Leda Rafanelli. Storie d’amore e d’anarchia

Romano Guatta Caldini

«Ogni donna adora un fascista»,  ha scritto la poetessa Sylvia Plath. Forse, non tutte le donne hanno questa propensione,  verrebbe da replicare. Nel caso di  Leda Rafanelli [nella foto], l’affermazione della Plah risulta, però, veritiera: lei, un fascista, l’ha sicuramente amato, magari a modo suo, ma lo ha amato.

Nata a Pistoia il 4 luglio del 1880, Leda Rafanelli si trasferisce, appena ventenne,  ad Alessandria d’Egitto, la città che diede i natali a F.T.Martinetti. Di tendenze libertarie fin dalla prima giovinezza, Leda amplia le sue conoscenze integrandole con la fede islamica: a Max Stirner affiancherà Allah. Un sufismo, il suo, inteso come rivolta contro il  mondo moderno», certamente contro  l’atomizzazione della società e, quindi, la disgregazione sociale seguita al nascente capitalismo. Durante il suo soggiorno in Egitto, Leda venne attratta dall’esoterismo. Prima, en passant, è stata citata, non a caso, un’opera di Evola. E’ stato proprio il Tradizionalista a ravvisare una connessione fra Islam e correnti esoteriche: «L’Islam infine –  osserva Evola –  è una forma tradizionale completa, nel senso che nel suo contesto è vivo ed operante un essoterismo in grado di fornire, a chi sia dotato delle necessarie qualificazioni, i mezzi utili a conseguire una realizzazione spirituale che oltrepassi il traguardo esoterico della pura e semplice “salvezza dell’anima»”.  (1) Questo percorso di ricerca interiore, fra politica e fede, portò Leda sulla strada di due celebri anticonformiste: la mistica ribelle Isabelle EberhardtValentine de Saint-Point, l’autrice del Manifesto della donna futurista nonché combattente islamica e poi discepola di René Guénon.

Conclusasi la parentesi egiziana, la Rafanelli torna a Milano e  con il libertario Ugo Polli fonda la Casa Editrice Rafanelli-Polli. In seguito alla rottura sentimentale con quest’ultimo, la nostra si lega con l’editore individualista Giuseppe Monanni, il curatore delle prime pubblicazioni italiane delle opere di Nietzsche.  Sempre con Bonanni, Leda  dà vita alla rivista di politica e arte Vir, iniziativa editoriale che avrà collaboratori del calibro di Giovanni Papini e Umberto Boccioni. Di questa commistione tra futuristi e anarchici non bisogna stupirsi; già il poeta Renzo Provinciali nel suo manifesto “Anarchia e Futurismo” scriveva: «Gli anarchici, sono sempre stati profondamente futuristi, e comprenderanno l’impellente bisogno di penetrare ne l’ideale Futurista, nel vero Futurismo, Futurismo libero da le dittature e da le ambizioni e così gli anarchici saranno ancora più perfetti, più coscienti de le rivendicazioni politiche e artistiche. » (2)

Intanto, Leda scrive anche  per le riviste La Rivolta (1910) e La Libertà (1913-14). Ed è proprio su quest’ultima che l’anarchica tesse l’elogio di Benito Mussolini. In quel periodo la borghesia padronale usciva con le ossa rotte dopo la Settimana Rossa e in quell’occasione, Mussolini si era affermato, a livello nazionale, come uno dei più pericolosi agitatori sociali. Il futuro Duce fece breccia nel cuore della Rafanelli, durante una conferenza milanese, da lui presieduta e che aveva come tema ‘la Comune’. Da buon blanquista qual era, fu inevitabile che Leda ne rimanesse affascinata: «Era quando venne a Milano – scrive Leda –  con la corrente detta rivoluzionaria. Lui fece una conferenza su ‘La Comune’ e quella conferenza mi piacque. E feci un articolo su di lui intitolato ‘Un socialista’. Questo articolo gli piacque e mi mandò a dire da un comune compagno che voleva conoscermi. E allora lo ricevetti in casa. E lì cominciò l’amicizia. E abbiamo avuto un’amicizia di due anni. » (3) Ed è sempre Leda che, in merito a Mussolini, scrive: «E’ il socialista dei tempi eroici. Egli sente ancora, ancora crede, con uno slancio pieno di vitalità e di forza. E’ un uomo».(4) Dichiarazione sicuramente enfatica, tipica dell’epoca ma affermazione che induce a pensare che il rapporto fra i due non fosse poi così platonico come Leda stessa ha voluto far credere, in seguito, nelle sue memorie: in Una Donna e Mussolini e anche in altre testimonianze, Leda terrà sempre a precisare che il suo rapporto con Mussolini era stato solo intellettuale e che le avances del romagnolo si erano limitate a un castissimo bacio. Cosa difficilmente credibile, considerando la natura a dir poco irruenta di Benitocka, come soleva chiamarlo la rivoluzionaria Angelica Balabanoff, anche lei sua amante dell’epoca e compagna di partito.

Al di là della natura del rapporto fra i due, da rilevare, dal punto di vista storiografico, è la testimonianza della Rafanelli, in merito alle vicende che la videro co-protagonista nella vita di Mussolini. Leda, ad esempio, fu la prima ad instillare nel futuro Duce l’interesse per l’Islam: «Era una scrittrice libertaria seguace della religione musulmana – scrive Renzo De Felice – la quale si era convertita all’Islam durante una permanenza in Egitto, più o meno nello stesso periodo in cui operava al Cairo un altro ex anarchico entrato a sua volta in Islam: quell’Enrico Insabato che diventerà consulente del governo fascista per le questioni islamiche. Fu dunque la Rafanelli, a quanto risulta dalle lettere di Mussolini pubblicate da quest’ultima dopo la guerra, la prima fonte informata e attendibile da cui Mussolini attinse le sue conoscenze in fatto di Islam».(5)

Nel periodo in cui i due s’incontrarono, Mussolini era in procinto di passare dalla “neutralità attiva ed operante” a un dichiarato interventismo, che poi fu la causa della rottura dei rapporti con l’antimilitarista Rafanelli. In tal senso, tra le file del socialismo e dell’anarchismo si erano già avute le prime defezioni e Mussolini, con la sua titubanza in merito alla questione, rischiava di rimanere su posizioni di retroguardia. Già Libero Tancredi lo aveva accusato, pubblicamente, con un articolo su Il resto del Carlino, di essere un “uomo di paglia” e se così non era, era venuto il tempo, secondo Tancredi, di gettare  la maschera e dichiararsi apertamente favorevole all’entrata in guerra dell’Italia. Certo è, che per Mussolini, il cambiamento di fronte non fu privo di dubbi e incomprensioni; di questo travaglio fu protagonista proprio Leda, alla quale Mussolini scrisse in una lettera: «Ancora qualche giorno e diffiderò di voi e di me stesso. E’ terribile. Ciardi, Corridoni, la Rygier apologisti della guerra. (…) Uno dei giorni della veniente settimana verrò a trovarvi. Ho bisogno di un po’ d’incoraggiamento. Il proletariato mi sembra sordo e confuso, lontano». (6) Ed è sempre la Rafanelli, la testimone del diverbio con Libero Tancredi e, probabilmente, anche  l’ispiratrice della piccata risposta di Mussolini: «dinanzi agli eventi tempestosi dell’Europa odierna, gli uomini che non fanno la storia sono tutti uomini di paglia anche se non si chiamano Tancredi. Ma sappia l’egregio contraddittore, che io non conosco aggiustamenti per amor di stipendio. Sono troppo irregolare nella mia vita per nutrire queste preoccupazioni».(7) Come sappiamo, il proletariato combattente troverà in Mussolini la sua guida, mentre il rapporto fra l’anarchica e il direttore dell’Avanti andrà incrinandosi fino alla rottura definitiva dei rapporti.

Quello con gli uomini, per la Rafanelli, è stato un rapporto difficile, considerati i due divorzi alle spalle. Anche la morte prematura di un figlio peserà, non poco, sulle sue scelte esistenziali. Nel dopoguerra, per sbarcare il lunario, la Rafanelli  si occuperà perfino di chiromanzia.  Ciononostante, Leda, una delle figure più interessanti dell’anarchismo italiano,  continuò a percorrere la strada iniziata durante il suo soggiorno in Egitto, perché come lei stessa ebbe a dichiarare:  «gli anarchici, nella vita, sono dei nomadi. Non seguono quella tale strada, ma la loro strada».

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(1) Claudio Mutti – L’Islam visto da Julius Evola, in: AA. VV., Sopra le rovine

(2) Renzo Provinciali,Pietro Lucini – Anarchia, futurismo e revolverate Ed. Nautilus, 93

(3) A rivista anarchica anno 31 n. 271 aprile 2001

(4) Leda Rafanelli – Una donna e Mussolini, Ed. Rizzoli, 1975

(5) Renzo De Felice – Mussolini il rivoluzionario, Ed. Einaudi

(6) Ibidem

(7) Ibidem

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