Trans è bello. La Mussolini è brutta

Angela Azzaro

marrazzo_piero_fondo magazineIn questi giorni di transito da un canale all’altro, il tema “Marrazzo brutto porco ti devi dimettere”, ci ha offerto una onnipresente Alessandra Mussolini. Ha urlato su Raiuno, Raidue, Raitre, ma senza risparmiare le Tv private. C’ha messo tutta se stessa nel dire che le donne devono stare attente, che queste trans gli stanno rubando gli uomini, che porca miseria così non si va avanti. Il senso era: “La vera donna sono io”. Ma più urlava, più le sue parole non si sentivano e quello che emergeva, quasi in Italiavisione, erano le sue fattezze. Fattezze di donna? Fattezze, questo è sicuro, di chi si è rifatta: labbra, zigomi, palpebre, ma anche capelli, e chissà se scendendo giù verso le chiappe il risultato non sia lo stesso.

Insomma, se proprio dobbiamo distinguere tra trans e donne cosiddette biologiche, dobbiamo ascrivere Alessandra Mussolini alla categoria delle trans. Colei che abbiamo davanti è una donna rifatta, modellata su un’immagine femminile classica e mediatica, una donna che nata donna ha dovuto anche lei transitare, cioè rifarsi, per diventare donna con la “D” maiuscola.

Una provocazione? No. Ma possiamo immaginare le obiezioni. Alessandra Mussolini è nata con i genitali femminili. Cioè è dotata, fin dalla nascita, di una vagina e di una clitoride. Ma anche di un seno naturale. A parte che pure il seno tanto naturale non pare, penso che su questo punto valga la pena soffermarsi. Già Freud ci aveva insegnato che la sessualità, pur legata ai genitali soprattutto nelle loro ricadute oniriche e immaginifiche, è molto più complessa delle dicotomie  uomo/donna, etero/trans. Ma soprattutto vale la pena di soffermarsi su come, nei secoli e nei millenni, si sono costruite l’immagine di uomo e di donna,  e quindi i ruoli e l’idea di bellezza ad essi connessi. Si tratta cioè di capire come anche l’idea di donna e uomo che noi abbiamo sia costruzione storiche e culturali, ancora prima che naturali.

La trans si inserisce in questo quadro per scomporlo. Sono persone che nate dentro il corpo di uomo si sentono donne, o viceversa. A volte si sentono tutte e due, e compiono una transizione a metà. Persone che stanno male? Disturbate? No, persone che se noi glielo permettessimo vivrebbero tranquillamente la loro vita. Invece spinti dal bisogno di normare, di proteggerci da ciò che ci mette in crisi, dobbiamo criticarle, attaccarle, considerarle diverse. Ma chi e come decide ciò che è normale è ciò che non lo è? Nessuno si può e si deve arrogare questo diritto.

Una cosa è sicura: agli uomini le trans piacciono. Giusto? Sbagliato? Ma chi se ne frega di giudicare. Ha ragione Francesco Totti quando, intervistato da Simona Ventura, ha detto che ognuno è libero di fare quello che vuole, di andare con chi vuole. Questa è la lezione più importante che ci arriva dalla vicenda Marrazzo. Penso che né l’uomo, né il politico abbiamo sbagliato. L’accusa di aver ceduto al ricatto viene usata, in realtà, per nascondere la riprovazione perché è andato con una trans, per averla frequentata non solo sessualmente. C’è molto moralismo in tutto questo. C’è molto perbenismo nel giudicare la vita privata delle persone.

Semmai ciò che infastidisce nella vicenda Marrazzo è la doppia morale, famiglia da una parte e cosiddetta trasgressione dall’altra. Come se fosse impossibile ammettere che la vita sessuale delle persone non può essere rinchiusa in modelli, in caselle, in una idea di normalità che prima o poi ci si ribalta contro.

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