Giovanni Di Martino. Il fascismo oggettivo

Michele De Feudis

La recensione che segue al libro di Giovanni Di Martino, Il fascismo oggettivo, edito per “I libri de Il Fondo”, è stato pubblicato sul Secolo d’Italia il 13 marzo scorso.

La redazione

IL FASCISMO OGGETTIVO
AL DI LÀ DI DESTRA E SINISTRA

Michele De Feudis

Il sociologo Gunnar Myrdale ha sostenuto che la sola “oggettività” possibile, nelle scienze sociali e storiche, consiste nell’aperta e veridica esplicitazione delle premesse di valore etico-politiche da parte dello scienziato sociale e dello storico»: così il pensatore postmarxista Costanzo Preve presenta il saggio curato dal giovane studioso torinese Giovanni Di Martino, un ambizioso pamphlet dal titolo Il fascismo oggettivo (pp. 232, € 14,70), edito nella collana I Libri de “Il Fondo” diretta da Miro Renzaglia.

Nell’introduzione di uno intellettuale controcorrente si ritrovano le ragione di un approfondimento che suoperi le vecchie categorie novecentesche. «Premetto che per me le categorie destra e sinistra non sono due contrari autonomi in opposizione reale (secondo l’errata interpretazione data da Lucio Colletti) ma due opposti dialettici in correlazione eterna idelatipicamente considerata. Da qui l’illusione, un tempo nobile e ora dilettantesco-cialtrona, di poter comprendere la contemporaneità con questo apparato categoriale fissista-geocentrico». Per Costanzo Preve, insomma, bisogna evitare di farsi intruppare in logiche sterili: «La libera discussione – scrive con un paradosso lo storico piemontese – razionale di questi argomenti, giusti o sbaghliati che siano, è resa di fatto impossobile, soprattutto in Italia, perché la dicotomia destra/sinistra è divenuta una sorta di legittimazione pseudoreligiosa (e quindi sottratta alla razionalità di tipo filosfico-ellenico) di forme di identitarismo di tipo più sportivo che politico».

L’autore, nella sua analisi del periodo storico dal 1919 al 1945, considera il fenomeno nel suo complesso come una delle cinque alternative possibili al capitalismo. «Le visioni negative e quelle positive del fascismo hanno una connotazione dogmatica e faziosa, per nulla incline a mutare, e veramente ottusa rispetto a quella che ci poteva essere negli anni cinquanta e sessanta. Il paradosso è questo: la cpmtrapposizione fascismo/antifascismo, anziché esaurirsi col tempo, viene mantenuta in vita e si rafforza allontanando sempre più chi l’accetta dalla realtà e dalla storia».

Dure sono poi le considerazioni di Giovanni Di Martino sul neofascismo che a suo giudizio porterebbero ad esiti «grotteschi e dogmatici».

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