Il Fondo Quotidiano – agosto 2010

Il Fondo Quotidiano è una costola del Fondo Magazine. Nasce dall’esigenza di restare nella cronaca giornaliera tra una edizione e l’altra della casa madre settimanale. A differenza della matrice che accoglie abitualmente scritti eterogenei, FQ esprime esclusivamente la linea editoriale.

La redazione

BACIAMO LE MANI

Roma, 31 agosto 2010 - Se l’Italia, come recita l’articolo 1° della sua Costituzione, è «Una repubblica democratica fondata sul lavoro», sarà necessario tirare ovvie conclusioni alla luce dei dati degli ultimi giorni.

Non è tanto sul postulato di “repubblica” che cessa il diritto di identità di questa nazione, quanto su quelli di “democrazia” (intesa come sovranità del popolo) e di “lavoro” che denotiamo un indiscutibile deficit.

Se il Presidente del Consiglio, il Cavalier Silvio Berlusconi, sente la bramosia e segue l’input dettatogli dal suo senile neurone residuale di accogliere il Rais di tutte le Libie, Mohammad Gheddafi, baciandogli riverentemente la mano [vedi foto sopra], siamo alla frutta.

Manco al Papa tale atto di sudditanza è dovuto in sede di incontro fra rappresentanti di Stato. Al massimo, un Capo di Governo che rappresenti il suo Stato con un minimo di dignità nei confronti del Vicario di Cristo, può tributargli l’omaggio del baciamano in sede privata, come atto della fede a cui ritiene, sempre personalmente, di appartenere.

Il gesto del Piccolo Cesare nei confronti di Gheddafi deturpa, di fatto, qualsiasi sovranità popolare comunque la si voglia dichiarare. E se la si vuole dichiarare “democratica”, implica di fatto un’estensione del sussiego anche a chi non verrebbe mai nemmeno in mente di sentirsi partecipe delle riverenza.

Sulla questione “lavoro” poi, visto che il quoziente dei disoccupati italiani si attesta, nel 2010 fin qui consumato (dati Istat), intorno all’8,5% , con un incremento di 76.000 unità rispetto al corrispettivo periodo dell’anno precedente, risulta assai arduo conferire un benché minimo di credibilità.

E allora? Allora: sarebbe onesto politicamente che il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, prendesse definitivamente atto del venir meno delle condizioni necessarie a certificare la sopravvivenza in vita di una entità chiaramente in bancarotta logica e concettuale, ancor prima che politica.

ALLEGRIA!
IL MONDO GIRA COME PRIMA

Mondo, 30 agosto 2010 - Dov’eravamo rimasti? Ah, sì… l’espulsione di Fini dal Pdl, la nascita del gruppo parlamentare Futuro e Libertà, la casa di Montecarlo, la querelle sulle cucine comprate in saldo, le minacce di crisi e conseguente ritorno anticipato alle urne, le ipotesi di imbarcare nel governo l’Udc, le vincite miliardarie all’enalotto di cui non si riesce a stabilire chi abbia devoluto a chi la metà della fortuna, le piscine abusive, le raccomandazioni aziendali pro domo Rai… Sembrano cose di un secolo fa, signori miei.

Ma sono passate solo due settimane e già nell’aere si respira tutt’altra linfa soave. Volete mettere? Il Rais di Libia che sbarca a Roma e annuncia la necessità che l’Europa si converta all’Islam; Monsieur le Président Sarkozy che rinverdisce i fasti delle deportazioni di massa dei Rom senza che sua moglie batta ciglia, dopo averle battute tutte e due, pochi mesi fa, e con sommo sdegno per le osservazioni del Piccolo Cesare sull’abbronzatura del neo eletto Obama alla Casa Bianca; il ritiro delle truppe americane dall’Iraq prontamente rispedite, però, in Afghanistan dove, è notizia di oggi, altri sette soldati yankee hanno trovato la morte…

…e tutto lascia prevedere che sia solo l’inizio del bello che seguirà.

Bentornati sul Fondo…

CAMBI SESSO?
NIENTE LAVORO
(SE VA BENE…)

Livorno, 13 agosto 2010 - Non importa se eri un impiegato modello. Non interessa se svolgi il tuo lavoro correttamente. Non è rilevante se per 12 anni hai dimostrato dedizione alla tua attività.

A Simona Pisano, 39 anni di Livorno, tutto questo non le è valso a nulla. Ciò che i suoi datori ritenevano fondamentale era il suo sesso. Solo e solamente quello. Per cui hanno deciso di licenziarla in quattro e quattro’otto. Crisi occupazionale o di mercato, direte voi? Macché…

Simona, da un paio di anni ha scelto di percorrere un cammino di transizione di genere, transgender, per diventare una persona di sesso femminile (prima si chiamava Gianluca). E questa valutazione del tutto personale non è piaciuta ai suoi ex kapò …ooppss… capi che l’hanno così ben servita.

Proprio una becera e squallida storia tutta italiana! Pubblicata dapprima sul sito www.pisanotizie.it, ad “onor” di cronaca, la vicenda è subito rimbalzata sulle maggiori testate nazionali sia a mezzo stampa che video. E tra l’azienda che fa la gnorri e la vittima, incazzata a dir poco, si resta in attesa della decisione finale del Tribunale del Lavoro.

«Chiederemo l’indennità massima prevista per il licenziamento illegittimo, nonché un risarcimento per discriminazione» ha affermato l’avvocato della parte lesa, Corrada Giammarinaro. Solidarietà ovviamente anche della deputata del Pd, Paola Concia, relatrice della legge anti-omofobia, dal presidente nazionale di Arcigay, Paolo Patanè, e dalla CGIL “Nuovi Diritti”.

Diritti già, uguali per tutti e costituzionalmente intesi e garantiti? Ma dove, ma a casa di chi? Che brutta immagine che ne esce fuori. Che spaccato di falso perbenismo del tutto becero ed incivile. Lo Stivalone nostrano affonda nella melma e cos’è che disturba, sempre e principalmente? Il sesso nei suoi generi e cambiamenti. I sessi sono stabiliti a monte! Guai a cambiarli! Punto e basta!

«Che confusione» mi dice or ora al telefono l’amico Luca Leonello Rimbotti a commento della questione. «Confusione? – ribadisco io mentre sto scrivendo queste quattro parole – Pensa, Luca, se la vera con-fusione fosse stata fatta a monte nella notte dei tempi, per cui il genere maschile sarebbe dovuto essere femminile e viceversa? Saremmo adesso tutti con-fusi e licenziati». Altro che crisi economica!

Diceva bene J.W.Goethe: «Niente è più terribile di un’ignoranza attiva».. E chiamiamola ignoranza…

L’INFANZIA NEGATA

Mondo, 12 agosto 2010 – Anche a Ferragosto, Telefono Azzurro resta al lavoro. Le linee per denunciare abusi sui minori restano attive 24 ore su 24.Queste sono: l’1.96.96, il 199.15.15.15, il 114 Emergenza Infanzia e l’11.60.00 per i minori scomparsi. Non andranno in vacanza neanche gli altri servizi come i Tetti Azzurri di Roma e Treviso che si occupano di diagnosi e trattamento su minori vittime di abusi e maltrattamenti e i centri territoriali di Milano, Bologna, Palermo, Firenze, Padova e Napoli.

Ma non è un dato solo italiano. In Afghanista si registra un +  55% di vittime dell’infanzia fra ucisi (177) e feriti ( 389) rispetto al 2009. Lo rivela l’ultimo report semestrale dell’Onu.

Infanzie negate, cancellate, eliminate, deturpate, lordate da “gentile” mano adulta. Quella di chi magari gli prometteva amore e protezione. Quella di chi si batteva il petto in nome della genitorialità, della famiglia, della parentela o dell’amicizia. Quella mano armata per la pace e la civiltà. Quella mano che attivava con sicurezza l’ennesima spoletta ed il lucido caricatore. Figli di nessuno che nemmeno il dio minore ne vuol saper qualcosa. Siano essi gracili fantasmi ambulanti tra sinistre macerie o sempre lindi ed alla moda abbigliati. Impassibili ed anestetizzati li vediamo non vivere, silenziose vittime sacrificali di una perversa ingordigia. Cogliamo appena il palpito della loro disperazione sorda ed incompresa, stanchi dell’attesa salvifica e del gesto di chi potrà risanare la loro eterna ferita. Indifesi Re Pescatori che non trovano ai loro non peccati il sollievo di alcuno Santo Graal. Ed è a loro che il Fondo Quotidiano oggi vuole dedicare le sue parole. Meriterebbero un’esistenza migliore. Meriterebbero semplicemente di poter vivere quello che gli spetta. Come a tutti d’altronde. O no?

Susanna Dolci

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SENTI CHI PARLA
PURE CIARRAPICO

Roma, 11 gosto 2011 - Non amo Silvio Berlusconi né tantomeno Gianfranco Fini. È risaputo. Sulla bagarre di queste ultime settimane tra i due soggettoni che in fin dei conti litigano per gli stessi interessi, avrei una soluzione drastica da applicare ma poco politicamente corretta.

Mentre questi due si fanno le ripicche come i pupi all’asilo, l’Italia attende che pur qualcosa di pregnante si muova che dire nelle categorie socialmente deboli, ad esempio, che pagano, nel momento, lo scotto economico e statale di nefandezze altrui precedenti.

Si lanciano, i due sopra, accuse e contraccuse, contano i soldi che hanno in banca e le proprietà più o meno private, si spacciano per nullatenenti o santi patroni dell’ultimo minuto. Invitano amici e nemici a battibeccare insieme a loro affinché il querulo coro sia più squillante. E non sarà certo nemmeno la pausa estiva di ferragosto a salvarci dalle loro continue e quotidiane cazzate… pardon scempiaggini da effetto solleone sui loro capoccioni.

Ai giornalisti non pare vero. Piatto ricco mi ci ficco! E vai con il ballo delle telefonate, dei documenti, dei testimoni, delle compravendite, dei tribunali (che magari avrebbero ben altro da fare),  addirittura del gatto sparito che stava o sarebbe dovuto stare, ai tempi, nella magione di quel di Montecarlo. Alleati ed antagonisti, tutti lì, in fila per parlare e sparlare. Poi che siano più o meno titolati a farlo è irrilevante e poco, di gentil grazia, richiesto. Perché tutto questo mio blaterare? “Semplicemente” perché questa mattina su il sito de “Il Giornale” al seguente link

http://www.ilgiornale.it/interni/sezione-id=8-tipo=0-rss=0

http://www.ilgiornale.it/interni/lintervista_4_giuseppe_ciarrapico/11-08-2010/articolo-id=466441-page=0-comments=1

appare l’intervista a Giuseppe Ciarrapico, senatore della Repubblica in PDL, imprenditore, editore, “fascista”, etc. etc. etc. Il contenuto va da se e tutti i lettori lo possono tranquillamente visionare e commentare. Il “Ciarra” non è tenero con “Gianfry” Fini e lo ricorda, negli anni, poco piacevolmente. Giuseppe Ciarrapico così docet dalle pagine del giornale berlusconiano per eccellenza.

Sì, parla ma forse dovrebbe stare zitto. Proprio lui si diletta di morale e di ideali, proprio lui che a maggio era la pietanza preferita della stampa per quell’accusetta di truffa aggravata per conseguire denaro pubblico. Lui, risultato indagato dalla Procura di Roma con il figlio ed altre cinque persone per appropriazione di contributi poco chiari per l’editoria ed alla sua editoria. Lui che per dopo questo “scherzetto” avrebbe messo in mezzo alla strada tanti miei colleghi ed amici della stampa, ora a spasso ed in attesa di numerose mensilità lavorative mai ricevute. Proprio lui, campione del savoir faire.

No, non posso proprio accettarlo. Ripeto, non amo per niente il duo Totò e Peppino di cui all’inizio. Ma come giornalista, lettore e semplice essere umano, non avallo di certo quelle scelte editoriali che erigono al rango di stimato signore chi in verità proprio non lo è.

Avanti il prossimo, please!

Susanna Dolci

USA, VATICANO E PEDOFILIA
C’E’ CHI DICE NO

Usa, 10 agosto 2010 – La notizia è rimbalzata su tutte le testate stampa mondiali e fa riflettere non poco: «Tre persone che sostengono di essere state vittime di preti pedofili nel Kentucky decenni fa hanno ritirato la denuncia contro il Vaticano. Il caso del Kentucky, di fatto quindi ora chiuso ma per il quale manca ancora la firma del giudice per l’archiviazione, è uno dei tre di alto profilo contro il Vaticano in tribunali degli Stati Uniti».

Questo quanto riportato questa mattina dall’ANSA. Ma si sottolinea, altrove, anche il fatto che in Wisconsin, invece, le vittime disabili di Padre Lawrence Murphy hanno avviato un’azione legale contro lo stesso Papa Benedetto XVI che, ai tempi dei “fattacci”, era prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede. A lui si aggiungono, a mo’ di sacro trittico, il cardinale Angelo Sodano e Tarcisio Bertone.

Senza dimenticare l’ancora aperta faccenduola dell’Oregon che vuole la Santa Sede responsabile nella colpevolezza per il trasferimento del pretaccio Andrew Ronan dalla verde Irlanda alla caotica Chicago ma il cui proseguo si rimpalla, guarda un po’, dalla Corte Suprema degli Stati Uniti al tribunale di Portland. Insomma e caso strano, a dir poco sulfureo, non se ne vuole proprio venire a capo. Ma proprio no.

E se da una parte c’è chi amerebbe di tanto alzar la voce dopo anni di abusi e soprusi, dall’altra la longa manus della beatitudine celeste in terra imbavaglia, invoca e raccomanda come da migliore prebenda. Inginocchiatoi, cilici e ceci esclusi. Pena il castigo degli ancestrali inferi infernali incluso. Non sia mai che l’impeccabile Mater divina di tante pecorelle smarrite e penitenti possa essere minimamente tacciata di un qualsivoglia “peccatuccio” terreno. Non sia mai…La Chiesa è semper una, santa, cattolica e apostolica. E che mai la lex dura lex (ormai plantigrada) abbatta inesorabile la sua scure su una veste ecclesiastica, di qualunque colore e tessuto essa sia. Ci pensa solo Santa Madre Romana Chiesa maestra di vita, carità e virtù ad educare il suo proprio figlio peccatore ed il perverso peccato.

E che mai mano di laicismo terreno provi ad intromettersi. Sugli “accidentali” martiri da suoi abusi sessuali, tuttavia, i lavori sono ancora in corso, soluzione sine die. Penitenziagite – fratelli e sorelle -  Penitentiam agite, appropinquabit enim regnum caelorum, Fate penitenza, che il regno dei cieli è vicino, ripeteva l’eretico Fra’ Dolcino, finché non fu messo al rogo nel 1307. Nell’attesa di buona novella, per tutti i lettori, 10 ave maria, un padre nostro ed un atto di dolore purificatorio. Avanti con l’incensorio!

Susanna Dolci

ROSSO SESSO
AL FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA

Venezia, 9 agosto 2010 - Comincerà il prossimo 1° settembre ma della 67esima edizione del Festival del Cinema di Venezia se ne comincia a parlar molto fin da ora. Presidente della giuria Quentin Tarantino. Come sempre una ricca carrellata cinematografica nazionale ed internazionale con il consueto parterre degno più o meno di nota. Ma con una tinta in più: rosso very sexy in numerose pellicole. Ovvero attori porno, argomenti sado, hard, omosessualità, promiscuità e chi più ne immagina ne metta. Rivoluzioni sessuali fallite, coppie in coppia scoppiate, incesto e prostituzione, nudi, triangolazioni varie… Insomma tutto quello che possa accendere passione o ragionamenti ad ampio raggio.

Cosa dire della o alla splendida Catherine Deneuve che assume un ruolo promiscuo nel film in concorso Poetiche del francese Francois Ozon? Oppure come commentare le scene vigorose della pellicola indiana, fuori concorso, That girl in yellow boots, del regista Anurag Kashyap in cui si narra di un padre che va con una prostituta sapendo che è sua figlia? Senza dimenticare Somewhere di Sofia Coppola, con un variegato cast inter e nazionale.

«Chissà poi quali sorprese riserverà il film di chiusura fuori concorso della Mostra, The Tempest, nuovo adattamento cinematografico che celebra il 400mo anniversario del capolavoro shakespeariano e che e’ diretto dalla celebre regista statunitense di cinema e teatro Julie Taymor. La Taymor ha infatti cambiato sesso al mago Prospero ed ha chiamato ad interpretare la sua Prospera androgina il premio Oscar Helen Mirren». Sinceramente va bene così e non possiamo che plaudire all’evidenza delle scene e delle scelte.

È cosa buona e giusta che il sesso si interpreti e si rappresenti in prima persona. Libero da flagellazioni o censure. Ed ovviamente dal peccato originale. E magari e però non solo sulla pellicola…. Che se ne parli, del sesso e di tutto il sesso, con la dovuta serenità, smettendo le maschere dell’ipocrisia perbenista e della candidezza pre nuziale. Che si pratichi, soprattutto, il sesso e per tutti i sessi. Pur a qualcosa dovrà servire se Madre Natura si è premurata, da quel dì, di fornircelo in sano allegato.

E cari lettori, non tiratevi indietro dall’argomento e non arricciate dunque le narici a mo’ di sdegno perché, in fin dei conti, come sosteneva il buon De Sade «ciò che voi chiamate sesso e depravazione non è altro che lo stato naturale dell’uomo». E se lo diceva lui…

Susanna Dolci

LEI LO LASCIA E LUI AMMAZZA…
…UN’ALTRA

Milano, 6 agosto 2010 - Lasciato dalla fidanzata, 25enne uccide una donna incontrata per strada. La uccide a pugni, provocandole l’arresto cardiaco. E’ la notizia oggi più letta sui siti. Lui è ucraino, lei era filippina. Aveva appena lasciato il figlio in piscina.

E’ una notizia che come tutte le notizie si presta a molte letture, a molte reazioni. Quella immediata, è giustamente di sdegno. Il giovane non aveva accettato l’idea che la sua ex lo lasciasse, e il suo odio si è rivolto contro di lei, e attraverso di lei verso il genere femminile nella sua interezza. Ha beccato una donna, una qualsiasi, e si è vendicato. La madre dell’uomo aveva avvisato le forze dell’ordine che qualcosa di brutto sarebbe potuto accadere. «Ho paura che ammazzi qualcuno», aveva detto. Così è avvenuto, alle 8 del mattino. A niente è servito il pronto intervento di una ambulanza che casualmente in quel momento passava accanto al luogo del delitto. La donna soccorsa non ce la ha comunque fatta.

Si tratta di un delitto sicuramente efferato, e pure emblematico dell’odio degli uomini verso le donne. Ma nessuno ci leva dalla testa che la sua evidenza mediatica è data non solo dall’efferatezza e da quell’elemento emblematico – la guerra ingaggiata da un sesso sull’altro – ma anche dalla nazionalità dell’assassino. Un ucraino, un non italiano. Così come siamo sicure che la notizia avrebbe avuto un risalto ancora più forte se la donna fosse stata italiana.

Vale quindi la pena, ancora una volta, ricordare che gli omicidi da parte degli ex non conoscono nazionalità e che non sono compiuti da qualcuno in preda a un raptus, ma da persone conosciute con cui fino al giorno prima si sono condivisi tetto, figli, passioni, futuro. Così come non sono violenti solo gli uomini che svolgono lavori meno importanti – il giovane ucraino oltre alla passione per la box era un muratore – ma insigni professionisti o affermati imprenditori. Insomma questa storia mette in evidenza l’elemento dell’odio verso le ex e allo stesso tempo rischia di nasconderlo. Ma i fatti, i numeri, le storie parlano chiaro. E, state tranquilli, se raccontate, queste storie, non sono meno efferate, meno “assurde”, meno drammatiche.

E’ evidente che il modo di percepire le notizie dipende molto da come vengono raccontate. Cioè dipende molto da noi giornaliste e noi giornalisti. In questi anni, si sono fatti grande sforzi proprio perché si cambiasse il modo di fare informazione sulla violenza maschile. Da un anno e mezzo è nato il sito www.zeroviolenzadonne.org che ha fatto e fa un grande sforzo per innovare linguaggio e narrazione. Ma ci sono anche giornaliste della tv che ci provano. Una di queste è Flavia Fratello di La7, una delle giornaliste conduttrici di Omnibus Life. Fratello è la dimostrazione che ce la si può fare e che si può fare della buona informazione anche in un ambito soggetto a voyeurismo, occultamento e razzismo.

Aldilà di questi sforzi singoli forse sarebbe anche arrivato il momento di provare a dotarsi di una sorta di codice di autoregolamentazione che guidi giornalisti e giornaliste nel racconto degli uomini che uccidono le donne. A questo proposito, avrei subito tre proposte: evitare assolutamente la parola raptus – spesso gli omicidi sono la conseguenza di anni e anni di violenza  o comunque sono dettati dalla convinzione che la vittima sia un oggetto di cui fare quello che si vuole;  evitare la parola delitto passionale – quale passione c’è quando si uccide?; evitare di evidenziare gli omicidi solo quando le persone coinvolte sono stranieri.

Proviamo invece a raccontare la normalità del rapporto uomo donna. E’ la cosa più difficile. Ma è l’unica cosa importante da fare.

Angela Azzaro

CALIENDO E IL GOVERNO SALVI
FUTURO E LIBERTÀ TIEPIDA
MA COL GIUSTO EQUILIBRIO

Roma, 4 agosto 2010 – Respinta la mozione di sfiducia contro il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo [nella foto]. 299 voti contro e 229 a favore. 75 le astensioni. Esordio tiepido del neo-gruppo finiano, Futuro e Libertà, che si è fatto contare fra gli astenuti e che comunque, con i suoi 33 deputati, non avrebbe ribaltato il risultato neanche se si fosse fatto conteggiare fra gli sfiduciari.

Giacomo Caliendo è indagato per la violazione della legge Anselmi sulle società segrete, come la ventilata P3, pluri inquisita per tutta una serie di malefatte all’italiana.

Gongola Umberto Bossi: «È il segnale che resistiamo, adesso non si va al voto».

Critici sull’astensionismo di Futuro e Libertà, ma con motivazioni opposte, sia il ministro della Giustizia, Angelino Alfano: «Sui principi non ci si astiene. Ci si astiene sulle leggi, ci si astiene sui provvedimenti, ma non sui principi»; che il propositore della mozione di sfiducia Antonio Di Pietro: «Sulla questione morale – ha detto – non ci si può astenere, o si sta di qua o si sta di là. Con l’astensione si dimostra solo di essere pavidi e che si ha paura di affrontare le elezioni per paura di perdere la poltrona».

Non credo che sia solo una “questione di principio” e nemmeno la “paura di perdere la poltrona” ad aver dettato il posizionamento di FL, quanto la necessità di non arrivare ad uno scontro immediato con la maggioranza, senza aver prima sciolto i nodi che restano da sciogliere: la partecipazione dei suoi uomini nelle cariche di Governo e delle amministrative locali. E senza aver prima consolidato su territorio una presenza che, al momento, è solo ristretta ai gruppi parlamentari

I rivoluzionari infantili, come me, forse avrebbero agito diversamente, marcando subito le distanze con gli ex alleati e votando a favore della mozione di sfiducia. Fortunatamente, non sono fra coloro che decidono la linea di FL.

Per quanto tiepido, il senso di responsabilità di FL dà adito a pensare che la mano dirigente sia sicura e a registro.

IL SUICIDIO INFINITO DELLA SINISTRA

Roma, 3 agosto 2010 – L’irresistibile attrazione della sinistra per il suicidio non viene mai meno. Neanche d’estate, neanche davanti a un esecutivo di destra allo sbando. Tra vincere e morire, la sinistra sceglie la terza via: quella dell’autodistruzione. E’ così che Bersani, presunto leader del Pd, ha aperto a un governo “tecnico” guidato da Tremonti.

La notizia circolava già da tempo, ma oggi è arrivata la conferma via agenzie di stampa. Come nelle migliori tradizioni, subito dopo è seguita la smentita di Bersani, che però è una vera e propria apertura. «Mai fatto nomi – ha detto – non spetta a noi farli». Ma poi ha fatto intendere che l’ipotesi Tremonti sarebbe gradita. Il punto per il capo del Pd è non andare alle elezioni con questa legge elettorale, meglio invece un governo che riscriva le regole affidato all’attuale ministro dell’Economia.

Possiamo discutere se sia “democratico” o meno affidarsi invece che al voto a un governo di transizione, ma è davvero incomprensibile che un esecutivo così fatto venga affidato all’uomo simbolo del governo Berlusconi che si vuole contrastare. O questo governo va bene, e allora l’opposizione deve tacere oppure, se non va bene, o si va alle urne o si individua una figura istituzionale estranea dalle attuali decisioni di palazzo Chigi.

La decisione del Pd appare ancora più suicida perché individua come figura di transizione il ministro responsabile delle politiche economiche che stanno mettendo in ginocchio l’Italia. Così facendo dice che non sono pessime. E allora perché fino all’altro giorno hanno detto che questa Finanziaria era da buttare? Fingeva prima o finge oggi?

Comunque vada la sinistra ne esce per l’ennesima volte a pezzi. Non  bastano il no dell’Idv e di Sinistra ecologia e libertà. Il volto dell’opposizione è affidato a un Pd allo sbando, che vuole una legge elettorale peraltro annientatrice delle forze che si affacciano oggi sulla scena politica, come quella capeggiata da Vendola.

Intanto dal governo e dalla stessa Lega arriva un bel niet a Bersani, che ha solo perso una buona occasione per stare zitto.

Angela Azzaro

OLANDA
VIA DALL’AFGHANISTAN

Kabul, 2 agosto 2010 – Ma allora si può fare. L’Olanda ha ritirato ufficialmente le sue truppe dall’Afghanistan. Si può, quindi, disattendere gli ordini Nato che vengono direttamente, e senza mediazione, da Washington. E’ il primo paese a farlo. Ma adesso vedrete che anche il nostro campione della sovranità nazionale, il Piccolo Cesare Silvio Berlusconi, non mancherà l’occasione.

Quale occasione? Diamine: quella di dimostrare al mondo intero la sua totale indipendenza e con la sua quella dell’Italia, rispetto alle subordinazioni Usa. Non ha forse già dimostrato con il suo tempestivo intervento nell’affaire Georgia di cosa è capace quando si tratta di prendere le distanze dai diktat della Casa Bianca?

Non ha egli, forse, già offerto dimostrazione di quale autonomia è dotato sottoscrivendo con lo Zar di Russia, Putin, l’accordo per la fornitura di gas attraverso il nuovo oleodotto South-Stream, dando la disdetta al vecchio contratto di fornitura sottoscritto con la compagnia americana Nabucco?

Non c’è due senza tre. E vedrete che il Piccolo Cesare saprà stupirci ancora una volta con le sue provvidenziali decisioni, quelle irrevocabili, che battono sul cielo della nostra patria.

Già il fatto che non si sia potuto leggere fino ad oggi nessuna nota di commento ufficiale italiana all’iniziativa di ritiro olandese, né da parte del Premier né dal Ministro della Difesa Ignazio La Russa, Dio ce li riguardi, la dice lunga su quanto bolle in pentola.

Neanche minimamente distratti dall’affaire sulla sfiducia al sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, imposto alle forze governative da quel farabutto di Gianfranco Fini e dai suoi futuristi, i nostri due massimi statisti saranno sicuramente impegnati nella stesura del grande annuncio.

Una notte insonne ci aspetta prima dell’aurora che senza dubbio alcuno ci porterà la lieta novella:

Via dall’Afghanistan.

I numeri arretrati di sono QUI

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