A Santò, nun ce provà: di duce ce ne è uno…

Annalisa Terranova

L’articolo che segue è stato pubblicato oggi, 27 marzo, sul Secolo d’Italia. E’ postato qui per gentile disponibilità dell’Autrice e della Direzione.

La redazione

TUTTI A TIRARE MUSSOLINI PER LA GIACCA

Annalisa Terranova

httpv://www.youtube.com/watch?v=p6VXJcaUp7M
(Raiperunanotte, 25 marzo 2010)

Che azzardo quello di Michele Santoro: affiancare Mussolini a Berlusconi, Lui a lui. Forse non si è reso conto dell’involontaria apologia di fascismo che ha scandito i minuti iniziali di Raiperunanotte, ma il suo avversario del resto non è Scelba bensì il premier. Ma a parte questo, che pure ha il suo peso, il montaggio ha messo in luce, più che le assonanze, le differenze.

Innanzitutto le folle: adunate oceaniche da una parte, comizi elettorali dall’altra. Sui rituali dei regimi totalitari gli storici hanno scritto migliaia di pagine: per tutti basti lo studio di Emilio Gentile, Il culto del Littorio, il quale spiega bene come le piazze, nel Ventennio, fossero la cornice simbolica per esaltare una “religione della Patria”. Le imitazioni, ovviamente, non sono che parodie.

Basta riguardarsi il video d’inizio di Raiperunanotte e ascoltare l’audio: Mussolini chiede: «Volete voi onori, ricompense, una vita comoda?». Noooooo dice la folla. E poi la domanda delle domande, quelle che solo chi ambisce a cambiare la storia può porgere ai suoi “fedeli”: «Esiste per voi l’impossibile?». E ancora noooooo dalla folla. E si passa a Silvio Berlusconi, a piazza San Giovanni, che parla di tasse, di banche, di assegni e contanti, una serie di domande che si condensa nell’interrogativo: «Volete che la sinistra metta ancora le mani nelle vostre tasche?». Da una parte il senso di una sfida storica, dall’altra la ripetizione di uno slogan ossessivo (ma anche fondato, perché Berlusconi nuove tasse non le ha messe, anzi ne ha abolito una, l’Ici).

Tuttavia l’inversione di senso balza agli occhi: il fascismo chiedeva sacrifici in nome di un ideale, il berlusconismo no, il berlusconismo cerca consensi in nome della tutela degli interessi, della sfera privata economica e telefonica. Altri tempi, altri contesti. La distanza tra i due fenomeni è abissale. A mobilitare le masse tutti possono provare, ma poi si riconosce se lo stile è quello del leader di una rivoluzione o quello di un… piazzista.

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