Tessera del tifoso? Allora, tessera a tutti

Simone Migliorato

Le parole di Daniele De Rossi sulla tessera del tifoso hanno alzato un grosso polverone. Sinceramente non ne capisco il motivo. Ha solamente esteso la categoria delle persone da “tesserare” anche alle forze dell’ordine. E’ semplice il suo ragionamento: se mettiamo caso un poliziotto risulta essere incapace di gestire la situazione in uno stadio, beh, costui non può per un certo periodo esercitare la sua professione in uno stadio. Non si capisce perché per un tifoso valga e per un tutore dell’ordine no.

Eppure sono molti i casi in cui alcuni agenti presenti allo stadio non si sono comportati all’altezza: basti pensare al giovane Stefano Gugliotta, ad Alessandro Spoletini o Sergio Ercolano. Parlare di Gabriele Sandri e dell’impunità del suo omicida sarebbe addirittura troppo scontato. Quindi, per riepilogare? Cosa ha detto di male Daniele De Rossi da far smuovere deputati vari, il ministro dell’Intero, il sindacato di polizia e Manganelli? Il suo discorso mi sembra molto sensato.

Per assurdo, si potrebbe anche estendere ai politici. Dal momento che la tessera del tifoso è detta anche privilegi card, cioè è una carta che privilegia i bravi tifosi, perché non farla anche per i politici oltre che per i poliziotti? Cioè, se un politico insomma non è risultato pulito nei 5 anni passati (una legislatura insomma) non può avere nessuna carica istituzionale. Alla fine il parlamento, il senato e i consigli comunali sono come gli stadi: urlano, hanno gli striscioni, si menano, si insultando dicendosi omosessuale. Addirittura quando si doveva scegliere il presidente della Repubblica qualcuno scrisse Francesco Totti e sono anche molti i club di tifosi a Montecitorio. Quindi? Sarebbe così assurdo anche questo ragionamento?

In realtà non approfondisco sulla tessera del tifoso. Anche qui c’è stato qualche articolo, e spulciando su internet si trova qualcosa anche per chi ne sa poco. Vorrei solo parlare del fallimento di anni di politica anti-ultras, di cui sicuramente la tessera del tifoso è l’apice. Sicuramente alla fine si riuscirà a fare gli stadi all’inglese, magari coi negozi dentro e senza problemi di ordine pubblico. Mi sembra questo lo scopo della carta dei privilegi: creare appunto uno stadio solo per persone privilegiate. Ma si sa che il calcio solitamente non è uno sport che attira i privilegiati, anzi. E sta qui il grande fallimento delle politiche contro la violenza negli stadi.

Innanzitutto: la violenza ultras non è un fattore dell’ultimo decennio o degli ultimi due. Anche senza statistiche alla mano basterebbe ricordare Vincenzo Paparelli. Anche la politica in curva non è una cosa solo recente, ma è un fenomeno che comunque esisteva già in precedenza. Se un peggioramento c’è stato, è stato probabilmente l’imbarbarimento della violenza ultras. Che diventa sempre più cieca e inutile. Ma questo è dipeso anche dal fatto che non si è stati assolutamente capaci di valorizzare quegli aspetti del movimento ultras che meritavano di essere valorizzati. Uno su tutti: il tifo.

Nessun giovane si avvicina alle curve per fare a botte: ci si avvicina alla vita di curva per i cori, le coreografie, le bandiere. A 8 anni, era un Roma-Bari, passai tutto il tempo a vedere cosa facevano quelli del CUCS in curva Sud, e per anni ho continuato a vedere per metà la partita e per metà ciò che si combinava in curva. Mi è sempre piaciuto, l’ho sempre trovato affascinante e per quanto poco ho anche frequentato in maniera più diretta, ho impiegato ore del mio tempo a cantare, tifare e pensare a cose relative al tifo.

Lo facevo anche e soprattutto per una squadra che non era la Roma e non mi è mai sembrato ridicolo. Mi piaceva tantissimo il tifo. Ecco, se la repressione tocca il tifo per reprimere la violenza nelle curve ha veramente capito poco. Invece così è stato: dopo l’omicidio Raciti, dopo la morte di Sandri, in curva non potevano più entrare aste per bandiere, megafoni, striscioni. Togliere l’anima del tifo al mondo ultras è toglierli la parte più bella ed enfatizzare la violenza come unica forma espressiva. Questo è il grande fallimento e la tessera del tifoso è solo l’ultima tappa di un percorso che è passato attraverso la morte di tifosi e anche di agenti. Dire che sono stati anni di successi mi sembra assurdo. Dire che il DASPO e il decreto Pisanu hanno funzionato è dire una fesseria. Chissà come andrà ora…

Resta probabilmente il fatto che anche il mondo ultras ha sbagliato. Magari ha sbagliato a non organizzarsi in tempo, facendo prevalere le divisioni campanilistiche. Sicuramente ha sbagliato facendo prevalere l’anima teppista, così come voleva chi quell’anima teppista voleva che prevalesse. Ma una cosa è certa. La violenza è ovunque. Nelle discoteche, nelle strade. Non si capisce perché scandalizzi solo negli stadi. Forse solo perché è visibile a tutti? Forse solo perchè intacca un mercato che gli si muove dietro? Oggi gli ultras si accoltellano per una partita. Per un derby. Fino ai primi del 900, sempre per restare a Roma, il passatempo preferito dei giovani era la sassaiola o prendersi a coltellate con altri giovani di altri rioni. Oggi nel 2010 le cose non sembrano cambiate. Eppure sono cambiati tempi, cultura e stili di vita. Ma i giovani continuano ad ammazzarsi per cose veramente futili. Questi sono discorso molti demagogici, lo so. Che poi restano campati in aria e ci vorrebbe un altro articolo per esprimere le proprie idee sulla violenza e la non violenza. Ma sono sicuro che la tessera del tifoso non è la risposta a tutte queste domande.

Anzi, ne sono sicurissimo.

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