Assalto a “Gli Altri”. La sinistra è maschilista

Federica Perri

L’articolo che segue è stato pubblicato oggi, 15 maggio sul Secolo d’Italia. E’ qui ripreso per gentile disponibilità della Direzione e dell’Autrice.

La redazione

“MILITANT” COME “LE IENE”
(MA PIÙ MASCHILISTA)

Il processo popolare all’intellettuale è un must degli anni Settanta. Celebre è rimasto quello subito nel ’76 al Palalido di Milano da Francesco De Gregori, durante un concerto. Capi d’accusa: contaminazione borghese, frequentazioni di alberghi lussuosi e soprattutto strumentalizzazione dei temi cari alla sinistra per arricchirsi. Non si salvò nemmeno Francesco Guccini: il Vichinsky del caso fu il critico musicale Riccardo Bertoncelli, che nel ’75 su Gong pubblicò una requisitoria contro l’album Stanze di vita quotidiana, accusando il cantautore di aver archiviato la rivoluzione proletaria della Locomotiva per strizzare l’occhio al mercato (ovviamente “fascista”).

Bertoncelli (stangato con la memorabile L’Avvelenata) ammetterà trent’anni dopo di non aver capito niente, giustificandosi così: «Era un viziaccio dell’epoca insegnare agli intellettuali cosa dovevano fare, anzi, chi dovevano essere, e io c’ero cascato con lo zelo leninista di una Guardia Rossa. Senza volerlo, ero finito dalle parti di A.J. Weberman, quel tale che aveva fondato un “Dylan Liberation Front” per “liberare Dylan da se stesso” e passava le giornate a rovistare tra i rifiuti di casa Zimmerman per scoprire le prove che Bob “si era venduto”».

Siccome la storia si ripete sempre in farsa, c’è chi ancora nel 2010 immagina di poter processare i ragionamenti, le idee, le sensibilità. E non avendo più a disposizione palchi (e masse) come quelle di una volta, si attacca dove può. Ieri sera, a Roma, una ventina di attivisti di Militant ha immaginato di rovinare la festa per il primo anno di vita de Gli Altri, il settimanale di Piero Sansonetti. L’accusa rivolta al giornale sa un po’ di muffa: deviazionismo.

Quando il comunismo c’era davvero servì a espellere dal Cominform il Pc jugoslavo (“la cricca fascista agli ordini degli occidentali”, secondo la definizione stalinista dell’epoca). Ora si punta più modestamente a restaurare la “maestà antifascista” della sinistra romana lesa, secondo Militant, dalle prese di posizione de Gli Altri in favore del diritto di manifestare di tutti, compresi i ragazzi del Blocco studentesco. Cantando lo slogan “Pappa e ciccia coi fascisti/pappa e ciccia coi fascisti” quelli di Militant sono entrati nello studio dove si svolgeva la festa e hanno fatto un po’ di caciara impugnando le videocamere anzichè i vecchi megafoni per girare un video poi postato su Youtube.

Guardandolo, lo confessiamo, siamo rimasti interdetti. I nuovi katanghesi dialogano con Piero Sansonetti, discutono con Gennaro Migliore (entrambi grandi e grossi, oltreché in qualche modo “leaderistici”) e fanno i gradassi solo con le due donne con cui vengono in contatto: Angela Azzaro e Paola Concia. La prima, giovane giornalista, viene sbattuta sulla “copertina” del video con un’evidente indicazione: è la prima della lista. La Concia viene insultata venti contro uno, all’esterno del locale dove la “beccano” isolata mentre aspetta un taxi: contro di lei c’è l’unico atto di violenza, il lancio di qualcosa da parte di uno alto due metri che le grida pure “ma guarda come ti vesti”…

Non sappiamo se fra trent’anni qualcuno di Militant ammetterà: «C’ero cascato con lo zelo leninista di una Guardia Rossa». Per ora stupisce che, anche nei commenti sui siti dell’ultrasinistra, a nessuno faccia impressione ciò che a noi scandalizza e appare evidentissimo: la valenza antidemocratica implicita nell’attacco a un giornale, la vigliaccheria dello scegliere due donne come bersaglio principale, lo stile “berlusconiano” del video, che sembra copiato di pari passo dalle Iene. Non sappiamo se siano “veri compagni” o “compagni che sbagliano”, ma di sicuro non fanno una bella figura.

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