Erano le radici, le radici di ogni bellezza

David Herbert Lawrence

E ora le si destò nel cuore la strana meraviglia che provava di lui. Un uomo! La strana potenza della virilità su di lei! Le sue mani erravano sul corpo di lui, ancora un po’ timorose dinanzi a quella cosa strana, ostile, leggermente repellente, quale era stata per lei: un uomo. E ora lo toccava, ed era il connubio dei figli di Dio con le figlie degli uomini. Com’era bello a toccare, d’un tessuto così puro!  Come bello e forte, e tuttavia così puro e delicato! Quale immobilità assoluta di potenza e carne morbida e delicata! Come bello! Come bello! Le sue mani corsero timorose lungo la schiena di lui fino alla rotondità delle natiche, morbide e piuttosto piccole. Bellezza! Quale bellezza! Una subitanea fiamma si accese in lei, illuminandola. Come era possibile tanta bellezza dove prima non aveva trovato che repulsione? L’ineffabile bellezza al tatto di quelle natiche calde e vive. La vita nella vita, la pura bellezza potente e calda! E lo strano peso dei testicoli tra le sue gambe! Quale mistero! Quale peso strano, pieno di mistero, che poteva stare morbido e pesante dentro una mano! Erano le radici, le radici di ogni bellezza, la radice primitiva di tutta la bellezza. Ella si aggrappò a lui con un ansito di meraviglia che era quasi di paura, di terrore. Egli la teneva stretta, ma non diceva nulla. Non diceva mai nulla. Gli si fece più accosto, ancora più accosto, soltanto per essere vicina a quella meraviglia dei sensi. E al fondo di quella immobilità assoluta e incomprensibile ella sentì di nuovo il lento e fatale rizzarsi del fallo, dell’altra potenza. Il suo cuore si disciolse in una specie di terrore. E questa volta la presenza dell’uomo in lei fu dolce e iridescente, così puramente dolce e iridescente, che non si poteva coscientemente comprenderla. Tutto il suo essere fremette incosciente e vivo, come plasma…

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