Flavia Perina. Caro Silvio NON togliamo il disturbo…

Angela Azzaro

INTERVISTA FLAVIA PERINA

L’intervista che segue è stata concessa dall’on. Flavia Perina in esclusiva per Il Fondo.

La redazione

«Restiamo nel Pdl con lealtà. Non abbiamo nessuna intenzione di levare il disturbo, ma neanche di rinunciare a fare politica esprimendo le nostre opinioni». Flavia Perina [nella foto], non ha paura a pronunciare parole chiare, oggi più che mai che è una delle deputate rimasta fedele non tanto e solo al suo leader, Gianfranco Fini, ma a un percorso politico e culturale di cui è stata diretta protagonista anche grazie al laboratorio del Secolo d’Italia da lei diretto. Per molte donne, anche di sinistra, è lei uno dei volti di una destra diversa: una destra che parla di diritti, di solidarietà e che considera le donne non come veline, ma come teste pensanti.

Dopo i toni drammatici della Direzione, nell’intervista di Annunziata a Fini, il presidente della Camera è sembrato determinato nell’andare avanti. Quindi niente scissione?

Nessuna scissione, noi restiamo. E ribadisco: restiamo con lealtà. Ma come ha detto bene Fini non si può più respingere la prospettiva di una dialettica interna. Insomma non possiamo più rinunciare ad esprimere le nostre posizioni politiche. Lo stesso Bossi tenta di alzare i toni per riprendere forza all’interno del Pdl: ha capito che ora i riflettori sono puntati su una nuova fase.

Fini ha chiesto a Bossi di incontrarsi. Il presidente della Camera da Annunziata ha detto sì al federalismo, ma tutelando l’unità del paese e la coesione sociale.

E’ stato il passaggio più importante dell’intervista. E’ importante spiegare a Bossi la nostra posizione. Anche noi pensiamo che si debba procedere a moralizzare i centri di spesa e a responsabilizzare i dirigenti locali, ma questo non può essere fatto a scapito dell’unità nazionale.

Ci sono ancora ex elettori o militanti di An che rimproverano Fini per la scelta di entrare nel Pdl. Alla luce degli ultimi avvenimenti è stato un errore?

Fu una scelta meditata per fare politica in condizione di bipolarismo. Il centrosinistra si stava organizzando nel Pd, ci sembrava importante attrezzarci a fare lo stesso per diventare un Paese europeo con due forze politiche e due leadership contrapposte. Questo discorso è valido ancora oggi.

L’altra accusa, da destra, è che siete diventati troppo di sinistra, di aver smarrito i vostri valori. Ma è davvero così?

I temi che poniamo noi sono al centro del dibattito della destra europea. Sarebbe davvero singolare che proprio un partito come il nostro, che si richiama alla libertà, non ne possa discutere con spirito libertario. Nel congresso di fondazione del Pdl abbiamo deciso, nello scrivere la Carta dei valori, di riferirci direttamente a quella del Partito popolare europeo. In quella carta si parla di coppie di fatto e si afferma il principio della libertà di coscienza rispetto ai temi etici. In quella carta si dice che prima viene la persona. Dobbiamo allora agire di conseguenza sia che parliamo di libertà individuali sia che affrontiamo il tema dell’immigrazione.

L’inizio dello scontro tra finiani e Berlusconi inizia un anno fa a proposito delle candidature per le Europee. Troppe veline aveva obiettato Sophia Ventura su Fare Futuro.

Uno dei punti cruciali resta quello del protagonismo femminile. Fini lo ha affrontato già nel 2006, decidendo di far eleggere una donna ogni due uomini. Lo fece sollevando un polverone, ma grazie alla sua battaglia in An molte di noi sono entrate per la prima volta in Parlamento. Ma stiamo parlando di donne con esperienza. Ventura un anno fa contestava che venissero candidate donne dello spettacolo che non avevano mai dimostrato interesse verso la politica

Dispiaciuta della scelta fatta da Giorgia Meloni passata con Berlusconi?

Capisco che si è messa in moto una dinamica che ha provocato scelte politiche e di coscienza difficili.

Che ne sarà del Secolo?

Nell’ultimo domenicale abbiamo pubblicato alcune delle molte lettere che ci sono arrivate a favore di Fini. Vogliamo dimostrare che non è isolato come si è voluto far crede. Abbiamo anche pubblicato il discorso integrale di Fini alla direzione nazionale, visto che sul sito del Pdl è l’unico che manca. Il presidente della Camera è un valore aggiunto e chi pensa di mandarlo via è un irresponsabile che gioca alla sconfitta del centrodestra.

Ma avete paura di ripercussioni contro di voi?

Sarebbe un clamoroso autogol per chi si richiama ai valori della libertà e ora addirittura dell’amore.

Rivendicate il ruolo di destra moderna ed europea, ma il Secolo d’Italia è il giornale che punta di più a mettere in discussione la dicotomia destra-sinistra. Come conciliare queste due tendenze?

Ci sono valori fondanti che è impossibile rinchiudere nei paletti di destra e sinistra. I diritti della persona contro quelli della casta, per esempio, devono essere valori comuni. In un’epoca post ideologica certe contrapposizioni non valgono più.

Finite le ideologie, cosa resta?

Restano diverse visioni della politica. Il garantismo è oggi un valore soprattutto della destra mentre c’è una sinistra che insegue il giustizialismo. Garantismo però non vuol dire certo impunità. Le proposte politiche vanno misurate anche per la capacità che hanno di rappresentare la vita reale delle persone. Da piazza San Giovanni, Bossi ha detto che ha capito che Berlusconi era un suo alleato quando insieme hanno fatto la battaglia contro la “famiglia trasversale”. A parte che non si capisce neanche bene che cosa intenda per trasversale, ma al di là di questo non dimentichiamo che gli italiani vanno pazzi per fiction come i Cesaroni in cui la famiglia è, come nella realtà, molto diversa da quella di un tempo.

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