Il secco e l’umido in territorio fascista

Mario Grossi

Quando il romanzo Le Benevole di Jonathan Littell uscì in Italia, sul finire del 2007, era già un successo planetario. Io lo andai a sbirciare in libreria con curiosità, la stessa che guida sempre i miei comportamenti da lettore. Alla maniera dei cani pavloviani le mie ghiandole salivari avevano cominciato a lavorare copiosamente. Come sempre però, concedendomi allo scrittore sempre con estrema circospezione, mi ero bardato dei miei pregiudizi per evitare di essere travolto dall’onda del clamore suscitato da un romanzo di quasi mille pagine il cui argomento, il racconto dello sterminio degli ebrei, era quanto di più visitato e trito si potesse immaginare.

Anche l’espediente scelto dall’autore, descrivere quell’orrendo crimine con gli occhi di un ufficiale delle SS, tal Max Aue, ponendosi quindi dal punto di osservazione del carnefice, non mi sembrava particolarmente attraente e originale.

Le brevi letture scroccate in libreria (le prime cento pagine) non mi convinsero affatto della bontà del testo. Le trovai noiose, ripetitive, scontate per certi aspetti, eccessive e non credibili per altri. Non acquistai il libro e interruppi la lettura, bollando il romanzo come una “ciofeca”.

Di fronte al momentaneo delirio elogiativo della critica e del pubblico però, il mio innato senso d’inadeguatezza aveva lasciato un tarlo. Erano forse i miei pregiudizi a impedirmi di apprezzare quel tomo?

Due settimane fa sono riuscito a rispondere al quesito che ha per lungo tempo inquinato la mia mente.

Complice un viaggio di lavoro tra il Lussemburgo e l’Alsazia, ho acquistato, per farmi compagnia, non Le benevole, ma un altro testo di Jonathan Littel scritto nel 2002 che sempre l’Einaudi ha pubblicato, questa volta nel maggio del 2009.

Il libro è un presunto saggio dal titolo assai evocativo Il secco e l’umido. Una breve incursione in territorio fascista.

Non credo ai presagi, ma il libro l’ho letto sotto abbondanti nevicate che incupivano il già cupo paesaggio alsaziano e mentre scrivo questa nota al testo, i paesi burini in cui abito sono spazzati dalla neve che sta scendendo copiosa.

Vorrà pure dire qualcosa!

Che cosa sia l’oggetto di questo saggio lo dice l’autore «Parleremo di un libro: La campagne de Russie di Léon Degrelle. Qui non ci occuperemo, in realtà, della politica di Degrelle, ma del suo linguaggio».

Per analizzare il testo di Degrelle, Littell parte da uno studio di Klaus Theweleit, che nel saggio Mannerphantasien, lavorando su un corpus di duecento romanzi, memorie e scritti di veterani dei Freikorps, ha cercato di analizzare la struttura mentale della personalità fascista.

Per Theweleit, il “fascista” o “maschio-soldato” può essere compreso facendo ricorso alla psicanalisi dell’infanzia. Il fascista non si è mai compiutamente staccato dalla madre non riuscendo a costituirsi un Io nel senso freudiano del termine. In sostanza è il “non completamente nato” (la foto di copertina, con un Degrelle irriconoscibile sotto una sorta di passamontagna a bende, ne è la trasposizione iconografica) .

Presenta un Io esteriorizzato che è una corazza che tiene nell’interiorità, a cui il fascista non ha accesso, tutte le sue pulsioni. Questo Io-corazza è fragile e nei momenti di crisi si frantuma.

Per sopravvivere esteriorizza ciò che lo minaccia dall’interno, e allora tutti i pericoli assumono per lui due forme, intimamente connesse: quella del femminile e quella della liquidità.

Poiché il fascista non può annientare totalmente la donna (ha bisogno di riprodursi) la scinde in due figure: l’Infermiera bianca, e l’Infermiera (o la prostituta) rossa che il fascista, per mantenere il proprio Io, uccide, di preferenza massacrandola con il calcio del fucile e trasformandola in poltiglia sanguinolenta.

Quanto alla minaccia del liquido, il fascista può proiettarla sul bolscevismo, la Marea rossa contro cui oppone le proprie armi o il proprio corpo e che può domare facendo scorrere la folla nel rigido canale della parata nazionalsocialista.

Da questa teoria, che mi appare farneticante o, al più, talmente generale da non spiegare nulla in termini di interpretazione della personalità del fascista, parte il saggio di Littell che vuole applicare al testo di Degrelle questo schema per verificarne la veridicità.

«Ho voluto vedere se, applicando la sua metodologia, fosse possibile verificare la sua tesi, per così dire sperimentale, su un uomo che scriveva in un’altra lingua e apparteneva a un’altra generazione. Ho voluto, in un certo senso studiare un caso».

Da qui il tentativo, mal riuscito, che comincia con una dichiarazione che la dice lunga sulla profondità, attendibilità, qualità dello studio. «Sarebbe stato necessario estendere la lettura all’intero corpus di Degrelle; ma, lo confesso, non ne ho il coraggio. Sotto il profilo teorico, è il principale punto debole di questo saggio».

Basterebbe questo per farsi una grassa risata e riporre il testo nello scaffale dedicato ai cialtroni.

È come dichiarare di voler descrivere la morfologia di un elefante analizzando i soli peli della coda disinteressandosi della proboscide, per inserirlo nella famiglia dei pachidermi. Poco importa se poi nella stessa famiglia ci sono anche gli ippopotami.

Ma veniamo all’esegesi del testo di Degrelle attraverso l’occhiale deforme di Littel partendo dalla conservazione dell’Io. «Nel caso di Degrelle la conservazione dell’Io passa per una serie rigorosa, quasi meccanica, di coppie di opposti, di cui il secondo termine rappresenta la minaccia che incombe sull’Io-corazza e il primo le qualità che permetteranno al fascista di rafforzarlo e quindi di evitare la dissoluzione psichica, pericolo ben più grave della disfatta militare».

Tra le tante contrapposizioni ci sono lo strutturato e l’informe, il duro e il molle, l’immobile e il brulicante, il rigido e il flaccido, l’eretto e lo sdraiato, il pulito e lo sporco, il cotto e il crudo, il sazio e l’affamato, il glabro e il peloso, il limpido e il torbido, il trasparente e l’opaco e via discorrendo.

Ma tra le contrapposizioni «quella principale, come vedremo, è l’opposizione secco e umido».

Queste contrapposizioni dovrebbero caratterizzare lo schema mentale che informa la psiche del fascista alla costante ricerca di conservare il proprio Io-corazza. Se si applica questo modello, appare evidente che tutte le teorie dualiste di questo mondo sono di matrice fascista. Così sarebbero fascisti: i Catari, i Bogomili, gli Zoroastriani, in maniera mitigata i Cristiani, il buddismo Zen, lo Yin e lo Yang. Le moderne teorie sulla natura delle particelle sempre in oscillazione/contrapposizione tra natura corpuscolare o ondulatoria sono da considerarsi fasciste.

Un gran minestrone che non specifica nulla.

«A tutto ciò che scorre il fascista deve ovviamente contrapporre tutto ciò che è in erezione. La civiltà europea che essi difendono è una civiltà verticale, una civiltà di torri».

Littell qui riprende un antico adagio di tipo sessuale che collega il fascista al fallo, eretto ovviamente in contrapposizione al flaccido che rimanda all’eretto della “civiltà delle torri” per cui combatte Degrelle contro l’est bolscevico.

Littel, a testimonianza di questo, cita un passo di Degrelle che non si capisce cosa c’entri. «Narva segnava la frontiera tra l’antica Europa e l’Asia slava. Sulle due rive del piccolo fiume occidentale stava saldo il vecchio castello merlato dei Cavalieri teutonici; proprio di fronte la città russa schierava i verdi bulbi delle sue chiese orientali». Semmai si potrebbe leggere in questa descrizione, se proprio vogliamo dare un’interpretazione etilica, una battaglia tra falli europei interi (i merli del castello) e falli circoncisi del bolscevismo slavo (i bulbi verdi).

Per tornare invece al centro del saggio, la contrapposizione tra umido e secco lascia ulteriormente sbigottiti.

«Tuttavia, né i patigiani né l’Armata rossa potranno mai sconfiggere questo spirito d’ordine, questo spirito ordinato che il fascista incarna: soltanto l’umido può riuscirci».

Questo è esplicitato nello scritto di Degrelle dall’uso del termine fango. Nella campagna di Russia il fango regna sovrano. Per Littell il «fango enorme, il terribile fango russo» dilaga in una proliferazione lessicale incontrollabile che spiegherebbe il negativo che nel modello fascista è incarnato dall’umido.

Littel elenca tutti i diversi modi di dire fango che compaiono nel libro di Degrelle con la pagina in cui sono stati trovati: mare di limo, limo putrido, immensa cloaca, acqua fangosa, pantani, fango fetido, sabbie vischiose e via di questo passo.

Quello che stupisce è che all’autore non viene neanche in mente che quell’enfasi possa corrispondere a una necessità narrativa tesa a descrivere uno dei grandi impedimenti che costituirono motivo di forte depressione per la truppa impantanata appunto in quelle sabbie mobili.

E non stupisce che Degrelle descriva il freddo con il conseguente gelo che secca appunto il suolo e permette di avanzare senza affondare, come positivo.

Nessuna connotazione di tipo climatico e geografico per Littell ma solo i due poli che definiscono il paessaggio interiore del fascista.

Così anche nelle descrizioni dei corpi in vita, eretti e asciutti (secco) contrapposti ai cadaveri che in putrefazione si vanno liquefacendo (umido) Littel non vede l’orrore del combattente alle prese con visioni apocalittiche che ne segnano l’umore e vengono trasposte nel racconto ma sempre e solo il modello fascista che cerca di preservare il suo Io-corazza minacciato dall’umido.

Un Io-corazza minacciato dalle ferite che per Littel sono la via che mette in evidenza l’umido dell’interno del corpo fatto di liquidi e che mettono a repentaglio la psiche del fascista perché sarebbero dei pertugi attraverso i quali l’Io interiore, cassaforte delle sue pulsioni mai esplicitate, sfuma.

È per questo che anche la morte che liquefa (umido) deve essere esorcizzata con una rapida sepoltura e con una sacralizzazione del corpo del combattente caduto che non deve finire in mano al nemico ma deve permanere intatto e incorrotto (secco) nel simulacro della bara.

A tal proposito Littell fa un breve accenno alle mummie dei faraoni che presso gli antichi Egizi avrebbero la stessa funzione.

A questo punto, dico io, anche gli Egizi erano fascisti, ma se parliamo di mummificazione dei corpi per evitarne la liquefazione, terrore sommo per il fascista, dovremmo ascrivere al fascismo anche il comunismo, almeno quello di quei fanatici che decisero di mummificare il corpo di Lenin.

Così come erano fascisti i generali di Alessandro Magno che si contesero il corpo mummificato del sovrano come ho letto di recente nell’interessante La tomba di Alessandro di Valerio Massimo Manfredi.

Ma così non si va da nessuna parte.

Non mancano, in questo presunto saggio, i riferimenti di tipo sessuale come spiegazione del carattere fascista e qui Littell di fronte a certe descrizioni di corpi di commilitoni nudi (secco) che si lavano o fanno ginnastica si ferma a dichiarare che al massimo nel fascista si animano pulsioni omoerotiche e non omosessuali perché “il potere deterritorializzante dell’ano è davvero troppo corrosivo, la sodomia minaccia i limiti in un modo sostanziale, che il fascista non è in grado di tollerare”.

Conclude Littel «Se è così, è un peccato che Degrelle non sia mai stato capace di aprirsi a questa forma di piacere: forse, per diventare un essere umano, gli mancava appunto solo una bella inculata».

Sembra più una seduta di autocoscienza che un’analisi del linguaggio utilizzato da Degrelle nel suo libro.

Così le descrizioni dei corpi mutilitati dei commilitoni con gli organi genitali strappati e inseriti nella bocca dai sovietici, pratica assai usata in tutte le guerre, ispirano a Littel questa affermazione «Se la nostra ipotesi è corretta, ciò che viene colpito, quando il fascista è castrato, non è l’uccello come organo di piacere, ma il fallo come centro e cardine della sua resistenza al nemico, esterno ed interiore. Privo del fallo che lo tiene saldamente chiuso, l’Io-corazza non può più resistere e sarà ben presto travolto. Allora il fascista si volatilizza».

Come a dire che il fallo funge da tappo che se rimosso permette al corpo di liquefarsi (i suoi liquidi sono dispersi per sempre) e all’Io interiore di svuotarsi di quelle pulsioni inaccessibili che però involontariamente lo animano.

È un po’ troppo per me.

Si potrebbe andare aventi all’infinito nel descrivere quelle che io ritengo tesi un po’ paranoiche che descrivono più il modello di pensiero dell’autore piuttosto che uno schema generale del modello fascista.

Voglio ancora soffermarmi però su alcune foto che si trovano a corredo del presunto saggio e sulle loro didascalie che meglio di altre osservazioni delineano il modo di ragionare dell’autore.

Una di queste rappresenta un Degrelle sorridente durante una parata militare, su un autoblindo, circondato dai suoi figli che salutano la folla festante.

La didascalia dice testualmente: «Che cosa rappresentano i figli per il fascista ilare, esultante? Mi sembra che, per lui, essi non siano più reali di quelli che uccide o fa uccidere; li tratta come figure vuote, da esibire tranquillamente, quasi fossero fiori o medaglie, nel quadro di grandiose rappresentazioni: in realtà, per lui non vi è semplicemente nulla di vivo».

Se ci basiamo su questo tipo di rappresentazione iconografica lo stesso si potrebbe dire del Berlusconi che si fa ritrarre ad Arcore con i suoi cinque figli, o di Obama che fa lo stesso con le figlie, così come fece Clinton con Chelsea per accreditare in campagna elettorale (nel quadro di grandiose rappresentazioni appunto) una famiglia coesa e tesa ad un unico intento: il bene del suo paese.

Come dire fascisti anche loro.

La postfazione è una nota di Klaus Theweleit autore della teoria che Littel vuole verificare, che si dice stupefatto per le corrispondenze e le analogie tra la sua tesi e il testo di Degrelle. Theweleit mette il suggello finale al testo definendo una nuova categoria del nazista: il nazista corporale, niente affatto ideologico ma quasi carnalmente vincolato a un comportamento che non ha nulla di volontario. Insomma siamo al criminale nato già descritto da Lombroso e che rispunta sempre, forse perché è uno stereotipo tranquillizzante.

E tanto per concretizzare l’universalità del “fascista” chiama in causa Pasolini in questo modo: «Nel suo ultimo film Pasolini traccia una linea che parte dalla Sodoma biblica, attraversa l’antichità e arriva agli aguzzini dell’Inferno di Dante, prosegue con le sevizie dei libertini sadiani, passa per le SS per mettere capo al colonialismo-militarismo dell’Italia moderna, negli anni settanta del secolo scorso. Il fascista universale con la sua risata sarcastica, con la mano nella patta, che si masturba mentre le vittime si torcono di dolore davanti ai suoi occhi, mentre sono giustiziate, bruciate, fatte a pezzi. È una cultura dell’annientatore che si è insinuata nelle nostre società fin dall’origine della nostra “civiltà”, che è sempre stata presente in qualche luogo. Noi moriamo, lui si fa una sega; e intanto tiene un discorso saturo di cultura».

Insomma alla fine «il Fascismo è una condizione corporea; una materia pericolosa, che spinge potentemente e violentemente a un adeguamento, a un assoggettamento dello stato del mondo allo stato del corpo fascista».

Per il mio pensar breve o siamo di fronte ad un delirio che fotografa lo stato di alterazione dell’autore e del suo mentore, o io non capisco niente, oppure si tratta di una bieca operazione commerciale dell’Einaudi che riesuma ciarpame di un autore che ha conosciuto un breve ma redditizio successo precedente e tenta di replicarlo.

Sono gradite opinioni. Io sono perplesso e prendo per buono il sottotitolo che parla di «una breve incursione in territorio fascista».

Tutte le incursioni, si sa, generano solo macerie.

.

LOGO

I LIBRI DE “IL FONDO”

Per ulteriori informazioni sui volumi cliccare sulle copertine

fondo

I libri de “Il Fondo”
possono  essere acquistati online
sul sito “ilmiolibro.it

libri_fondo magazine

nella finestra “cerca”
digitare il nome dell’autore o il titolo e seguire le istruzioni

_______________________________________

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks