Se Carla Bruni non canta a Sanremo…

Angela Azzaro

Basta dire Carla Bruni ed è subito notizia. Ma non tutte le notizie che riguardano la première dame escono con il buco. Questa volta la ex modella italiana sale alle cronache per la sua partecipazione al Festival di Sanremo. O meglio: doveva partecipare per cantare in coppia con Gino Paoli, ma a pochi giorni dall’inizio della manifestazione canora ha detto no. No, la bella Carla Bruni non salirà sul palco dell’Ariston. Il motivo, ancora ufficioso, andrebbe ricercato nella canzone di Simone Cristicchi, Meno male, in gara tra i Big con un testo che osa citare Sarkozy.

La canzone dice: «Ma meno male che c’è Carla Bruni. Siamo fatti così, Sarkonò, Sarkosì… se si parla di te il problema non c’è». Questo sarebbe bastato per suscitare l’ira dell’Eliseo e impedire a Carlà di esprimere davanti ai connazionali le sue qualità canore.

Diciamo subito una cosa, non siamo tra le fan di Carla Bruni cantante. Anzi, pensiamo che questa decisione, qualsiasi sia il motivo, sia una fortuna per noi telespettatori che ci risparmiamo le sue canzoni nenia, che sfociano a volte nel ridicolo. Così come pensiamo che il testo della canzone di Cristicchi non sia davvero niente di che, una delle tante canzonette che fanno rimpiangere il sarcasmo e le fustigate alla politica di personaggi come Rino Gaetano.

Ma la vera questione è un’altra. La decisione dell’Eliseo ci spinge a riflettere sul limite che si può o non si può superare quando si parla di politici di primo piano. La canzone di Cristicchi, qualora fosse la vera colpevole del diniego, ha dato fastidio solo perché ha citato Sarkozy in un pezzo critico verso la politica immorale e dettata dal gossip.

In attesa di conferma delle vere ragioni, conservando un po’ di speranza che il motivo sia ben più serio, possiamo però ricordare un precedente pericoloso che è costato la testa dell’ex direttore del Giornale, Mario Giordano. Giordano aveva osato pubblicare un articolo che ironizzava sulla presenza di Carla Bruni tra i terremotati dell’Aquila. Articolo opinabile ma non così pesante da giustificare le proteste ufficiali dell’Eliseo allo stesso presidente del Governo italiano, a sua volta costretto a prendersela con il “suo” giornale.

Insomma non sarebbe la prima volta che Bruni e consorte dimostrano totale mancanza di ironia. Una mancanza di ironia che suona tanto come censura mascherata da sdegno. Eppure Carla Bruni sembrava potesse essere una first lady diversa, non schiacciata sul suo ruolo istituzionale, anche perché capace, lei donna di sinistra, di amare un uomo che la pensa in maniera diversa senza pensare di tradire niente e nessuno. Invece sempre di più dimostra una subalternità molto forte all’immagine del marito, ingabbiata in una serie di clichè che non fanno altro che confermare gli stereotipi sulle donne vicine agli uomini di potere.

Certo sono affari di Carlà e del consorte, se non fosse che i due hanno acquisito una visibilità che li rende esempio per molti e molte, in Francia e non solo. Insomma la loro unione, oltre a spezzare le contrapposizioni ideologiche, poteva dare un segnale diverso sul fatto che stare in coppia non debba per forza di cose negare l’individualità di ognuno. Il rischio è che Carla Bruni sempre troppo preoccupata di salvaguardare il presidente francese perda la sfida più grande, la sfida di una donna che ha come primo obiettivo la libertà.

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