Pornosofia. Filosofia del pop porno

Susanna Dolci

INTERVISTA SIMONE REGAZZONI

Ma che cos’è, dunque, un corpo carnale? Il corpo carnale non è solo un corpo che attraverso la carne sente, soffre, gode; è un corpo che, sotto la pressione della carne, perde la propria stabilità, la propria ‘organizzazione’, e si trasforma in un corpo disorganizzato composto di quasi-organi fluidi che si spostano e si sostituiscono l’uno all’altro: la bocca con l’ano, il pene con la lingua, la faccia con la vulva, l’ano con la vagina, la mano con il pene, la bocca con la vagina, ecc. (Cfr. J. Ragozinski, pag. 148)

Lui è Simone Ragazzoni [nella foto], l’autore. Genovese dal 1975 è stato artefice da solo ed in compagnia di numerose pubblicazioni a carattere filosofico. Allievo di Jaques Derrida, ha insegnato all’Università di Parigi e poi alla Cattolica di Milano. Ma di questo ne parleremo in seguito. La sua ultima fatica editoriale, Pornosofia (Ponte Alle Grazie editore www.ponteallegrazie.it), appunto, è stata presentata al Salone del Libro di Torino con considerevole ed unanime giudizio qualitativo. Lo stile del nostro è agile e leggero, di quella rara qualità che riesce a compiere il miracolo di amalgamare alchemicamente due questioni titaniche, a dir poco: la filosofia ed il porno. Senza tralasciar il tasto tecnologico. Ecco allora “a braccetto” Moana Pozzi, Rocco Siffredi, Sasha Gray, Alessia Donati, Gorge Simenon, Slavoj Žižek, Gorge Bataille, Jean Baudrillard, Jaques Derrida, Gilles Deleuze, David Foster Fallace, Emmanuel Lévinas… Ed è per tutto questo ed altro ancora che il Fondo Magazine non poteva non averlo gradito ospite tra le sue pagine. Ringraziarlo è il minimo….

Simone, vogliamo aprire la nostra chiacchierata parlando delle tue pubblicazioni precedenti a questa? Dal Dr. House alla Pop Filosofia.

Dr. House, Harry Potter, Lost, Pop filosofia e Pop porno: c’è un progetto ben preciso dietro le mie pubblicazioni che lavorano con la cultura di massa e che, a partire proprio dal volume su Harry Potter, ho definito “pop filosofia”. Il significante circolava già qui o là, ma era un significante vuoto. Ma aveva una sua forza. Così ho deciso di appropriarmene per provare a dargli un contenuto teorico forte e provocatorio. Non si tratta, per me, di prendersi delle pause dal lavoro accademico serio per fare un po’ di divulgazione filosofica usando esempi tratti dalla cultura di massa. Lascio volentieri questi giochi sterili ad altri. Si tratta invece, più seriamente, di definire un nuovo terreno su cui combattere la battaglia filosofica con nuove armi. E data la sua importanza nella composizione della realtà (perché la fiction pop è parte essenziale della realtà) oggi il terreno della cultura di pop è fondamentale. L’essenziale però è non limitarsi ad applicare la filosofia alla cultura pop. Bensì provare a creare qualcosa di nuovo e perturbante lavorando con la cultura pop: armi filosofiche nuove, leggere ma potenti, oggetti mutanti di pop culture-e-filosofia. Che combinino forza concettuale e capacità di muoversi nello spazio della cultura pop come opere pop in grado di mettere in circolo virus concettuali. Per questo occorre lavorare sulla scrittura, sul formato del libro, sui titoli, sulle copertine. Tutto nella pop filosofia è strategico, anche una certa “banalità dei titoli”. Potrà sembrare pretenzioso o immodesto, ma non si fa filosofia con la modestia, il politicamente corretto o la citazione compiacente dei presunti maestri in circolazione che, in media, sono solo baroni abilissimi nel gestire concorsi.

Diciamolo subito… Il volume Pornosofia ti ha creato, per i suoi contenuti, una serie di problemi con il tuo datore di lavoro, l’Università Cattolica di Milano…

Ho già raccontato più volte la vicenda. Permettimi ora di usare un altro registro. Il mio datore di lavoro ha pensato bene di mettermi alla porta, ma con modalità surreali oltremodo interessanti. Ho subito una strigliata che pareva in tutto e per tutto la strigliata di un genitore che becca il proprio figlio con un giornaletto porno. Prima la reprimenda, dunque. Poi il silenzio che credo servisse a far sentire su di me il peso della colpa. Poi la cacciata dall’ufficio che da anni condividevo con altri. Siamo in attesa dell’ultimo atto. Tutto ciò con un unico risultato: non un mea culpa da parte mia, ma una circolazione inattesa tra gli studenti della Cattolica del mio libro e, perché negarlo?, una grande pubblicità. Usando un po’ di psicanalisi selvaggia si potrebbe dire che quello della Cattolica è stato un gesto d’amore verso il mio libro. A loro modo, mi amano.

Dunque Pornosofia [ovvero] della Filosofia del pop porno. Perché questa scelta editoriale su ciò che tu definisci «uno spettro», «pornovisivo di massa», «fiction visuale» tecnologico che incontra la cultura e la massa?

Per tre ragioni che reputo filosoficamente rilevanti. La prima: c’è una vasta produzione filosofica internazionale sul porno. Mentre in Italia non c’è quasi nulla: uno o due libri. Il che naturalmente non è casuale, ma un sintomo che ci sono delle resistenze culturali a confrontarsi con un fenomeno di massa che, con le nuove tecnologie, è diventato pervasivo: non c’è schermo oggi che non porti in sé la promessa/minaccia del pop porno. I tempi mi sembravano maturi per provare a lavorare filosoficamente con il porno anche in Italia. È quello che sosteneva qualche anno fa il compianto Franco Volpi, cui devo la formula “Pornosofia”. La seconda ragione è che il discorso pubblico sulla rappresentazione della donna – questione capitale – mi sembrava sintonizzato su piccole banalità intellettuali politicamente corrette che lasciavano irrisolto il cuore del problema: qual è il nuovo rapporto oggi tra tecnologie audio-visive ed esponibilità dei corpi, tra immagine e desiderio? L’unico concetto messo in campo era (ed è): la donna-oggetto condita con un pizzico di indignazione morale. Così ho pensato che il porno fosse un buon terreno – buono perché spiazzante, insolito, perturbante – per parlare della donna. Perché il mio libro è, al fondo, un libro sul femminile. Naturalmente la prima cosa che ho fatto è stato decostruire il feticcio concettuale della donna oggetto a partire da una analisi dell’hard. E questo servendomi in particolare di filosofe e studiose statunitensi pro-prono. Vi è poi una terza ragione, quella più rilevante dal punto di vista filosofico. Nel pop porno va in scena la decostruzione del soggetto personale: un’esperienza di cui ha parlato tanta filosofia del Novecento e che il pop porno ci mostra talvolta con risultati notevoli. Nel pop porno – ecco ciò che affascina e spaventa – ci troviamo di fronte a quella che un filosofo come Lèvinas chiamava l’ultra-materialità della carne.

Una società, l’attuale, che grida alla riscossa della libertà o si culla, ancora, nel suo essere bigotto e bacchettone?

Restando alla società italiana diciamo – come è emerso anche nelle vicende pubbliche di questi anni – che essa vive di una doppia morale per cui siamo tutti (la Chiesa Cattolica naturalmente non sfugge a tutto ciò) dei “rispettabili perversi”. Il porno è un esempio eclatante: tutti o quasi ne fanno uso in privato. Ma quando se ne parla pubblicamente non si può che fare la morale sul porno: una sorta di espiazione intellettuale del proprio senso di colpa per le proprie “pessime” abitudini. Io ho provato a sfuggire a questo meccanismo dando un benvenuto filosofico ai fantasmi del pop porno.

Porno pop, popular pornography, pornografia, erotismo, snuff movies, porno snuff…. Cosa li unisce e li differenzia?

È una questione molto complessa, che provo ad affrontare nel mio libro. Per non farla troppo lunga: il pop porno è il porno visivo di massa che incorpora nella fiction il reale dell’atto sessuale. Vale a dire: i film hard che possiamo vedere in rete, su DVD o con la TV a pagamento. È questo oggi il porno più diffuso, di massa, pop nel senso di popular. Ecco ciò con cui mi sono confrontato lasciando stare “pornografia” in generale e “erotismo” visto che questi due termini non hanno definizione precisa e in essi, a seconda dei contesti storici o geo-politici, e dei gusti, può rientrare di tutto. Per quanto riguarda gli snuff (film in cui alcuni soggetti vengono torturati e uccisi realmente per produrre il film) ad oggi non abbiamo nessuna prova della loro esistenza. Li cito per tentare di vedere che cosa in essi abbia dei legami con il pop porno: ed è indubbiamente il tema della morte.

Quali sono e come «l’anima carne», «il viso», «il corpo carnale» del pop porno? Tu ci parli, splendidamente, di «de-gradazione» e non certo di quei beceri «esorcismi e maledizioni». Senza dimenticare la «carezza» cercatrice….

Mi sono presentato concettualmente disarmato di fronte al pop porno. Anche perché non avrebbe avuto nessun senso fare diversamente: si trattava per me di provare a pensare attraverso il mio corpo, la mia carne, il mio godimento o, in alcuni casi estremi, il mio fastidio. Se ho messo in primo piano anche la mia carnalità non è per esibizionismo ma perché è qui che c’è stato pensiero cui poi “io” ho dato forma. La prima cosa che mi ha colpito (ho pensato attraverso colpi, urti, carezze) è stato il volto femminile che poi ho provato a pensare come faccia. La faccia femminile è centrale nel pop porno e ho provato a capire il perché arrivando a formulare l’ipotesi che sia il luogo dell’esposizione del godimento carnale, sia maschile (facial) che femminile. C’era poi un’altra idea che mi è venuta alla mente guardando film hard: e cioè che in essi vadano in scena delle metamorfosi, delle trasformazioni del soggetto che perde il suo statuto e la sua maschera di persona per diventare corpo carnale. Nessuna composizione di corpi sulla scena dell’hard rinvia a oggetti bensì a quell’al di là del soggetto di cui nell’eros facciamo (o dovremmo fare!) esperienza.

Pop porno fa rima con democrazia o si insinua il famigerato politicamente corretto? O meglio e prima: il porno (genericamente inteso) fa parte della cultura di ogni singolo paese? Ne è parte della sua espressione senza legacci?

Il porno fa rima con democrazia nel senso che non c’è democrazia degna di questo nome che non tuteli la libera produzione e fruizione del pop porno, come ha mostrato benissimo Milos Forman nel suo film dedicato a Larry Flynt. Più in generale è indubbio che il porno faccia parte della cultura di un paese e influenzi le forme varie di cultura di un paese e i suoi costumi.

Tema spinoso: la donna e il pop porno? Insomma: oggetto, soggetto, attiva o passiva, o…? Ed ancora: femminismo, dominio maschile ma anche antifemminismo. Quale ruolo? Quanti ruoli?

Mi verrebbe da dire: quelli che le donne scelgono. Perché il problema non credo sia nell’arrivare a definire teoricamente, e una volta per tutte, qual’è il vero ruolo giocato dalla donna nel porno ma dire che c’è un libero gioco di ruoli della donna nel porno e davanti al porno. Cosa che invece le femministe anti-porno, come ad esempio Michela Marzano, non tollerano cercando di imporre a tutte e tutti il ruolo da loro immaginato come fosse l’unico vero. Per le femministe anti-porno la donna nel porno non può che essere donna-oggetto-passiva-degradata e la donna davanti al porno donna-vittima. Naturalmente questo ruolo passivo e degradato è solo quello che vedono loro e in cui si vedono, il ruolo che amano vedere e in cui amano vedersi, al limite.

Una piccola riflessione a proposito della «nona arte» come amava definirla George Simenon, ovvero dello spogliarello?

Qui mi trovi un po’ impreparato. Ho assistito ad uno spogliarello dal vivo solo in occasione del mio lavoro sul campo (chiamiamolo così per il libro: ero in un locale di lap dance milanese dove ho intervistato Alessia Donati. Ha indubbiamente una sua forza la nona arte, ma mi manca quella metamorfosi del soggetto che mi colpisce nel porno.

Fare filosofia è pari nella perversione al fare pop od hard?

Direi proprio di sì, almeno se si pensa alle forme più estreme del pop porno. La filosofia è una forma perversa di amore per il sapere che non conosce limiti, e un filosofo degno di questo nome è il portatore di un pensiero sfrontato che non conosce vergogna. Con buona pace per la mediocrità politicamente corretta.

A conclusione alcune citazioni estrapolate dal libro che ritengo perfette. «Il porno fa parte della cultura pop che ha sempre cercato la rottura dei tabù e l’esplorazione del proibito», Sasha Gray; «Ecco la volgarità è commozione», Moana Pozzi; «Essere una puttana va benissimo», Sasha Gray; «Molti mi dicono: “Sei una puttana, una prostituta pubblica”. Non mi importa di quello che la gente pensa di me e comunque nell’essere puttana non ci vedo niente di male», Moana Pozzi; «Sento sempre dire che i film porno sono tutti uguali. Non è vero. La differenza è straordinaria quando vedi due che stanno scopando con l’anima, il cuore, la testa», Rocco Siffredi; «Sì, anche usando la fica si può essere un artista… C’è modo e modo di usare la fica, di usare il corpo», Moana Pozzi. Ne vuoi aggiungere altre?

Sì una, capitale. «Credo che gli uomini possano pensare e avere un’erezione allo stesso tempo» (Drucilla Cornell).

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