Gli strappi di Fini. E se D’Alema un giorno…

Angela Azzaro

Il commento più incredibile lo ha scritto domenica Angelo Panebianco. Secondo l’editorialista del Corriere della sera l’offensiva di Gianfranco Fini avvantaggerebbe la Lega. La rottura del presidente della Camera, nata proprio per contrastare il potere reazionario e pericoloso del partito di Bossi, se consumata davvero otterrebbe il risultato opposto. Ma è solo un parere, tra i più folli, suscitati dalla presa di posizione del presidente della Camera, che è finalmente andato allo scontro aperto con il premier Silvio Berlusconi.

Ma dire folle non è la parola esatta. Perché in queste ore la ridda di commenti, analisi, reazioni e dichiarazioni ha soprattutto un altro sapore, un sapore di antico, vecchio. Obsoleto. E’ come se, mentre le lancette della politica corrono a tutta velocità, la testa dei politologi ma anche di molti uomini che la politica la fanno fossero rivolti al passato. Ad un passato che come ricordava il direttore del Secolo d’Italia, Luciano Lanna, nel suo commento alla crisi di venerdì scorso, ha attraversato diverse fasi e soprattutto non è più possibile invocare invano dopo decenni di sistema politico fondato sul bipolarismo. Che senso ha, scriveva Lanna, chiedersi oggi come sia andato questo o quel congresso di Alleanza nazionale o chiedersi oggi se valeva la pena sciogliere An per fondare il Pdl? E’ passato solo un anno, qualcuno ha obiettato, pensando alla scelta fatta dagli ex missini. Ma in un anno è successo di tutto. E tutto può ancora succedere.

E’ per questa ragione che Piero Sansonetti, direttore del settimanale Gli Altri, ha scritto domenica un commento sul Riformista in cui chiede al centrosinistra di fare un passo avanti nei confronti di Gianfranco Fini. «I vecchi steccati devono cadere», scrive Sansonetti e dà ragione a Massimo D’Alema che sabato alla direzione del Pd ha lanciato la palla al presidente della Camera. Una bella mossa che come prevedibile ha spiazzato molta parte del suo partito, a partire da Dario Franceschini. Ma chi ha ragione? Per Sansonetti non ci sono dubbi: ha ragione D’Alema. Il più vecchio, come età e pratica politica, il più moderno nel capire dove sta andando oggi la politica. Finite le ideologie restano gli ideali, restano le proposte. E allora, si chiede Sansonetti e noi con lui: un elettore di sinistra si sente più vicino, sui temi per esempio della laicità, a Franceschini o a Fini? Beh, è molto probabile che la maggioranza delle risposte pendano a favore del presidente della Camera.

L’assalto di Fini e dei finiani al potere unico e indigeribile del premier suscita reazioni che vanno al di là delle loro stesse previsioni. E’ come se avessero innescato un meccanismo che potrebbe prendere due direzioni opposte: il rafforzamento della vecchia politica, fatta per preservare gli interessi della classe dirigente e delle lobby economiche ad essa collegata, oppure potrebbe suscitare una reazione virtuosa di mescolamento, di attraversamento. Per favore, niente a che vedere con il trasformismo. Siamo in una nuova fase, dove superati schematismi e appartenenze legati alla storia della prima repubblica e sopravvissuti alla seconda, si è creato lo spazio per inedite alleanze. In nome di cosa?

Una risposta, molto chiara, la dà il domenicale del Secolo. Si torna a fare politica, dice il giornale più vicino a Fini. E per politica, spiega Filippo Rossi, si intendono molte cose. Una lista molto lunga. Ma anche, per tanti aspetti, condivisibile. E’ una lista di parole come: libertà, partecipazione, legalità, diritti, onestà, futuro, amore. Lavoro. Felicità. Le abbiamo prese a caso dall’articolo di Rossi, ma il tenore delle altre è sempre lo stesso. Segnano un programma opposto alla politica berlusconiana. A tal punto opposto che tra i motivi della rottura e della differenza il domenicale segnala la morte di Eluana Englaro. La sua fine ma anche la speculazione politica fatta sulla sua storia, sull’esperienza e il dolore del padre e della madre. Non credo che a sinistra ci siano molti in grado di fare altrettanto: o per incapacità di comprendere come i temi etici oggi siano il cuore della politica, oppure per subalternità al Vaticano anche nello schieramento opposto a Berlusconi sono i più a tacere e a non fare della morte di Eluana uno spartiacque. Fini lo ha fatto. E questo elemento, forse più di tanti altri, dimostra come la sua sfida per quanto oggi minoritaria nei numeri, potrebbe essere alla lunga vincente. Una scommessa che riguarda la destra, ma anche la sinistra, perché le mette entrambe in discussione rispetto a certezze ormai superate e che non danno più risposte al Paese. Perché poi alla fine dei conti di questo parliamo: della capacità di fare di un paese arretrato sul piano dei diritti (sia civili che sociali) un’Italia migliore. Fini ci sta provando. Nel passato non è stato così bravo? Oggi lo è, questo conta. Conta, come ha scritto il notista politico Pierluigi Battista su facebook, che oggi Fini è stato coraggioso.

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