Boffo – Feltri. O dell’omosessualità

Angela Azzaro

Non si può certo pretendere che i giornali raccontino la verità. Davanti a una richiesta del genere, ci si potrebbe sbizzarrire a dire che cosa sia la verità se non un punto di vista e quindi a sostenere che in fondo è estremamente relativa. La mia verità non è la tua. Ma tutte e due hanno uguale importanza.

Per il caso Boffo, da poco ritornato alla ribalta, pensiamo allora di non voler sapere la verità vera, ma di attenerci ai fatti, provando un po’ a capire che cosa è successo.

L’antefatto è abbastanza noto. Vittorio Feltri, appena diventato neo direttore de Il Giornale, fa scoppiare il caso sul collega di Avvenire, cioè il giornale della Cei, la Conferenza episcopale italiana. L’accusa, dimostrata da alcuni documenti, è quella di avere ricevuto una condannata dal tribunale di Perugia per molestia. La condanna è stata patteggiata, il che dovrebbe – almeno in parte – dimostrare un riconoscimento di responsabilità. I fatti vengono ricostruiti in questo modo. Boffo, sposato, avrebbe avuto una relazione con un giovane uomo a sua volta fidanzato. Il direttore di Avvenire davanti ai dinieghi dell’amante avrebbe molestato la fidanzata che si sarebbe frapposta tra i due.

Boffo davanti alle pressioni della stampa cede e si dimette. I commenti vanno in diverse direzioni, ma gli elementi che emergono sono principalmente tre: 1) Non è vero che Boffo è stato coinvolto in una relazione omosessuale 2) Feltri si è vendicato perché Boffo ha osato criticare Berlusconi 3) C’è uno scontro nella Chiesa tra Ruini e Bagnasco (Cei) e il Vaticano (Bertone, Osservatore Romano).

Quest’ultima ipotesi oggi sembra confermata dalle ultime confessioni non di Boffo, ma di Feltri. Che ha detto: mi sono sbagliato, i documenti che dimostravano la condanna di Boffo erano falsi. Erano delle veline. Quindi erano veline che convalidano la tesi dello scontro tra i poteri della Chiesa.

Quello che sconcerta è che sia nella prima fase della storia – accuse di Feltri e dimissioni di Boffo – che nella seconda – scuse di Feltri – i fatti passino sempre in secondo piano.

E’ sicuramente interessante capire perché Feltri abbia deciso a un certo punto di partire all’attacco contro Avvenire, così come è altrettanto interessante capire perché, pochi mesi dopo, ha ritrattato tutto. Qualsiasi sia il vero motivo, viene fuori l’immagine di una Chiesa segnata dallo scontro tra gruppi di potere. E’ stato detto: Ruini è contro Berlusconi, Bagnasco è filo Berlusconi. Ma è una semplificazione che nasconde una realtà ben più triste: lo scontro c’è, ma non è fondato sulle idee o sulla politica, ma sulla banalissima poltrona. Cioè è fondato sul potere fine a se stesso.

Ma lasciano la Chiesa al suo destino e torniamo alla storia di Boffo. Dopo il pentimento di Feltri, la maggior parte dei giornali hanno accettato la sua nuova versione: così come prima avevano creduto alla colpevolezza di Boffo, oggi credono alla sua innocenza. Effettivamente i documenti mostrati da Feltri sarebbero dei falsi, anche perché la sentenza del Tribunale di Perugia è secretata e non disponibile alle verifiche. Ma una cosa nessuno ha smentito: la molestia, l’accusa e la condanna. Ma non è stata neanche smentita la relazione omosessuale. Questa notizia da anni girava nelle redazioni dei giornali, ma nessuno ha voluto renderla pubblica. Nessuno fino a Feltri.

Qualcuno starà pensando: e beh, saranno affari di Boffo se aveva una relazione omosessuale. In linea generale è giusto. Diventa però un  problema se quello stesso signore che aveva una relazione omosessuale non era tanto che fosse sposato, in molti lo sono, ma dirigeva uno dei giornali più omofobi della storia degli ultimi dieci anni. Predicava male e faceva bene a se stesso. Ma predicando male faceva del male a molti e molte che non hanno i suoi stessi privilegi.

Non si tratta di dire Boffo deve pagare. Ben che meno di difendere Feltri, il cui pentimento lascia senza parole sulla qualità del giornale da lui fatto: ci si può fidare di un direttore che accetta le veline? Oppure: ci si può fidare di un direttore che dice la verità e poi sostiene che era tutta una bufala? In un caso e nell’altro c’è poca buona fede.

Vorremmo però sapere che cosa davvero è successo e perché Boffo non ha mai smentito le accuse. L’obiezione potrebbe essere: ma questo è moralismo! Ne convengo, però a mia discolpa posso dire due cose. La prima: non si tratta di moralismo, ma di smascheramento della doppia morale. Appunto un direttore contro i gay che ha invece rapporti omosessuali. La seconda: non si può non notare la discrasia tra il moralismo imperante e il silenzio sul caso Boffo. Ogni giorno, le testate anche più serie ci raccontano con chi è andato a letto tizio e sempronio, ma invece tacciono su Boffo. Viene il sospetto che non vogliano raccontare una verità troppo scomoda per questa Italietta catto-omofoba.

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