Giovanni Di Martino. Il fascismo oggettivo

Daniele Mollo

il fascismo oggettivoIl libro d’esordio del 30enne avvocato Giovanni Di Martino, è senz’altro uno di quelli che non lascerà indifferenti coloro che nutrono interesse per la storia contemporanea.

Nonostante la giovane età, l’autore ha trascorso oltre metà della sua vita nell’agone politico, facendo proprio il concetto che sta alla base della derivazione greca del termine ‘Politica’ (“che attiene alla città”, da Politikè, sottintendendo Technè, cioè arte). E l’occuparsi della propria città (Torino) attraverso la militanza politica, gli ha consentito di intraprendere un percorso difficile ma coerente, che agli albori affondava le proprie radici in quella che viene banalmente definita destra radicale (nella sua variante sociale e di sinistra… e non è un ossimoro), per poi emanciparsi da essa, senza per questo dover rinnegare nulla di quell’esperienza. Un cammino fatto di studio, sudore, dibattiti, conferenze e militanza reale, che gli ha consentito, tra l’altro, di poter scrivere un libro come questo, che guarda l’esperienza storica fascista senza il pregiudizio di un autore antifascista e senza la passione o gli impulsi agiografici di quello neofascista.. Libero da orpelli sentimentalistici (che spesso inficiano le opere di esimi storici di professione) e con la maturità giusta per riuscire a trattare un tale argomento con la serenità di chi ha studiato approfonditamente l’oggetto e non ha la velleità di indirizzarne un giudizio a priori (non a caso il sottotitolo del saggio è: “Spunto per un approccio sereno alla materia”). Un libro scritto con meticolosità, ma che scorre via piacevolmente. Un testo che non ci racconta la storia diversamente da come molti la conoscono, ma ci fornisce piuttosto spunti illuminanti per le ricerche future, nonché risposte intelligenti e logiche in funzione dei documenti selezionati. E scusate se è poco.

La prefazione è curata da Costanzo Preve, filosofo torinese che si autodefinisce «allievo non pentito di Marx». Il suo preambolo è quasi da considerarsi un saggio a sé stante. Si tratta di una splendida disamina della situazione politica attuale, in tutte le sue sfaccettature: una panoramica sulle cause del perpetuarsi dello scontro artificiale fascismo/antifascismo (o come giustamente rileva Di Martino, neo-fascismo/neo-antifascismo, in quanto il soggetto storico di queste tendenze politiche, il fascismo reale, è un’esperienza conclusa improrogabilmente nel 1945) e le nefaste conseguenze di questa diatriba fittizia sul piano politico, sociale e culturale.

Il libro si intitola Il fascismo oggettivo (I libri de “Il Fondo”, pag. 232, € 14,70, 2009) ma a dispetto del titolo, non siamo di fronte ad un’opera che mira a risolvere presuntuosamente un contenzioso di oltre mezzo secolo sulla natura del fascismo, ma bensì propone una visione del fenomeno (da piazza San Sepolcro alla fine) secondo una prospettiva troppo spesso non considerata dagli storici: la natura eterogenea del fascismo, dovuta essenzialmente alla mancanza di una dottrina di riferimento (infatti sarà la prassi a creare una dottrina ex post e non viceversa) e dalla varietà di personaggi che ricopriranno ruoli di potere nel multiforme universo fascista (uomini dalle provenienze politiche più disparate e spesso con capacità assai discutibili per il ruolo a cui sono stati adibiti).

Il punto saliente dell’eterogeneità del fascismo, emerge sin dal primo capitolo che tratta la nascita dei fasci di combattimento nel 1919. La base variegata (ex anarchici, ex socialisti, reduci, ecc.) dev’essere il punto imprescindibile da cui spartire per poter dare un’interpretazione il più possibile verosimile dell’esperienza fascista, che non può essere considerata un monolite.

Questo aspetto composito, lo si ritrova anche nello squadrismo poco tempo dopo: erroneamente considerato un fenomeno con stessa regia e medesimi obiettivi, si è dimostrato nella realtà dei fatti, piuttosto dissimile e con caratteristiche diverse a seconda della località e della matrice politica degli squadristi.

In fondo è proprio il vertice a rendere possibile la natura così eclettica del fascismo e il fatto che nulla sia stato creato a tavolino, lo dimostra il capo, quel Benito Mussolini che pur non essendo schizofrenico, è senz’altro un uomo politico scaltro che sa come muoversi nei meandri della politica e come cogliere le occasioni per tentare la scalata al potere (il 90% dei quadri del 1919 era mutato l’anno successivo e il movimento si era disinvoltamente spostato a destra per cogliere l’opportunità dei finanziamenti di proprietari, imprenditori, ecc.).

Antonio Gramsci il 22 giugno del 1921 su “L’Ordine Nuovo”, scrisse un articolo intitolato “Sovversivismo reazionario” che inquadra correttamente questa peculiarità del futuro Duce. Egli sosteneva che Mussolini non fosse nient’altro che un blanquista e “il blanquismo la teoria sociale del colpo di mano (…) Il blanquismo nella sua materialità, può essere oggi sovversivo, domani reazionario”.

Parlando invece della collocazione storica del fascismo, Di Martino sposa la tesi secondo cui il fascismo (e il nazionalsocialismo) sia stato uno dei 5 tentavi falliti del ‘900 di creare un’alternativa al capitalismo, insieme al comunismo storico novecentesco, la socialdemocrazia scandinava, i regimi sociali giustizialisti del Sud America, le lotte di liberazione nel terzo mondo. Questa teoria, che concorda essenzialmente con Preve, è assai interessante, perché sposta di molto il baricentro storico del “secolo breve”, rispetto alla vulgata occidentalista che identifica il ‘900 come secolo dei totalitarismi e degli orrori.

Altro punto saliente, è la cosiddetta “classifica” dei mali del fascismo. Da qualche tempo a questa parte, il gradino alto del podio, viene assegnato alle leggi razziali antiebraiche. E’ uno snodo importante del libro che viene affrontato anche da Preve nella prefazione. Riprendendo un articolo di De Luna “il fascismo derubricato”, Di Martino rileva come il fascismo venga associato tout court alle leggi razziali antiebraiche, il che oscura ed annulla tutto il resto, buono o cattivo che sia. Leggi razziali furono emanate già precedentemente in Libia ed Etiopia, dopo le conquiste coloniali, ma di questi provvedimenti quasi nessuno fa cenno o tuttalpiù vengono considerati normale amministrazione.

L’autore invece considera come male primario, l’entrata in guerra nel 1940 (mentre Preve indica come male maggiore, le conquiste coloniali).

La posizione di Di Martino è dovuta ad una constatazione: il fascismo prima dell’entrata in guerra aveva il sostegno del popolo. Certo come ogni regime (di qualsiasi orientamento) ci malumori al suo interno, di diversa entità a seconda del momento. L’entrare in guerra senza esserne all’altezza, però, fu un azzardo troppo grande ed infatti venne pagato con la sconfitta del regime e del paese, sotto tutti i punti di vista. Con l’arrivo delle bombe sul suolo italiano, è crollato il sostegno (caldo, tiepido o freddo che fosse) di tutto il popolo. Questa è l’osservazione dell’autore.

Sulla sconfitta del regime, grava anche l’imbarazzante incompetenza di alte cariche dell’esercito e dal tradimento di altre (e Mussolini è responsabile delle scelte personali e della collocazione di questi uomini). Se è constatato che l’Italia sarebbe stata pronta per il conflitto soltanto nel 1944, è anche vero che dev’essere smentita la tesi secondo cui l’Italia non possedeva alcun armamento efficiente. La marina era di altissimo livello, ma perse tutti gli scontri per via dell’inettitudine e del tradimento degli ammiragli.

Nel libro viene anche fatto un elenco esemplificativo di ministri o uomini scelti dal duce che hanno adempiuto bene la propria missione e coloro che sono stati una piaga per la nazione. Di Martino è impietoso (ed è giusto che lo sia) di fronte a tanta incapacità, mettendo così in fienile, elementi inediti sulle cause della sconfitta bellica dell’Italia.

Il libro avrebbe altri innumerevoli argomenti originali e degni di nota, che qui non c’è spazio di affrontare, ma che il lettore avrà occasione di leggere con estremo interesse.

Il saggio si conclude con un’appendice veramente interessante, sull’asfittico mondo neofascista. A chi ne è uscito indenne, scapperà un sorriso e condividerà le riflessioni dell’autore. A chi ne è ancora invischiato… beh in bocca al lupo.

.

LOGO

I LIBRI DE “IL FONDO”

Per ulteriori informazioni sui volumi cliccare sulle copertine

fondo

I libri de “Il Fondo”
possono  essere acquistati online
sul sito “ilmiolibro.it

libri_fondo magazine

nella finestra “cerca”
digitare il nome dell’autore o il titolo e seguire le istruzioni

_________________________________________

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks