Elezioni olandesi. Se vince l’islamofobia

Omar Camilletti

Uno spettro, ancora una volta,  si aggira nella routine di vita delle nazioni europee. Quale? l’islamizzazione  o l’islamofobia?  Saremo chiamati prima o poi a sciogliere questo dilemma? Il nostro orizzonte è il rischio dell’Eurabia come sentenziava la Fallaci  o siamo in presenza di un ennesimo capro espiatorio come fu l’antisemitismo negli anni trenta  con i musulmani al posto dei “perfidi giudei”? Tutto ciò  in considerazione  del successo del Partito per la libertà (Pvv) di Geert Wilders alle elezioni municipali del 3 marzo in alcune provincie dei Paesi Bassi.

Ssuccesso che ha  fatto scuola, come si suol dire, e puntualmente ieri,  7 marzo,  ad una settimana dal primo turno delle elezioni regionali in Francia Jean Marie Le Pen ha denunciato  «la presenza islamista in Francia». Formula apparentemente  ambigua perché islamista  può anche voler dire “fondamentalista”. Tuttavia,  lanciando l’allarme contro le moschee e  “ringhiando” davanti a qualche sentinaio di suoi simpatizzanti a Marsiglia «che i minareti sono come i burqa tangibili simbolo della presenza dell’islam nella Francia e che il canto del muezzin non tarderà a echeggiare nelle nostre strade», lascia pochi dubbi su dove voglia effettivamente andare a parare: al pari di un Borghezio o della Santanché, ri­pete di non aver  nulla contro i mu­sulmani come persone trovando però conveniente insultare nel frattem­po il Profeta dell’Islam.

Del resto,  almeno in questo Geert Wilders è più coerente: ha cercato di bandire il Corano dai Paesi Bassi giudicandolo alla stessa stregua del Mein Kampf: deleterio  e in palese conflitto con le leggi olandesi. Ha realizzato anche un film, Fitna, il cui intento è denunciare  quelle parti del Corano in cui si inneggerebbe  a «diffondere il terrore nei cuori dei nemici di Allah»  – travisando il senso dei versetti – con annessi discorsi di imam “asini” che incitano al massacro di ebrei e “infedeli”, e mettendo in scena immagini di impiccagioni, decapitazioni e vittime di linciaggi e di attentati terroristici tutti eventi, secondo lui, riconducibili all’orrore insito nell’islam.

Il film  Fitna, che significa discordia, zizzania,  è stato però condannato dal governo olandese e i canali televisivi nazionali hanno preferito non mandarlo in onda . Ban Ki-moon, all’epoca segretario generale dell’ ONU, lo ha definito «offensivo e islamofobico», allo stesso modo la maggioranza delle istituzioni internazionali; insomma il mestiere di seminazizzania lo ha comunque reso celebre e cerca di farlo al meglio.

Il voto olandese era un test importante in vista delle legislative del 9 giugno, in cui il leader  “populista” conta di concretizzare questo successo su scala nazionale.  Anzi, ha detto di più: «Si comincia da Almeer ma presto tutta l’Europa ci seguirà! Nelle due città in cui si è presentato, il Pvv  che partecipava per la prima volta a questo tipo di scrutinio, si è affermato come un nuovo protagonista: ad Almeer è il primo partito, all’Aja il secondo.

Il successo di Geert Wilders nei Paesi Bassi  arriva dopo la vittoria non schiacciante ma comunque significativa del referendum in Svizzera sulla messa al bando di nuovi  minareti.  Finora il Pvv si era limitato a lanciare proclami, disinteressandosi delle responsabilità amministrative. Molte delle sue proposte, come quella di vietare l’uso del velo o di tassare chi lo porta, sono evidentemente di difficle attuazione,  ma adesso che ha i numeri per partecipare al governo delle due città, la grande questione è sapere se il Pvv mettera in atto le misure annunciate e farà scelte programmatiche di più ampio respiro poiché l’acquisizione di peso politico costringe inevitabilmente un partito a mettere alla prova la propria credibilità.

È un po’ la stessa cosa che accade nel Nord d’Italia con la Lega di Bossi.  Ritengo che sia da  prendere sul serio chi invoca la cacciata di tutti gli im­migrati musulmani «che non rispettano la nostra cultura», perche dietro quello che sembra un tema trascurabile nell’agenda “politica “ della sbrindellata Unione Europea si sta giocando una partita importante.

Partiamo dalla simulazione di scenari futuribili, anche se formulati in maniera grottesca,  per poter arrivare a pensare il presente:

1) soluzione di tipo  “finale” il populismo islamofobico prende piede in tutta Europa e nell’arco di una ventina d’anni  vengono legiferate  misure sempre più restrittive –  ne vedremo probabilmente alcune spuntare secondo me fra quelle che saranno proposte al comitato per l’islam italiano oppure come accaduto di recente realmente  in Francia si colloca una telecamera di video sorveglianza davanti all’entrata delle moschee. Un crescendo fino a che i musulmani in massa lasciano l’Europa per rifugiarsi altrove;

2) la marginalizzazione e la persecuzione non vengono accettati dappertutto e si creano sacche di resistenza islamica che con l’appoggio di zone e città che rifiutano l’islamofobia producono la “yugoslavizzazione” dell’europa con scontri armati sotto il pretesto religioso;

3) approfittando del caos provocato dall’ impantanamento dell’Europa in questa guerra civile strisciante all’Islam e ai musulmani, alcuni paesi esterni intervengono in difesa dei musulmani chiamati da taluni leader di quest’ultimi; gioco del minimax alla P.K. Dick: in Russia – con o senza più Putin –  si calcola che fra venti anni  il 20% di popolazione sarà di religione musulmana, mentre già oggi la Turchia ha il secondo esercito più numeroso della Nato.

Non salgo in cattedra a fare il pedante ma tutto quanto  scritto sopra si è già verificato nella storia d’Europa. Come dice la Quaglia: «credete forse che la gente normale al tempo della grande depressione degli anni trenta capisse cosa stava per accadere  il 1° settembre del 1939?» Ergo, anche in Europa la politica, frantumate le ideologie, è ritornata ad essere essenzialmente geopolitica, la geopolitica è troppo di destra, la destra,  incapace di rendersi conto di avere il destino delle nazioni europee in “mano”, si balocca nel populismo identitario – anche se non solo di quello si balocca –  chi ci salverà allora da queste derive?

Ritorniamo al qui ed ora quotidiani. Quasi nelle stesse ore ad Almeer, a trenta chilometri ad est di Amsterdam, dove il Partito della libertà (Pvv) di Geert Wilders, si è imposto come prima forza politica locale, con il 21,6% dei voti, 9 seggi su 39,  Amin Hagiar  al Husseyn, l’imam di origine marocchina della moschea, parlando ai fedeli musulmani , li ha invitati  «ad aprire i propri cuori».  Spiegando poi all’Ansa il senso del suo invito:  «Ieri, oggi e domani, non smetterò mai di ripetere che dobbiamo aprire i nostri cuori al prossimo, ai nostri ospiti  dell’Olanda come  a quelli di tutti gli altri europei per far loro conoscere cosa è veramente l’Islam, e capire prima di tutto cosa celano le loro paure, cosa può significare per noi come anche per loro avere l’Islam in Europa ed essere vicini di casa fraterni». Per lui, al di là dei risultati elettorali, sui quali non vuole intervenire direttamente («ognuno è libero di votare per chi vuole, questo è il bello della democrazia», dice l’imam) è proprio questa la ricetta migliore per rispondere all’ostilità. «Rinchiuderci in noi stessi sarebbe drammatico per tutti», spiega l’imam.

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