Il Fondo Quotidiano 12 /4 – 30/4/2010

Il Fondo

Il Fondo Quotidiano è una costola del Fondo Magazine. Nasce dall’esigenza di restare nella cronaca giornaliera tra una edizione e l’altra della casa madre settimanale. A differenza della matrice che accoglie abitualmente scritti eterogenei, FQ esprime esclusivamente la linea editoriale.

La redazione

NUOVE SORVEGLIANZE AVANZANO

Thiene (VI), 30 aprile 2010 – Continua in Italia la deriva securitaria. Entro l’estate prossima partirà l’operazione “Thiene città sicura”, con l’installazione nella città vicentina di altre quindici telecamere. La spesa complessiva sarà di circa 100mila euro, coperti da un finanziamento regionale richiesto ancora nel 2008 dal Consorzio di Polizia locale Nordest Vicentino in accordo con l’amministrazione comunale. Ed ora che sono stati trovati i finanziamenti, sono stati resi noti i luoghi d’installazione dei nuovi occhi elettronici.

Questi saranno piazzati in Piazza Matteotti, nelle vicinanze della stazione ferroviaria; all’entrata del Parco Aldo Moro, in via Dante; nel piazzale di via Divisione Acqui, davanti al parco di villa Fabris; presso la nuova rotatoria “Al Cristo” ed in Piazza Martiri della Libertà. A queste si devono aggiungere altre due telecamere con sistema di lettura targhe, che saranno installate al Ponte di Ferro, in via Marconi.

“Questo speciale genere di telecamere scelto per il Ponte di Ferro -spiega il comandante del Consorzio di Polizia locale Giovanni Scarpellini- permetterà di tenere sotto controllo uno dei principali ingressi alla città, migliorandone così la sicurezza”. “Il potenziamento della videosorveglianza – dichiara il sindaco Maria Rita Busetti – rientra nel progetto generale “Thiene Città Sicura” dell’amministrazione comunale, volto a garantite la sicurezza al cittadino. La scelta delle nuove aree da videosorvegliare è stata effettuata sulla base dell’analisi territoriale compiuta costantemente dalla Polizia Locale in accordo con l’amministrazione”.  “Stiamo cogliendo risultati molto positivi -conclude- e intendiamo proseguire in questo percorso considerato prioritario senza abbassare la guardia, utilizzando anche, come in questo caso, le opportunità di finanziamento offerte dalla Regione”.

E, almeno per ora, non si parla di installare nuove telecamere a controllo della Ztl. Quelle già presenti stanno ottenendo ottimi risultati, contandosi sulle dita di una mano le sanzioni inflitte dalla Polizia locale per il mancato rispetto del divieto. “I cittadini -spiega il comandante Scarpellini- hanno dimostrato fin da subito un grande senso civico, rispettando il divieto, tanto che le poche persone fermate finora non sono residenti a Thiene”.

Ed in tutto questo, gli spazi di libertà dei cittadini diminuiscono sempre più. Ma, d’altra parte, è molto più semplice continuare a parlare in modo demagogico di sicurezza. Strano però che nessuna amministrazione comunale abbia mai pubblicato i dati sui reati commessi sul proprio territorio da quando le nostre strade sono piene di telecamere e di pattuglie miste forze dell’ordine-esercito. Come, d’altra parte, nessuno più parla delle tanto fantomatiche ronde civili che avrebbero dovuto rendere più tranquille le nostre città ma che non sono mai state create a causa della totale mancanza di volontari. Vuoi vedere che, in fin dei conti, in Italia non c’è tutto questo bisogno di sicurezza?

Alessandro Cavallini

ROSARNO
STORIE DI ORDINARIO SFRUTTAMENTO DEL LAVORO

Rosarno, 26 aprile 2010 – Ricordate i fatti di Rosarno, con annessa rivolta degli immigrati [LEGGI QUI]? Uno scontro etnico, disse qualcuno. E qualcun altro inneggiò alla conseguente rappresaglia contro i barbari invasori che avevano allarmato e ferito la civile vita sociale della città calabrese. Ebbene, no: dietro la rivolta c’era solo la solita storia dello sfruttamento del capitale  e della criminalità organizzata sui lavoratori.

La procura della Repubblica di Palmi, infatti, ha accertato l’esistenza di un’organizzazione criminale che si occupava di reclutare e sfruttare gli immigrati. Braccianti extracomunitari clandestini ma anche, ed erano la maggioranza, con regolare permesso di soggiorno per un compenso quotidiano di pochi euro, erano costretti a lavorare in condizioni disumane nei campi fino a 14-15 ore al giorno.

30 persone sono state poste in regime penitenziario o sottoposte agli arresti domiciliari. Fra loro, a riprova che di etnico in quei fatti c’era ben poco, e che il vero fattore cosmopolita è il capitalismo, ci sono alcuni immigrati che avevano salito le scale della criminalità organizzata diventando caporali dello sfruttamento messo in atto dal capitalismo.

Uno sfruttamento che non conosce razza, etnia, colore della pelle, nazione, religione ma solo e sempre la medesima logica: quella del profitto über alles.

SI MUORE A CARBONELLA
IL FEDERALISMO NON CI SALVERÀ

Busalla (GE), 24 aprile 2010 – Si apprestano le celebrazioni del fatidico 25 aprile. L’Italia “per bene” (?) si stringe intorno ai valori dell’antifascismo e della repubblica nata dalla resistenza. Intanto, però, la popolazione soffre i mirabili effetti di un sistema che senza quasi opposizione si consolida intorno all’indiscutibile primato del pensiero unico dominante: il liberismo. E ne muore.

A Busalla, in provincia di Genova, è morta una bambina di 12 anni, asfissiata dal monossido di carbonio formatosi nella stanza a causa di un braciere a carbonella usato dalla madre per riscaldare la casa. Ma come?, si chiederà: ci si riscalda ancora con un braciere? Sì, se l’azienda fornitrice taglia il gas per insolvenza delle bollette.

E poteva andare peggio. Al momento della morte della piccola, nella stanza c’erano anche la mamma e la sorellina di un anno. Sono state salvate dalla zia che, non ricevendo risposta al telefono, si è recata nell’appartamento dando l’allarme.

Sono le gioie del capitalismo, le infamie di chi antepone il profitto di un’azienda che produce beni primari per il riscaldamento e l’alimentazione alla salute fisica e persino alla vita dei cittadini.

E, oltre ai celebranti le radiose giornate di aprile di 65 anni fa,  c’è pure qualcuno che si intestardisce a pensare che il federalismo di marca padana o il presidenzialismo nazionale siano gli antidoti a tutto questo e, anziché focalizzare la propria attenzione sui diritti civili essenziali violati, preferisce discettare sulle architetture costituzionali presenti o prossime a venire.

Una maniera come un’altra per sviare su derivati di seconda o terza scelta il fuoco del problema.

Avanti, popolo (degli stupidi).

IMMIGRATI
FATTI DI STRAORDINARIA AMMINISTRAZIONE

Quartu Sant’Elena (Ca), 22 aprile 2010 – In un’Italia sempre più egoista, due segnali che danno speranza. In Sardegna, i cittadini hanno fischiato le forze dell’ordine che ammanettavano un senegalese. E Fini, nello scontro con il premier, ha ricordato i valori della solidarietà con i migranti. A Quartu Sant’Elena, vicino a Cagliari, le persone che hanno assistito al fermo del senegalese che si opponeva alle manette, gridava: lasciatelo lavorare. Non siamo in un regime. La polizia non è stata certo a sentire i moniti di civiltà. Non pensava di avere davanti a sé un essere umano, la sua dignità. Non ha pensato di avere davanti a sé un lavoratore. Ma ha pensato di esercitare potere, di umiliare, di esercitare un’inutile violenza. Una volta tanto i cittadini, i cosiddetti italiani (in questo caso sardi), non si sono fatti vincere dalle paure costruire ad arte, non hanno pensato di preservare il nulla che li circonda. Hanno pensato la cosa più immediata, più normale. Hanno pensato che quella persona era come loro. Era, è un essere umano come loro. Uno che merita il rispetto che merita un loro fratello, un loro amico. Ha ragione Gianfranco Fini quando, nel confronto serrato con Berlusconi, ha ricordato il dramma di tanti migranti. Un dramma che non si può affrontare con denunce, delazioni, carcere. Quel dramma, il dramma di persone come noi, va affrontato rivedendo la legge, garantendo una cittadinanza allargata, garantendo il rispetto di tutte le religioni. Il dato incrociato del discorso di Fini e della protesta dei cittadini di Quartu è un piccolo segnale. Ma un è comunque un segnale importante che tutti, nel loro piccolo devono cavalcare, contrastando la paura e imparando a fischiare quanto qualsiasi essere umano viene incarcerato perché non conforme alla norma.

Angela Azzaro

BOSSI (RI)VUOLE LA SECESSIONE

Italia, 22 aprile 2010 – In questi giorni si sta consumando la rottura tra Fini e Berlusconi sullo strapotere della Lega Nord all’interno della coalizione del centrodestra. A gettare ulteriore benzina sul fuoco, ci pensa ora Umberto Bossi con un’intervista al giornale spagnolo El Pais, in cui, senza tanti giri di parole, ha definito la Padania “una nazione”. «Ci tengono come schiavi, e diamo loro tutti i soldi. Il Nord vuole essere padrone della sua casa, e che la sua casa sia riconosciuta». Il Senatur ha poi parlato della riforma federalista, affermando che i decreti attuativi saranno pronti in dicembre, con la legge finanziaria. E dopo l’approvazione di questa riforma, sarà pronto a discutere anche con l’opposizione: «Sì, negozierò. Ma dopo l’adozione in Consiglio dei ministri». Bossi ha aggiunto che «i comuni del Nord [devono ottenere] «quello che meritano, sono stanchi di aspettare». E non sono mancate ovviamente stoccatine all’ (ex?) alleato Fini: «Abbiamo un sacco di voti. Senza di noi, sono deboli. Fini sa fare i conti e quindi sa che ha bisogno della Lega. Sa che fuori dalla coalizione di governo non ha alcun posto. O quantomeno non così importante». Comunque il Senatur non teme un’eventuale scissione all’interno del Pdl, poiché Berlusconi gli ha assicurato che «Le faccio io le riforme, con Calderoli. Siamo una coppia ben allenata. Parliamo con Berlusconi e con Giulio Tremonti. Poi portiamo le riforme al Consiglio dei ministri». Riguardo al voto per gli immigrati, Bossi è categorico nel dichiarare di essere contrario: «No, no, per nulla. Votano i nostri. E che votino per la Lega». E subito questa intervista ha rilanciato in Italia il pericolo secessionista rappresentato dai padani. «Nella sua versione estera, Bossi, forse credendosi al riparo, riacquista il dono della chiarezza e rivela che la Lega non ha abbandonato i suoi intenti secessionisti», ha commentato Filippo Penati, coordinatore della segreteria di Pierluigi Bersani. «Bossi è tornato infatti a far risuonare toni e termini, tipici del campionario leghista delle origini, che credevamo ormai abbandonati. Verrebbe da pensare che gli atteggiamenti di maggiore responsabilità e rispetto istituzionali assunti in questi ultimi tempi altro non siano che una copertura tattica e che il vero scopo della sua azione di governo sia un ritorno alle vecchie parole d’ordine secessioniste. Anche considerando che governa moltissime istituzioni locali e ha un ruolo importante a livello nazionale è giunto il momento che la Lega chiarisca una volta per tutte le sue posizioni e la smetta con questo sdoppiamento tra partito di lotta e partito di governo». Ma noi pensiamo che nessun chiarimento sia necessario. La Lega, fin dalla sua nascita, ha avuto un solo obiettivo: la secessione. E nel suo progetto di distruzione dell’Italia sta trovando in Berlusconi un valido alleato. Il Cavaliere afferma spesso di voler passare alla Storia con il proprio operato politico. Se continua così, ci riuscirà sicuramente poiché il suo nome verrà ricordato come quello di chi è riuscito a cancellare il nome Italia dalle cartine geografiche dell’Europa.

Alessandro Cavallini

NIENTE LACRIME SIAMO BAD GIRL

Italia, 20 aprile 2010 – Sabato scorso Susanna Tamaro [nella foto], in una pagina intera della cultura del Corsera, piangeva sul fatto che le donne fossero tornate indietro. Colpa del femminismo, naturalmente. E colpa delle solite veline, ormai bersaglio di uno sport nazionale che, non sapendo e non potendo esprimere altro, se la prende sempre e solo con le donne. Una volta perché stanno in casa, una volta perché lavorano troppo, un’altra perché si vestono troppo, per poi stigmatizzarle perché troppo nude. Da anni assistiamo alle esternazioni di uomini che dicono alle donne come devono essere, come si devono comportare. A ruota li seguono altre donne che non paghe di quello che dicono e fanno loro pretendono di impartire lezioni alle altre. Sul Corsera le reazioni sono state immediate, e – per fortuna – contrapposte. Maria Luisa Rodotà, la giornalista femminil (femminista) del luogo comune, s’è messa a piangere come un vitello, sul fatto che siamo tornate indietro, che non abbiamo diritti, che siamo – come si diceva all’inizio – totalmente sfigate. Ma una sua collega sempre del Corriere, Marina Terragini, le ha risposto: basta con le lacrime, con le lamentele, con una descrizione delle donne sempre e solo costrette nel ruolo di vittime. Ma è fuori dal quotidiano milanese che il dibattito si è fatto più interessante. Vi consigliamo due articoli. Uno di Bia Sarasini (sul sito Donne e altri). Sarasini nota come l’uso del corpo da parte di tante giovani donne è frutto della libertà conquistata e non è la conseguenza di una subalternità ancora da ribaltare. Subalternità che invece si può riscontrare nel giudizio espresso proprio da Tamaro. Le parole più chiare le trovate nell’articolo scritto da Ritanna Armeni sul Riformista stamattina in edicola. Scrive Armeni rivolta a Tamaro: «Anche lei – mi pare – sia pure con sofferenza condivide quella nuova antipatia per le donne che ormai dilaga fra molti uomini. E quella misoginia moralista che purtroppo è diffusa anche nel nostro sesso». Questo ennesimo dibattito sulle donne ci permette di precisare alcune cose. E’ arrivato il momento di smettere di parlare delle donne sempre come vittime o come minus habentes e porre invece, se proprio si vuole affrontare il rapporto  tra i sessi, la questione maschile. Se io vedo in tv un programma sulla politica fatta da soli uomini, non mi lamento che non ci siano donne, ma mi chiedo come quegli uomini lì presenti non si vergognino di formare un consesso così parziale e di genere. Ma quello che oggi emerge è soprattutto un altro dato. La campagna moralizzatrice, condotta soprattutto dalla destra di Travaglio contro le veline e le escort, è l’altra faccia del maschilismo, perché ancora una volta giudica le donne per quello che fanno e per come si comportano. Come dicono Sarasini e Armeni, quelle giovani bad girl sanno molto bene quello che fanno e dicono. Molto più degli uomini e delle donne che contro di loro puntano il dito.

Angela Azzaro

ROMA HA VINTO
GRAZIE DEA ROMA

Roma, 19 aprile 2010 – Scrivevamo che certi segni relativi ad una recente partita di calcio del campionato di calcio italiano, l’ultima Roma-Inter per l’esattezza, andavano intesi come auspicio degli dèi, anzi della Dea Roma, a protezione della squadra che porta il Suo Nome (LEGGI QUI). In quell’occasione, facevamo esplicito riferimento al palo di Milito colpito all’ultimo istante dell’incontro che decretò la vittoria giallorossa, nonostante le angherie arbitrali, ai limiti e oltre i limiti del sopruso, come regalo della Nostra Dea che, alla fine, s’era prodigata Ella stessa a far sì che l’ingiustizia non si compisse. Al che, Le invocammo di continuare a restar desta perché avremmo avuto ancora bisogno di Lei. Bene, bisogna dire che la nostra preghiera alla Dea, nelle due giornate di campionato successive, hanno accolto il suo favore. In Fiorentina-Inter, stavolta al primo  minuto di gioco, ha deviato la zuccata del solito Milito sul legno della porta gigliata. In Roma-Atalanta, invece, ha trasformato un innocuo tiro di Vucinic in gol, allargando braccia e gambe del povero Consigli  per far sì al pallone di infilarsi in rete, consentendo il fatidico raggiungimento della cima della classifica della Roma Nostra. E se nulla ha potuto per bloccare i meneghini contro quella banda alla deriva della Juventus che fu (perché anche gli Dèi hanno un limite e di fronte al Nulla bianconero c’era ben poco da fare per risollevarne le sorti…), il meglio lo ha espresso ieri, nel corso del Derby. Dopo aver assistito ad un primo tempo giallorosso di rara insensatezza, prima ha suggerito all’Imperatore Claudio (Ranieri) la più audace mossa che allenatore abbia mai compiuto sulle rive del Tevere, sostituendo Generale Totti e Vicegenerale De Rossi in stato di evidente trance agonistica e quindi deleteri alla causa; poi, ha spinto il Console Julio (Sergio) a parare un rigore e, infine, ha paralizzato Muslera sul calcio di punizione di Vucinic, che sarà stato pure una sassata di “rara potenza”, come dicono i telecronisti, ma è pure vero che la sfera si è insaccata centralmente facendo la riga in mezzo alla chioma del povero portiere della squadra ciociara… Ora, questi sono i fatti: la Roma, a  sole quattro giornate dalla fine, mantiene il comando della classifica ma non ha ancora vinto nulla. Certo, consultando i segni fin qui manifesti, sorge forte la speranza che la Gran Dea dell’Urbe Capitolino continui ad assistere i suoi amati colori fino al compimento del destino. Ed è per questo che: «Roma divina, a Te sul Campidoglio / dove eterno verdeggia il sacro alloro / a Te nostra fortezza e nostro orgoglio, / ascende il coro». P.S. Sento le genti ciociare, in ispecie per voce del loro caporale agricolo, tal Reja, pretendere giornate e giornate di squalifica per il pollice verso mostrato dal Generale Totti in riferimento alle loro precarie sorti. A parte che il gesto è stato successivo al calcio a freddo rifilato nel dopopartita da Radu a Perrotta, si ricorderanno mai del gesto dell’ombrello fatto dopo un inopinato gol del loro Chinaglia sotto la Curva Sud o quello di un certo Di Canio che mostrava il tre con la mano in riferimento ad un altro punteggio a noi avverso? Ortaggi Vostri…

ECCO LA FLESSIBILITÀ CHE CI PIACE

Caselle di Sal vazzano (PD), 15 aprile 2010 – Presso il terminal italiano della Zf, azienda metalmeccanica tedesca, situato a Caselle di Selvazzano, in provincia di Padova. E’ stato infatti stabilito un nuovo sistema di orario lavorativo, subito ribattezzato “orario a menu”. Per la prima volta in Italia, ciascun dipendente ha una personale tabella di lavoro che cerca di rispettare le esigenze personali e gli impegni extralavorativi. La multinazionale tedesca, che sforna ingranaggi per motori marini, ha produzione continua, ma l’orario dei dipendenti è diversificato per ognuno. Questo è il frutto delle trattative tra azienda e sindacati. Ogni due mesi i lavoratori compilano una richiesta con le loro preferenze sui tempi di lavoro, mentre l’impresa presenta il piano sulle necessità produttive. A quel punto spetta ad un apposito software bilanciare le diverse esigenze, e quello che ne esce è l’orario di ciascun lavoratore. Sono due le tipologie di orario: di “carico” oppure di “scarico”, a seconda che si voglia avere più o meno tempo libero, rispetto alla media settimanale di 40 ore. Il bilancio complessivo delle ore viene fatto a fine anno. «Ci abbiamo guadagnato tutti. Abbiamo abolito lo straordinario, strumento in mano ai capetti, e l’abbiamo sostituito con un premio per la flessibilità. Così ognuno può bilanciare la sua vita familiare con quella della fabbrica, e in tempi di asili che chiudono e di anziani da accudire non è poco»: queste le parole di Luca Bettio, rappresentante sindacale dell’azienda. E così i lavoratori possono utilizzare il tempo libero per dedicarsi ai figli, occuparsi di volontariato ed addirittura prendersi una laurea in ingegneria studiando nelle ore a casa. «La fabbrica era una gabbia rigidissima, come nella Manchester dell’800, noi siamo riusciti a rompere quel meccanismo e a gestire la flessibilità in modo collettivo e con vantaggio reciproco», racconta Gianluca Badoer, operaio della Zf. E i risultati si vedono già: l’assenteismo è diminuito, mentre sono aumentati la puntualità nella consegna e i margini di redditività. E la sociologa Marina Piazza ha fatto notare un ulteriore aspetto positivo di questo sistema innovativo. Per realizzare “l’orario a menù”, tutti hanno dovuto imparare a fare tutto. In questo modo è aumentata la professionalità di ciascuno. «È la prova che non bisogna avere paura a cercare orizzonti più ampi, fatto importante in un periodo in cui si deve immaginare una nuova mappa del welfare». Ma soprattutto vi è stata la dimostrazione di come sia possibile trovare degli accordi tra Capitale e Lavoro all’interno del medesimo sistema produttivo. L’importante è avere ciascuno rispetto del rispettivo ruolo, perché quando si raggiunge l’armonia tutti ne traggono vantaggio, in primis i lavoratori.

Alessandro Cavallini

AGGUATO CONTRO IL BLOCCO STUDENTESCO 9 FERITI FRA CUI IL LEADER FRANCESCO POLACCHI

Roma, 14 aprile 2010 – Una decina di ragazzi del Blocco Studentesco sono rimasti feriti e dopo essere stati aggrediti da un centinaio di esponenti dei centri sociali davanti alla facoltà di Lettere di Roma Tre, in via del Valco di San Paolo, mentre affiggevano manifesti in vista delle prossime elezioni del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari. Nove militanti del Blocco sono finiti in ospedale, sei di loro con ferite gravi e prognosi di decine di giorni. Tra questi anche il presidente nazionale del Blocco Studentesco e candidato al Cnsu, Francesco Polacchi, attualmente ricoverato al Cto di Roma per una frattura scomposta dell’avambraccio e due ferite in testa che hanno richiesto dieci punti di sutura.

«Si è trattato di un vero e proprio agguato – spiega Polacchi – . Eravamo una quindicina di persone e stavamo facendo affissione, come è prassi nei periodi preelettorali, quando abbiamo visto sbucare dal nulla un centinaio di persone armate di caschi, sassi, bastoni, catene, che ci sono venute addosso, forti del fatto di essere oltre quattro volte superiori a noi nel numero». Alcuni cittadini che abitano proprio sulla via dove sono avvenuti gli incidenti hanno assistito alla scena, fornendo la propria testimonianza dei fatti al commissariato “Esposizione”, nel quartiere Eur. «Dalla dinamica dell’aggressione, sembra evidente come l’attacco fosse premeditato – aggiunge Davide Di Stefano, responsabile nazionale del Blocco Studentesco -. Un’azione violenta e intimidatoria pianificata a tavolino per impedirci di fare politica nelle università. E’ chiaro che un gesto di una tale gravità nasce dalla convinzione di godere di una totale impunità e richiede una risposta adeguata. E noi questa risposta la pretendiamo dal rettore di Roma Tre, Guido Fabiani, tenuto a garantire l’agibilità politica per tutte le liste che partecipano alle elezioni universitarie, e prima ancora dalle istituzioni, dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni e dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, fino al neoeletto governatore del Lazio, Renata Polverini, il cui massimo impegno dovrebbe essere quello di tutelare la sicurezza dei cittadini».

Il Fondo Magazine e il suo direttore, Miro Renzaglia, esprimono totale solidarietà ai ragazzi feriti nell’agguato, al Blocco Studentesco e a CasaPound Italia.

UN ITALIANO SOLIDALE SENZA SE E SENZA MA

Adria (BS), 13 aprile 2010 – Non c’erano solo i bambini di Montecchio Maggiore (Vicenza) ad avere avuto qualche noia con i refettori scolastici dove, per mancata adempienza dei genitori al pagamento della retta, si erano visti consegnare a pranzo, dall’Amministrazione comunale a forte tenuta di centrodestra, pane ed acqua (leggi QUA “Un popolo a pane ed acqua”). Ci sono pure gli infanti di Adra. Ad Adra, però, ha provveduto un onesto imprenditore locale che ha devoluto, nel più assoluto anonimato, 10.000 euro per le spese vive. Non basta. L’onesto imprenditore, oltre a non averne voluto sapere di rivelare il proprio nome e cognome non ha, meno che mai, accettato i ripetuti inviti a partecipare a quei talk show dove regnano i nostri sovrani democratici che discettano del nulla nel quale sono soliti avvolgere le loro alte benemerenze politiche. Una lezione di stile dove, una volta tanto, l’anonimato segna il punto di una superiore umanità. Le sue ragioni sono avvertibili nella lettera al Corriere della Sera, accompagnata dal PDF con cui spiega agli amministratori del suo comune le ragioni del gesto. <<Caro direttore, ringrazio il Corriere della Sera per lo spazio che mi ha dedicato. Ho ricevuto tante richieste di interviste e di presentarmi in qualche trasmissione tv, ma ho detto di no per ribadire che con il mio gesto non cercavo alcun protagonismo. Chiedo il rispetto dell’anonimato, non per pudore o per paura, ma perchè quello che penso su questo argomento è tutto scritto nel documento e credo che ci si debba occupare delle idee prima che delle persone. Se interessa il tema della solidarietà rivolgetevi a tutti quelli che danno gratuitamente una cosa più importante dei soldi che è il loro tempo. E sono tanti e in silenzio. Inoltre, nel documento che ho lasciato nel mio Comune (leggi QUA) mi riferivo alla politica locale che conosco e in particolare parlando del segretario intendevo il segretario di Adro. Se qualcuno ritiene che alcune considerazioni hanno valenza generale sono sue legittime deduzioni. Non iscrivetemi nel gruppo dei soloni che hanno in tasca la soluzione dei problemi del mondo. >> Mi raccomando: leggete bene soprattutto i concetti contenuti nelle sue due lettere: la morale è tutta lì…

TRE TERRORISTI ITALIANI ARRESTATI IN AFGHANISTAN

Kabul, 12 aprile 2010 – Tre membri italiani della pericolosa organizzazione terroristica internazionale Emergency, sono stati arrestati per evidente fiancheggiamento alle forze di resistenza contro le invincibili armate dell’Occidente.  Il chirurgo Marco Garatti, l’infermiere Matteo dell’Aira e il tecnico Matteo Pagani, dopo il ritrovamento di pistole, granate e cinture esplosive nell’ospedale di Lashkar-Gah gestito dalla loro criminale organizzazione, rimangono in stato di detenzione nelle carceri afghane. Inutile l’atto di difesa del Capo di Emergency, Gino Strada [nella foto] che dichiara: «scadute le 72 ore di fermo, si può parlare a tutti gli effetti di sequestro». Sagge, invece, le parole del sub ministro italiano agli esteri, Franco Frattini che, in pieno accordo con i vertici plenipotenziari americani e della Nato dichiara: «Se cominciamo a parlare di sequestro trasformiamo in una vicenda politica quella che è una investigazione alle prime battute, che vogliamo seguire garantendo i pieni diritti ai nostri connazionali». Confortato in tale solare presa di posizione, dal sub ministro per la difesa (sempre italiana) Ignazio La Russa che rivolgendosi a Gino Strada, da decenni impegnato nella lotta di sostegno medico alle riottose forze terroriste dei paesi canaglia, lo invita a: «evitare di accusare il governo afghano di gridare al complotto della Nato e di tirare dentro il governo italiano». Dispiace che la granitica fedeltà alla Missione che tutela la Nostra Gloriosa Civiltà in quelle barbare e desolate contrade, possa essere adombrata dalle ignominie di uomini senza patria e senza onore ma, grazie al Dio degli Eserciti del Bene Assoluto, siamo nelle mani di due grandi statisti (Frattini e La Russa) che sanno da quale parte stare sempre e comunque. Che i reprobi traditori del Superiore Destino a cui la Storia ci ha chiamati paghino il fio delle loro colpe nelle fin troppo comode celle delle carceri afghane. Avanti, popolo (della libertà).

I numeri arretrati di  sono QUI

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