Marco Travaglio. Hate for dinner

Arba

Il vero identitario è lui: Marco Travaglio. Senza il programma Annozero, una parte del pubblico televisivo sarà indubbiamente in uno stato di mal celata “pace dei sensi”. Una delizia estatica la loro vita. Il susseguirsi dei giorni, il ticchettio dei minuti, (meno… travagliati), un puro godimento. Chi considera i due giornalisti Michele Santoro e Travaglio come la santa Inquisizione politica, non disinteressata, che si vuol far passare per forma inconsueta di nuovo giornalismo morale, respirerà al momento più sicuro e rilassato.

Prendo le distanze da questi brutti ceffi anti-Annozero, in una forma di divino e politicamente corretto distacco. Ma noto che un compiacimento del ruolo di Inquisitore celeste e di fustigatore pubblico, messianicamente “unto” per la missione, porta l’egocentrismo, normalmente racchiuso fra determinati parametri, a livelli cosmici. E’ anche lecito assumere che Travaglio soffra di identitarismo razzista, inteso come: “Prima Travaglio” e “Tolleranza zero contro chi non mi segue”, come è stato dimostrato nella sua ultima discussione pubblica con il giornalista Nicola Porro.

Marco Travaglio è peraltro di una brutale simpatia/antipatia alla quale, e non si scappa su questo, nessuno sa resistere. Sferzante e feroce, dagli occhi blu di un ghiaccio polare, quando si infiamma è quasi indescrivibile.

Ma, accidenti a lui, quando parlava dell’odio, allora veramente mi ha lessicalmente azzerata. Mi ha “letteralmente” sconquassato. L’ho sentito per qualche istante vicino come non mai. Profondamente umano, troppo umano. Uno di noi, insomma. Uno come noi. Con il medesimo istinto di sopravvivenza, le stesse paranoie.

Profondamente berlusconiano, alla fin fine. Cioè, per una volta Travaglio è stato politicamente e grandemente scorretto. Una spinta intellettuale di grande valore. Un invito a meditare.

Quel suo: «ognuno a casa sua, nel suo intimo, è libero di odiare e di amare chi gli pare e non esiste in democrazia che i cittadini siano obbligati a amare coloro che li governano». Oppure quel: «Per cui leviamoci dalla testa questo ricatto, che non bisogna odiare …» e di seguito: «lo detesto, lo odio, personalmente non lo odio, ma non vedo per quale motivo qualcuno non potrebbe invece odiarlo: l’importante è che si limiti a odiarlo senza fargli niente di male, non esiste il reato di odio, esiste il reato di violenza, di aggressione, di lesioni, di tentato omicidio, di omicidio, quelli sono reati, ma il reato di odio non esiste, dire a una persona «io ti odio» non è un reato…», insomma, perchè non considerare il tutto come uno stimolo di pensiero, di valore morale-religioso-politico?

Chi l’ha definito veleno ed un contributo ad alimentare il clima della tensione pecca di disonestà personale. Tutti, o quasi tutti, abbiamo odiato una volta nella vita. Niente di sconvolgente ammetterlo. Se è un sentimento naturale ha significato parlarne e conviene farlo senza falsi moralismi.

L’odio è una normale emozione umana e, come l’amore, sembra provenire dalla stessa area cerebrale. I due sentimenti sono correlati e di uguale interesse scientifico. Per l’essere umano potrebbe persino risultare meno pericoloso dell’amore, secondo uno studio di un gruppo di scienziati dell’University College di Londra, guidati dal ricercatore Semir Zeki. Di cosa ci preoccupiamo, quindi? L’amore disattiva ampie zone del cervello associate al giudizio e alla nostra maniera di ragionare. L’odio sembrerebbe non produrre questi danni ed è apparentemente meno irrazionale. Attiva sistemi di difesa per prevenire attacchi ed affrontare un eventuale nemico. L’odio non dovrebbe essere contrastato e cancellato ma guidato. Niente di demoniaco: ci appartiene biologicamente. Eppure, viene trattato come un elemento da eliminare perchè considerato scorretto ed immorale, sempre ed ovunque.

Non potrebbe essere che le emozioni  “buone e cattive” non esistano e che il ”buono” significhi unicamente “appropriato” o ”indicato” per uno specifico momento o situazione e che l’odio contro il male sia etico e l’amore verso il male, al contrario, sia profondamente immorale? Non dimentichiamo che una buona dose di odio può rendere un uomo od una donna degli eroi. E che una dose eccessiva di irrazionale amore è in grado di causare gelosie, soffocare e portare all’omicidio di innocenti. L’odio è negativo e l’amore positivo? Non sempre, purtroppo.

Eppure l’odio verso un sistema, persone, concetti, leggi,comportamenti è stato spesso equiparato per gravità ad un crimine. Soffriamo di una sconfortante allergia nei suoi confronti. Questa produce come risultato una negazione del suo possibile contributo ad una crescita morale, ad una liberazione. Ad una difesa intelligente della propria persona e nazione.

Il discorso di Marco Travaglio sull’odio era alquanto coerente con la teoria dell’eticità dell’odio. Il suo, relativo alla politica, seguiva la normale ed innata -logica di difesa- «Chi l’ha detto che non posso odiare un politico e augurarmi che il Creatore se lo porti via al più presto? Un politico si vota, non si ama. In politica non esiste l’amore, non c’è sentimento». Non vedo per quale motivo –– qualcuno non possa odiare …

Moralmente, due pensieri religiosi monoteistici si contrastano apertamente su questa emozione. Il cristianesimo propone un ”ama il tuo nemico” e l’ebraismo ”ama il prossimo ma odia il nemico”. Il primo invita a seguire l’esempio di Colui che dà il Sole e l’acqua a tutti. Ed a seguire dunque il suo esempio. Il secondo crede che quel Colui odi apertamente il male e quindi, odiare, significa seguire il suo esempio. “Possa il suo nome essere cancellato” è un’espressione ebraica che Travaglio pare inconsciamente aver sua fatto sua, applicandola a Silvio Berlusconi. Una differenza di comportamento verso il male e di come attivarsi davanti alla sua presenza.

Il discernimento fra sensato ed insensato potrebbe far sostenere che l’odio fallisca quando diventa irrazionale come l’amore. Limita le possibilità di scelta e la collaborazione nelle relazioni personali ed in quelle specificatamente politiche. E che, quando è elargito in giuste dosi, contribuisca invece al normale funzionamento e proseguimento della Storia. Oppure che la sua assenza potrebbe inibire le nostre vittorie su sistemi ed ideologie o tendenze o persone che consideriamo nocive.

Lo psicologo dell’evoluzione Satoshi Kanazawa alla London School of Economics, oltre ad aver esternato che gli uomini fedeli sono più intelligenti ed evoluti e che i fedeli adottano questo comportamento perché sono in grado di capirne il valore, (mentre gli uomini che tradiscono sono probabilmente più stupidi) o che le donne brutte spariranno col tempo, ha fatto anche notare che una certa forma di razzismo è una tendenza umana innata ed immutabile. Siamo costruiti ad amare membri del nostro gruppo ed a odiare altri gruppi per sempre. L’occidente si è purtroppo adagiato in una pericolosa sonnolenza quando ha iniziato a considerare questo dato come una tendenza da superare e non una dote di sopravvivenza. Le guerre si protraggono per anni per quel motivo e quella al terrore, vista da alcuni come la III guerra mondiale, non sarà mai vinta nonostante gli stati di tipo occidentale posseggano più soldi, un apparato militare tecnologicamente più avanzato e dispongano di un’organizzazione militare attrezzata come non mai. Perchè tutto questo si chiede Kanazawa? Semplicemente perché non odiamo i nostri nemici quanto loro odiano noi. Facciamo praticamente di tutto per perdere l’uso di tutte le nostre capacità umane innate. E siamo in svantaggio.

Per concludere, presumo che Marco Travaglio, esprimendo allora la sua visione dell’odio (esasperata certo), non abbia fatto nient’altro che “essere normale”. Primitivo e per una volta naturale: senza additivi e senza conservanti. E’ andato certamente e superbamente controcorrente. Alternativo e crudo alla perfezione.

”Hate for dinner”, per meditare sul futuro. O ha solo mostrato che, messi alle strette, il – porgi l’altra guancia – scoppia spesso con un bellicoso ”Bumm!”. La biologia ed una naturale moralità decidono per noi.

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