Carlo Parlanti. Quale violenza?

Antonella Ricciardi

intervista Ivanoe Santoro

Per un’analisi del caso di Carlo Parlanti il più possibile approfondita, obiettiva e scientifica sono fondamentali gli studi degli esperti in materia di medicina. Tali rapporti medici possono contribuire a rendere il caso più chiaro, circostanza particolarmente importante in questo periodo, nel quale Carlo Parlanti si sta battendo per ottenere un processo di appello: il secondo grado nei processi, infatti, negli Stati Uniti non è scontato (tranne che per i condannati a morte), e, per legge, può esservi solo in presenza di rilevanti elementi a favore di chi sia stato già condannato, tramite una petizione di “habeas corpus”.

In pratica, negli Stati Uniti ottenere un secondo grado di giudizio è come in Italia il riuscire ad ottenere la revisione del processo dopo i tre gradi di giudizio… Un’altra questione cruciale riguarda poi il tentativo, da parte di Carlo Parlanti e di chi lo sostiene, di ottenere un appello a livello federale e non di contea, per avere maggiori garanzie di obiettività di valutazione, date le numerose incongruenze, ormai dimostrate, nel modo di condurre le indagini, che si sono verificate da parte della contea di Ventura.

Sono molteplici, infatti, gli elementi che non tornano nel caso Parlanti: dai quattro litri di vino che secondo la White questi aveva bevuto prima d’infliggerle una serie di violenze sessuali e non solo (che per gli esperti in materia, portano dal coma etilico alla morte, oltre a inibire la possibilità di atti violenti ed anche, in tale stato, di avere rapporti  sessuali), al raccapricciante dettaglio di un capezzolo che, secondo la White, Parlanti le aveva quasi staccato a morsi, ma che non è stato riscontrato dai medici, a molto altro ancora.

Dato che la parte specificamente ginecologica è la più importante nel caso di Carlo Parlanti e di Rebecca Mckay White, in questa sede si propone un’intervista a un medico, specialista in ginecologia: il dottor Ivanoe Santoro, già autore di un rapporto molto curato e dettagliatissimo sull’argomento.

Il dialogo con lo specialista ha soprattutto il fine di sintetizzare, per renderli più facilmente fruibili ad un pubblico vasto, alcune argomentazioni sul caso, elaborate dallo stesso dottor Santoro.

Bisogna, tuttavia, anticipare alcune considerazioni di ordine generale che costituiscono la premessa indispensabile alle argomentazioni in esame e che costituiscono parte integrante ed imprescindibile della relazione stessa del Dr. Ivanoe Santoro sul caso e che si riportano quali necessarie introduzioni alla stessa nostra intervista.

In particolare occorre premettere che le possibilità che ha un Medico di esporre un proprio parere sul caso, dovrebbero sempre e comunque derivare da: a) una raccolta di dati anamnestici quanto più completa possibile e b) una visita clinica, condotta di persona sul/la paziente.

Nel caso specifico, il Dr. Santoro non ha intervistato e visitato personalmente la sig.ra White; egli, pertanto, esprime delle considerazioni di massima, il cui valore, ovviamente, è da provare da parte di terzi, direttamente, se tecnicamente possibile, sulla paziente. Solo, infatti, dopo un’adeguata anamnesi familiare, personale fisiologica e patologica, nonché ostetrico-ginecologica, dopo una visita generale e ginecologica,avvalendosi, peraltro, dei risultati di esami specifici, sarebbe stato possibile, per il Dr. Santoro come per chiunque altro, specie in concomitanza temporale stretta con i fatti di cui al dibattimento, rilasciare dichiarazioni di assoluta valenza medico-legale in ambito specialistico.

La relazione e le risposte del Dr. Santoro  appaiono, quindi, incentrate solo e soltanto sulle risultanze degli atti e sugli aspetti, per così dire, “ginecologici” dell’accusa a carico del sig. Parlanti. Le parti riguardanti, infatti, sia le presunte violenze a livello anale sia il presunto stato di ebbrezza/intossicazione etilica, esulano dalla specifiche competenze di questo Specialista.

Quanto di seguito si illustra, emerge, quindi, solo da una disamina dei fatti sul piano squisitamente dottrinale, logico ed ideativo, sulla base della descrizione fatta dell’accaduto con risultanze che presentano, ovviamente, il limite di scaturire solo e solamente,appunto, da un processo razional/speculativo, senza alcuna rispondenza dimostrabile, dal Dr. Santoro, sul piano puramente clinico nel caso in esame.

All’epoca dei fatti di cui si parla, il Dr. Santoro ignora se la sig.ra White fosse in semplice menostasi (assenza dei flussi mestruali per assenza dell’organo da cui i flussi mestruali si originano – utero) o anche in menopausa (situazione contraddistinta dall’assenza della funzionalità ovarica – nel caso specifico per asportazione chirurgica associata a quella dell’utero come nell’Isterectomia totale con annessiectomia bilaterale). La Dr.ssa Agnesina Pozzi, a sua volta autrice di un rapporto medico basato sugli atti del processo, ed il cui lavoro è stato portato a conoscenza del Dr. Santoro, riferisce che la sig.ra White si trovava in post-menopausa precoce dopo un intervento da lei subito in precedenza e classificato genericamente quale “isterectomia”.

Un’altra premessa fondamentale riguarda le modalità di approccio clinico e di laboratorio cui si dovrebbe sottoporre una presunta vittima di violenza sessuale, modalità di cui non si rinviene traccia nella relazione della Dr.ssa Pozzi, che è la base principale delle informazioni del Dr. Santoro sul tema. Anche se, infatti, “ricordata o riportata” a distanza di tempo, una presunta violenza sessuale dovrebbe sempre condurre ad una serie di accertamenti sul piano ginecologico oltre che biochimico che sono stati, a dire della Collega del Dr. Santoro, del tutto mancati in questo caso.

Ecco il documento con le domande al Dr. Ivanoe Santoro [nella foto sotto] e le sue risposte al proposito.

RICCIARDI: “Rebecca Mckay White, nel suo atto di accusa contro Carlo Parlanti, aveva dichiarato, tra le altre cose, di avere subito una violenza sessuale consistente nell’introduzione forzosa del pugno chiuso di questi nella vagina. Tuttavia, la donna aveva subito anni prima, quando era trentenne, una isterectomia totale: può spiegare, in sintesi, lei che è persona senz’altro qualificata in materia, essendo Specialista in Ostetricia e Ginecologia e Dirigente Medico Ospedaliero nella stessa disciplina, oltre ad essersi occupato, per conto dell’ASL, anche di relazioni congressuali aventi per tema l’assistenza alla donna presunta vittima di violenza sessuale in ambito Ospedaliero, perchè tale dato rende non attendibile la possibilità di una tale, efferata violenza?”

Dr. SANTORO: “Non è che tale violenza non sia possibile. L’introduzione di una mano chiusa a pugno in una vagina è un atto che può essere eseguito. Occorre, però, una preparazione particolare fatta di una dilatazione progressiva specie dell’anello vulvare, di una lubrificazione enorme, oltre che di una posizione ben definita (meglio se “ginecologica”) da parte della “ricevente”, che, ovviamente dev’essere consenziente per evitare seri danni. Le situazioni in cui, secondo il racconto della White, invece, ciò sarebbe avvenuto, sarebbero, però, molto diverse. L’introduzione della mano e non solo del Sig. Parlanti sarebbe, infatti, avvenuta con forza, d’impulso o d’impeto, mentre costui era sotto effetto di enormi quantità di alcoolici, senza alcuna preparazione o lubrificazione preventiva, peraltro in una vagina di donna non consenziente, resa senz’altro meno elastica e distensibile dalle modificazioni indotte sia dalla presumibile menopausa sia dall’intervento ablativo eseguito decenni prima.

RICCIARDI: Ancora secondo la White, Carlo Parlanti sarebbe andato avanti, penetrandola non solo con la mano ma arrivando fino all’avambraccio dentro la sua vagina: è possibile? E quali danni può provocare ciò?

Dr. SANTORO: E’ stato elaborato un fotomontaggio che ritengo molto veritiero per ciò che concerne le dimensioni della mano atteggiata a pugno del Sig. Parlanti, del suo polso e del III inferiore del suo avambraccio, da parte della Sig.ra Anedda. In questo fotomontaggio si sovrapponeva l’immagine di cui sopra a quella di un apparato genitale interno femminile, rispettandone le proporzioni e le dimensioni relative. Già da questo fotomontaggio ci si può rendere conto immediatamente e già solo sul piano puramente visivo, di quali danni potenziali questa eventualità può essere foriera. Come ho già spiegato nella relazione che ho inviato alla Sig.ra Anedda, il fotomontaggio costituiva, peraltro, un artifizio, per così dire, “migliorativo” della reale situazione della Sig.ra White, dal momento che il collo dell’utero ed il corpo dell’organo, nel suo caso, erano  assenti per gli esiti dell’intervento ablativo, all’epoca dei fatti in esame. Così, sempre con riferimento al fotomontaggio, l’immagine di relazione a quella del pugno, del polso e del III inferiore dell’avambraccio del Sig. Parlanti avrebbe dovuto essere limitata alla sola vagina, resa, peraltro, ancora meno profonda (in senso longitudinale) dall’asportazione del cosiddetto “collaretto vaginale” che inevitabilmente viene asportato insieme al collo dell’utero in caso di isterectomia totale. Ciò avrebbe, in estrema sintesi, potuto comportare: a) danni all’area di sutura vaginale superiore (area della cosiddetta “cupola vaginale”) consistenti, essenzialmente, in un vero e proprio “sfondamento” della stessa, con possibile irruzione del corpo penetrante nello scavo pelvico, a contatto, quindi, con strutture interne quali peritoneo, vasi sanguigni arteriosi e/o venosi dell’area addominale inferiore e pelvica, anse intestinali ileo-coliche, mesentere, omento e vescica, potenzialmente a rischio di contusioni, lacerazioni e/o lesioni da strappo; b) danni vascolari per lesioni prevalentemente a carico delle pareti laterali della vagina e dell’area dell’introito vulvo-vaginale, comportanti emorragie sia venose sia arteriose, alcune delle quali, se a carico di vasi di calibro maggiore, potenzialmente pericolose in maniera immediata per la vita stessa; c) esiti a distanza facilmente comprovabili quali: squarcio della cupola vaginale con guarigione a distanza parziale e non netta, come per “seconda intenzione” con tessuto di granulazione bene evidente, irritazione peritoneale, possibile “evisceratio” di anse intestinali all’interno del lume vaginale attraverso la soluzione di continuità già nominata della parete vaginale superiore; d) danni legati ad una patologia flogistico/irritativa (peritonismo/peritonite) qual è quella conseguente al contatto fra realtà anatomiche normalmente sterili quali sono gli organi intraperitoneali e strutture portatrici di una carica inquinante fisiologica quali quelle a contatto con l’esterno quali una mano, un polso ed un III inferiore di un avambraccio di una persona in caso di sfondamento traumatico di una cupola vaginale residua ad un intervento  d’isterectomia totale, oltre che per risalita di germi normalmente colonizzanti l’ambiente vaginale in un cavo peritoneale senza più una barriera anatomica quale la porzione superiore di una vagina suturata o richiusa per seconda intenzione su taglio netto, previa disinfezione, come in corso di intervento chirurgico ablativo. Si tratta, quindi, di danni molto evidenti e gravi sul piano della morbosità e della morbilità del soggetto ricevente, alcuni dei quali addirittura potenzialmente letali.

RICCIARDI: C’è la possibilità, per una donna, di uscire viva dalle violenze descritte dalla White ed attribuite all’opera del Parlanti? E se pure ci fossero delle possibilità, in che modo, dal punto di vista fisico, risulterebbe?

Dr. SANTORO: “Ci sarebbero possibilità in caso di: a) mancato sfondamento della cupola vaginale b) assenza di complicanze emorragiche di grado elevato c) assenza di lesioni organiche, vascolari ed infettive secondarie a penetrazione/sfondamento nell’area interessata Sul piano puramente teorico e dottrinale, le possibilità che non si fossero potute verificare il primo o le seconde sono alquanto scarse, stando alle modalità con cui la presunta violenza si sarebbe svolta. Non dimentichiamo, infatti, le condizioni in cui questo stupro sarebbe avvenuto: a) in maniera aggressiva, forzata e certamente non progressiva o altro b) in donna non consenziente c) in donna non rilasciata o (meglio ancora) anestetizzata d) da parte di un uomo di corporatura robusta in preda ad ubriachezza (se non a delirio alcoolico, viste le quantità riportate come assunte dal Sig. Parlanti secondo l’accusa della Sig.ra White e contenute nella relazione della Dr.ssa Pozzi)

RICCIARDI: Quali sono gli accertamenti che normalmente si effettuano in casi di presunto stupro? Tali analisi sono mancate, del tutto o in parte, nel caso di Rebecca Mckay White? Glielo chiedo sapendo che lei ha avuto visione della relazione, in materia, di un’altra esperta in campo medico, la dottoressa Agnesina Pozzi, la quale ha avuto presenti i vari sviluppi del processo attraverso i suoi atti.

Dr. SANTORO: Nella mia relazione sul caso Parlanti-White sono contenuti le prove e gli esami di Laboratorio nonché i controlli clinici che dovrebbero essere eseguiti in sede di accertamento medico-legale in casi come quello in questione. Mi sembra che questi accertamenti siano stati del tutto assenti o quasi in questo caso, prendendo come punto di partenza la relazione elaborata dalla Dr.ssa Pozzi. Dai rilievi eseguiti dagli esperti sulla scena del presunto crimine e riportati dalla Dr.ssa Pozzi, peraltro, non sono stati rilevati segni “ambientali” legati a questo stupro. Mancano anche “tracce” cliniche generiche e ginecologiche delle violenze e dell’aggressione denunciate, sulla stessa Sig.ra White. Pertanto, riprendendo quanto dichiarato in questa intervista e quanto riportato più ampiamente nella mia relazione, l’intera descrizione della vicenda, a me relazionata, contrasta in maniera alquanto evidente e stridente con quanto io possa sapere in tema di Anatomia Descrittiva, Topografica, Chirurgica e Patologica dell’Apparato Genitale femminile o in tema di Clinica Ginecologica e di Medicina Legale.

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