Paolo Arcivieri. Un ultras a testa alta

Alessandro Cavallini

Domenica scorsa a San Benedetto del Tronto (AP) era prevista la presentazione del libro A testa alta e a volto scoperto, scritto dall’ultras laziale Paolo Arcivieri. L’incontro era organizzato dagli Uomini Liberi di San Benedetto del Tronto, ma a causa delle intemperanze di un gruppetto locale di antifascisti la Questura ha revocato l’autorizzazione per motivi di ordine pubblico. Come al solito, il Sistema ha trovato degli utili idioti che, dietro il paravento di sterili ed anacronistiche contrapposizioni, non fanno altro che comportarsi da semplici burattini.

Eppure il libro è molto interessante per chiunque si consideri antagonista. In quelle pagine, l’ultras laziale ci parla della persecuzione giudiziaria a cui è stato sottoposto, e di cui ovviamente nessuno se ne è mai occupato. Molto più interessante parlare dei processi a Berlusconi o dei procedimenti riguardanti i poco edificabili vizi dei politici nostrani. La sua storia ha avuto inizio il 13 dicembre del 2006, quando Arcivieri viene arrestato con alcuni componenti di spicco degli Irriducibili, lo storico gruppo di tifosi della Lazio, per tentata estorsione e aggiotaggio. Dopo due anni di carcerazione preventiva, tra galera ed arresti domiciliari, è stato infine assolto. Ma, come ci ricorda nella prefazione Giulio Galasso, “è strano che in un paese garantista si tenga una persona 26 mesi in regime di carcerazione preventiva (tra istituto di pena e arresti domiciliari). E’ strano quando ci sono assassini che dopo poco tempo riacquistano la libertà e magari passeggiano sotto casa della vittima facendosi beffe della legge”.

Ma tutto questo ovviamente non interessa agli adepti dell’antifascismo militante. Per loro Arcivieri è semplicemente un fascista e quindi per lui non valgono le garanzie richieste per tutti gli altri. Ormai il dipietrismo è la nuova religione della sinistra italiana, compresa l’ala estrema. Tutti con il forcone in mano e pronti a chiedere la persecuzione del nemico pubblico di turno.

Molto triste che tutto questo avvenga anche nel mondo ultras, che riteniamo essere uno degli ultimi ambienti antagonisti all’attuale Sistema. Mentre tutti gli altri al sabato ed alla domenica pensano solo ed unicamente a riempirsi di droga nelle discoteche o a schiantarsi con le macchine di grossa cilindrata, gli ultras, tutti nessuno escluso, senza distinzioni politiche o di tifoseria, attraversano in lungo ed in largo la nostra Penisola per andare a sostenere i colori della propria squadra del cuore. Ed in tutto questo, parole come fascismo-antifascismo dovrebbero essere prive di senso, ma purtroppo c’è chi la pensa diversamente. Sempre Arcivieri, nel marzo 2008, dovette rinunciare alla propria candidatura nelle liste del Pd per le elezioni comunali di Roma. Appena si diffuse la notizia, scoppiò un tale pandemonio che l’ultras laziale pensò bene di ritirarsi.

Ma nonostante questi ridicoli episodi, noi continueremo ad appoggiare il mondo ultras, in particolar modo la lotta contro il sistema repressivo negli stadi degli ultimi anni. E non faremo nessuna distinzione tra tifoserie nere o rosse, ricordando come, nel 2001, a seguito della morte a Genova del no global Carlo Giuliani, comunista e romanista, gli Irriducibili esposero questo striscione: “Diversi nelle idee, uguali nella lotta”.

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