Fini e Berlusconi. Separati in casa

Angela Azzaro

La faccia sempre un po’ tumefatta dai troppi lifting, il sorriso nervoso di chi ne deve fronteggiare ogni giorno una da parte dei giudici, ma dietro, in un angolo, appare una novità: la novità. A lato del faccione tirato di Silvio Berlusconi, da qualche ora non compare più il simbolo del Pdl, cioè il Partito delle Libertà, ma una sigla uguale per un nome simile e allo stesso tempo maledettamente diverso, forse in maniera radicale per gli esiti che può avere: Promotori della libertà.

In origine non c’era la luce, ma c’erano i circoli della libertà voluti a spada tratta, quando ancora esisteva Forza Italia, da Maria Vittoria Brambilla. Quando nacquero furono fatti passare come uno strumento in più per il partito che già esisteva, ma – gli esclusi – già gridavano alla scissione. Di scissione non si trattò, ma dai circoli alla nascita del Pdl il passaggio non fu breve, ma certo e programmato.

Oggi è evidente che quella scritta, allo stesso tempo mite e minacciosa, non promette nulla di nuovo per la formazione nata da meno di un anno e che ha visto confluire Forza e Italia e Alleanza nazionale in un solo corpo, ma con due anime rimaste sempre e comunque due. Ancora prima di spegnere la prima candelina, è più facile dire che cosa divida Fini e Berlusconi, che trovare qualcosa che li accomuni.

Ma Fini questa volta non sta a guardare. E se Berlusconi fronteggia il suo pubblico (perché di pubblico si tratta) con il nuovo nome, il presidente della Camera si prepara a estendere l’anima della Fondazione Fare Futuro su tutto il territorio, attraverso circoli che riescano a conquistare il partito che non c’è. La notizia, che da diversi giorni circola negli ambienti vicino a Fini, è stata ripresa (pur con qualche piccola differenza) da Vittorio Feltri che ai nuovi circoli finiani ha addirittura dedicato l’editoriale di domenica. Più che un editoriale, a dire il vero, pareva una delazione in piena regola, con tanto di suggerimento finale al capo, cioè a Berlusconi: persona avvisata mezzo salvata.

Italo Bocchino (deputato fedelissimo del presidente della Camera) intervistato sul sito del Corriere nello spazio “Mentana Condicio” ha confermato il progetto di Fini e anche rivelato il vero nome dell’organizzazione che sta per essere messa in piedi: Generazione Italia. Per Bocchino non si tratta né di un nuovo partito né di una corrente, ma di un contributo per far crescere il Pdl.

Ma certo Berlusconi non crede a questa versione, né aveva bisogno dei consigli del direttore del Giornale. Perché, altrimenti, rilanciare anche lui una nuova formazione apparendo in pubblico con il nuovo simbolo?

Ma per noi comuni mortali poco avvezzi a districarci tra simboli e nomi che cosa significano questi chiari di luna? Scissione? Elezioni anticipate? Un equilibrio instabile che però riuscirà a reggere fino al termine della legislatura?

Le voci che circolano propendono per la prima e la seconda ipotesi.

Berlusconi subito dopo le elezioni regionali andrebbe alle elezioni anticipate. Prenderebbe questa decisione sia in caso che vinca sia in caso che perda la tornata amministrativa. Ormai quasi sicuramente sfumata la sua corsa, folle, per conquistare il Colle, sarebbe un modo per rafforzarsi e per governare per altri cinque anni. Questa volta ancora più indisturbato. Non solo per il consenso che pensa di ottenere dagli elettori, ma anche perché alle urne ci andrebbe questa volta senza i finiani, che verrebbero scaricati con un ben servito. La scissione avverrebbe quindi nei fatti e il presidente della Camera e i suoi fedelissimi dovrebbero andare alle elezioni da soli.

La nascita dei Promotori della libertà e dei circoli finiani sembra però propendere per la terza ipotesi: quella dei separati in casa e per un rinvio delle elezioni a data da destinarsi. Le armi vengono accuratamente preparate ma la battaglia viene spostata più in là possibile, quando entrambi i contendenti penseranno di essere pronti per vincere.

Il silenzio di Fini sulle intercettazioni non fa che aggiungere certezza ai sospetti. I due non hanno più niente da dirsi. Ma fa bene il presidente della Camera a non accelerare i tempi di una scissione e di elezioni che oggi lo vedrebbero sconfitto sul piano del consenso. Per portare avanti il progetto di una destra moderna e progressista ha molto più senso restare, sul piano dell’efficacia, nel Pdl.

Ma sarà molto probabilmente Berlusconi a rompere la tregua per un attacco che più che da abile politico appare da caudillo di un paese senza regole.

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