Roberto Saviano. Eroe di carta?

Andrea Colombo

INTERVISTA ALESSANDRO DAL LAGO

L’intervista che segue è stata pubblicata sul settimanale Gli Altri, venerdì 11 giugno, ed è qui ripresa per gentile disponibilità della Direzione e dell’autore.

La redazione

SINISTRA
VIETATO CRITICARE SAVIANO

L’anatema è stato corale ma tutt’altro che unanime: a spulciare i blog, si scopre infatti che gli interventi sono equamente divisi. Sono in molto a condividere l’indignazione dei giornalisti che, senza neppure leggere il suo libro, hanno attaccato violentemente Alessandro Dal Lago [nella foto sotto] per le critiche rivolte a Roberto Saviano nel volume edito dalla manifestolibri Eroi di carta, ma sono altrettanti quelli che invece quelle critiche le condividono e che, in ogni caso, ritengono legittimo sempre e comunque il diritto di criticare chicchessia senza incorrere in accuse di alto tradimento.

Dal Lago, gli attacchi sono arrivati soprattutto da una parte della sinistra che si è come “specializzata” nell’antiberlusconismo. Come se ci fosse un nesso preciso tra la difesa a spada tratta dell’autore di “Gomorra” e l’opposizione a Berlusconi…

Quella parte della sinistra pratica uno sfruttamento simbolico del personaggio e lo scaglia poi addosso a Berlusconi, e così facendo finisce per assorbire una quantità di energie simboliche e politiche. Il problema di fondo è che non si può trasformare la lotta politica e sociale in un conflitto tra coraggio e malvagità. A me pare evidente che un’opposizione non può fondarsi su alcune figure mitologiche tra cui Roberto Saviano.

Non ti pare che la scelta del simbolo sia in sé particolarmente significativa? Saviano come simbolo della legalità…

Tutti i simboli si trascinano sempre dietro un intero mondo di significati, e questo è particolarmente clamoroso nel caso della legalità. Allude alle malefatte di questo o quel potente, ma anche alla illegalità spicciola. È davvero una metafora che copre tutto. Ma siccome in politica il conflitto finisce sempre per subire una semplificazione, oggi le parti sono Berlusconi da un lato e la legge dall’altro. Io mi limito a dire, molto banalmente, che “legge” e “ordine” rappresentano una trasformazione del discorso politico classico. Questa trasformazione è sbagliata per due ordini di motivi. Prima di tutto perché traveste e cancella tutti i reali conflitti sociali e politici, ad esempio quelli che attengono al reddito o alla redistribuzione. In secondo luogo perché un conflitto di questo tipo Berlusconi lo vincerà sempre. A un mito maggioritario se ne contrappone infatti uno minoritario, fondato su una identificazione parossistica.

Si potrebbe sostenere che, se davvero è andata perso ogni nesso sentimentale tra sinistra e popolo, allora figure come Saviano sono fondamentali per cercare di ricostruirlo…

Sono assolutamente in disaccordo. Prima di tutto non mi piace la nozione di “popolo”, nazionalista e propria della destra: trovo agghiacciante che venga recuperata a sinistra. E sono contrario anche a parlare di “nessi sentimentali”. Qui sembra che siamo ripiombati addirittura al 1850, a Mazzini e Garibaldi. L’uso in politica della nozione di sentimento è spaventoso e del tutto irrazionale. Il rapporto tra i cittadini e il centro del potere, o dei poteri, è stato progressivamente assorbito dalla televisione. Questa piccola vicenda dimostra che la sinistra che si riconosce nella linea “Espresso-Repubblica”, quella da cui sono partiti gli attacchi più virulenti contro il mio libretto, ha cercato di combattere questa partita sul piano mediatico, e la sta perdendo. Partite di questo genere non possono essere giocate sul piano mediatico, oppure si dà vita a un’opposizione totalmente subalterna al modello berlusconiano.

Questa opposizione subalterna, peraltro, continua a mostrare una tendenza forsennata a scagliare anatemi e accuse di tradimenti. Come te lo spieghi?

Secondo me l’elemento davvero interessante è la modalità di queste reazioni, che sono sempre basate su considerazioni di tipo sentimentale e ricattatorio. Cosa dicono Sofri e Flores? Che di questa cosa non bisogna parlare perché “fa male al nostro eroe”.  È una specie di capro espiatorio utilizzato in chiave positiva, e proprio a questa modalità mi riferisco quando sostengo che forse a voler far fuori Saviano non è solo la camorra.

Però tanto la necessità di ricorrere a eroi e icone quanto le reazioni isteriche alle critiche non denotano una degenerazione del conflitto politico in una assurda contrapposizione fra bene e male?

È così. Assistiamo alla trasformazione del conflitto politico in conflitto morale e manicheo. E questo porta a una sostanziale spoliticizzazione. Politica vuol dire contrapposizione per interessi, vuol dire lotta strategica, attacco, ritirata, capacità di stringere alleanze. La contrapposizione fra bene e male, invece, si risolve solo in un urlo ripetuto. Tradurre il conflitto politico in confronto tra il bene e il male significa abbandonare ogni razionalità, e infatti non a caso i protagonisti di queste campagne sono tutti personaggi inseriti nei media, il cui compito non è porsi il  problema del conflitto politico con l’avversario, ma solo quello di parlare, parlare, sinché queste parole non si traducano in ascolto, vendita, audience…

Una ultima precisazione: molti sostengono che nel libro tu non volessi parlare di Saviano ma di un “savianismo” in qualche misura indipendente dalla volontà dell’autore. È così?

Proprio no, e queste reazioni sono per me fonte di stupore continuo. Rivelano che il libro non lo ha analizzato nessuno. Io parlo dell’opera, di Gomorra, e cerco di analizzarla. Sostengo che quanto a livello di scrittura è mediocre, il che sarebbe secondario se non ci fossero quelli come Dario Fo che parlano di premio Nobel, ma soprattutto che si basa su una pretesa di verità assolutamente indimostrabile: l’adesione alla verità di Gomorra si fonda su un atto di fede. In secondo luogo argomento come e perché che, dal punto di vista sociologico, le cose che Saviano ha sostenuto anche dopo la pubblicazione del suo libro sono apolitiche e basate sulla mitizzazione di se stesso. Infine, dal punto di vista letterario, dimostro che il suo libro è del tutto interno ai canoni della letteratura giovanile centrata sul mito dell’eroe. Ora, a fronte di questi argomenti, quello che spaventa non è il rifiuto di considerarli di una parte della stampa, mentre un’altra parte è stata invece molto obiettiva.  È il Flores che afferma di non volerlo nemmeno leggere ma solo stracciare. È il rifiuto a priori. Ecco, io da questa gente non vorrei mai essere governato, esattamente come non vorrei essere governato da chi attualmente ci governa.

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