Heliopolis. Per un manifesto in fieri

Sandro Giovannini

Cari corrispondenti de il Fondo,

vi chiamo così perché pur non conoscendo molti di voi di persona, seguo con una buona regolarità il dibattito che, vario e complesso, vi si svolge.  Ho apprezzato particolarmente un primissimo contributo di Giuseppe Di Gaetano [leggi QUI] comparso recentemente a modo d’intelligente e discreto viatico ad un lavoro in fieri di cui ancora deve apparire formalmente la prima bozza, sulla quale poi ogni possibile intervento sarà atteso e gradito.

Vorrei comunicarvi quindi che alcuni di noi hanno pensato che sia giunto il momento di  favorire  chiarezza all’interno di una certa area di pensiero ove ancora può consistere il dato personale della stima reciproca, la sostanziale coincidenza su alcuni temi fondamentali, assieme al rispetto di alcune possibili diverse legittime declinazioni su alcune tematiche non primarie.  Ciò può permetterci di compiere, assieme e convintamente, un’opera di verità e di testimonianza attiva.  Un manifesto, quindi, ma non con la prevedibile presupponenza di un testo precipitato da qualche scuola, ridotto o gruppo chiuso ed autoreferenziale o dallo slancio legittimo e nel miglior caso ammirevole di autore isolato, al quale ci si possa solo adeguare, ma un lavoro articolato e progressivamente condiviso.

Siamo anche pienamente e serenamente consapevoli che ciò che diremo, all’inizio e lungo il nostro lavoro, potrà non piacere ad alcuni che pur stimiamo e scontenterà altri che pur rispettiamo, fra coloro che una volta, in modo molto più prevedibile, si sarebbero facilmente accordati su temi e risoluzioni, ma questa è una conseguenza dei tempi ultimi, che ci chiama a confermarci ed a differenziarci, oltre e spesso contro la nostra stessa volontà, per gravità e responsabilità. E qui chiarisco: spesso contro  la nostra stessa volontà perché,  in una situazione di tale complessità, quando moltissime delle cose credute o dichiarate tali fino a poco tempo fa, sia a livello di comportamenti individuali che a livello di gruppi, vengono capovolte e sovente si cerca surrettiziamente  – a posteriori – di ricostruirne un percorso consequenziale, non può non aumentare in noi lo sgomento e la difficoltà estrema di venirne logicamente a capo.

Per chi si senta sostanzialmente in una sequela ideale ma non si arroghi di avere la verità nella saccoccia o nello zaino, o che non si rassegni con una naturalezza più che altro inconsapevole ad una propria deriva caratteriale od animica, è sempre più difficile fare equilibrio tra le cose che devono mutare e quelle che devono rimanere ferme.  In più l’allontanarsi temporale di chiare figure di riferimento, sempre discutibili, ma possenti ed orientanti, ed il ritiro spaziale disgustato o cinico di altre libere e facenti comunità, tristemente impoverisce il nostro vivere ed il nostro pensare attuale.

Ora il metodo che metteremo in opera con questo manifesto in fieri è onesto, in quanto serio e partecipato, ma non possiamo nasconderci che si teme, nell’avviso e nella stessa chiamata, che possano sfuggirci potenziali collaboratori od alleati, anche perché sappiamo bene che non arriviamo dappertutto, la distrazione aumentando sovranamente, e che infine alcuni potrebbero elevare un diniego pregiudiziale e quasi automatico. Ma tale indisponibilità, a nostro parere, non sarebbe comunque giustificata se si  prestasse ad una logica puramente confermatoria.  Come chi scrive si affaccia alla responsabilità e se lo fa con una intenzione onesta e con spirito collaborativo rimane degno di esame sulla base di ciò che effettivamente sostiene, così il lettore, l’esaminante, il chiamato a condividere, dovrebbe avere la forza di considerare seriamente ciò che gli viene richiesto.  Per prenderlo veramente in esame, considerando ciò che viene sostenuto non solo in base ad un giudizio affrettato ma ad una disponibilità generosa.

Dico generosa perché bisogna dar agio in primo luogo alla buona fede e poi  alla complessità dei tempi con una difficoltà estrema a persino comunicare minimamente, senza impossibilitanti riserve mentali, di cui abbiamo già alcune prove da – per fortuna isolate  – prime reazioni, che non riescono neanche a figurarsi – credo in primo istanza persino logicamente, la qual cosa è quasi risibile – un processo in fieri, una richiesta di collaborazione, od un invito al dialogo, rispetto alle sempre più rimbombanti frasi fatte, scorciatoie logiche, facilismi autoconfermanti, narcisismi infantili, frasi ad effetto e soprattutto pappe predigerite, senza l’assillo, il rischio e la sfida del possibile.  Senza far cenno ai tartufismi sempre in agguato.  Ciò – precisiamo, a scanso di equivoci – non ha nulla a che vedere con una potenziale e comprensibile deriva di allontanamento – anche siderale –  che alcuni potrebbero o potranno ben legittimamente opporre persino a questo metodo – oltreché al merito che verrà poi in essere – ma mettendo in opera decise e serie argomentazioni. La mia disistima in sostanza va alla disattenzione colpevole, alla superficialità nell’approccio, alla supponenza da chiacchiericcio ed a quella democraticissima supponenza alla qualificazione ad ogni livello – oggi oltremodo diffusa – e non certo alle difficoltà od alle distanze responsabilmente ritenute irriducibili.

Detto questo, che risulterebbe inutile in altre circostanze ove la fiducia facesse agio sul sospetto, sul cinismo e sullo scoramento montanti, dobbiamo indicare il metodo che andiamo ad esercitare.

Una prima bozza affidata a quattro estensori, Claudio Bonvecchio, Gian Franco Lami, Giovanni Sessa e Stefano Vaj.

Personaggi ampiamente stimati sia per il loro valore individuale che per la coinvolgente azione di pensiero, pur essendo portatori di caratteristiche alquanto diverse per personalità, territorialità e campo di studi.  Il capo redattore del lavoro ed il curatore dell’edizione a stampa poi con la Heliopolis Edizioni è invece lo scrivente, basando sul metodo partecipativo collaudato dall’esperienza complessa  di “Letteratura-Tradizione”, scrivente che in questa fase ancora preparatoria non può fornire altre ulteriori informazioni di merito, oltre a quelle già fornite sul metodo di lavoro, informazioni che – almeno in parte – si possano peraltro comprensibilmente supporre dalla caratura personale e dalla storia intellettuale delle quattro personalità coinvolte in prima battuta…

Lo scrivente sarà coadiuvato da giovani  e validi amici che si pongono a disposizione, sia per la parte comunicazionale che – poi -per quella editoriale e distributiva.  Una prima bozza stilata dai quattro autori sopra indicati a cui sono chiamati ad apportare integrazioni e verifiche tutti coloro che vorranno realmente partecipare.  Infine una sottoscrizione formale di tutti coloro che, a vario titolo, seguiranno il lavoro e lo condivideranno.  Con un apparato di servizio critico ancora da definirsi, ma con qualche novità ed originalità.  Si pensa di stampare questo testo in modo accurato dalla Heliopolis Edizioni (Heliopolis Edizioni di idee e materiali di scrittura) e poi farlo circolare il più possibile per affermare un principio di pensiero e di azione responsabile, che crediamo non si fermerà all’atto scrittorio in sé, ma speriamo possa continuare ad esprimere il proprio pieno effetto in un rinnovato slancio d’azione culturale.  Chiamo quindi tutti i corrispondenti de Il Fondo e soprattutto coloro fra essi che hanno con me avuto un poco di  consuetudine personale, a contattarmi per avere, in questa fase ancora preparatoria, maggiori eventuali  delucidazioni.

Sandro Giovannini

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