Patti Smith, Robert Mapplethorpe. Just kids

Susanna Dolci

A Maurizio B.
amico di sempre

A Luca Leonello Rimbotti
“Jesus died for somebody’s sins but not mine”
Patti Smith


È un bel libro. Di quelli che leggi tutto d’un fiato, di cui t’innamori subito e cadi preda di una sana sindrome di Stendhal. Uscito ai primi di giugno per la Feltrinelli. I protagonisti: Lei, l’autrice: Patti Smith, Lui, attore principale: Robert Mapplethorpe. Lei: pittrice, poetessa, musa, cantante rock americana dagli anni ’70 in poi. Nell’ordine d’apparizione, come vi pare. Fors’anche tutto insieme. Sacerdotessa estrema nel fisico e nel pensiero. Lui: fotografo, artista multiplo, capriccioso dio delle arti. Nell’ordine d’apparizione come vi pare. Fors’anche tutto insieme. Sacerdote estremo nel fisico e nel pensiero. Entrambi non si offenderanno.Né Patti, ancora in vita attiva. Né Robert, morto di AIDS nel 1989.

La loro esperienza «un cammino di arte, di devozione e di iniziazione. Insieme scoprono che rock, politica e sesso sono gli ingredienti essenziali della rivoluzione a venire. Il vero collante tra Patti e Robert è l’amicizia. Un’amicizia rara, pura, preziosa, Un patto esplicito di reciproco sostegno, fondato sulla condizione di sogni, di visioni, di idee. Di arte». E, dunque, chissenefrega di una semplice scopata a suon di mordi e fuggi tra le lenzuola. Che lascia il tempo, sporco, che trova in una possessione nevrotica e maleodorante. No, proprio no. Patti e Robert insegnano, dalle pagine del libro, che si può andare oltre. Che si deve andare nell’oltre.

Tutto inizia, per entrambi, con la nascita terrena nel 1946 (4 novembre lui, 30 dicembre lei). Ma è nell’estate e dall’estate newyorkese del 1967 che i due si sfiorano incoscientemente ed inconsciamente una prima volta, per poi saldarsi inesorabilmente nel bene e nel male, alto e basso, verticale, diagonale ed orizzontale, finché morte non li separi (ma per carità niente matrimonio convenzionale). Da quel momento ed in quel momento, un turbinio di pagine, vorticosamente strizzate in nomi celebri, eventi politici, culturali, di guerra e morte, di vita e sopravvivenza, di quadri, installazioni, note, musiche, poesie e romanzi, di nulla o quattro stracci, di perline colorate, mucchietti di centesimi od un dollaro a dir tanto, bancarelle di quart’ordine, fame, affitti da liquidare e non pagati, pranzi e non cene, di lezzo del jet set e dei morti di fame nei tuguri delle grandi mele americane, di omosessualità non più latente o tabù e drag queens, di droghe, acidi e companatico (che nessuno disdegna, nemmeno i santi in paradiso)… E di tanto rumore silenzioso, immerso nel bianco nullo & annullante di una stanza piccola o grande, sia studio, alcova, ospedale… Jimi Hendrix, The Doors, Janis Ioplin, Blue Öyster Cult, Andy Warhol, la Polaroid, Genet, Rimabud, Verlaine, Baudelaire, Kennedy, Vietnam, Van Morrison, Susan Sontag, Sam Shepard, Allen Ginsberg….ed ancora, ancora, ancora… A segnare le ben 300 pagine, copertine incluse.

Il 28 luglio Patti Smith sarà a Roma. Ad Ostia per la precisione. Accompagnata, in uno dei suoi tanti concerti italiani, dalla figlia Jesse Paris Smith. Horses il suo primo album (1975), Leonardo da Vinci, Michelangelo e Pinocchio, tra i suoi amori. E tanti ricordi fatti di piccolezze ma non certo di «carte di credito o cellulari». Ed alla memoria di Robert il bel canto:

Little emeral bird wants to fly
If I cup my hand, could I make him stay?
Little emeral soul, little emerald eyes.
Little emerald bird, must we say goodbye?*

Così a finire, per non tediarvi oltre: «Ci salutammo e lasciai la stanza. Qualcosa però mi spinse a tornare indietro. Era scivolato in un sonno leggero. Restai a guardarlo. Così sereno, come un bambino vecchissimo. Aprì gli occhi e mi sorrise. “sei già tornata?” Poi si riaddormentò. L’ultima immagine di lui fu come la prima. Un giovane che dormiva ammantato di luce, che riapriva gli occhi col sorriso di chi aveva riconosciuto colei che mai gli era stata sconosciuta»… Ma prima del The End, dimenticavo, il titolo del libro: Just Kids, “Soltanto ragazzini”. Già solo e soltanto due piccoli bambini scherzosi….

* L’uccellino smeraldo ha voglia di volare
Se provassi a chiudere le mani, potrei farlo restare?
Anima smeraldo, occhi smeraldo.
Uccellino smeraldo, è questo un addio?”

.

.

.

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks