1° marzo. Questo sciopero non s’ha da fare

Angelo Spaziano

Questo sciopero non s’ha da fare. Oddio. E’ arrivato Don Rodrigo coi suoi scagnozzi-crumiri? C’è forse stato il golpe? Sono per caso tornati i colonnelli greci? No, niente paura. E’ solo Guglielmo Epifani, boss della Cgil, sull’orlo di una crisi di nervi. Il fatto è che dopo i recenti fatti di Rosarno, qualche incosciente “sovversivo”, smanettando su Facebook, ha avuto la bella idea di lanciare all’ormai folta comunità degli immigrati-lavoratori della Penisola la temeraria proposta di indire per il prossimo 1° marzo ventiquattr’ore di serrata per protestare contro il razzismo del Belpaese.

E da quando in qua gli gnomi di Corso d’Italia vanno in fibrillazione all’idea di paralizzare la nazione con un pretesto qualsiasi? Fino a pochi giorni addietro se Berlusconi starnutiva era subito indetta una dimostrazione con tanto di sciopero generale, corteo e improperi massmediali di lesa maestà dei sacrosanti diritti sindacali dei lavoratori calpestati dai biechi interessi del capitale ecc ecc… E allora che è successo mai di tanto grave da far cambiare idea alle mummie dell’Internazionale disfattista eternamente sul piede – ben calzato – di guerra e col tomhawk – leopardato – in mano?

E’ accaduto quello che tutte le persone un poco – ma veramente poco – più lungimiranti dei vecchi arnesi sindacalcomunisti prima o poi avrebbero dovuto temere accadesse. Uno sciopero generale delle “badanti”, insomma, secondo la beffarda legge dell’eterogenesi dei fini, non solo non gioverebbe affatto all’interesse degli extracomunitari stessi, ma otterrebbe l’effetto “collaterale” alquanto spiacevole di creare molto, ma molto malcontento tra i cassintegrati, i disoccupati e i precari nostrani, che già vedono l’imponente massa di disperati approdati nelle nostre plaghe come una sorta di concorrenza sleale esercitata ai loro danni. Questi emarginati nostrani, messi con le spalle al muro, potrebbero persino arrivare a sfogare la frustrazione repressa scagliandosi prima contro gli immigrati stessi per volgersi poi contro i ben retribuiti caporioni del corteo facile garantito e sovvenzionato.

Insomma, rischierebbe di scoppiare una guerra tra poveri ancora più cruenta e sanguinosa di quella verificatasi di recente in quel di Rosarno, e i marpioni della Cgil, insipienti e miopi per quanto concerne la valutazione dei fatti sociali, sono invece assai lungimiranti nel subdorare pericolose insidie alla loro preziosa poltrona. Per cui dal bunker di Corso d’Italia è immediatamente partito l’ukase: questo sciopero è assolutamente da impedire.

Stavolta infatti non si tratta di dare una spallata al governo Berlusconi, operazione che non serve a nulla, non costa nulla ma che riesce però a salvare la faccia (e a mantenere il potere) ai nullafacenti abituati a fare la bella vita a spese del sindacato ideologizzato e parassitario. Stavolta l’iniziativa “rischierebbe” di risultare sacrosanta. Servirebbe una causa seria. Metterebbe con le spalle al muro gli sporchi doppiogiochisti interessati a una Cgil tutta pappa e ciccia coi poteri forti delle grandi aziende nazionali e multinazionali. Imprese abituate, grazie a quelli come Epifani, a lucrare sostanziosi benefit schiavizzando una pletora di poveri disperati che pur di lavorare accettano di spezzarsi la schiena per pochi spiccioli.

E almeno, se proprio s’ha da fare, ‘sto dannato sciopero, volenti o nolenti, è necessario non sia limitato ai soli immigrati e non va indetto per il primo marzo. Molto, ma molto più comodo proclamare una giornata di agitazione “urbi et orbi”, generica, per tutti i lavoratori, bianchi e neri, da indire, che so, il 20 di marzo. Magnifico. La “quadra” è stata finalmente trovata. Gli immigrati continueranno ad essere tranquillamente sfruttati, ma l’integrazione in Italia, grazie ai sindacati democratici e antirazzisti, è cosa fatta.

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