Marcello Lippi. Un allenatore nel pallone

miro renzaglia

Chi si stupisce delle prove a dir poco incolori della nostra Nazionale impegnata nei Campionati del Mondo, alzi la mano. Ne immagino poche. E, in effetti, bastava leggere la rosa convocata da Marcello Lippi per  non illudersi e, quindi, per non essere delusi adesso.

Il fatto è che il mondo calcistico si è evoluto a tal punto che aspettarsi le famose “squadre materazzo”, quale un tempo sarebbe stata considerata la Nuova Zelanda (fermo restando che  una volta le legnate ce le ha date pure la Corea del Nord che certo non splendeva nel firmamento per virtù calcistiche), è roba da sprovveduti.

Le tattiche, ormai, le conoscono e le sanno applicare tutti e la preparazione atletica è arrivata a livelli di assoluta scientificità sotto ogni latitudine. La differenza in campo, oggi più di ieri, la fanno solo i campioni dai piedi buoni: vedi Brasile, Argentina e Olanda.

Se è così, ed è così, ditemi quanti campioni con la “C” maiuscola Lippi si è portato in Sudafrica. Forse 3 al massimo: De Rossi, Buffon e Pirlo. Metteteci pure che la iella ne ha cancellati due, per la fortuna dell’unica lieta novità in campo: quel Montolivo che sta facendo bene, e i risultati sono quelli che abbiamo visto.

Ora, non è che in Italia i campioni non ci siano, è che Lippi li ha volutamente e scientemente cancellati dalle sue preferenze. E non pensate che a fronte dell’inanità di arrivare al tiro dimostrata in queste due gare, Cassano e Balotelli sarebbero stati utili?

L’obiezione che si tratta di due caratteriali difficili da gestire, non regge. Un allenatore e il suo staff, soprattutto in una competizione che dura un mese soltanto, la maniera di renderli utile all’impresa la trovano, anzi: la devono trovare. Io li avrei messi in stanza insieme sperando che sfogassero fra loro i propri istinti discoli; qualche volta, all’occorrenza, avrei finto di non accorgermi di loro eventuali eclissi della ragione; magari avrei chiesto a Gattuso (sennò che me lo sarei portato a fare?), di intervenire all’occorrenza per sedarli; e, alle brutte alle brutte, li avrei appiccicato al muro di persona. Però me li sarei portati e li avrei fatti giocare, perché in campo, quei due, fanno la differenza contro chiunque, non solo contro la Nuova Zelanda.

Lippi, invece, no: ha risolto tutto lasciandoli a casa. Meglio Iaquinta, Pazzini e Gilardino che, in tre x due gare, sono riusciti a battere a rete una volta sola (Iaquinta) quando gli hanno messo la palla ferma sul dischetto del rigore.

Ma non è questo il solo segnale di un evidente calo di capacità critica del nostro CT. 8 giocatori della Juventus disastrosa di quest’anno convocati non è un altro indizio di deficit valutativo? E vogliamo parlare di Marchisio? In una partita e mezza gli ha cambiato ruolo 3 o 4 volte. Nella prima, addirittura, lo ha schierato mezza punta centrale. E ai giornalisti che gli facevano notare che in quella posizione non aveva beccato palla ha risposto: «Eh! non bisogna pretendere troppo da lui, mica è Perrotta…». Al che sarebbe stato doveroso chiedergli: «Ma allora, scusi, perché non ha convocato Perrotta che quest’anno ha disputato  un campionato strepitoso, per farlo giocare nel suo ruolo naturale?». Purtroppo, nessuno gli ha posto la domanda per non incorrere nelle note ire funeste dell’allenatore da sempre insofferente alle critiche.

E poi, da ultimo, c’è l’affaire Pepe. Ieri era, insieme a Montolivo, è stato fra i pochissimi  ad aver dato nel primo tempo segni di qualche vivacità. Eppure è stato il primo ad essere sostituito nell’intervallo «Perché – così ha spiegato il Selezionatore – non rispettava i compiti assegnati». Evidentemente Marchisio (sempre lui: ma la colpa non è sua, è di chi lo fa giocare) non toccando mai palla era più diligente nell’interpretare le alte strategie disegnate. Sì, ma quali erano? Ne avete colta traccia, voi? Io, no…

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