Il Fondo Quotidiano – maggio 2010

Il Fondo

Il Fondo Quotidiano è una costola del Fondo Magazine. Nasce dall’esigenza di restare nella cronaca giornaliera tra una edizione e l’altra della casa madre settimanale. A differenza della matrice che accoglie abitualmente scritti eterogenei, FQ esprime esclusivamente la linea editoriale.

La redazione

GUERRA AL TERRORISMO
BLOCCATO CARICO DI ARMI DIRETTE A GAZA
10 O 19 I MORTI

Gaza, 31 maggio 2010 – Una nota e pacifica potenza mediterranea ha intercettato un convoglio terroristico composto da 6 navi provenienti dalla Turchia e dirette a Gaza, e ha aperto il fuoco contro i pericolosi sovversivi ivi imbarcati. Risultato: una cifra di morti imprecisata, fra i 10 e i 19 secondo le fonti [nella foto, uno dei terroristi uccisi], tutti compresi fra i partecipanti all’azione criminosa.

L’inopinato sbarco, denominato fraudolamente “Freedom Flotilla”, era mascherato dalla consueta formula usata dai terroristi internazionali: “aiuti umanitari”. I presunti aiuti erano destinati  alle popolazioni palestinesi che da sempre insidiano l’esistenza medesima della Nazione mediterranea sorta spontaneamente e pacificamente sulle sponde mediorientali del Mare Nostrum.

Ma l’escamotage a poco è servito: nelle stive – secondo accurata ricostruzione del Governo Amico – non si è trovata traccia di cemento, medicine, generi alimentari, case prefabbricate, sedie a rotelle elettriche e altri generi di sussidio, come ufficialmente dichiarato e falsamente certificato dal ceck-in delle autorità turche al momento dell’imbarco, con tanto di metal detector e raggi X. Ben altro era il loro carico: armi.

Infatti, non appena le navi guardia costiere della Nazione nostra amica si sono avvicinate per i naturali e giusti controlli, da un bastimento del convoglio terrorista, la Marmara, battente bandiera turca, è stato aperto il fuoco.

A quel punto, è stato inevitabile il conflitto che ha visto fortunatamente soccombere solo i pericolosi terroristi.

Ingiustificabile l’atteggiamento delle autorità turche che dichiarano l’incidente essere avvenuto addirittura in acque internazionali. E che vuol dire? Accertato il disegno criminoso, prima si interviene e meglio è…

Ineccepibile, invece, la dichiarazione del ministro della Difesa della Nazione Amica, Ehud Barak, secondo il quale la responsabilità ricade sui promotori dell’iniziativa denominata oltre che su chi ha contrastato con la violenza i militari. «Il mandato ai soldati era che si trattava di un’operazione di polizia – ha spiegato Mark Regev, portavoce di Netanyhahu – e di usare la massima attenzione. Sfortunatamente i militari sono stati attaccati con violenza» e hanno reagito.

Incredibile a dirsi, a bordo del convoglio c’erano anche cinque parlamentari di altre nazioni: Irlanda, Svezia, Bulgaria, Norvegia e, purtroppo, anche Italia. Aspetteremo anche la loro versione dei fatti, così come vuole la santa tolleranza democratica. Ben consapevoli, comunque, che qualunque cosa potranno dire sarà viziata dalla loro manifesta complicità con gli intenti criminosi, fortunatamente sventati.

Un’altra pagina di gloria è stata scritta in quella sacrosanta lotta planetaria che va sotto il titolo: “Guerra al Terrorismo”. Spiace solo che a causa di questa noia, il primo Ministro della Nazione Amica, Benjamin Netanyahu , debba interrompere il viaggio ufficiale negli Stati Uniti.

OSVALDO VALENTI E LUISA FERIDA
SANGUEPAZZO

Italia, 29 maggio 2010 – Sta per andare in onda stasera e domani 31 maggio, su RaiUno Sanguepazzo, del regista Marco Tullio Giordana, uscito nelle sale cinematografiche nel 2008. Storia romanzata, della vera storia di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida [nella foto], attori celebri nel Ventennio e colpevoli di aver seguito le sorti fasciste nell’epilogo della Repubblica sociale italiana, fino ad essere fucilati il 30 aprile del 1945.

E se a Osvaldo Valenti poteva essere imputato l’arruolamento nelle X Mas e il sospetto di frequentazioni in quella Villa Triste, senza accertate responsabilità nella repressione dei partigiani, gestita dall’ancora più triste figura di  Pietro Koch, peraltro messo in condizioni di non ulteriormente nuocere per comando diretto di Mussolini stesso che lo fece arrestare; nulla poteva essere imputato alla Ferida. Fatto sta, che finirono entrambi faccia al muro della storia che fucila alle spalle.

Due anni fa, in occasione della presentazione del film, Monica bellucci, protagonista principale del film, dichiarò essere Luisa Ferida: «un’avventuriera autodistruttiva che ha vissuto una di quellestorie d’amore destinate a far sprofondare nell’inferno».

In occasione della proposta televisiva, sempre la Bellucci ha affermato a proposito della vicenda da lei interpretata: «Fu un errore storico. Non stiamo parlando di due santi, lui non era fascista ma un anarchico fuori da ogni regola. La madre di Luisa fu rimborsata come vittima di guerra. Erano perfetti come capro espiatorio».

Due anni fa non volli vedere il film: conoscevo la storia di Valenti e Ferida e diffidavo della trasposizione cinematografica. Lo vedrò stasera.

SANTORO L’ONNIPOTENTE
CONTRORDINE COMPAGNI: NON ME NE VADO PIÙ

Roma, 26 maggio 2010 – Santoro, è ormai quasi certo, non lascia la Rai. Dopo le polemiche dei giorni scorsi avrebbe deciso di mantenere in vita Annozero. La colpa, a detta dello stesso presentatore, sarebbe la fuga di notizie. Ma è veramente così?

La fuga di notizie riguarda il compenso (si è parlato di diecimilioni di euro solo per andare via) e gli attacchi subiti anche da trasmissioni di Viale Mazzini (la puntata contro Santoro condotta da Paragone).

Il vero motivo sarebbe però un altro: le clausole del nuovo contrattato con la Rai, per fattura di docufiction al costo di un milione di euro a puntata, prevedevano l’esclusiva e il pagamento del lavoro solo una volta realizzato.

A far saltare i nervi a Santoro sarebbe stata quindi l’impossibilità di tuffarsi in altri progetti (pare una webtv e una sorta di direzione ombra del manifesto la cui direttrice, appena nominata, Norma Rangeri, è una sua fedelissima). Ma c’è anche un altro motivo, forse ancora più credibile, per cui Santoro ha fatto questa clamorosa marcia indietro: il fastidio che le notizie trapelate hanno suscitato proprio tra i suoi fan, assai critici per le cifre milionarie che il loro mito stava per incassare.

Qualsiasi sia il motivo ufficioso, quello ufficiale basta e avanza per notare la contraddizione tra comportamento privato e dichiarazioni pubbliche. Fa infatti specie che sia proprio il paladino delle intercettazioni e dello sputtamento dei vizi privati a scopo politico a lamentarsi della fuga di notizie. Un personaggio pubblico dovrebbe pretendere tale trasparenza soprattutto se in ballo ci sono soldi pubblici e se chiede agli altri di essere altrettanto pronti a rivelare la loro vita privata.

Come ha scritto Aldo Grasso oggi sul Corsera: «Lui ha utilizzato venti minuti di Annozero per giustificare le sue scelte, i suoi contratti futuri, il suo senso di onnipotenza. Per spiegare per filo e per segno i motivi della rescissione del contrattato. Se desiderava silenzio, avrebbe dovuto cominciare a praticarlo lui…».

QUESTA REGATA NON S’HA DA FARE

Olbia, 25 maggio 2010 – Apprendiamo dall’ultima puntata di Ballarò di questa sera,  che la regione Sardegna ha stanziato per una regata che supponiamo si terrà in Costa Smeralda due milioni di euro. Bene. Se non fosse che quei due milioni euro erano destinati al lavoro dei cassintegrati del Sulcis Iglesiente.

Questa bella trovata è firmata da Ugo Cappellacci [nella foto], il presidente del Pdl, un commercialista anonimo voluto da Silvio Berlusconi che ha vinto grazie alla voto di quei sardi disposti a tutto pur di tentare di incassare due soldi in più con il turismo usa e getta e con la devastazione ambientale. Renato Soru, che pur con alcuni limiti, aveva tentato di contrastare questo scempio anche morale, è stato fatto fuori e sostituito dal suddetto Cappellacci.

Detto chi è il responsabile della bella trovata, c’è da registrare lo sconcerto di un gruppo di lavoratori del Sulcis, che proprio in questi giorni stanno protestando per una cassa integrazione di 800 euro ora convertiti in mobilità. Un signore tra le lacrime ha detto: «Ottocento euro bastano per il mutuo (se non ti portano prima via la casa), per le bollette e basta. Poi speri che tua suocera ti regali una giacchetta per tuo figlio».

Il servizio mandato in onda da Ballarò faceva vedere anche la reazione dei privilegiati che hanno potuto usufruire dei due milioni di euro. Un albergo di super lusso con un lampadario costato 800 mila euro, un signore che dice la coperta è corta e quindi non ci lamentiamo se questa volta è toccato a noi. Siamo però certe che quel signore che gioiva non ha gli stessi problemi del cassaintegrato.

Dispiace di questa notizia il carattere autoritario della decisione – qualcuno che decide dei soldi di molti, la mancanza di solidarietà tra cittadini di una stessa Regione, ma anche e soprattutto il carattere simbolico della vicenda che rimanda alle tante sperequazioni già compiute e che ancora si compiranno alle spalle della fasce più deboli della popolazione.

Angela Azzaro

ELIO GERMANO VINCE A CANNES
CON DEDICA

Cannes, 24 maggio 2010 – Elio Germano, il trentenne attore italiano, ha vinto ex equo con Javier Bardem la Palma d’oro come miglior attore. E ha dedicato la vittoria «all’Italia, migliore dei suoi dirigenti».

L’attore, che ha partecipato al festival di Cannes con il film di Daniele Lucchetti, La nostra vita, interpreta il ruolo di un operaio che  viene conquistato dall’idea dei soldi facili. In conferenza stampa ha spiegato il perché della sua frase.

«Non ritengo che sia una dichiarazione molto politica, ma, piuttosto un atto di fiducia nei confronti del popolo italiano e del lavoro dei cineasti. Gli artisti italiani sono spesso accusati di parlare male dell’Italia… ma siamo tanti a cercare di renderlo migliore e ad esportarlo come tale».

Germano ha anche detto di essere felice di avere vinto perché così ha potuto dire ciò che pensa. E non si può non vedere un legame tra le cose che lui ha detto – anche coraggiosamente – e le recenti polemiche del Ministro della Cultura Bondi, che si è rifiutato di andare a Cannes a causa della partecipazione al concorso del film di Sabina Guzzanti Draquila.

Oggi il ministro è sotto il ciclone per sospetti di corruzione legati alla stessa vicenda Scajola. Siamo garantisti e aspettiamo che la giustizia faccia il suo corso. Però, ci è impossibile non dar ragione a Germano:  nonostante tutto, gli italiani sono migliori di questa classe dirigente.

OBAMA CONTRO IL MERCATO FINANZIARIO

Washington, 21 maggio 2010 – Vi dirò: nonostante il mio scetticismo iniziale e nonostante continui a essere risolutamente contro le politiche guerrafondaie degli Usa, non posso non tener conto della politica interna del Presidente Barack Obama. Prima la riforma sanitaria e, adesso, l’agenzia per il controllo statale del mercato finanziario. E, in quest’ultimo caso, i risultati non dovrebbero essere solo interni.

Si tratta della più importante riforma in direzione antiliberista dopo i provvedimenti che furono varati in America in occasione  della Grande Depressione del 1929.

Una riforma che arriva fino a concepire l’ipotesi del sequestro e la liquidazione di aziende finanziarie  che con politiche finalizzate al puro profitto possono mettere a rischio i superiori interessi della nazione.

Qualcosa di molto simile a quanto varò un governo italiano, sempre a cavallo degli anni 30, con l’istituzione di un ente che, addirittura, gli sopravvisse: l’Iri (leggi QUI). E i risultati furono ottimi…

Nella discussione precedente alla votazione in Senato, i repubblicani, campioni dell’ultramigliore liberismo senza lacci e lacciuoli, si sono opposti, dichiarando il provvedimento un attentato alla libertà del mercato.

Anche questo è un buon segno.

Obama non sarà mai il mio presidente.  Ma se il Piccolo Cesare de noantri (mi viene da ridere…) Silvio Berlusconi provasse ad imitarlo, non sarebbe poi così malaccio… Purtroppo, non gli passa neanche per l’anticamera del cervello: lui preferisce imitare l’oligarca capitalista Vladimir Putin…

COLPEVOLI DI AMARSI

Malawi, 20 maggio 2010 – Sono stati condannati a 14 anni di carcere, Steven Monjeza di 26 anni e Tiwonge Chimbalanga di 20 [nella foto], colpevoli di essersi dichiarati pubblicamente gay e convolando a simboliche nozze.

Il Malawi, è bene sottolinearlo, non è un paese a maggioranza religiosa islamica: il 75% della popolazione, infatti,  si riconosce nella legge di Cristo, dividendosi fra protestanti (55%) e cattolici (20%). I musulmani sono solo il 15%.

Non sappiamo esattamente a quale confessione appartenga il giudice Nyakwawa Usiwa Usiwaha che ha così spiegato il perché della dura pena inflitta ai due giovani: «Vi ho inflitto una pena spaventosa in modo che i figli e le figli del Malawi siano protetti da gente come voi e che nessuno sia tentato di emulare quell’orribile esempio, contrario alla cultura e ai valori religiosi di questo Paese».

«Cultura e valori religiosi» quindi, vengono, per l’esimio rappresentante della legge terrena, prima della libertà delle persone non di altro colpevoli che di amarsi e di confermarlo anche al suo cospetto: «Io amo molto Steven – ha detto Tiwonge Chimbalanga – e se la gente non mi dovesse dare la possibilità di amarlo e di vivere liberamente con lui, allora è meglio che io muoia qui in carcere. La libertà senza di lui non ha significato…».

Mettete a confronto  le due dichiarazioni e ditemi, alla luce del verbo di Cristo, quale corrisponde di più e meglio al suo magistero.

Insieme alle parole di Agostino d’Ippona, «Ama e fai ciò che vuoi», estrema sintesi dei concetti di amore e libertà, tornano alla mente quelle, di segno totalmente contrario, espresse nel 2008 da Monsignor Celestino Migliore che, chiamato a votare una risoluzione all’Onu  per la depenalizzazione mondiale del reato di omosessualità, rifiutava l’invito così: «Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi si chiede agli Stati e ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni. Per esempio, gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come “matrimonio” verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni».

“Roba da chiodi”, commentammo a suo tempo sul Fondo (leggi QUI) questo cervellotico delirio repressivo. Solo che oggi i chiodi sono inflitti a due ragazzi che, nonostante tutto, ripetono: «Continueremo ad amarci».

VIA DALL’AFGHANISTAN. ADESSO…

Italia, 19 maggio 2010 – Prendiamo il principale quotidiano italiano, il Corsera. La notizia sugli italiani morti in Afghanistan la trovate, oggi, solo a pagina 17. Sono passati pochi giorni dalla loro morte ma già ci siamo dimenticati l’orrore dell’inutile guerrache stiamo combattendo laggiù.

Oggi, l’arrivo a Ciampino delle salme dei due alpini Massimiliano Ramadù (32 anni) e del capolarmaggiore Luigi Pascazio (25) sta già riaccendendo la retorica e le polemiche politiche.

Uno slittamento di senso e di visione politica che ha trovato il suo apice nelle dichiarazioni del ministro della Difesa Ignazio La Russa: lo stesso giorno dell’uccisione dei due soldati italiani ha pensato bene di polemizzare sul campionato di calcio per difendere la sua Inter, pensate un po’…

Ma l’accettazione della morte parte da prima, dal silenzio dei media occidentali sui morti afghani, sulle migliaia di bambini e di civili che hanno perso la vita in una guerra che ancora oggi continua a essere spacciata da destra e da sinistra come guerra umanitaria, come missione di pace.

I morti, italiani e afgani, ci raccontano un’altra storia: quella che parla delle responsabilità dei governi dell’Occidente. Forse per questa ragione ieri durante il programma Matrix, La Russa ha reagito violentemente nei confronti della giornalista Ritanna Armeni, colpevole, alla sua sensibilità, di aver sottolineato che se è giusto emozionarsi per i soldati morti, altrettanto andrebbe fatto per gli afghani che hanno perso la vita.

Le escandescenze in diretta di La Russa non possono nascondere la verità: parlare di exit strategy dall’Afghanistan non è la richiesta di qualche massimalista, ma una richiesta di buon senso.

PER I DIRITTI CIVILI
AL DI LÀ DI DESTRA E SINISTRA

Roma, 17 maggio 2010 – Ieri, Giornata mondiale contro l’omofobia, la Ministra per le Pari Opportunità Mara Carfagna e la deputata del Pd  Paola Concia sono state ricevute dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Destra e sinistra insieme, al di là della destra e della sinistra per i diritti civili. E’ questo il segnale che passa ed è, finalmente, un segnale positivo in un quadro politico che non brilla certo per civiltà dei modi e comunità di intenti.

Di particolare rilievo le parole della Carfagna, pronunciate nell’ufficialità della cerimonia davanti al Capo dello Stato: «Consentitemi – ha detto – un pensiero particolare all’onorevole Anna Paola Concia, alla quale sono grata per l’impegno e la delicatezza che ha speso per farmi conoscere la ricchezza del mondo associativo qui presente, con tutte le sfumature, e per avermi aiutata a sfondare il muro della diffidenza della quale penso di essere stata allo stesso tempo vittima e inconsapevole responsabile, in un passato remoto, ormai ampiamente superato».

Il successo dell’azione politica di Anna Paola Concia ci fa ancora più piacere perché la ripaga degli attacchi subiti in questi giorni da parte di certa sinistra omofoba e reazionaria sul piano personale: offesa per come era vestita e definita «lesbica isterica». E ciò, solo per aver firmato, come avete già letto sul Fondo, l’appello per il diritto di manifestare di Blocco Studentesco. Per aver difeso cioè, così come fa da anni per gay, lesbiche e transgender un diritto elementare: quello di poter esprimere sempre e comunque il proprio pensiero e il proprio modo d’essere.

Ieri, in riferimento alla particolarità dell’occasione ha detto: «Siamo convinti che questa sia la strada da seguire: il dialogo». Una regola che sembrerebbe semplice da seguire ed osservare. Non sempre e non tutti ne sono capaci ma noi continuiamo a credere che siano anche gli esempi positivi come il suo a poter far proseliti. E non solo quello degli imbecilli, ovunque schierati.

ANCHE PER OGGI NON SI VOLA
ME NE FREGO: FORZA ROMA


Italia, 16 Gennaio 2010 – A me piace rivedere i film che amo: Un americano a Roma, per esempio, l’avrò visto almeno 20 volte. Per non dire di 2001 Odissea nello spazio. Però, appunto, sono i film che amo: non quelli che mi hanno distrutto l’esistenza.

Oggi pomeriggio, invece, mi sono rivisto il film del campionato di calcio di due anni fa. Stesso soggetto, stessa sceneggiatura, stesso finale: Roma campione d’Italia fino a mezzora dalla fine della giostra e, fatalmente, (ri)vince l’Inter.

Per carità, niente o poco da dire sulla legittimità della vittoria nerazzura. Ma pure questa è un’aggravante al mio stato di amarezza: se non altro, due anni fa era palese che nel centenario della sua storia, qualsiasi “aiuto ed aiutino” sembrava finalizzato all’epilogo che tutti (soprattutto gli interisti) si attendevano.

Quest’anno, no. Non che non ci siano stati episodi equivoci (vedi la partita con Ciociaria Biancazzurra) e qualche spintarella arbitrale in soccorso di una squadra che neanche ne aveva bisogno ma, insomma, sono state cose che rientrano nella norma.

Semmai, l’amarezza vera nasce dal fatto che, ancora una volta, NON “vince sempre chi è più forte / chi più a lungo sa patir”, ma chi è in grado di investire ogni anno centinaia di milioni di euro per allestire il proprio Team Dream.  Anche queste sono le gioie del capitalismo che, ahimè, impera incontrastato in ogni dove dell’esistente e, quindi, pure nel calcio.

A tanto dispendio di moneta, e alla luce dei fatti, manco Dea Roma ha potuto qualcosa. Certo che, però,  quella pennichella che s’è fatta nel secondo tempo di Roma-Sampdoria se la poteva risparmiare.

Vabbè: finché c’è calcio c’è speranza. Forza, Roma…

ANCORA CONTESTAZIONI PER SANSONETTI E GLI ALTRI
TUTTO (O QUASI) MOLTO FOLKLORISTICO

Roma, 14 maggio 2010 – Lo psicodramma della contestazione a Piero Sansonetti e alla redazione del settimanale Gli Altri, a causa del loro appello alla libertà di manifestare “per tutti”, compreso Blocco Studentesco, ha registrato ieri un’altra puntata: una decina di militanti, irriducibilmente antifascisti, hanno occupato la sala dove si festeggiava il primo compleanno di vita della testata.

Una cosa parecchio goliardica: con finti manganelli tricolori (a rinverdire i fasti di Piazza Navona del novembre 2008), richieste esaudite di poter partecipare alle libagioni, qualche slogan nostalgico dei begli anni Settanta andati, le riprese con telecamera che finiranno in qualche album della serie “noi c’eravamo”.

Sarebbe stata pure simpatica se, a conclusione dell’happening che ha dato allegria alla serata, i  buontemponi, avendo forse abusato del vino gentilmente offerto dagli ospiti, non se la fossero presa e di brutto con Anna Paola Concia, ormai iscritta all’indice nero degli amici di CasaPound, per il suo intervento di qualche mese fa nella sede di Via Napoleone III.

E in questo caso si mischia tutto. Se il fascismo che i simpatici goliardi vogliono contestare è quell’obbrobrio fatto di intolleranza, machismo, omofobia, violenza che coltivano come un sacro totem ormai nel loro esclusivo immaginario, in cosa si differenziano dal vetero nemico di sempre?

A voler prendere per buona quell’immagine che – lo ripeto – esiste ormai quasi esclusivamente nelle loro teste e che, comunque, nulla ha a che vedere con Casapound e Blocco Sudentesco,  tornano alla mente, veritiere, le parole di Ennio Flaiano: «I fascisti in Italia si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti».

Grazie agli dèi tutti, e per fortuna, sono categorie in forma talmente residuale da meritare un solo nome per entrambe: folklore…

P.S. Intanto, Blocco Studentesco Università ottiene 1400 voti negli  atenei romani per le elezioni al Consiglio Nazionale degli Studenti (Cnsu), 20 rappresentanti di facoltà, e un eletto, Noah Mancini, al Senato accademico. Un motivo ci sarà…

IMMIGRATI? TUTTI DELINQUENTI
FIRMATO: LETIZIA MORATTI

Italia, 12 naggio 2010 – L’immigrati sò come i fascisti: tutti delinquenti.

E che reati fanno pé esse’ considerati criminali?

I primi sò immigrati e i secondi sò fascisti.

Ma è ‘na tatologia…

Mò, io nun ce lo so che è ‘sta tatologia che dichi te, ma tutta ‘sta delinquenza che vedemo in giro nun è forse corpa dell’immigrati? L’ha detto puro la Moratti, ‘a sindaca de Milano, che è tutta corpa loro… l’80% delli crimini commessi in de quella città è robba loro, dell’immigrati…

Vero. Ma s’è scordata de dì che l’80 percento delli reati commessi dall’immigrati è de ‘n tipo solo: la clandestinità.

Cioè, me stai a dì che er reato più frequente è quello che so’ ‘mboccati dentro li sacri confini dell’Itaja nostra senza permesso de soggiorno?

Magara fossero tutti ‘mboccati così… La verità è che nella stragrande maggioranza delli casi sò ‘mboccati regolarmente e sò diventati clandestini quando colla cazzo de’ burocrazia nostra nun so’ riusciti a rinnovà er permesso…

E allora se so’ messi a rubbà, a spaccià la droga, a stuprà le donne nostre… ho capito…

No: nun è manco così… Hanno continuato a lavorà ma pé la legge delli cazzi nostri sò diventati atomaticamente foralegge… E quanno li beccheno, er punto de percentuale de criminalità loro se arza…

Se, vabbè… Ma andò l’hai letti ‘sti dati, dalla Caritas?

No, sò quelli ufficiali dell’Istat…

Allora ‘a Moratti nun cià capito ‘n cazzo manco lei…

E che t’aspettavi dalla sorella de uno che spenne 100 mijoni de euri l’anno pé  vince lo scudetto e deve da aspettà l’urtima giornata de campionato pé sapé se riesce a fregallo alla Roma nostra che, pé compete alla pari sua, j’ha dovuto vende Chivu e Mancini e prendese li scarti: Pizarro e Burdisso? E che poi, tanto pé nun fasse mancà gnente, s’è fatto puro regalà ‘na partita dalla ciociaria biancazzura…

Italia, 10 maggio 2010 – Alla faccia di chi continua a dire che l’Italia sta bene economicamente e non corre il rischio di seguire il triste esempio della Grecia, non passa giorno senza l’annuncio da parte di qualche ditta di piani aziendali che prevedono, in primis, il taglio di posti di lavoro al fine di ridurre i costi dell’azienda stessa.

Adesso a tremare sono gli 860 lavoratori della Nuova Pansac, di cui circa 700 sono occupati in provincia di Venezia, tra Malcontenta di Mira, Marghera e Portogruaro. Martedì scorso il CdA, tramite l’amministratore delegato Fabio Gandolfi, e Lorenzo Pietromarchi, per conto dell’Advisor Alix Partners, hanno presentato ai tecnici del ministero per lo Sviluppo economico, alle istituzioni, ai sindacati e alle Rsu, il nuovo piano di riorganizzazione dell’azienda.

Ricordiamo che la Nuova Pansac, azienda leader ed all’avanguardia nell’estrazione di film in bolla, con sede a Mantova, da mesi è in grossissima difficoltà con gli istituti di credito e l’attività produttiva si è conseguentemente ridotta di oltre il 15%, a causa della mancanza di materie prime, che non possono più essere acquistate in assenza di liquidità. I membri del CdA, presieduto dal proprietario Fabrizio Lori, hanno illustrato le diverse difficoltà economiche dell’azienda. Secondo i consiglieri è necessario quanto prima ricostruire i rapporti con banche, clienti e fornitori, ed ovviamente la ricetta è sempre la solita: ridurre i costi per rilanciare l’attività produttiva. La solita solfa di “lacrime e sangue”, ovviamente sulla pelle dei lavoratori.

I dipendenti che rischiano il proprio posto di lavoro son ben 440 sugli 860 totali: 100 a Portogruaro, altri 100 a Ravenna, 35 a Mantova e Milano ed i rimanenti 170 suddivisi tra Mira, che ad oggi conta 500 dipendenti, Marghera e Zingonia. I sindacati hanno giustamente definito tale piano “inaccettabile”, ma la risposta del patron Lori è stata molto chiara: accettare il piano o i lavoratori verranno collocati in mobilità. Eppure nell’ultimo incontro tra sindacati e CdA si era dichiarata la possibilità di vendere i gioielli di famiglia, cioè l’elicottero e le Ferrari di Lori, ipotizzando unicamente un periodo di cassa integrazione, rispetto alla quale i rappresentanti dei lavoratori avevano espresso la propria volontà di discutere.

E così a rimanere in braghe di tela sono per l’ennesima volta i lavoratori, mentre Lori potrà continuare, a loro spese, a fare la bella vita. Alla faccia di chi dice che la lotta di classe è un concetto anacronistico, senza accorgersi che al contrario esiste ancora. Solo che adesso, rispetto ad un secolo fa, sono i ricchi che combattono i poveri e non viceversa.

Alessandro Cavallini

SE LA LIBERTÀ VIENE DOPO

Roma, 8 maggio 2010 – Nei giorni scorsi, insieme a un gruppetto di giornalisti, intellettuali e esponenti politici di sinistra – tra quali vari redattori e collaboratori del settimanale che dirigo, Gli Altri – ho firmato un appello a favore della libertà – per tutti – di manifestare e di sfilare in corteo. Per tutti: anche per i fascisti, come per i liberali e per i comunisti.

La firma mi era stata chiesta dai giovani del “Blocco Studentesco”, una organizzazione di estrema destra che raccoglie molti studenti in tutta Italia.

Loro avevano convocato un corteo, in vista della prossima scadenza elettorale universitaria, ma il corteo gli era stato vietato dalla polizia, su pressione di un gruppo consistente di professori e scienziati che aveva anche chiesto ai rettori di escludere il “Blocco studentesco”, perché fascista, dal diritto di partecipare alle elezioni.

Il nostro appello non è stato molto utile. Il divieto di sfilare è rimasto, e il “Blocco” ha accettato di trasformare la manifestazione in un sit in che si è svolto ieri, pacificamente, a piazza Esedra.

Sebbene inutile, però, l’appello ci ha procurato molti guai. Da tre giorni le nostre poste elettroniche sono intasate di insulti, Facebook e vari siti sono presi d’assalto da coloro che ci definiscono fiancheggiatori dei fascisti, il manifesto ha pubblicato in prima pagina un articolo durissimo verso di noi dello scrittore Valerio Evangelisti, intitolato “Compagni che sbagliano”, con una evidente e un po’ sconclusionata accusa di “brigatismo rosso”. (Chi ha qualche anno ricorderà che “compagni che sbagliano” era il modo con il quale un pezzo di sinistra – garantista – negli anni ’80 chiamava gli esponenti della lotta armata, suscitando feroci polemiche da parte del Pci).

Non credo di dover spiegare perché, insieme ad altri amici (Angela Azzaro, Andrea Colombo, Alberto Abruzzese, Ritanna Armeni, Massimo Ilardi, Lanfranco Pace, Paola Concia, Rita Bernardini, Massimo Bordin, Paola Tavella e Gian Luca Minotti) ho creduto di dover firmare quell’appello. Nel quale dicevamo quanto ci sentiamo lontani dal Blocco studentesco, ma quanto ci repelle l’idea che si possa impedire a qualcuno di manifestare o di presentarsi alle elezioni. La nostra era una posizione di semplicissimo buonsenso, certamente condivisibile da chiunque non sia un fanatico di una ideologia totalitaria.

Nel mare di contumelie ricevute, quasi nessuno (tranne uno, al quale tra qualche riga risponderò) ha provato a contestarci questo principio.

Tutti hanno tentato di dimostrarci (peraltro con incerti argomenti e pochi fatti) quanto siano cattivi e violenti i ragazzi del “Blocco” e di Casa Pound. Dando per scontata l’idea che se loro sono cattivi e violenti, noi non dobbiamo riconoscergli i diritti civili. Non so se davvero i ragazzi del Blocco siano particolarmente violenti (è una discussione da fare, un’altra volta) ma noi non parlavamo di questo, noi abbiamo semplicemente posto la seguente domanda: che sinistra è una sinistra che firma un appello per chiedere alla polizia di proibire una manifestazione politica?

Che sinistra è una sinistra che, nel 2010, si appella alla legge Scelba? (Sapete chi è stato Scelba? Il peggior ministro di polizia di tutta la storia della Repubblica. Un reazionario, uno che varò quella legge contro l’apologia di fascismo per coprirsi a destra e poi lanciare la sua polizia a manganellare, arrestare e uccidere centinaia di operai! Magari molti giovani antifascisti di oggi non sanno niente di tutto questo, e gli sembra normale sventolare la bandiera rossa e invocare Scelba…).

Secondo me – lo dico senza furia – una sinistra così è una sinistra non molto presentabile. Che non ha la possibilità di aprire gli occhi sul futuro e di candidarsi e guidare questo futuro. È una sinistra che ancora ha una grande difficoltà ad accettare la parola libertà e il peso di questa parola.

Dicevo che uno solo – tra i tanti polemizzatori – ha risposto alla nostra domanda. Ed è appunto Valerio Evangelisti sul manifesto. Ha scritto: «la libertà non può essere anteposta all’antifascismo».

Ecco. Non ho molto da aggiungere. Capisco drammaticamente che noi di sinistra dobbiamo ancora fare i conti con la libertà. Pensavamo di averli risolti, pensavamo di essere entrati nel terzo millennio, pensavamo di avere liquidato i tragici errori del novecento. Mi accorgo che non è così. Qui, accanto a me, tra i miei amici più cari, ci sono centinaia di persone che dicono: la libertà viene dopo la legge, la libertà viene dopo la Costituzione, la libertà viene dopo la mia identità. La libertà… Ve lo confesso: mi viene da piangere.

Piero Sansonetti

SEGREGATA E MULTATA

Novara, 4 maggio 2010 – In Belgio hanno appena approvato una legge. In Francia lo stanno per fare. In Italia, pare, lo stesso. E’ la legge che vieta il burqa. Un divieto su un divieto che cosa crea: libertà o imposizioni ancora più crudeli?

Secondo noi è buona la seconda. Anzi: è cattiva. Pessima. Perché il divieto di indossare il burqa nei luoghi pubblici ottiene il risultato opposto di quello che si dice, falsamente, di voler ottenere: invece di rendere libere le donne, le rende ancora più vulnerabili. Più soggette al potere maschile. Lo fa su due piani: simbolico, perché una legge così fatta è come se dicesse alle donne che non sono in grado di farsi valere da sole. Sul piano reale, perché le costringe a scegliere se subire la pena inflitta dallo Stato (o chi per lui) o dal Corano (o di chi si auto dichiara fedele interprete). Un esempio emblematico ci viene offerto dalla cronaca di queste ore. A Novara una donna è stata multata, in virtù di un’ordinanza comunale, per essere stata beccata in giro a braccetto con il marito e il volto coperto dal burqa. Naturalmente la motivazione è la riconoscibilità. La donna tunisina ha dovuto dimostrare che lei era davvero lei. Cioè che i suoi documenti, regolari, erano proprio suoi. Ora dovrà comunque pagare 500 euro, quanto previsto dall’ordinanza voluta dal sindaco di Novara, il leghista Massimo Giordano.

Da oggi la signora tunisina, grazie a questa ordinanza, dismetterà il burqa? Potrà finalmente ritrovare la libertà di andare a volto scoperto? No. Anzi. Il marito ha fatto sapere che d’ora in poi non uscirà più. Resterà chiusa in casa. Sempre.

La decisione, scandalosa e senza alcuna giustificazione, presa dal marito padrone, non può impedirci di notare la morale della brutta storia. E questa morale ci conferma che poter pensare di  importare la libertà a suon di divieti è talmente una contraddizione in termini che non può produrre altro che violenza, dolore, nuove costrizioni. In nome della libertà quella donna diventa soggetta due volte a un obbligo, del Corano e dello Stato.

Dovremmo capire che più libertà si ottiene solo con la libertà. Il resto sono solo scuse, ancora più indegne perché giocate sul corpo delle donne, per controllare e punire.

Angela Azzaro

I CIOCIARI PERDONO E GODONO
OVVERO: LA FELICITÀ DELL’ULTIMO UOMO

Roma, 3 maggio 2010 – Si può tifare una squadra di calcio, gioire ad ogni gol che subisce ed esultare per la sua sconfitta? I tifosi della squadra ciociara hanno dimostrato che si può… Si può quando l’odio e l’invidia per l’unica  squadra della Capitale, quella che porta i colori della sua storia e il suo nome,  l’A.S. Roma, supera l’amore o il presunto tale per la propria società.

Oddio! C’è pure da capirli: con le magre a cui sono abituati, un escamotage per essere felici di qualcosa alla fine lo hanno trovato: raggiunta la salvezza, massimo traguardo perseguibile, hanno raschiato il fondo della perversione e della meschineria. E, forse, anche quello del regolamento sportivo.

Sarebbe interessante, infatti, sentire il pensiero degli organi calcistici giudicanti su questa palese ed annunciata frode ai danni non solo della regolarità del campionato ma anche della Snai che, con ogni probabilità, avrà registrato un vorticoso giro di scommesse sul  “2” fisso in schedina.

Certo non occorre scomodare Freud per capire che si tratta di una proiezione da frustrati e perdenti quali sono. Né importunare Nietzsche per spiegare loro la differenza che passa fra chi è artefice del proprio destino, nel bene e nel male, nella vittoria e nella sconfitta e chi per impotenza è costretto a illudersi artefice di quello altrui: roba da ultimo uomo, quello che per guardare in faccia un verme deve prendere l’ascensore.

Comunque, ammesso e non concesso che l’A.S. Roma non vinca questo scudetto, non sarà per la furbata dei ciociari in biancazzurro: loro quella partita l’avrebbero persa comunque, stante l’inanità atavica delle proprie risorse agonistiche. Immaginarsi carnefici avendo in mano un ramoscello d’olivo è una pallida illusione. Come diceva Ibsen: «Strappa all’uomo medio le illusioni di cui vive, e con lo stesso colpo gli strappi la felicità».

I numeri arretrati di  sono QUI

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