Violenza sulle donne/3. Questione maschile

miro renzaglia

maschile1_fondo magazineUn donna su tre ha subito violenza. Nel 90 per cento dei casi, da parte di uomini che le stanno accanto. Uomini che in qualche maniera le dovrebbero amare, o dicono di amarle tanto: fino al punto di ucciderle. Sul Fondo, lo abbiamo ribadito più volte ma gioverà ripeterlo: la violenza domestica è la prima causa di morte per le donne europee tra i 16 e i 40 anni (dati Onu). In Italia non è diverso. Percentuali agghiaccianti. Ma è altrettanto agghiacciante il silenzio maschile. Perfino gli uomini delle istituzioni quando e se parlano, lo fanno sempre in maniera generica, come se quella violenza arrivasse dall’alto, non avesse volto, nome e cognome.

Fa così anche il Presidente Giorgio Napolitano con la sua dichiarazione in occasione di questa “Giornata…”. Leggete bene:

«La Giornata internazionale contro la violenza alle donne deve rappresentare un’occasione per riflettere su un fenomeno purtroppo ancora drammaticamente attuale, individuando gli strumenti idonei a combatterlo in quanto coinvolge tutti i paesi e rappresenta una vera emergenza su scala mondiale».

Più generico ed astratto di così, si muore. E’, ancora una volta, un parlare neutro, come se il fenomeno non riguardasse anche lui come parte dell’umanità maschile.  Per di più, lo fa allargando il grandangolo ad una inquadratura “mondiale” con un linguaggio che, alla fine,  evita di mettere in chiaro quanto avviene quotidianamente oltre l’uscio del nostro coinquilino di pianerottolo.

Non serve dire: io non sono così, io non mi comporto così. E’  solo un altro modo per deresponsabilizzarci. La violenza contro le donne non è frutto della cattiveria, di impazzimenti, né di raptus di qualcuno di noi. Nasce dentro il rapporto uomo/donna, è intrinsecamente collegata ai ruoli (maschile/femminile), è la conseguenza dell’idea di coppia e di famiglia che ci portiamo appresso da millenni di storia. Non basta, quindi, la condanna autoassolutoria che emettiamo contro il delinquente quando un atto di violenza salta clamorosamente e rumorosamente al disonore della cronaca.

Quanto sarebbe molto più utile che ogni maschio dicesse: io c’entro, la violenza sulle donne è un fenomeno che coinvolge anche me, perché mette al centro «la questione maschile». Invece, succede sempre il contrario. Le donne picchiate in quanto donne sono sempre le uniche di cui si parla. Sono le uniche a parlare, quando trovano il coraggio di parlare. Dobbiamo essere noi maschi a pretendere di essere chiamati in discussione ogni volta che una donna subisce un qualsiasi tipo di violenza.

La questione vera è quella di un cambiamento che riguarda tutti. Ed è anche un modo per uscire dalla retorica che un giornata come questa si porta dietro. Retorica insopportabile perché dietro, nascosta dalla celebrazione, c’è la vita di ogni donna in carne ed ossa: non quella generica delle “donne” in astratto. Ed è una vita che ci riguarda. Che ci riguarda come maschi.

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