Crisi della sinistra. Fulvio Abbate dice…

Antonio Rapisarda

INTERVISTA FULVIO ABBATE

L’articolo che segue è stato pubblicato sul Secolo d’Italia, sabato scorso, 7 agosto. E’ postato qui per gentile disponibilità dell’Autore e della Direzione.

La redazione


«TERRORIZZATI DALLA LAP DANCE DEL CAVALIERE…»

Antonio Rapisarda

Prima di trovare notizie sulla sinistra italiana (lato Pd e oltre), da qualche tempo a questa parte, occorre scorrere molte pagine dei quotidiani. Impaurita, indecisa e divisa sul da farsi, tutto sembra fuorché pronta a procurar battaglia dinanzi ai problemi che si registrano nel centrodestra. Per capire il motivo profondo di questa sindrome “accidiosa” ne abbiamo discusso con Fulvio Abbate [nella foto], giornalista e scrittore che conosce da sempre quel mondo ma soprattutto inventore e conduttore di “Teledurruti”: un spazio, come recita il suo ultimo libro, per vivere felice in un paese perduto.
La destra in crisi ha messo anche la sinistra nei guai. È terrorizzata dal ritorno alle urne nel momento in cui Berlusconi è debole. Che le sta succedendo?

Intanto la crisi della sinistra viene da molto lontano e io un’idea ce l’ho. Ha sempre descritto un paese virtuoso che era quello degli operai e dei contadini, quelli che non calpestavano le aiuole. Ebbene da una parte quest’umanità è diventata minoritaria e dall’altra è stata “asfaltata” da Berlusconi. Da quello cioè che Pasolini chiamava il paese consumista che si contrappone a un paese umanista. Oggi, anche in termini di propaganda, tu sinistra che tipo di “vacanza” riesci a proporre al paese reale che è molto ampio? Non hai i mezzi per proporre nulla, e a fronte di questa tua assenza di codici ci sta Berlusconi che ha forgiato il nuovo italiano, consumista, in bermuda, arrogante, felice di potersi fare una veranda abusiva. Quindi c’è una sproporzione enorme sul piano del simbolico.

La elezioni sono fatte per essere vinte…

Guardi, mi rendo conto che chi teme di andare alle elezioni alla fine ha anche ragione. Io non credo che Berlusconi sia in caduta libera, perché la sinistra non sa nemmeno con che faccia andare: con Bersani? Con Vendola? Il problema è che la sinistra proviene da una sconfitta storica, dall’impossibilità di esprimere una visione. Solo Veltroni c’è in parte riuscito, con quella che chiamo la sua musica leggera per ceti medi, in tutti sensi, che sembra tratta dai film di Francesca Archibugi: ma anche questo alla fine è finito fuori gioco e in ogni caso ha rappresentato un modello fallimentare. Perché se Berlusconi ha trasformato il paese in una pista di lap dance, la sinistra non è riuscita a dare un’immagine altrettanto forte. Sa qual è stata? L’immagine di Chicco Testa sulla spiaggia di Capalbio. Paradigmatica.

Sì, ma come se la spiega una sinistra a cui piace adesso Tremonti?

È che per battere Berlusconi uno può anche decidere di allearsi, che ne so, anche con un mostro della fantascienza. Il problema è che il Cavaliere non è solamente una coalizione, è diventato uno stato socio-antropologico di questo paese. Ciò nonostante io ricordo di aver ascoltato Bertinotti a una cena di un salotto romano di sinistra a casa Lisa Olivetti dire: “Tremonti era la figura migliore che il centrodestra si ritrova”. C’è una sorta di stima. Per cui non mi stupisce l’interesse anche perché il problema di fondo è abbattere questo Berlusconi…

E la sinistra che rincorre la destra di Fini?

Un altro problema. La sinistra ha un limite: di fronte alla propria incapacità ritiene che Berlusconi possa essere abbattuto per interposta persona e in questo senso si ritrova a fare il tifo per Fini. Da una parte perché crede che Fini possa riuscirci, dall’altra perché riconosce al postfascismo il culto dell’onestà e della legalità. Lo stesso Sciascia, sul tema dell’antimafia, suggeriva di andare a leggere le relazioni di minoranza dell’allora Msi. Il problema è che non può essere Fini a rispondere ai deficit della sinistra.

Andiamo allora dall’altra parte. Come se lo spiega l’abbraccio fatale tra l’opposizione e quello “sbirro” di Di Pietro?

Ero uno di quelli che riteneva Di Pietro uno sbirro e un uomo di destra. Proprio ai tempi del Mugello. Però poi Di Pietro su alcune questioni come la laicità dello Stato per essere un ex sbirro ha comunque risposto bene, meglio della sinistra di tradizione socialcomunista. Quindi non riesco a provare stupore a chi piace. Certo, non mi piacciono le sue dichiarazioni sul G8 di Genova…

A proposito, e se le dico Nichi Vendola?

Le posso dire che ha recensito il mio primo romanzo, vent’anni fa. Io non lo so se attorno a Vendola sia possibile costruire l’alternativa, credo che sia bravo, dotato e credo che abbia le carte in regola più di altri. Perché è uno che amministra bene le Puglia, tanto che mi dicono che perfino il blocco tatarelliano ha partecipato al successo della sua elezione. Il problema, come se non ne mancassero, è un altro: riuscirà ad attrarre i voti dei moderati?

Arriviamo al Partito democratico e al suo leader Bersani.

Non penso che sia il corvo Rockfeller nelle mani del ventriloquo D’Alema, e credo che nella comunicazione sia convincente. Però credo anche che il capo della coalizione di centrosinistra, come accadde con Prodi, debba essere uno di fuori: sto pensando seriamente al mago Silvan. Sa perché? Perché nessuno potrebbe contro la lap dance di Berlusconi. Né Chiamparino, né Vendola, né Bersani…

Non sarà che il problema, come lei ha ricordato su “Teledurruti”, è che la sinistra che non va più a fare l’amore nelle tende canadesi, ma nelle località chic?

Le classi dirigenti fanno schifo tutte in egual modo. Detto ciò, la sinistra cosa è stata? Un forte Pci, un’area laica minoritaria, un Psi che poi ha espresso le premesse con Forza Italia. Quel modello lì è entrato in crisi dagli anni ’80, sul piano del simbolo. La sinistra aveva come modello televisivo “Chi l’ha visto”, un programma che manda al marito che scappa dalla moglie i poliziotti a prenderlo; Berlusconi, al contrario, ha proposto “Stranamore”: cioè tu venivi mollato dalla tua donna e Berlusconi ti faceva venire il pullman per riconquistarla e tu eri grato al Cavaliere (anche se poi lei ti rimandava a quel paese dopo cinque minuti). Insomma il principio del piacere contrapposto al principio di realtà.

Davvero, che fine ha fatto la sinistra?

Non riesco proprio a vederla la sinistra in questo momento. È come a scuola dove toglievano il Cristo dal crocefisso e restava solo la scritta “torno subito”…
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