Il Fondo Quotidiano – luglio 2010

Il Fondo Quotidiano è una costola del Fondo Magazine. Nasce dall’esigenza di restare nella cronaca giornaliera tra una edizione e l’altra della casa madre settimanale. A differenza della matrice che accoglie abitualmente scritti eterogenei, FQ esprime esclusivamente la linea editoriale.

La redazione

FINI FUORI DAL PDL
NASCE FUTURO E LIBERTÀ

Roma, 30 luglio 2010 – Bene. L’equivoco è finito. Dopo la lettura dell’atto di accusa di Berlusconi nei suoi confronti, Fini lascia il Pdl e fonda il nuovo partito: Futuro e Libertà per l’Italia. Era esattamente quanto auspicavamo, già il 30 novembre del 2009, con l’articolo “Caro Fini ti scrivo… Esci dal Pdl“.

Esistono, però, ancora margini di ambiguità. Berlusconi sembra deciso a non liquidare Ministri e Sottosegretari di area “finiana” al Governo. Mentre Fini sostiene di voler continuare ad appoggiare la maggioranza nella sua azione di programma.

L’impressione è che molto presto anche gli ultimi nodi verranno al pettine.

E, allora, quali prospettive politiche si apriranno? A nessuno dei due contendenti conviene andare alle elezioni anticipate. A Berlusconi per una questione di credibilità politica nazionale e internazionale. A Fini perché non sarebbe salutar andare alla conta elettorale, almeno fino a quando il nuovo partito non avrà preso a funzionare sul territorio.

I numeri in Parlamento e al Senato dicono che la nuova maggioranza emendata dai “finiani”, potrebbe continuare a governare: lo ha fatto Prodi per due anni con una forbice nei confronti dell’opposizione di gran lunga più stretta.

Semmai, il vero problema è sapere quali alleanze cercherà di stringere Fini e con chi, nei prossimi mesi.

L’ipotesi che personalmente mi eccita di più è proprio quell’asse Fini-Vendola che probabilmente non darebbe risposte di vittoria immediata, ma che sicuramente sarebbe in grado di disarticolare un sistema rigidamente fondato sui disvalori della vecchia dicotomia destra-sinistra.

Sarà difficile vederlo realizzato, ma non mi sentirei di escluderlo a priori. In fondo, anche i nomi dei rispettivi raggruppamenti: Sinistra e Libertà – Futuro e Libertà si fanno già reciprocamente eco…

LA QUESTIONE LEGALE?
E’ UN’INVENZIONE DI FINI

Roma, 29 luglio 2010 – Basta! Berlusconi non ce la fa più a sopportare quell’invasato sovversivo di Gianfranco Fini. E ha tutte le ragioni. E che diamine? Va bene la fecondazione assistita, va bene il voto agli immigrati, va bene il testamento biologico, va bene (mica tanto…) la laicità dello stato… Va bene tutto… Ma che adesso si metta a sostenere la questione morale e la legalità, no… Questo non può proprio essere sopportato…

E che sarà mai se Nicola Cosentino Sottosegretario di Stato per l’Economia e la Finanza è inquisito per riciclaggio di rifiuti tossici e pure, pare, per la questioncella delle centrali eoliche in Sardegna?

Quale rilevanza può avere se il coordinatore del Pdl, Denis Verdini ha «promesso o corrisposto denaro o altre utilità a pubblici ufficiali o persone incaricate di pubblico servizio in relazione all’assegnazione di appalti legati all’affare dell’eolico in Sardegna, in epoca successiva al marzo 2009»?

Che importanza ha  se la nomina a ministro di Aldo Brancher è dovuta saltare perché sotto processo  per due episodi di appropriazione indebita e altrettanti di ricettazione, che gli sono valsi, è notizia di oggi, la condanna a due anni reclusione?

Che volete che sia se, è sempre notizia di oggi, Giacomo Caliendo, Sottosegretario alla Giustizia dell’attuale Governo è finito nel registro degli indagati per aver «promesso o corrisposto denaro o altre utilità a pubblici ufficiali o persone incaricate di pubblico servizio in relazione all’assegnazione di appalti legati all’affare dell’eolico in Sardegna, in epoca successiva al marzo 2009»?

In Italia non esiste una questione legale e chi la solleva deve essere espulso da tutte le cariche che riveste: da quella di iscritto al partito (il Pdl) a quella di Presidente della Camera dei deputati, da quella di ministro a quella di sottosegretario, benché intonso penalmente.

Il vero pericolo viene da chi si azzarda a non condividere la tesi secondo la quale qualsiasi azione giudiziaria nei confronti dei membri del Governo del Piccolo Cesare, sia una attentato alla democrazia…

A quale democrazia? Ma a quella di Cesare, è ovvio…

Ma quella di Cesare  era una dittatura, mica una democrazia.

Fa lo stesso, anzi: meglio…

Avanti, popolo (della libertà)…

UNA (A.S.) ROMA DA BERE

Roma, 27 luglio 2010 – E’ fatta. Una banca, l’Unicredit,  è diventata la proprietaria diretta di una squadra di calcio di serie A. Credo che sia l’unico caso al mondo, ma certamente è il primo in Italia e, purtroppo, il triste primato tocca proprio all’A.S. Roma.

“Tuttosport” titola: “Finalmente la Roma ha un futuro”. Sì, come no? Se tutto va bene la Società sarà venduta a non si sa chi e non si sa per farne cosa. Se, invece, va male come pensate che la banca intenderà rientrare di quei 130 milioni di euro che è stata valutata all’atto dell’accordo con la famiglia Sensi? Come minimo cercherà di vendere tutto quello che c’è da vendere, dai calciatori, all’ultimo palo delle porte di Trigoria, per rientrare dell’importo. E pazienza (anzi, meglio) se nel frattempo la squadra dovesse retrocedere.

A quel punto, vedrete, che per un piatto di lenticchie qualche florido imprenditore si sentirà improvvisamente votato all’acquisto della Società. Sventolando pure il suo eterno e atavico amore per la tradizione della maglia.

Sugli eventuali interessati all’acquisto, poi, non c’è da scommettere. E qui viene lo strano. Negli ultimi anni, puntualmente, ed esattamente in questo periodo, fiorivano come papaveri le più fantasiose ipotesi di impresa: da Soros a Fioranelli, dagli sceicchi arabi ai petrolieri russi, dagli Angelucci agli Angelini. Eppure la richiesta economica per rilevare il 51% della Società era di gran lunga più esosa dell’attuale. Ora, improvvisamente, sono tutti spariti.

Il grande presidente Franco Sensi ha fatto solo una cazzata nella sua gestione: quotare l’A.S. Roma in borsa. Avremo pure vinto lo scudetto in quell’anno dell’iscrizione (2001) ma da lì, chissà come e chissà perché, sono cominciate le grane economiche, fino all’attuale dismissione della Società.

NON MANDIAMO A CASA I LUMINARI
CAMBIAMOGLI IL PANNOLONE

Roma 26 luglio 2010 – In attesa della Manovrana fiscale di fine luglio e poi tutti al mare, votata in Senato domani, si profila l’idea di mandare a casa… oooppsss… in pensione i professori universitari a 65 anni e non più a 72. Ma per carità manco a dirlo. Pensionare i baroni … ooopppssss…i dotti della cultura italiana così ancora in “giovane età” e magari lasciare spazio ai ricercatori juniores e a quei docenti meritevoli? Manco per il cavolo! Non esiste.

Massimo che si può concedere è mettere a riposo i professori ordinari a 70 anni (invece dei 72) e a 68 i docenti associati (contro gli attuali 70). Ed infatti ecco la comunicazione di servizio: «Non possiamo mandare a casa i luminari», afferma Franco Asciutti, capogruppo pdl in Senato. Firmatario di due modificazioni ad hoc, Asciutti sostiene brillantemente che: «Attualmente si va in pensione a 72 anni, in realtà noi volevamo solo eliminare i due anni finali. L’idea dei 65 anni non va bene, per questo presenterò due emendamenti ».

Per buona pace di tutti. E zitta e a cuccia il ministro Gelmini che vuole «accelerare l’ingresso dei giovani nel mondo dell’università» meriti compresi, e di Nunzio Miraglia, portavoce dell’Andu, l’associazione dei docenti universitari, che parla di «grande imbroglio», di un inserimento in ruolo a 30 anni e non a 50, precariato compreso nella dote e di concorsi veri e tangibili.

Il “No” a gran voce è perfettamente trasversale e respinge a mazzate la proposta intelligente, spuntata dai banchi del Pd per «dare spazio ai precari e ringiovanire la classe docente: il 26,6% del quasi 20 mila professori ordinari ha più di 65 anni e il 54% dei docenti supera i 50 anni».

Certo poi ci sarebbe la questioncella dei ricercatori precari e dei concorsi taroccati, della fuga dei cervelli all’estero chissà e perché, delle lottizzazioni oligarchiche, della scusa che negli Stati Uniti non ci sono limiti all’età universitaria, dei numerosi incarichi e soldoni che i vecchi tromboni dell’alta istruzione percepiscono in ogni dove… Ma che volete che sia…

Avanti così, pannoloni!

Susanna Dolci

RINNOVATA ALLA BP
LA LICENZA DI UCCIDERE L’ECOSISTEMA

Londra, 24 luglio 2010 – Non si è ancora certi d’essere riusciti a tappare il buco aperto ad aprile sui fondali marini del Golfo del Messico, da cui sono fuoriuscite centinaia di migliaia, forse milioni di tonnellate di petrolio greggio provocando la più grande marea nera a memoria d’uomo, con danni all’ambiente marino probabilmente irreversibili, che la compagnia British Petroleum (Bp), sta per aprirne un altro, stavolta nel Meditterraneo, Golfo della Sirte.

E’ come se a un killer fosse rinnovata la licenza di uccidere.

Pare che l’accordo  Bp-Libia, sia il compenso (più un conguaglio di 900 milioni di dollari) pattuito per liberazione di Abdelbaset Al Megrah, condannato per l’attentato di Lockerbie del 1988 (in cui morirono 259 persone). La liberazione avvenne nell’agosto del 2009, in Scozia e l’eroe (?) libico fu ricevuto trionfalmente a Tripoli dal figlio di Gheddafi.

E’ il solito gioco dei capitalisti che, in cambio del profitto, non solo pretendono di mettere a rischio e non solo a rischio l’ambiente con le loro dissennatezze ma, pur di riuscire nelle loro speculazioni, sono disposti a vendersi anche la mamma.

Dovrebbe consolarci, però, a detta degli esperti della Compagnia petrolifera, che il buco in procinto sarebbe effettuato a 1.700 metri, anziché 1500 come avvenuto nell’Atlantico e che, nella malaugurata ipotesi del ripetersi d’incidenti, sarebbero già predisposti «dettagliati piani d’emergenza».

Sembra appena il caso ricordare che il Mediterraneo è già il mare più sofferente al mondo per inquinamento da petrolio. Un po’ per le sue scarse vie di fuga verso gli oceani e un po’ per essere fra i più transitati dalle petroliere che scaricano continuamente nel Mare Nostrum (?) i residuati della loro merce.

LA SETTA CONTRO TOTTI

Roma, 23 luglio 2010 – Francesco Totti è stato deferito alla Commissione disciplinare della Fgci, per aver affermato che ci sono squadre tutelate dalla categoria arbitrale, fino al punto che la Roma sarebbe stata scippata di due scudetti.

Esplicito il riferimento al campionato vinto dall’Inter due anni fa e implicito quello rubato dalla Juventus, sempre ai danni della squadra giallorossa, nel campionato 2004-2005 (quello delle famose telefonate di Moggi all’arbitro Bertini, durante l’intervallo della partita Roma-Juve, finita poi 2 a 1 per i bianconeri, con gol in fuorigioco di Cannavaro e un calcio di rigore regalato per fallo avvenuto almeno due metri fuori area).

Ecco un tipico caso di mentalità settaria: l’iscritto non può esprimere il proprio pensiero  riguardo alla gestione dell’organizzazione di cui fa parte, pena deferimenti e punizioni, se va bene, o scomuniche nel caso peggiore.

A poco vale una giurisprudenza consolidata che afferma il principio secondo cui i regolamenti delle associazioni non possano essere in contrasto con le leggi dello stato. Tanto più se la legge dello stato è la Costituzione.

Ora, si vuole che l’articolo 21 della Costituzione italiana così reciti: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione».

A fronte di tanto, l’articolo 3 del Codice di Giustizia Sportiva che afferma: «Ai soggetti dell’ordinamento federale è fatto divieto di esprimere pubblicamente giudizi o rilievi lesivi della reputazione di altre persone o di organismi operanti nell’ambito federale» è in evidente stato di extralegalità.

E non vale nemmeno il principio di libera adesione e accettazione degli affiliati alla norma societaria: se una norma è fuori legge è fuori legge . Al limite al limite, chi l’accetta è a sua volta perseguibile per adesione a normative in contrasto con la legge dello stato. Non per altro.

Stando così le cose, l’azione reprimenda della Fgci, qualora si fosse sentita calunniata o diffamata dalle dichiarazioni di Francesco Totti, avrebbe dovuto essere l’azione legale presso il tribunale civile e/o penale della Repubblica.

Questo, in un paese normale. In Italia – come si sa – è diverso.

VIA LIBERA A STUPRATORI E PEDOFILI

Roma, 22 luglio 2010 – La notizia (Adnkronos) circola da ieri: «La Corte Costituzionale boccia in parte le norme introdotte dal decreto del 2009 in materia di misure cautelari per chi è indagato per violenza sessuale, atti sessuali con minori e induzione o sfruttamento della prostituzione minorile. Perché il carcere non dovrebbe essere automatico, ma si dovrebbe valutare caso per caso. Il decreto n.11/2009, per la Consulta viola i principi costituzionali nella parte in cui prevede che, quando sussistano gravi indizi di colpevolezza per questi reati, debba essere applicata la custodia cautelare in carcere. E ciò escludendo la possibilità per il giudice di scegliere un altro tipo di misura cautelare, anche quando sia opportuno alla luce di “specifici elementi acquisiti”».

Le reazioni del ministro per le pari opportunità, Mara Carfagna, non si sono fatte attendere e sono state poco “rosa”. Di pari tenore quelle della presidentessa di Telefono Rosa, Gabriella Carnieri Moscatelli. Non solo. La “riprovevole” (per la Consulta) detenzione per questi reati andrebbe a violare l’art. 3 della Costituzione Italiana «per l’ingiustificata parificazione dei procedimenti relativi ai delitti in questione a quelli concernenti i delitti di mafia», l’articolo 13, primo comma, «quale referente fondamentale del regime ordinario delle misure cautelari privative della libertà personale», e l’articolo 27, secondo comma, «in quanto attribuisce alla coercizione processuale tratti funzionali tipici della pena».

Di fronte a tutto ciò non possiamo che supporre un  clamoroso abbaglio, dovuto probabilmente al sole estivo ed alle temperature elevate.

Non sappiamo però cosa penseranno gli oltre 7 milioni di donne tra i 16 ed i 70 anni che hanno subito, almeno una volta nella vita, violenza e gli oltre 10 bambini (in media)  che quotidianamente nel bel paese sono sottomessi alle attenzioni dei signori pedofili.

E mentre le carceri si affollano di detenuti per furti di zaini o filoni di pane, i gentili violentatori et similari proseguono, indisturbati, nei loro lordi affari con il benestare della tanto solerte giustizia.

Avanti tutta, stupratori!

Susanna Dolci

CASI DI OMOFOBIA TRASVERSALE

Spresiano (Tv), 21 luglio 2010 – Il sindaco di Spresiano, Riccardo Missiato [nella foto], ha preso la decisione di far pattugliare giorno e notte dalla polizia municipale l’ansa del Piave di sua competenza amministrativa, al fine di bonificarla dalla massiccia presenza di gay che utilizzerebbero gli anfratti della riva per i loro incontri.

Può darsi che abbia le sue ragioni se è vero, come denuncia, il degrado della zona per l’abbandono di preservativi e altre mercanzie utili ai frequentatori per soddisfare i loro desideri. Probabilmente non è un bel vedersi, soprattutto per chi  bazzica l’ansa del fiume con tutt’altri scopi.

Quel che lascia a dir poco interdetti sono le motivazioni che adduce. Avrebbe potuto dire: sono dei maleducati che si comportano in maniera incivile, e nessuno gli avrebbe dato torto. Purtroppo, le sue parole sono state altre: «Sono delle persone ammalate. Devono essere comprese e posso comprenderle. Però non possono offendere, andando ad occupare un territorio dove ci sono persone che non sono della loro stessa tendenza. Devono farsi curare, se sono curabili, altrimenti devono stare dentro le loro mura, perché non possono invadere la libertà altrui».

Riduciamo la dichiarazione ai suoi passaggi chiave: i gay «sono delle persone ammalate»,  «devono farsi curare», «devono stare dentro le loro mura». Meglio (peggio…) di così, manco un talebano riuscirebbe ad esprimere la propria omofobia.

Se adesso vi chiedessi: secondo voi, a quale partito appartiene il primo cittadino di Spresiano, provincia di Treviso? Sono pronto a scommettere che in largissima maggioranza rispondereste “alla Lega”. E, invece, no: nonostante abbia lontane ascendenze democristiane, il signor Riccardo Missiato da Spresiano è eletto nelle liste del Pd.

Come dire: l’ignoranza omofoba non conosce ideologia.

INTERCETTAZIONI
BERLUSCONI SI OPPONE A SE STESSO

Roma, 20 luglio 2010 – Il tormentone dell’estate: “intercettare o non intercettare, questo è il problema”, sembra avviato a conclusione. Il Governo ha  presentato un emendamento al ddl che mette d’accordo tutti:  l’obbligo del segreto per le intercettazioni «cade» ogni qual volta ne sia stata valutata la rilevanza. C’è un solo oppositore all’azione del Governo: il Capo del Governo, Silvio Berlusconi. Colpo di sole o sdoppiamento della personalità?

Il testo dell’emendamento è stato curato dal Sottosegretario alla Giustizia  Giacomo Caliendo, non da un parlamentare dell’opposizione.

Emilio Costa, capogruppo del Pdl in commissione, si è espresso favorevolmente: «L’emendamento del governo – ha spiegato – è un emendamento di sintesi ed è un tassello che completa il percorso. Mercoledì mattina scadono i termini per i subemendamenti e poi si comincerà a votare in commissione per essere pronti per il 29 luglio. Non ci sarà alcun rinvio».

Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera dei berlusconiani non gli è stato da meno: «Il governo, attraverso il ministro Alfano, ha lavorato per raggiungere il triplice risultato di garantire la privacy, e quindi il rispetto dell’articolo 15 della Costituzione, la libertà di stampa secondo l’articolo 21 e il maggior grado possibile di consenso politico e istituzionale. Da questa impostazione discendono le proposte adesso presentate in commissione giustizia della Camera. Ci auguriamo che la commissione le approvi in modo da consentire all’aula di votare il provvedimento entro la prima settimana di agosto come da calendarizzazione già concordata».

Il cofondatore del Pdl, il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha detto che: «Oggi è stato raggiunto un punto di compromesso, ha prevalso il buon senso».

Perfino l’Associazione nazionale magistrati per voce del suo Presidente, Luca Palamara si dice soddisfatta: «Prendiamo atto di come il Governo con l’emendamento sulla cosiddetta “udienza filtro” abbia recepito sostanzialmente un’istanza avanzata fin dall’inizio dall’Anm».

L’unica voce dissonante è la sua, quella del Piccolo Cesare o, semplicemente, Cesare per gli amici e gli amici degli amici, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che ha commentato: «Questa legge così non risolve nulla. Anzi, lascia tutto com’è. Questo testo non lascerà gli italiani parlare liberamente al telefono e l’Italia non sarà un Paese davvero civile».

C’è qualcosa che non torna: come è possibile che un’azione di Governo sia contestata dal suo Capo? Si era assentato per impellenti necessità prostatiche mentre l’emendamento veniva approvato dai suoi collaboratori? Era assente giustificato da improrogabili impegni con il suo musicista di fiducia Apicella? Era distratto dalle avvenenze di qualche ministra, segretaria, dattilografa presente in Consiglio? Improvviso attacco di arteriosclerosi galoppante?

Il mistero è fitto…

PRIVATIZZARE, PRIVATIZZARE, PRIVATIZZARE…
…E PRIVATIZZEREMO

Londra, 19 luglio 2010 – Il premier conservatore della Gran Bretagna, Cameron Diaz [nella foto], ha avuto un’idea brillantissima. Tanto brillante da far invidia ai nostri governanti, tutti presi a privatizzare qualsiasi cosa: dall’acqua alla protezione civile (la prima, in sospeso per via di un referendum abrogativo le cui firme sono state depositate oggi, e la seconda rinviata per via di certi affarucci non proprio limpidi collegati agli appalti per i grandi eventi che hanno consigliato i consigliori di soprassedere, almeno per il momento).

La pensata di Diaz è – stenterete a crederci ma è la pura verità e la leggerete domani sui giornali – quella di privatizzare perfino l’amministrazione pubblica, vale a dire: l’ultima roccaforte di quel che resta dello Stato fino ad oggi inteso.

E come? Semplice, leggete qua (notizia Ansa):

«Si realizza la più grande ridistribuzione di potere nell’amministrazione pubblica in Gb voluta dal premier David Cameron. Gruppi di volontari e associazioni private – coadiuvati da dirigenti pubblici, almeno inizialmente – potranno prendere in gestione settori dell’amministrazione pubblica, utilizzando fondi che il governo mettera’ a disposizione attraverso una banca, la Big Society Bank. La quale potrà gestire una cifra nell’ordine di 400 milioni di sterline».

Avete letto bene? Lo Stato britannico devolve 400 milioni di sterline (mica bruscolini) ad una banca, per farsi amministrare meglio.

E, porca puttana, non vale manco più il detto di Toto « E poi dice che uno si butta a sinistra», perché – ne siamo certi – con questo andazzo da pensiero unico liberista, destra e/o  sinistra finirebbero per fare esattamente la stessa, identica cosa.

POVERI D’ITALIA

Italia, 15 luglio 2010 – E mentre la disputa politica si incarognisce per decidere se un Nicola Cosentino qualsiasi valga o non valga la pena di far saltare il governo, il popolo assiste impotente al suo impoverimento. 2 milioni e 657 mila famiglie, ovvero: 7 milioni 810mila individui, pari al 13,1% dell’intera popolazione italica vivono in condizioni considerate al di sotto del minimo necessario per sopravvivere. Sono i dati ufficiali Istat, riferiti al 2009, diffusi oggi.

In particolare: 3 milioni e 74 mila individui (il 5,2% dell’intera popolazione che nel Sud d’Italia arriva al 7.7%) risultano sprovviste di qualsiasi fonte di reddito: povertà assoluta, quindi. Quelle in povertà relativa invece, sono costrette a vivere con meno di 490 (dicasi: quattrocentonovanta) euro al mese, sufficienti al massimo per garantirsi un minimo di vitto senza alloggio.

A parte che già così come proposto il dato risulta più che allarmante, bisognerebbe però  chiedere all’Istat secondo quali criteri quella soglia di 490 euro stabilisca il limite sopra il quale non si sarebbe neanche più poveri “relativi”: ché, forse, chi ne guadagna 500, deve considerasi se non ricco almeno abbiente? L’ho sempre detto che la statistica è quella scienza secondo la quale se tu mangi due polli e io nessuno, risulta che ne abbiamo mangiato uno a testa…

Però – dicono – c’è di che consolarsi: non si registrano peggioramenti rispetto al 2008. Ovvero: le soglie di povertà, assoluta o relativa, rimangono invariate. Aspettiamo di vedere come sarà andata nel 2010 e poi ne riparliamo.

Avanti, popolo (delle libertà).

MORIRE PER COSENTINO?

Roma 14 luglio 2010 – Alcune cose sono certe. Nicola Cosentino, nato a Casal del Principe (CE), il 2 gennaio 1959,  è Sottosegretario di Stato per l’economia e la finanza del governo in carica.

Nel settembre del 2008, a pochi mesi dal conferimento dell’alto incarico governativo, Nicola Cosentino, nato a Casal del Principe (CE), il 2 gennaio 1959, viene accusato di riciclaggio abusivo di rifiuti tossici.

Il 7 novembre del 2009, a Nicola Cosentino, nato a Casal del Principe (CE), il 2 gennaio 1959, con ordinanza cautelare del Giudice per le indagini preliminari della XXI sezione del Tribunale di Napoli, indagato del delitto di cui all’artt. 110, 416 bis – I, II, III, IV, V, VI ed VIII comma, C.P., viene applicata la misura cautelare della custodia in carcere. La misura è sospesa ai sensi degli artt. 4 e 5 della legge 20 giugno 2003 n. 140 (immunità parlamentare) e, contestualmente, viene disposta la trasmissione di copia dell’atto al Signor Presidente della Camera dei Deputati con richiesta di apposita autorizzazione.

Il 28 gennaio 2010,  la Cassazione conferma, nei confronti di Nicola Cosentino, nato a Casal del Principe (CE), il 2 gennaio 1959, la misura cautelare della custodia in carcere.

Il 18 febbraio 2010, Nicola Cosentino, nato a Casal del Principe (CE), il 2 gennaio 1959, presenta le proprie dimissioni dall’incarico governativo. Poche ore dopo, il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si pronuncia in merito: «Non posso che invitarlo a continuare nel suo lavoro nell’interesse del partito e del Paese respingendo le sue dimissioni».

Luglio 2010. Nel quadro delle indagini che portano all’arresto di Flavio Carbone per la gestione degli appalti per la costruzione di centrali di energia eolica in Sardegna, rispunta il nome di Nicola Cosentino, nato a Casal del Principe (CE), il 2 gennaio 1959.

Il 13 luglio 2010, i partiti Italia dei valori (Idv) e L’Unione di centro (Udc)  presentano una mozione di sfiducia in parlamento nei confronti di Nicola Cosentino, nato a Casal del Principe (CE), il 2 gennaio 1959.

Oggi, 14 luglio 2010, il Presidente della Camera Gianfranco Fini, in mancanza di accordo fra i capigruppo ha preso la decisione che la mozione di sfiducia presentata da Idv e Udc nei confronti di Nicola Cosentino, nato a Casal del Principe (CE), il 2 gennaio 1959, sia discussa e votata entro domani.

Queste sono tutte le certezze.

Alla decisione del Presidente della Camera, Gianfranco Fini, di non rinviare ulteriormente l’iter che dovrebbe (dico: dovrebbe) portare alle dimissioni di Nicola Cosentino, nato a Casal del Principe (CE), il 2 gennaio 1959, l’unico partito che si è apertamente risentito è proprio il suo, il Pdl che, per voce del presidente del gruppo parlamentare,  Fabrizio Cicchitto ha così replicato: «Contestiamo questo metodo di lotta politica che sta usando l’opposizione per cui ogni giorno, magari chiedendo la diretta televisiva in pieno stile Samarcanda o Annozero, si fanno processi alla Camera».

Non è la prima ma forse può essere l’ultima goccia di un dissidio interno al Pdl che va avanti da mesi. Da qui, l’unica incertezza.

Sarà il caso di Nicola Cosentino, nato a Casal del Principe (CE), il 2 gennaio 1959, che porterà al redde rationem lo scontro fra finiani e berluclones all’interno della maggioranza decretando la fine di questo governo?

A breve, sapremo…

DEBITO PUBBLICO
RECORD STORICO

Italia, 13 luglio 2010 – Diceva Ezra Pound: «Una nazione che non vuole indebitarsi fa rabbia agli usurai». Alla luce di ciò, chissà che allegria avrà provocato agli strozzini la notizia che il debito pubblico italiano a maggio, e quindi in attesa di ulteriori aggiornamenti, ha raggiunto il record storico di 1.827,1 miliardi di euro.

Gioverà ricordare che una fetta rilevantissima del nostro gettito fiscale finisce nelle tasche dei creditori a solo titolo di pagamento degli interessi. Ovvero: il capitale debitorio rimane intatto e tutta la nostra spesa pubblica vale solo a risarcire Fmi, Bm e altri possessori dei nostri titoli di stato degli interessi maturati .

E’ chiaro che non ne usciremo mai: debitori siamo e debitori continueremo ad essere omnia secola secolorum.

L’introduzione di nuove tasse – a breve, per esempio, pagheremo pedaggio sul Grande raccordo anulare a Roma e sul tratto autostradale di altre vie di comunicazione come la Salerno-Reggio Calabria,  fin qui esenti – non servirà assolutamente a niente. Solo a poco, invece, serviranno le già ventilate riforme strutturali delle pensioni e dell’assetto statale che diventerà, forse, federalista.

Intanto, il gettito delle entrate fiscali aumenta di un +0,5% rispetto al primo quadrimestre di quest’anno. Come dire: la spremitura tributaria riesce ancora a tirar fuori qualche stilla di sangue dal già più che spremuto cittadino italiano. Allegria…

ARRIBA ESPAÑA

Johannesburg, 12 luglio 2010 – Vince la Spagna e vince, nel suo complesso il calcio europeo, nonostante le precoci e un po’ ignominiose eliminazioni delle due finaliste della precedente edizione, Francia e Italia. Ma vincono, soprattutto, il calcio tecnico su quello muscolare e i calciatori sulle ossessioni tattiche degli scienziati in panchina.

La Spagna, giunta finalmente a conquistare il titolo mondiale per Nazioni, dopo aver ripetutamente affermato la sua supremazia nelle competizioni internazionali per club, ha stabilito con la sua vittoria che il calcio è l’esaltazione dell’estro sulla ripetizione delle formule e quella del rettangolo verde sulle palestre.

Esemplare, in tal ultimo senso, più che la vittoria sull’Olanda, la vittoria degli iberici, piccoli ma frenetici e tecnicamente algebrici,  sulla Germania che, da sempre,  rumina soprattutto calcio geometricamente muscolare.

La finale di ieri sera ha disintegrato, invece, l’altra certezza: quella delle fissazioni tattiche. Sfido chiunque a dirmi con quale formula hanno iniziato e finito di giocare le due squadre in campo. Al massimo, sono stati ravvisabili due atteggiamenti strategici: il palleggio spagnolo cercato e spesso trovato anche nello stretto,  e le ripartenze verticali e in velocità degli arancioni prevalentemente schierati sulla difensiva della propria ¾ campo.  E forse proprio per questo è stata una partita palpitante e aperta ad ogni risultato, fino all’ultimo secondo.

La Spagna ha dimostrato un’altra cosa: che il successo vuole preparazione nella gestione delle risorse tecniche e umane e programmazione del lavoro. L’ossatura che l’ha portata a trionfare nasce, infatti, dall’Under 20 e passa attraverso la vittoria agli europei del 2008.

Basta guardare, al contrario, come l’Italia si sia ossificata su ex giocatori (Cannavaro, Camoranesi e Gattuso), affiancati da improvvisati aedi della pedata come Marchisio e Criscito.

I mondiali Sudafricani, vuvuzela a parte, veramente atroce, non sono stati a livello organizzativo né peggiori né migliori di altre precedenti edizioni. I maggiori disastri li hanno fatti gli arbitri, il pallone da calcio ufficiale, il famigerato Jabulani autore forse dei gol se non più belli sicuramente di quelli più stralunati e…

…i deliri identitari-etnico-culturali che, su questa edizione del Mondiale, ci hanno ricamato sopra gli irriducibili del Mein Kampf.

NUR ITALIEN NICHT?
FORZA SPAGNA

Italia, 7 luglio 2010 – Ma quanto ci amano i fratelli tedeschi. Già quattro anni fa, quando gli andammo a vincere la Coppa in casa, loro neanche finalisti (infatti ce la giocammo in finale con la multietnica Francia), ci tifarono apertamente contro. Ora hanno fatto di peggio, mandando in rete il clip di quattro mentecatti in cui tirano fuori tutto il loro sano e fiero disprezzo antitaliano. Di seguito il testo d’amore che ci hanno dedicato e QUI  il clip.

Nur Italien Nicht
Non solo Italia

Wer den Cup gewinnt, ist scheiß egal – nur Italien nicht, Italien nicht
Wer den Cup gewinnt, ist scheiß egal – nur Italien nicht noch mal

Non c’importa chi vince la coppa, basta che non sia l’Italia!
Non c’importa chi vince la coppa, basta che non sia ancora l’Italia!

Ein Tor in den ersten Sekunden reicht für 90 Minuten aus
Hinten dicht, nur am Boden, Zeit geschunden
So sieht italienischer Fußball aus

Un gol nei primi secondi vi basta per 90 minuti
sempre da dietro, sempre a terra, sempre perdere tempo
così è il calcio italiano

Das nervt, das kann nicht richtig sein
Und weil wir uns einig sind, stimmen alle jetzt mit ein

Non può andare avanti così!
E dato che siamo tutti d’accordo, tutti assieme:

Treten, spucken, beleidigen – so wollt ihr verteidigen
Und habt ihr Angst, das reicht mal nicht
Dann rennt ihr vorher zum Sportgericht

Falli, sputi, insulti – così vi difendete
e avete paura che non basti neanche quello
poi scappate dal tribunale sportivo

Gold`ne Schühchen, gold`nes Kettchen, ihr lauft rum wie Luden-Frettchen
Gel, Öl, Cremes sind überall
Doch das ist Sport, das ist kein Tuntenball

Stivali e catene d’oro, sembrate dei papponi
gel, creme e oli, non ne potete fare a meno
ma questo è sport, non una carnevalata (un ballo in maschera)

Ja, wir mögen euer Essen, doch beim Fußball seid ihr nicht ganz dicht
Pizza, Pasta, Mafia – Berlusconi
Das reicht mehr woll`n wir nicht

Sì, ci piace il vostro cibo, ma non il vostro calcio
Pizza, Pasta, Mafia – Berlusconi
Non ne possiamo più

Wer den Cup gewinnt ist sonnenklar: Alemania per la gloria
Wer den Cup gewinnt liegt auf der Hand: natürlich Deutsche-Land

Chi vincerà la coppa è chiaro come la luce del sole: Alemania per la gloria
Chi vincerla la coppa è ovvio a tutti: chiaramente la Germania

ARRIBA ESPAÑA

SI TORNA A PARLARE DI MALARIA
L’HA CONTRATTA CHERYL COLE

Londra, 6 luglio 2010 – Si scriveva poco tempo fa, il 10 giugno per la precisione [leggi QUI] sulla poca attenzione che i media prestano a una malattia, la malaria,  che miete ogni anno nel mondo un milione e trecentomila vittime.

Vittime non solo della distrazione mediatica ma di una insensibilità profonda di stati e industrie farmaceutiche che non riescono a stanziare gli 800 milioni di euro necessari per una cura che costa, per ogni ammalato, solo 45 centesimi di euro.

Siamo certi che, almeno per quanto riguarda l’informazione, domani saremo smentiti dai fatti, e troveremo su tutte le pagine dei quotidiani diffusi servizi su questa malattia.

No, non è merito della nostra campagna di sensibilizzazione. Il fatto è che, notizia di oggi, ad ammalarsi di malaria è la diva britannica della pop-music Cheryl Cole [nella foto], che l’avrebbe contratta  durante il suo recente soggiorno in Tanzania.

Speriamo solo che la fama della diva riaccenda i riflettori anche su tutti gli altri afflitti.

SCIOPERO

Roma, 5 luglio 2010 – In totale disaccordo con la linea editoriale espressa dal Direttore, Miro Renzaglia, con l’articolo “Vincono Germania e Olanda. Nazionali multietniche”, la redazione de Il Fondo Magazine ha deciso di proclamare 24 ore di sciopero.

Già in passato, a più riprese, avevamo tollerato le sue posizioni, chiaramente eretiche e ai limiti dell’apostasia rispetto ai valori identitari che noi redattori ci sentiamo di rappresentare. Ma, stavolta, si è decisamente superato il livello di guardia.

Va bene tutto. Su una cosa, però, non potevamo transigere:  quell’insensato invito a prescindere dalla lettura del Mein Kampf.

Non scherziamo sulle cose sacre. A nessuno, nemmeno al Direttore de Il Fondo, sia lecito.

Come si possono arrivare a comprendere le dinamiche della postmodernità senza aver assimilato fino all’ultima parola, all’ultima virgola, quella fonte inesausta di sapere politico e metapolitico, culturale e transculturale? Come si può prescindere da quella tavola delle leggi insuperata e insuperabile?

Ma quale Heidegger, ma quale Nietzsche, ma quale Jünger? Lì, e solo lì è la quintessenza di tutto ciò che dobbiamo sapere per essere le sentinelle vigili nella lunga notte del Kaly Juga.

Crediamo che di fronte a una tale enormità, i lettori de Il Fondo accetteranno di buon grado la nostra protesta e il disagio di rimandare a domani, 6 luglio, la lettura del nuovo numero del Magazine.

La redazione

VINCONO GERMANIA E OLANDA
NAZIONALI MULTIETNICHE

Sudafrica, 3 luglio 2010 – Le nazionali di calcio di Germania e Olanda approdano alle semifinali dei campionati del mondo e tutto lascia presagire che saranno loro le possibili finaliste a contendersi il titolo.

Se il calcio è lo specchio della società, il dato da trarsi è che società mutietniche e multiculturali producono un calcio migliore.

Nella Germania ci sono turchi (Ozil), brasiliani (Cacau), ghanesi (Bouateng), polacchi (Klose Podolski), tunisini (Khedira). E basta buttare un occhio alle foto dell’Olanda che vince (vedi quella in alto) per capire che la direzione è la stessa: domina il multi.

Sicuramente non è dipeso solo dalla nostra sclerosi identitaria se in questi mondiali abbiamo fatto la figura che abbiamo fatto. Del resto, la Francia, certamente non meno multiculturale e multietnica di Germania e Olanda, è riuscita addirittura a fare peggio di noi.

Il fatto è che in Francia nessuno si sogna di ritenere cagione delle loro sventure calcistiche l’apertura della nazionale a calciatori di cittadinanza acquisita o di seconda o terza generazione.

Mentre da noi, con una mentalità sospesa fra provincialismo e razzismo, c’è ancora chi considera un sacrilegio per la nostra purezza identitaria convocare e far giocare in maglia azzurra un fuoriclasse assoluto e cittadino italiano a tutti gli effetti come Mario Balotelli.

Per fortuna, il nuovo Ct Prandelli  sembra preferire  la lettura dei manuali di calcio al Mein Kampf.

PREMIO STREGA
VINCE ANTONIO PENNACCHI
VINCE CANALE MUSSOLINI

Milano, 2 luglio 2010 – Antonio Pennacchi vince il Premio Strega con il romanzo Canale Mussolini, edito da Mondadori. Vivaddio, l’Italia delle lettere ha stabilito il principio che premiare il migliore valga come norma superiore a qualsiasi gioco di potere dell’industria editoriale.

La sua opera, infatti, era di gran lunga preferibile non solo a quelle degli altri finalisti in lizza ma segna in assoluto il ritorno del romanzo, dopo decenni spesi a coccolare tutti i Federico Moccia del nostro panorama pseudo-letterario.

Era palpabile, però, il rischio che per alchimie del tutto estranee al valore dei libri in concorso prevalesse la logica dell’avvicendamento: dopo 4 vittorie consecutive su 4 della Mondatori allo Strega, sembrava che stavolta il premio dovesse andare alla Rizzoli.

Così non è stato e ci sembra giusto annotare per una volta che, insieme a Pennacchi, ha vinto l’onestà intellettuale della giuria. E vincono anche, come supporter accesi e appassionati del concorrente il Secolo d’Italia, Gli Altri e Il Fondo che ne hanno a più riprese sostenuto le ragioni.

Antonio Pennacchi ha dedicato il  premio al fratello Gianni, scomparso di recente.

In attesa di poter proporre un’intervista in esclusiva all’Autore, riportiamo di seguito i link degli articoli proposti su Il Fondo:

Aspettando Canale Mussolini – Giovanni Di Martino

Intervista ad Antonio Pennacchi – Giorgio Cappozzo

Antonio Pennacchi. Canale Mussolini – Annalisa Terranova, Miro Renzaglia

Ancora su Canale Mussolini. L’Epopea – Giovanni Di Martino

Deve vincere Pennacchi – Angela Azzaro

I numeri arretrati di sono QUI

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