Violenza sulle donne/1. Dedicata a Brenda…

Angela Azzaro

rosa_rossa_fondo magazineCara Brenda,

come forse sapevi, ieri è stata la “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”. Il Fondo ha deciso di dedicarla a te che sei morta, molto probabilmente uccisa, anche per quello che eri. Per come vivevi. E mi ha proposto di scriverti questa lettera aperta. Ho accettato.

La tua morte è secondo noi segnata da una tripla violenza. Per molti tu non eri una donna, perché non lo eri dalla nascita e perché non avevi completato il percorso di transizione. Questo gli dava diritto di pensare che non valevi niente, che potevano fare di te quello che volevano. Sulla tua vita, come su quella di tantissime altre trans, pesa il pregiudizio di chi pensa che non siete normali, che il vostro è un desiderio malato. Il loro pregiudizio è fondato sull’odio, sul pregiudizio di essere nel giusto, di essere perfetti. Pensano di essere talmente perfetti e bravi da decidere anche come debbano essere gli altri, come debbano vivere, come debbano amare. Chissà quanto hai sofferto, quante volte ti sei sentita offesa. Ma siamo però sicuri che tante altre volte sei stata felice perché hai, nonostante tutto e tutti, seguito il tuo desiderio.

Per  te i dispiaceri non finivano qua. Perché eri anche una sex worker per di più migrante. Non conosciamo bene la tua storia, ma sappiamo che molto spesso le trans scelgono la prostituzione perché altri lavori le sono negati. E’ quindi una scelta obbligata. Ma sappiamo anche che non c’è niente di peggio che considerare la prostituzione come luogo di abiezione, povertà, costrizione. La prostituzione può essere un lavoro come un altro, a non renderlo tale è ancora una volta il pregiudizio della società che poi diventa violenza, odio, discriminazione. Tu ne sapevi qualcosa. Sapevi anche cosa vuol dire vivere con l’incubo di un permesso di soggiorno che arriva e non arriva, con l’angoscia di una cittadinanza appesa al volere di qualche politico, lo stesso che magari veniva da te per godere un po’.

Ma forse la violenza maggiore l’hai subita dopo che sei morta. Ti hanno messo alla gogna in tv, sui giornali, ovunque. Nessun rispetto, tanto voyeurismo. Gli stessi che oggi si riempiono la bocca contro la violenza sulle donne, parlandone come fosse qualcosa che non li riguarda, appena hanno potuto hanno sparato addosso a te e alle altre trans che insieme a te lavoravano.

Per questo, la Giornata contro la violenza sulle donne, la dedichiamo a te. Perché ci vogliamo scusare per quello è successo, per come sei stata trattata, perché quando hai chiesto aiuto – temendo per la tua vita – nessuno ti ha ascoltata. Ti hanno lasciata sola. Ti abbiamo lasciata sola. Te la dedichiamo per dire no alla retorica che accompagna questi anniversari e metterne in evidenza il senso più profondo. La violenza non riguarda gli altri, non riguarda il mostro, riguarda tutti noi: riguarda il grado di rispetto che riusciamo a raggiungere rispetto a donne, cara Brenda, come te.

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