Bertolaso sacrificato sull’altare della patria?

miro renzaglia

Guido Bertolaso [nella foto], salito agli onori della cronaca per essere stato il plenipotenziario nell’emergenza seguita al terremoto abruzzese, in qualità di Sottosegretario al Dipartimento per la protezione civile nazionale, emergenza nella quale, ad onor del vero, non se la cavò poi così male come scrivono i suoi detrattori a prescindere; Guido Bertolaso – dicevamo – risalito alle cronache per essere il futuro probabile dirigente della “Protezione civile S.p.a.” in argomento di discussione al Senato che, di fatto, sancirà l’ennesima privatizzazione italiana di ciò che privatizzabile non è ( ma siccome da privatizzare in Italia, dopo l’acqua, non è rimasto più niente, si procede oltre…); Guido Bertolaso – ri-dicevamo – è incorso, ahilui, in un eccesso di delirio da presunta onnipotenza, in occasione della sua missione ad Haiti, come inviato dal Governo italiano ad amministrare i nostri soccorsi in quella apocalittica situazione.

Come è noto, all’atto dell’avvenuta catastrofe caraibica, gli Usa disposero un piano di aiuti che ha riguardato l’impiego di 15.000 soldati nella regione.  Bene, si dirà: una volta tanto la capitale dell’Impero ha disposto le sue forze militari in un’autentica missione di pace e soccorso.  Fatto è che il nostro plenipotenziario  per le sciagure naturali (sempre di Guido Bertolaso si tratta), giunto sul posto,  ha trovato molto da ridire sull’organizzazione degli aiuti stessi.

Tra un Bill Clinton in maniche di camicia intento a scaricare le cassette della frutta, e uno sventolio di vessilli a stelle e strisce atti a marcare il territorio, se ne è uscito con poco diplomatiche dichiarazioni di non-sudditanza. Ne citiamo alcune:

«Troppo spesso, una volta arrivati sul luogo di un disastro, si pensa subito a mettere un grande manifesto con lo stemma della propria organizzazione, a fare bella figura davanti alle telecamere, piuttosto che mettersi a lavorare per portare soccorso a chi ha bisogno…»;

«Girando per il territorio si coglie una situazione patetica che si sarebbe, quindi, potuta gestire molto meglio. E invece di essere la prima volta che il mondo si mobilita e funziona bene, speriamo che sia stata l’ultima che il mondo funziona in questo modo»;

«Clinton che scarica le cassette della frutta non è servito. Sarebbe stata la svolta se lui avesse gestito l’emergenza in prima persona, invece se n’è andato».

Cazzo: ma che si è messo in testa il Bertolaso? Di poter criticare in maniera così diretta i padroni del vapore? Avesse tante volte creduto alla favoletta di un Berlusconi affrancato dal giogo americano?

Apriti cielo.

Senza manco scomodare la voce di Obama, è bastata quella del Segretario di stato  Hillary Clinton, forse anche in veste di legittima consorte di Bill criticato per lo spot dell’americano, benché ex presidente Usa, in solerte lavoro bracciantile, che così è insorta:

«Monday morning quarterback», «Chiacchiere del giorno dopo» ha risposto a chi gli chiedeva del j’accuse di Bertolaso. E: «Sono profondamente ferita dalle critiche».

Tanto è bastato ai solerti funzionari della provincia imperiale italiana per scaricare l’improvvido plenipotenziario colà investito e tentare di salvare il salvabile.

Attacca il Ministro degli Esteri Frattini: «Il Governo italiano non si riconosce in alcune delle dichiarazioni rilasciate dal capo della Protezione civile Guido Bertolaso sulla situazione degli aiuti ad Haiti, ed in particolare sul ruolo degli Usa e delle organizzazioni internazionali».

Non basta. Probabilmente da Washington chiedono voci più alte e qualificate a smentire le parole di Bertolaso.

E chi, se non Berlusconi stesso? Ed eccolo “il piccolo cesare” levare alto il suo sdegno. Opponendosi alle richieste d’oltreoceano di scuse per l’immagine ferita dal prode scudiero? Macché! meglio scaricare il fedele servitore: «Resto convinto che in questi casi sarebbe opportuno evitare dichiarazioni che possano involontariamente innescare polemiche, partendo dall’assunto che tutti sono impegnati in buona fede ad aiutare la popolazione di Haiti».

Caso chiuso? Sembrerebbe di sì, alla lettura delle parole che il portavoce del segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon ha pronunciato il 26 di gennaio: «Non c’è nessun problema tra l’Italia e l’Onu sugli aiuti ad Haiti perché il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha chiarito tutto»; e di quelle di Frattini che definisce la questione: «Un ex caso. Ci sono state dichiarazioni formali, la questione è assolutamente chiarita».

Chiarita? Può darsi. Intanto però, domani venerdì 29 gennaio, registreremo il passaggio di consegne tra il Commissario straordinario del Governo per l’emergenza terremoto, Guido Bertolaso, e il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, che a partire dal 1° febbraio assumerà pieni poteri come Commissario delegato per la ricostruzione post terremoto.

Un passaggio di consegne naturale, già previsto: certo. Però… però… Come diceva un noto esponente della prima Repubblica: «A pensar male si fa peccato, ma quasi sempre si  indovina…».

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