Centri sociali di destra. Chi li capisce e chi no

Angelo Spaziano

Sembrerebbe alquanto strano, ma in Italia oggi come oggi c’è molta più destra di quanto spesso non appaia. E’ una realtà ormai evidente soprattutto in considerazione del fatto che il paese si è progressivamente reso conto che cinema, tv, giornali, magazine e riviste, nella loro attuale configurazione omologante e massificante, non riescono a rappresentare pienamente ed adeguatamente il senso autentico dell’essere di destra.

Questo vasto “bacino d’utenza” della droite insoddisfatta e ansiosa d’incidere più decisamente sulla realtà odierna, attualmente è costretta a ripiegare, per appagare questa necessità, su realtà alquanto originali e poco studiate dai media come i cosiddetti “Centri sociali alternativi”. Trattati con sufficienza e snobbati dai mass media, i Centri sociali di destra rappresentano uno dei fenomeni meno compresi degli ultimi vent’anni di vita politica e sociale del nostro paese.

I ragazzi che li frequentano sono così a destra che sembrano quasi sconfinare nel campo nemico. Detestano gli Stati Uniti, l’Europa delle burocrazie tecnocratiche, la Cina, la Birmania, il pacifismo d’accatto, il capitalismo liberista e predatorio, il comunismo, le banche, l’usura, la globalizzazione, la falsa coscienza delle democrazie occidentali, umanitarie nei principi astratti e disumane nella prassi politico sociale. Amano il Tibet, gli indiani d’America, il popolo Karen, la Palestina, l’Irlanda del Nord, l’impresa fiumana, Julius Evola, Mircea Eliade, René Guenon.

Sono giovani arrabbiati, il classico prototipo del militante anticonformista, nemico della sinistra, ma anche del governo, di Confindustria, dei sindacati, delle tasse eccessive. Una “fascisteria” alquanto goliardica e “dannunziana”, una realtà magmatica e mobilissima, all’interno della quale possono essere catalogate diverse personalità, tendenze e complessioni. Aggrediscono la contemporaneità in preda al furore eroico e solitario dell’anarca jungheriano. Stanno a destra per fascinazione esistenziale ed estetica.

L’adolescente col bomber nero, i tatuaggi e i capelli a spazzola ne è il classico rappresentante. Sono ipermovimentisti, l’avanguardia più affascinante e robusta di quanto la destra italiana in questi anni abbia saputo produrre dal punto di vista squisitamente politico e sociale. Sono disposti a sperimentare nuove sintesi e ad esplorare l’ignoto pur di escogitare ricette originali, realistiche e plausibili ai problemi scottanti che lacerano l’Italia e l’Europa del nostro tempo.

Sono ragazzi che, in un’epoca di straordinaria accelerazione dei processi e delle dinamiche della politica, svolgono la funzione di “guardiani della tradizione”, delimitando e difendendo l’identità e le appartenenze culturali e di genere. Ferocemente alternativi, avvertono il fascino delle “mitogonie” tolkieniane, arturiane e omeriche. Leggono Brasillach, Drieu La Rochelle, provando interesse per il situazionismo di Guy Debord, ma avendo sempre ferma la massima di Moeller van der Bruck: «Essere conservatori significa creare cose che valgono la pena di essere conservate».

Sono culturalmente agguerriti, eredi delle più raffinate tradizioni filosofiche legate al pensiero tradizionalista cattolico e laico. Hanno compreso da un pezzo cosa si cela dietro la contrapposizione fittizia tra i poteri forti e i paladini ufficiali dei diritti delle masse saldati insieme a esercitare una concertazione finalizzata solo al mantenimento sostanziale dello status quo e dell’establishment.

A Roma questi luoghi dell’immaginario di destra si chiamano Casa Montag, CasaPound, Casa Italia, Foro 753, Area 19.  A Milano, Cuore Nero. Sono scesi in campo con irruenza ostentando le sigle Onc (Occupazioni non conformi) e Osa (Occupazioni a scopo abitativo) per rivendicare spazi alternativi a fronte di una politica dell’omologazione massificante e spazi abitativi per le fasce più deboli della popolazione urbana schiacciate dal mercato drogato dagli esorbitanti prezzi di vendita e di affitto delle case.

Hanno promosso iniziative di mutuo sociale “per il diritto a un reddito garantito e alla proprietà della casa d’abitazione”, ma fanno anche musica “identitaria” e non conforme. Le band-mito di questi giovani sono gli Zetazeroalfa, gli Lpg, gli Imperium, l’Ultima Frontiera, la Compagnia dell’Anello. Si danno da fare per recuperare zone degradate delle città riqualificandole, ricavano palestre da edifici fatiscenti, realizzano centri d’aggregazione per bambini e anziani, organizzano conferenze e seminari di studio, si adoperano a un recupero non permissivo dalle tossicodipendenze.

Hanno sfatato il luogo comune da tempo invalso che solo i centri sociali di sinistra sono i legittimi depositari della cultura e dello spettacolo. Hanno spezzato il monopolio dei vari Leonkavalli e dei collettivi di via dei Volsci.

Del pianeta costituito dai Centri sociali di destra, passato sotto silenzio nei suoi meriti e chiamato alle luci della ribalta esclusivamente per fatti di cronaca dove svolge di solito il ruolo di capro espiatorio, si è già occupato diversi anni fa il volume uscito per Castelvecchi a firma di Domenico di Tullio Centri sociali di destra-Occupazioni e culture non conformi (pp. 219, € 16,00).  E, anche, Paolo Berizzi con: Bande nere-Come vivono, chi sono, chi protegge i nuovi nazifascisti, edito da Bompiani.

Si tratta, in quest’ultimo caso, di un percorso in una delle zone poco conosciute della politica e della società italiana, composta da partiti, associazioni, centri sociali, tifoserie di stampo marcatamente anticomunista. Il giornalista “progressista” però affronta l’argomento alquanto superficialmente, facendo strame di ogni complessità di concetto e problematica articolazione d’insieme.

Berizzi, terrorizzato dal nuovo che avanza, porta alla luce un mondo a lui sconosciuto, fatto soprattutto di giovani e giovanissimi, più o meno 150.000 in tutta Italia, la cui postazione di partenza per occuparsi di politica dal punto di vista nazionale e sociale, è la scuola, l’università, il luogo di lavoro, il calcio, lo stadio. Lui, però, tanto per tagliare la testa al toro, invece di scavare e cercare di comprendere l’autentico spirito che spinge tanti ragazzi a schierarsi, declina il tutto esclusivamente attraverso le sue categorie ideologiche deformanti e mistificanti.

E come se tutto questo non fosse già abbastanza, l’intellettuale di “Repubblica” va anche oltre, fino a interpretare attraverso i suoi pregiudizi demonizzanti le cinque creature politiche che cavalcano la rabbia di questo nutrito gruppo di giovanissimi: Forza Nuova, Fiamma Tricolore, la Destra, Azione Sociale, Fronte Sociale Nazionale. Cinque formazioni che raccolgono appena l’1,8 per cento di voti (tra i 450 e i 480 mila consensi).

A parte le formazioni politiche, quindi, quello che più impensierisce i maestrini dalla penna rossa come Berizzi è il fatto che l’onda “nera” – etimologia particolarmente d’attualità dopo il disastro del Golfo del Messico – in fermento e in espansione, si allunga attraverso un paio di centinaia di organizzazioni, dilaga nelle scuole, trae linfa vitale negli ambienti della concentrazione giovanile.

Si tratta di un’area geografica vastissima, che attraversa tutta la penisola: dal Trentino Alto Adige alla Calabria, dalla Lombardia al Lazio, da Milano a Roma passando per Verona e Vicenza, “piccole patrie” della destra dura e pura, o, come amano definirla i militanti, “radicale”. Cinque partiti ufficiali, circa duecento tra associazioni, circoli e centri sociali sparsi nel paese; 63 sigle di gruppi ultrà (su 85) dichiaratamente di destra, e cioè il 75 per cento delle tifoserie che, dietro il culto della passione calcistica, compiono talvolta anche qualche intemperanza, ma non sono mai arrivati, ad esempio, a mettere a ferro e fuoco un’intera città – sotto lo sguardo comprensivo e benevolo di quelli come Berizzi – come accadde a Genova nei giorni del G8 del 2001.

Ma per il giornalista queste considerazioni sono del tutto irrilevanti.  I numeri della sua pseudoinchiesta sono sufficienti a testimoniare all’esterrefatto cronista che l’onda protestataria anticomunista e nazionale sta entrando prepotentemente e irresistibilmente nella nostra società, facendo proseliti tra le nuove leve. Un universo che ha rapporti poco cordiali non solo con i tradizionali avversari della sinistra, ma anche con la destra istituzionale.

Berizzi, sconsolato, accompagna il lettore in questa discesa agli inferi nell’area nera del Paese; un mondo per lo più di teen ager, intessuto di riti e miti considerati fino a poco tempo addietro – da quelli come lui – sepolti per sempre tra le macerie della Storia. Un cosmo, al contrario e alla faccia di Berizzi, sorprendentemente vivo e vegeto, fluido e magmatico, dai contorni tanto labili quanto avvolgenti. Un universo che, se non lasciasse tracce così marcate nell’attualità, sarebbe difficile credere – per lui – che esista davvero. E invece non solo esiste, ma, malgrado quelli come Berizzi, lo sdoganamento di alcune delle posizioni più innovative che sono state alla base dell’ideologia fascista, grazie a queste realtà presenti da tempo sul territorio, è ormai bell’e completato. Proprio per questo motivo il problema è senz’altro grave per le anime belle del politicamente corretto e del buonismo ipocrita e piagnucoloso, abituato a ragionare solo di morti del sabato sera e di sballi a suon di musica ed ecstasy.

Il “riflusso” nero in Italia infatti rappresenta uno dei fenomeni più inquietanti per il sistema partitocratico ormai in cancrena. Un apparato di corruzione sottile e invadente che, avvertendo l’ostilità montante, guarda con sgomento a questi giovani puliti e inflessibili, rispettosi dei valori e delle gerarchie, che non si fanno imbottire il cervello di “canne” e “spinelli”, i quali sono lì pronti a marciare sul corpo putrefatto delle nostre esauste democrazie levando al cielo il vessillo dell’onore in un mondo in rovina. L’esperimento più originale è quello di CasaPound a Roma, il primo centro sociale italiano di destra. Da lì nasce “Blocco studentesco”, il raggruppamento giovanile sceso in piazza poche settimane fa sfidando l’ostracismo dei poteri forti, mai rivelatisi tanto deboli come ora. Una tartaruga come simbolo, i militanti di CasaPound si battono contro l’”affitto-usura” e il caro vita. Il loro leader è il versatile Gianluca Iannone, abile politico e anima del gruppo ZetaZeroAlfa. Insomma, si tratta di una gioventù di pensiero e d’azione. Una gioventù che, lontano dall’essere bruciata, brucia. D’ardimento e di voglia di futuro.

Angelo Spaziano

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