Ma i talebani sono ebrei?

Arba

Le tattiche di guerra cambiano e si sviluppano incessantemente. Ultimamente, la ”caccia al nemico” è influenzata dall’impiego massiccio di droni, aerei senza pilota ovvero UAV – Unmanned aerial vehicles – con alta tecnologia militare. Israele ne è stato un precursore nell’impiego, usandoli in scontri con Hamas e Hezbollah, e al presente viene considerato il più importante produttore nel settore. Israele esporta con la Israel Aerospace Industries innumerevoli aerei droni che dispongono di sistemi molto sofisticati e con grandi capacità strategiche. Usati per ricognizioni ed intelligence, gli ultimi modelli Heron, con molte ore di autonomia di volo, sono in grado di imbarcare anche missili. I contratti di vendita comprendono inoltre supporto tecnico e addestramento del personale. Di conseguenza, anche se Israele non combatte in Afghanistan, la sua presenza aleggia nei cieli afgani in operazioni militari contro i Talibani eseguite da almeno 5 paesi della Nato, Germania compresa. Una cooperazione militare questa, fra Israele e Germania, inimmaginabile fino a poco tempo fa.

Ma i Talibani, o meglio il gruppo etnico Pashtun o Pathan, al quale molti Talibani appartengono, impegna Israele in un’altra sfida tattica ed incredibile, per alcuni ai confini della fantascienza. Israele ha deciso di finanziare la ricerca della studiosa indiana Shahmaz Ali, del National Institute of Immuno­haematology di Mumbai, in collaborazione con l’Istituto Technion di Haifa, per ottenere una risposta scientifica su un possibile collegamento genetico fra alcune tribù pashtun in India, (e poi sui Pashtun in Pakistan, Kashmir ed Afghanistan), e gli ebrei. Da sempre esistono voci e tradizioni, testimonianze e scritti che citano una discendenza israelita fra gli afgani.

Per esempio, nell’Enciclopedia dell’Islam si legge della teoria dei Pashtun/Israeliti come resa nel Maghzan-e-Afghani, resoconto storico compilato nel XVI secolo. Alcune fonti ne sottolineano però le inconsistenze e la considerano un mito debitamente costruito su una tradizione orale durante le lotte Pashtun contro altre popolazioni rivali.

Un libro chiamato il Taaqati-Nasiri dichiara che una tribù che si autodefiniva Bani Israel si installò a Ghor, al sud-est di Herat, Afghanistan per poi migrare a sud. Questi Figli di Israele appartenevano, secondo alcune tramandazioni Pashtun, alla tribù ebraica di Giuseppe. Infatti il ricorrente nome Yusef Zai significa in lingua pashto ”figli di Giuseppe”. La stessa storia sembra venga riportata dallo storico iraniano Ferishta, ovvero Muhammad Qasim Hindu Shah ( 1562-1620). Viaggiatori occidentali ne hanno già parlato due secoli fa e studiosi israeliani moderni hanno eseguito diversi studi sulle varie tradizioni culturali ed accenni storici che riguardano questa possibilità.

Gli Assiri conquistarono il regno di Isrele circa 2730 anni fa e dispersero la maggior parte delle tribù del nord nell’esilio, dietro a quello che si considerava ”il mitico fiume Sanbation”. Il resto degli ebrei non se ne è mai dimenticato ed alcuni ricercatori pensano di averne trovata traccia in Cina, Birmania, Nigeria, Asia centrale, Etiopia ecc. Molti rabbini danno il loro contributo a queste ipotesi per motivi religiosi e per aspettative messianiche. Al contrario, gli scettici e vari commentatori politici fanno notare come il recupero di ”tribù perdute” possa essere una mossa politica per rafforzare la presenza ebraica in Israele e che le ”tribù disperse” siano pedine su una scacchiera sempre in movimento. I Bnei Menashe dall’India e altri gruppi etiopici sono appunto emigrati in Israele.

Peraltro, la possibilità che Pashtun o talibani possano compiere lo stesso percorso inverso di ritorno o conversione non è molto consistente ed attuale ma decisamente remota.

L’antropologa israeliana Shalva Weil della Hebrew University di Gerusalemme ha precisato tempo fa che, nonostante esistano prove convincenti ed il fascino di un mito che persiste da secoli appassioni anche la comunità scientifica, non si dispone per il momento di prove genetiche ed è necessario aspettare i risultati sul DNA Pashtun/Afridi. Ha sottolineato l’ironia della situazione, che appare a tutti, per via dell’animosità della maggior parte dei Pashtun, islamici, verso Israele.

Sempre recentemente, il preside del Dipartimento di lingua pashtu all’Islamia College di Peshawar: il prof. Abaseen Yousufzai (i nomi di alcune tribù pashtun/pathan Rabani, Ashuri, Yussuf-Sai hanno assonanze ebraiche) ha dichiarato che i Pashtun si convertirono all’Islam dopo che un loro leader incontrò il profeta Maometto a Medina ma che gli antenati sono indubbiamente ebrei, confermando così ricerche condotte dall’università di Tel Aviv.

Peshawar in Pakistan, capitale della provincia di frontiera di Nord-Ovest (North-West Frontier Province), è il capoluogo delle aree tribali e capitale culturale, economica e politica dei Pashtun del Pakistan. A Peshawar il fotografo Steve McCurry ha immortalato nel 1985 la famosa ragazza afgana dagli occhi verdi, icona afgana/pashtun.
Diversi specialisti di studi indo-guidaici e entusiasti sostenitori della teoria sottolineano l’importanza che un risultato genetico positivo potrebbe avere: confermerebbe la tramandazione orale Pathan/Pashtun e potrebbe avere un impatto positivo in quella tormentata zona.

Il contributo scientifico indiano si basa sulla supposizione che alcuni gruppi Pathan che risiedono in India possano avere un’ascendenza riconducibile alla tribù ebraica di Efraim. Efraim era una delle 10 tribù ebraiche del Nord d’Israele che furono esiliate dopo l’invasione degli Assiri. Alcuni discendenti di queste tribù arrivarono dapprima in Afghanistan e poi si spostarono in India. I Pashtun/Pathan-Afridi di Malihabad potrebbero esserne gli eredi. Analisi su pratiche religiose ed aspetti culturali della comunità Afridi della città Malihabad, nel distretto di Lucknow, sembrerebbero confermarlo. Inoltre, le similitudini fra alcuni riti ebraici e abitudini diffuse fra remote tribù afgane risulterebbero sorprendenti. Questo specifico distretto indiano fu scelto in base alla consapevolezza che il suo territorio era l’unico facilmente accessibile e non pericoloso. Ci si trovava confrontati con l’impossibilità di  reperire materiale genetico in Afghanistan o nel Nord-Pakistan dove vive la maggior parte dei Pashtun/Pathan.
Secondo la teoria Pashtun-Efraim, gli appartenenti alla tribù israelita avrebbero continuato a praticare alcune tradizioni in segreto per paura di persecuzioni e poi abbracciato l’islam quando questa religione si impose. Una caratteristica specifica Pashtun è quella di propugnare una fedeltà di vita tribale ad un codice religioso pre-islamico chiamato Pashtunwali, leggi orali che regolano i comportamenti sociali di clan e i rapporti con gli stranieri. Il Codice avrebbe evidenti somiglianze, per contenuto ed argomenti, con determinate leggi mosaiche. I Pashtun tribali proteggono gli ospiti: l’ospitalità viene considerata il più alto dei valori. Ma non accettano invasori. A loro non viene concesso il perdono. Nessun nemico viene considerato invincibile. Chiunque violi il codice si trova a dover fronteggiare una dura resistenza. Lo hanno sperimentato in molti e la combinazione Pashtunwali e Islam, l’integrazione dei due sistemi, appare micidiale.

Innumerevoli studi e diverse conclusioni, quindi …come anche le reazioni Pashtun che, a seconda delle circostanze e dei periodi storici, si dividono fra un imbarazzo e vergogna ed una sorta di soddisfazione di appartenenza. La percezione che lo stato di Israele abbia provato al mondo di disporre di una superiorità militare e di una predisposizione all’assoluta difesa riafferma in alcuni Pashtun la loro stessa abilità personale. La loro fama storica di guerrieri e le vittorie su una serie interminabile di nemici verrebbe così sottolineata. L’abilità tattica su un territorio da proteggere con i denti verrebbe riconfermata.

I Talibani come eredi di una delle Tribù perdute di Israele ed un giorno aventi diritto ad usufruire alla Legge del Ritorno e la possibilità di emigrare in Israele? Un’ipotesi troppo fantastica e forse ridicola. Sono speculazioni su contendenti lontanissimi fra di loro e che non si metterebbero mai in relazione. O rappresentano una possibilità per Israele, Afghanistan ed i paesi circostanti, in una sorta di geopolitica genetico-culturale?

Una collaborazione fra studiosi di diversi paesi sull’origine dei Pashtun non danneggerebbe nessuno degli interessati  Ma, mentre i voli della fantasia e le teorie imperversano, la scienza studia il DNA. Mentre si propongono similitudini fra nomi di tribù pasthun e tribu`ebraiche: Asheriya per Asher, Dand sarebbe Dan, Gadha invece Gad, Lavi è Levi e via di seguito, altri analizzano campioni di sangue.

Ma, scienza a parte, riferimenti a misteriosi amuleti pashtun, scritti in una lingua sconosciuta e copiati unicamente dai capi tribù, con la proibizione assoluta di aprirli ed un loro ritrovamento, potrebbero fornire la più grande delle testimonianze. Questi amuleti riporterebbero, secondo voci mai confermate, la prova definitiva: la frase incisa di ”Shema Israel”, ”Ascolta Israele”.

Fra smentite e conferme, attese e ricerche, fantasie e realtà, non resta che aspettare. Meditare sul dato che un innocente relazionarsi di questo tipo: paesi islamici, Talibani, ebrei, Israele, studiosi di ogni religione che collaborano, possa far parte di un altrettanto misterioso disegno che porta al dialogo. Un invito ad un percorso di conoscenza o perfino pacificazione fra gruppi spesso e tragicamente ostili l’un l’altro. Un cammino che ancora e purtroppo scorre parallelo alla guerra afgana, fatta di droni e bombe.

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