Il campionato di calcio? Socializziamolo…

Il Fondo

Il Campionato di calcio, stagione 2009 – 2010, si è appena concluso e ha vinto la società che più di altre ha investito capitale privato per allestire la sua squadra. In regime liberista, funziona così da sempre. Il principio è accettato tanto passivamente che non si fa più nemmeno caso al fatto che una competizione sportiva dovrebbe, invece, fondarsi sul principio delle pari possibilità, almeno di partenza. E allora, così, per gioco, proviamo ad immaginare come sarebbe la competizione nazionale di calcio se fossero applicati i principi di uno stato socializzato. Il decreto di attuazione suonerebbe più o meno così.

SOCIALIZZAZIONE DELLE IMPRESE CALCISTICHE

Premessa – In ottemperanza ai principi della socializzazione che prevedono la divisione delle responsabilità, degli utili e la ridestinazione sociale di eventuali profitti, si dispone quanto segue:

art. 1 – Le Società sportive che partecipano ai campionati di calcio professionistico sono socializzate.

art. 2 – La gestione amministrativo-economica delle Società sarà coadiuvata e vigilata da un Commissario, nominato dalle istituzioni governative dello Stato e iscritto, per concorso pubblico, alla Corporazione dello Sport. Il Commissario NON beneficerà della divisione degli utili.

art. 3 – Responsabile della gestione della Società sportiva sarà il Consiglio di Amministrzione composto: dal Presidente proprietario della stessa Società, dal Commissario governativo (nominato dallo Stato), da un rappresentante dello staff dirigenziale della società (eletto a maggioranza dai componenti), da un rappresentante dello staff tecnico (idem), da un rappresentante dei calciatori (idem), da un rappresentante del personale amministrativo (idem), da un rappresentante del personale operativo (idem) e da un rappresentante della tifoseria (eletto a maggioranza dagli abbonati).

art. 4 – Il totale economico derivante dalla cessione dei diritti televisivi verrà diviso in parti uguali fra tutte le Società partecipanti al campionato.

art. 5 – È stabilito un tetto massimo di spesa generale per i contratti di tutti i tesserati, uguale per tutte le Società.

art. 6 – Le Società sportive NON possono indebitarsi con banche o istituti finanziari. L’indebitamento equivale al fallimento della Società e alla sua conseguente eliminazione dalle competizioni di qualsiasi categoria. Qualora si verificasse tale eventualità, o per qualsiasi altra infrazione nella gestione della Società, il Commissario governativo della Corporazione dello Sport, sarà ritenuto responsabile e radiato dall’Albo.

art. 7 – È stabilito un tetto massimo di spesa per il cosiddetto “calcio mercato”, uguale per tutte le Società. Le Società non potranno spendere di più, neanche in caso di introiti derivanti dalla cessione del cartellino di giocatori sotto contratto societario.

art. 8 – È abolita la figura professionale dei Procuratori: le provvigioni sui trasferimenti e sui contratti dei loro assistiti saranno equiparati al reato dell’usura.

art. 9 – I moduli contrattuali per il tesseramento dei calciatori professionisti saranno identici per tutti: le parti in bianco e da riempire saranno solo quelle della cifra del corrispettivo economico annuale e della durata del tesseramento. Per la valutazione di altri guadagni derivanti dal suo rapporto con la società (sponsor, diritti d’immagine, etc…) il calciatore potrà avvalersi di un commercialista di sua fiducia.

art. 10 – Al termine di ogni stagione calcistica, il 30% degli utili economici derivati dagli introiti degli abbonamenti e dei biglietti d’ingresso allo stadio, ed eventuali altri introiti derivanti dalle attività sociali (merchandising, etc…) saranno incassati dal proprietario della società. Il secondo 30% sarà diviso in parti uguali fra tutti, tesserati (calciatori e non), dipendenti amministrativi e operatori dei servizi (giardinieri, magazzinieri, etc…) della Società stessa. Il restante 40% verrà destinato alla creazione o al miglioramento degli impianti sportivi societari.

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