Vince Vendola. La sinistra ha un nuovo leader

Angela Azzaro

Una vittoria schiacciante, quella di Nichi Vendola alle primarie del centrosinistra in Puglia. Oltre il 70 per cento dei cittadini e delle cittadine è andato a votare e ha scritto senza tentennamenti il suo nome. Candidato contro Francesco Boccia, il governatore uscente ne ha dovuto passare davvero di tutti colori a causa della guerra, condotta senza mezzi termini, da quella parte del Pd che ha voluto seguire il canto, ormai discendente, di Massimo D’Alema.

E’ evidente che oggi il vero sconfitto è lui, il baffetto d’oro della sinistra che sull’altare dell’accordo con l’Udc era disposto a giocare il nome di un buon amministratore e di un ancora migliore politico. Ha sbagliato su tutti i fronti. E oggi, all’indomani, dell’esito delle primarie si becca pure lo schiaffo dell’Udc che candida in solitario Adriana Poli Bortone.

Ma quali erano le due opzioni in campo? E qual è quella che ha vinto con il voto al leader di Sinistra ecologia e libertà? Prima di tutto un chiarimento di non poco conto. In queste ore abbiamo sentito ripetere da Boccia, come un autonoma, che le due opzioni si differenziavamo sul discorso dalle alleanze. E, alla direzione Pd, lo ha ripetuto anche Bersani. Secondo il segretario fantasma la loro proposta si fonda sull’allargamento del centrosinistra, unica possibilità di battere la destra. Mentre, sempre secondo Bersani, la proposta di Vendola taglierebbe la gambe a questa possibilità condannando la sinistra a essere residuale. Menzogna. Vendola non ha mai chiuso all’Udc e non ha mai detto che non c’era spazio, anche a livello nazionale, per un allargamento delle alleanze. E’ accaduto il contrario: è stato Pierfurby Casini a chiudere, ponendo il veto sul governatore senza mai spiegare il vero motivo (che secondo alcuni è tutt’altro che nobile e men che mai politico).

Allora qual era, ed è, la vera differenza tra Vendola e il Pd? Vendola ha espresso un punto di vista che ha una base popolare. Non ha fatto giochetti, ma ha posto al centro le cose fatte e quelle da fare. Ha posto al centro i contenuti: giovani, territorio, cultura. Lavoro e libertà. Dall’altra invece i contenuti non venivano mai nominati. Il problema erano le alleanze, le percentuali, gli intrighi di palazzo. E’ questo il punto. Ed è a quel tipo di politica politicante che il popolo della Puglia ha detto di no. Un no netto, su cui non si può tornare indietro. La politica non è il Palazzo. Sono i grandi temi, ma è anche passione, partecipazione, coinvolgimento.

Vendola è un politico che parla un altro linguaggio. Il linguaggio del fare, ma anche della speranza. Fa cioè quello che la sinistra aveva dismesso: muove la dimensione materiale, ma anche dell’immaginario e del simbolico. Non è un caso che il governatore della Puglia sia un grande studioso e amante di Antonio Gramsci: colui che non aveva niente a  che fare con tentazioni staliniste, ma anche l’intellettuale che parlava di connessione sentimentale con il popolo. Senza quella connessione non si va da nessuna parte.

Berlusconi, con contenuti opposti, lo ha capito a suo modo. E su questa intuizione è andato avanti come un treno, costruendo consenso. La sinistra, dopo tanti anni di smarrimento in cui ha creduto che l’unico modo per vincere fosse quello di parlare male di Berlusconi, ritrova un leader in grado di fare opposizione alle politiche del Pdl, ma con proposte, programmi. Sogni. Sogni che nel caso della Puglia si sono in parte realizzati.

E’  evidente che l’esito delle primarie avrà una ricaduta anche sugli assetti nazionali della sinistra. Due sono gli obiettivi immediati: capire se veramente, come annunciato da Bersani e dallo stesso D’Alema, il Pd sosterrà davvero Vendola alle elezioni. Non è tanto importante per la vittoria (Vendola, a questo punto, ha ottime possibilità di farcela comunque), ma per capire  su quali alleanze si possa davvero puntare anche nel futuro; aprire una discussione sui contenuti. E’ cioè arrivato il momento che sull’altare delle alleanze con i centristi non vengano sacrificati i temi cari alla sinistra. I temi cioè che fanno la differenza e che gli uomini e le donne della sinistra rivendicano, inascoltati, da tempo.

E’ quindi finita l’epoca dei D’Alema e dei Casini, di quei politici che pensano agli elettori con disprezzo? La vittoria di Vendola non lascia scampo: e anche se loro si sapranno riciclare (baffetto ha mille vite), il segnale questa volta è inequivocabile.

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