Sei invalido? Zitto e a cuccia…

Susanna Dolci

Un’estate difficile per 100.000 portatori di invalidità civili, disabilità, disabili, diversamente abili o diversabili (quelli veri s’intende). O meglio, chiamiamoli con il loro effettivo nome: handicappati. Sì quel termine inglese naturalizzato nel mondo che fa inorridire gli educatoni del salotto pensiero e della poltrona lingua. A lor signori sembra che il vocabolo non rispetti lo status di difficoltà di esseri umani dai 0 ai 100 anni, senza alcuna pregiudiziale sociale, economica o patologica. A loro solo però è precipuo questo pensiero da deficiente (senza mancar, appunto, di considerazione per i deficitarii effettivi con tanto di certificazione non contraffatta).

Sono ben altre le “questioncelle” che attanagliano ed offendono l’esistenza quotidiana di chi non è normale (nel caso in cui qualcuno mi volesse, poi, spiegare qual è la normale normalità, gliene renderei grazia!). Se poi queste argomentazioni si vanno a sommare tutte insieme nello stesso periodo, il già provato giramento di palle quotidiano dell’handicappato e dei congiunti si fa alquanto vorticoso.

Due esempi dell’ultimo mese che non risparmiano nemmeno un centimetro del nobile stivale italico. Il primo viene propinato dal fu dignitoso INPS (Istituto Nazionale Previdenza Sociale), ente nato degno e trasformatosi nel tempo in un baraccone da circo di periferia a casse vuote, conti in rosso e difficili risalite. Dopo anni ed anni di baby pensionati e vitalizi sintetici a malati finti od a troppa durata, l’istituzione si è risvegliata improvvisamente, aprendo una vera e propria caccia all’uomo bugiardo, trafficone, scroccone ed immeritevole di alcune forme di pensione od assistenza statali. Ed anche, da subito, a casa di chi il solerte poliziotto INPS ha ben pensato di andare a bussare con l’invio di linde e pinte lettere raccomandate? Ma ovviamente dai beneficiari economici di invalidità civile (art. 10, comma 4 D.L. 31 maggio 2010, n. 78). Ovvero degli handicappati su citati (sempre quelli veri s’intende). In 15 giorni esatti dal ricevimento della missiva in oggetto, il disabile o chi per lui/lei deve, ripeto, deve «far pervenire direttamente ai Centri Medici Legali INPS la documentazione in possesso, relativa allo stato invalidante che ha dato luogo alla prestazione di cui il soggetto disabile in oggetto è titolare nonché eventualmente, ulteriore successiva certificazione sanitaria (verbali di accertamento, certificazioni, cartelle cliniche, esami diagnostici, ecc.)… in caso di mancata consegna della documentazione sanitaria l’istituto convocherà necessariamente a visita». Blah, blah, blah, blah a seguire, compresi i cordiali saluti dei direttori ad hoc ed un elenco di patologie rispetto alle quali sono escluse le visite di controllo sulla permanenza dello stato invalidante (D. M. 2/08/2007).

La domande nasce volontaria: ma perché lo deve fare il disabile e/o congiunti? Non lo può fare direttamente l’INPS rivolgendosi alle AUSL di riferimento od alle strutture municipali, sanitarie, di accoglienza, degenza, riabilitazione…? Magari con una telefonata, email, fax, pc, seduta spiritica…. Che lo prendono a fare lo stipendio gli impiegati? Ma soprattutto, che cosa di cosi concettualmente complesso fanno i su sempre citati impiegati, tutto il santo giorno, da non avere il tempo di controllare direttamente e da archivio chi e quanto è malato e chi no? E se l’handicappato è solo, familiari e congiunti defunti tutti? Se non lo può proprio fare? E soprattutto perché le raccomandate vengono intestate e spedite direttamente al disabile che nel 99,99% dei casi non può ritirarle? E tralascio, qui, le argomentazioni relative, poi, ai falsi certificati, medici, malati che una volta scoperti (dopo anni ed anni di nebbie totali e silenzi di tomba) non è dato sapere pubblicamente cosa loro viene fatto. Nell’attesa delle risposte, ditemi adesso, a discrezione, chi è il vero stolto, più o meno patologico.

Ma se non bastasse, aspettate. Il bello per gli invalidi e handicappati del Lazio e non solo viene adesso. Dopo aver tartassato i vecchietti alloggiati nelle strutture di assistenza in regime residenziale, facendo lor pagare delle rette abominevoli perché magari possessori di una casetta ben sudata, la Regione regina degli scandali sanitari ha disposto, per far cassa, dal 1 luglio 2010, la partecipazione alle spese dell’assistito (del tutore o del Comune di residenza) in regime struttura residenziale o semiresidenziale in mantenimento per il 30% della retta giornaliera, attualmente a carico del sistema sanitario regionale. In ossequio a quanto previsto dai Decreti del Commissario ad ACTA n° 95 del dicembre 2009 e n° 51 dell’aprile 2010. Si attende la Delibera di Giunta Regionale. Complimenti! Non solo, nel Lazio, uno è sfigato perché handicappato ma deve pure pagare per essere assistito. E perché? Perché ci sono stati almeno tre Amministratori laziali che hanno sfasciato la Sanità, mangiato e fatto masticare e digerire su tutto quello che potevano, lasciando eredità pesanti all’attuale presidente, Renata Polverini, che sarebbe meglio e ora che si svegliasse e cominciasse a fare quello che ha promesso. Da subito rivendendo e bloccando le delibere della vergogna e non accanendosi sulle categorie sociali deboli ed indifese. Non è colpa del portatore di vera invalidità se purtroppo lo è e magari non crea reddito e guadagno per lo Stato. E soprattutto non è sua l’imperizia di una vomitevole gestione regionale. O forse sì? E allora anche quel benedetto articolo tre della costituzione italiana che ci vuole tutti uguali è dunque falso, tendenzioso, desueto: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”; questo articolo – dicevo – è una bella bugia, da oltre 60 anni.

No no non può essere così! La Costituzione è sacra. Non si tocca. È il fondamento della dignità italica. Rappresenta da sempre l’esempio del nostro buon governo. Basta, chiedo venia. È un ragionamento,  questo mio, da handicappato con patologie mentali a gravi deficit neuropsichici. È un articolo, questo mio, tutto sbagliato e dunque tutto da rifare. Handicappati ovviamente inclusi. INPS, Regione Lazio, Repubblica italiana e sua Costituzione “innegabilmente” escluse.

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