O bella ciao. Santoro se ne va…

Angelo Spaziano

In Italia, malgrado la crisi imperante, è tempo di divorzi d’oro. E il Cavaliere potrebbe ben dire qualcosa a  proposito. Berlusconi, infatti, dopo avere dato un benservito milionario alla consorte Veronica, è riuscito a sbarazzarsi anche dell’odiato Santoro, azzeccando l’ambo della separazione consensuale a suon di schei (tre milioni subito e il resto sotto forma di “collaborazioni”).

Il fatto è che al premier l’anchorman di Raidue stava proprio sulle palle quasi quanto l’ormai ex moglie, ed era da tempo che sognava di toglierseli entrambi di torno nel più breve tempo possibile. E malgrado l‘artefice dell’operazione anti “Anno Zero” sia stato il Cda dell’azienda pubblica su proposta del dg Mauro Masi, Silvio può ritenersi personalmente soddisfatto. La prima volta che l’uomo di Arcore aveva tentato il colpaccio fu all’epoca del cosiddetto “Editto bulgaro”, ossia la memorabile dichiarazione rilasciata il 18 aprile 2002 durante una conferenza stampa in occasione di una visita ufficiale a Sofia.

Nella frase incautamente scappatagli di bocca, Berlusconi, che anche allora ricopriva la carica istituzionale di Presidente del Consiglio, denunciò a chiare lettere quello che, a suo dire, era stato un «uso criminoso» della tv pubblica da parte di Biagi, Santoro e Luttazzi. Preso dalla foga polemica il Cavaliere affermò pure che sarebbe stato dovere della nuova dirigenza Rai non permettere più il ripetersi di tali abusi. Il resto si sa come andò a finire. Il giorno successivo al “pronunciamento”, il giornalista salernitano, per protesta, iniziò la puntata di “Sciuscià” intonando “Bella ciao”, anche se “l’invasore” è sempre stato lui. Cosa che contribuì a rimuovere le ultime remore del centrodestra all’epurazione dell’anchorman, che venne cacciato poco dopo.

Da quel momento Santoro ha trasformato quella che considerava la sua nobile battaglia «per la libertà d’informazione», cosa che non gli è mai passata neanche per l’anticamera del cervello, in un impegno politico. Così, il “martire” si candidò come parlamentare europeo nel 2004 per la lista “Uniti nell’Ulivo”.

Eletto con 730.000 preferenze da tutti quei poveracci che all’”impegno” di Michele ci credettero davvero, il furbacchione, dopo avere scaldato per un po’ di tempo gli scranni dell’europarlamento senza smuovere una paglia, il 19 ottobre 2005 presentò le dimissioni, tradendo i 730.000 babbei che gli avevano dato credito.

Insomma, per partecipare alla prima puntata del programma televisivo “Rockpolitik” condotto da Celentano, il San Sebastiano della Rai aveva piantato in asso i suoi “sorcini” facendogli il gesto dell’ombrello. Questo tanto per dare l’idea del personaggio.

E pensare che il buon Michele già una volta aveva fatto fessi i suoi aficionados per andare a mungere le prosperose mammelle di Mediaset, e precisamente a Italia Uno. Si vede proprio che il guru salernitano è della stessa pasta di quegli untuosi comunistelli di sacrestia adusi a demonizzare il denaro-sterco-di-Satana pur essendone irresistibilmente attratti. Fatto sta che i giudici, sempre pronti a emettere sentenze coi soldi degli altri, hanno imposto la riassunzione ope legis del video-Torquemada. E anche stavolta l’ex “martire”, sentendo puzza di bruciato, non ha avuto esitazioni e s’è subito rivolto a Lucio Presta, l’agente di Bonolis e della Ventura, che è riuscito a strappargli una buonuscita da nababbi.

Cosa che ha provocato l’acido commento di Bruno Vespa: «Per Michele essere perseguitato si è rivelato un ottimo investimento». “Anno Zero” quindi chiude per sempre – finalmente – il 10 giugno prossimo, in cambio di un mucchio di denaro sonante.

In tutto questo affare Berlusconi è contento perché elimina un talebano dai palinsesti di Stato. Santoro è contento perché ha sistemato se medesimo e un paio di generazioni a seguire. Masi e Presta festeggiano non si sa bene cosa, ma soprattutto festeggiamo noi, popolo comune, costretto a pagare fior di canone per sorbirci una faziosissima campagna elettorale in servizio permanente effettivo. E’ vero, c’è costato l’iradiddio, ma del resto, come dice una nota réclame della Mastercard, certe soddisfazioni non hanno prezzo.

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