasta impressa tra i ricordi d’infanzia, ma che ormai avevo totalmente scordato. Ho iniziato a fare qualche ricerca e ho trovato una vera e propria storia dell’orrore che, secondo me, meritava di essere ricordata. Per mia fortuna anche il mio editore era d’accordo che non bisognava dimenticare una tragedia come questa e così è nato il libro.

Puoi spiegarci per quale motivo l’epilogo giudiziario andò a favore della colpevole nonostante la gravissima evidenza del misfatto?

Erano sicuramente altri tempi. Allora non solo i bambini ma chiunque avesse problemi psichici era considerato dai più (e, purtroppo, anche dalla legge) al pari di esseri senza coscienza, che vagavano in balia di loro stessi, irrecuperabili insomma, e chiunque si prendesse “cura” di loro (nessuno aveva poi tanta voglia di sapere con quali sistemi ciò avvenisse veramente) era inevitabilmente un benefattore. La Pagliuca, in particolare, puntava a passare per “Santa”: si era scelta il campo della tutela dell’infanzia difficile e abbandonata – forse perché pochi se ne occupavano – e aveva trovato il modo di farlo rendere, puntando sui sensi di colpa di tutti coloro che stavano bene e sicuramente non avrebbero mai potuto o voluto dedicare tempo ad aiutare questi bambini. Dunque, al processo la condanna fu lievissima perché si diede più fiducia alla sua parola che non a quella dei bambini, degli inservienti o di chiunque altro fosse stato testimone dei maltrattamenti e degli abusi. In secondo grado, invece, la condanna ci fu, anche perché sui giornali dopo la prima sentenza era scoppiata una protesta enorme.

Chi era Mario Appignani? E dove finirono i tanti bambini protagonisti, loro malgrado, di tutto ciò?

Mario era uno dei bambini passati per quel tragico luogo che fu il Santa Rita. Ed è il protagonista del mio libro, la voce narrante. Voce che io ho cercato di ricostruire recuperando le memorie che Appignani scrisse sulla  terribile infanzia che aveva avuto. Appignani – che poi sarebbe diventato anche famoso in Italia con il soprannome di “Cavallo pazzo” – è morto nel 1996. Un altro dei bambini passati di là è davvero diventato omicida, come accenno nel libro, e sta scontando l’ergastolo. Di altri bambini non si sa. Alcuni, alla chiusura dell’istituto, erano rientrati in famiglia (chi ce l’aveva), altri invece spostati su altri istituti e in alcuni casi, internati in “manicomio”, come si diceva allora.

Invece quale fu la conclusione che fece la Pagliuca con tutta “l’allegra” banda?

Una volta scontata la pena, la Pagliuca (gli altri complici, e chi la favoreggiava anche nelle istituzioni, furono tutti scagionati) cercò di emigrare negli Stati Uniti, ma le fu negato il visto. Da allora, sparì. Non so se fu una scelta o vi fu costretta perché nessuno voleva più vedersi associato in qualche modo a lei.

Perché accanirsi così su dei piccoli inermi? Per soldi, sadismo, cos’altro?

Nel caso della Pagliuca, i soldi avevano senz’altro un ruolo, forse c’era anche del sadismo ma, soprattutto, credo ci fosse in lei la convinzione che “sopportare” questi bambini le avrebbe permesso di diventare un giorno una Santa riconosciuta dalla Chiesa: obiettivo che sembrava perseguire in ogni modo possibile. Credo che non sopportasse nemmeno la vista di questi bambini, ma probabilmente si ripeteva tutti i giorni nelle sue fantasie che era quello il compito che le aveva dato il Signore e che più tempo resisteva e prima avrebbe coronato il suo sogno.

Valerio Evangelisti ha definito questo tuo libro “un grande libro”. E se lo dice lui non possiamo che essere tutti d’accordo. Quanto ti è costato scriverlo? E come sei uscito da quest’esperienza? Mio padre, dopo l’estenuante attesa, gli appostamenti ed il conseguente arresto, rimase provato per del tempo nel fisico e nello spirito. Erano tutti loro uomini della legge energici e con un grande senso della giustizia giusta.

Mi è costato molto, anche se sicuramente non quanto è costato a chi queste cose le ha vissute sulla propria pelle: e parlo dei bambini, dei famigliari ma anche dei poliziotti come tuo padre che misero fine all’orrore. Quando mi è capitato di parlarne in pubblico, e per fortuna ho ridotto al massimo queste occasioni (l’incontro previsto a Roma, alla Feltrinelli di Piazza Colonna, per martedì 14 settembre alle 18.00 è una delle pochissime eccezioni), è stato impossibile trattenere le lacrime. Nonostante abbia trascorso mesi su queste carte, il dolore che si prova ogni volta a rievocare questa vicenda è insopportabile. Ma ero e sono tutt’ora convinto che fosse utile ricordare a tutti che cosa può succedere in questi luoghi, se non sono debitamente controllati – anche perché, è cronaca recente quella che ci parla di asili, ospizi e altri luoghi di internamento dove la violenza sugli inermi (bambini, infermi, anziani, malati di mente) è la regola.

Posso sapere perché hai dedicato il libro a Riccardo Mancini e Franco Ramaccini. Riccardo Mancini è stato un attento giornalista ed aveva una casa editrice (avverbi edizioni) che io definisco dell’informazione contro, della notizia vera…

Erano entrambi due cari amici scomparsi prematuramente. Entrambi hanno anche avuto un ruolo importante nel CICAP, il Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale, organizzazione voluta da Piero Angela e da scienziati come Margherita Hack, Tullio Regge, Rita Levi Montalcini… per indagare nel mondo dell’occulto e svelare truffe e inganni, ma anche per mettere in guardia contro facili promesse di cure “miracolose” e per contrastare ignoranza e superstizione. Ramaccini è stato tra i fondatori del CICAP, Mancini ha avuto un ruolo importante più tardi quando ha fondato Avverbi e, per primo, ha dato voce in Italia al lavoro che facevamo con il CICAP. Mi piaceva quindi ricordarli entrambi.

Per concludere, parliamo della tua produzione letteraria, ampia nel suo repertorio. E soprattutto perché scrittore?

Perché sono stato fortunato: era il mio sogno d’infanzia quello di scrivere e, alla fine, sono riuscito a trasformarlo nel mio lavoro. Ho iniziato a scrivere raccontini e a disegnarli a fumetti che avevo dieci anni e, passando attraverso le esperienze di scrittura più diverse (da una “fanzine” sui Beatles quando ero adolescente alla rivista del CICAP che ho diretto per diversi anni, dai primi libri dedicati a svelare misteri e fenomeni paranormali ai saggi di cronaca nera…), da allora non ho mai smesso di scrivere. Ultimamente per Piemme, il mio editore da oltre dieci anni ormai, scrivo quelle che si chiamano “docu-fiction”, vale a dire storie vere, documentate, ma scritte come fossero romanzi. Per fortuna, non scrivo solo storie drammatiche come quella di “Eravamo solo bambini”. Il 5 ottobre, infatti, uscirà un altro mio libro che invece è puro divertimento: si tratta di un romanzo, pieno di mistero, suspance e colpi di scena. Per ora non posso dire altro, ma nei prossimi giorni sul mio sito www.massimopolidoro.com inizieremo a pubblicare alcune anticipazioni.

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