Violenza sulle donne/2. Nessuna ricorrenza

Susanna Dolci

donne1_ fondo magazinePotrebbe risultare pura retorica ricordare a tutti che ieri, 25 novembre, è stata la “Giornata internazionale contro la violenza alle donne”. Potrebbe essere mera magnifica eloquenza. Punto e basta. Ma è doveroso sia ieri che sabato prossimo, 28 novembre dalle ore 14.00, nel corso della fiaccolata nazionale in sede capitolina rammentare che di violenza si vive, si convive, si sopravvive e alla fine, troppo spesso, si muore. In Italia come in tutto il mondo. Sono passati dieci anni da quando nel lontano 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dichiarò l’appunto 25 novembre il giorno del dolore per le donne ma anche ed a questo punto temporale, perché no, per i bambini, i disabili, gli uomini, i transessuali, i gay, le lesbiche, i bisessuali, queer, LGBT… «La Giornata venne istituita con la risoluzione 54/134 dell’Onu, invitando governi, organizzazioni governative e non governative, media e società civile a sensibilizzare sulla violenza di genere le società. […] In particolare, è stato scelto il 25 novembre poiché è la data in cui vennero uccise le tre sorelle Mirabal, assassinate nel 1960 nella Repubblica Dominicana per il loro impegno politico contro l’allora dittatore Trujillo».

Un annuale j’accuse lucido e spietato che non lascia spazio a sospiri speranzosi. Cosa poter raccontare di “rosa” nuance ad esempio agli oltre 7 milioni di donne tra i 16 ed i 70 anni (ma la media si sta abbassando ed alzando vertiginosamente) che hanno subito, almeno una volta nella vita, violenza? Un silenzio rumoroso di morte si aggira come il peggiore degli avvoltoi sulle prede dei raptus, persecuzioni, abusi psicologici.

Ribadisco fermamente che a questo punto è violenza su tutti e contro tutti. Che differenza c’è, pertanto, tra il dolore di una donna e quello di un bambino e di un disabile, catturati dai lordi interessi di parenti o sconosciuti? Forse “solo” nell’intensità fisica, psichica e spirituale delle ferite. Forse… L’operato di tante rappresentanze istituzionali politiche, giuridiche e sociali è meritevole ma ancora non sufficiente ad assicurare le vittime dall’indicibile bestialità. Il tempo passa inesorabile e lontana è ancora la speranza che vengano alfine spezzate le catene della povertà, ignoranza, pregiudizio etnico, religioso, civile contro chi è debole, discriminato o diverso.

Discosta, dunque, dalla realtà è ancora la fiducia che tutti possano smettere di «escoriarsi la fronte contro il muro della realtà sociale» come ebbe a scrivere anni or sono la mirabile saggista tedesca Christa Wolf.

Che ogni 25 novembre non brilli di sola bella eloquenza da sofà ma che tutti, senza eccezione esclusa e la sottoscritta inclusa, tolgano finalmente i paraocchi delle false illusioni e dell’imperante pregiudizio.

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