Meloni e Mussolini. Quando la sinistra è maschilista

Angela Azzaro

giorgia_meloni_fondo magazineStiamo parlando della “ministronza” e della “troia”. Perché così sono state appellate rispettivamente Giorgia Meloni e Alessandra Mussolini. La ministra è stata chiamata così da Alessio Spataro, giovane fumettista con un passato al manifesto e a Liberazione, che l’ha dipinta in pose sadomaso circondata dai topi che escono dalle fogne (il riferimento ve lo potete immaginare).

La parlamentare del Pdl viene definita troia nel  film Francesca. La frase esatta, una delle contestate da Mussolini davanti al giudice, è: «Mussolini, una troia che vuole ammazzare tutti i romeni». La giudice Luciana Sangiovanni, del Tribunale Civile di Roma, ha rigettato la richiesta d’urgenza richiesto dai legali della deputata e il 27 novembre il film sarà nelle sale. Il regista è il romeno Bobby Paunescu e dalla sua ha il fatto che vorrebbe denunciare il razzismo degli italiani verso il suo popolo, ma anche del suo popolo – ha spiegato lui per motivare la frase – verso noi italiani.

In tutti e due casi, penso che la censura sia sbagliata. Hanno quindi fatto bene sia la giudice a prendere la decisione di far uscire il film, sia la ministra Meloni a non chiedere che il fumetto venga ritirato dalle librerie (… spero che mantenga questa posizione). Su questo, bisogna dirlo subito, la differenza tra i due casi non è da poco. Walter delle Donne del Secolo d’Italia, il giornalista che ha scatenato il caso del fumettista Spataro, ha subito chiarito che lo scopo delle critiche non era la censura. Concetto ben chiarito e ribadito della direttora del Secolo, Flavia Perina. L’obiettivo non era e non è limitare la libertà d’espressione, ma mettere in discussione atteggiamenti che – come in questo caso – sono maschilisti.

Alessandra Mussolini non ha avuto la stessa attenzione. L’urgenza per lei era ritirare il film dalle sale, con tutti i mezzi possibili. Non tenendo conto del fatto che, essendo personaggio pubblico, è evidentemente esposta a critiche e offese, non sempre politicamente corrette.

C’è un altro punto che voglio chiarire, visto che scrivo sul Fondo e scrivo la mia solidarietà a Meloni e Mussolini. Non condivido le loro posizioni. Non mi rappresentano. Posso dire soprattutto nel caso di Mussolini che trovo alcune sue posizioni sull’immigrazione pericolose, disumane, da contrastare. Ma non con l’offesa, non con le solite, antiche accuse rivolte alle donne: cioè quello di essere puttane. Che peraltro io considero un lavoro come un altro e per questo chiamo: lavoro sessuale.

Ecco perché solidarizzo. Perché penso che si può e si deve confliggere, a volte anche usando parole poco politicamente corrette. Ma non sopporto più, davvero, che una donna, politica o altro, non venga criticata per quello che fa o che dice, ma sulla base di un pregiudizio sulle sue presunte abitudine sessuali. Nel caso del fumetto di Spataro non ci sono scusanti, nel caso del film posso anche capire le intenzioni del regista. Ma perché non dire: Mussolini stronza? O altro? Perché per forza richiamare la dicotomia che fa delle donne o sante o puttane? Perché? Io, comunque, non lo sopporto più.

Questi due casi, e le ripercussioni mediatiche che hanno avuto, parlano – per fortuna – anche di una destra e di una sinistra che vogliono smettere antiche, e brutte, abitudini. Il Secolo non chiedendo di censurare il fumetto sulla Meloni ci ha dato una bella lezione di stile, ma ha anche rotto qualche stereotipo: di una sinistra meno maschilista della destra e di una destra meno liberale della sinistra. Denunciando lo stile di Spataro è riuscita a dimostrare che quanto a maschilismo la sinistra non ha niente da insegnare a nessuno, mentre la destra può essere molto più liberale e anticensoria di quello che il luogo comune vorrebbe.

Ma anche a sinistra questa volta qualcosa si è mosso. La solidarietà a Meloni è venuta anche da molte donne. Cito solo il commento che esce oggi sul mio giornale Gli Altri firmato dalla deputata del Pd, Anna Paola Concia. Scrive Concia: «Grave è che si sia scelto come bersaglio una giovane donna. Sì, per me è grave, perché mi aspetto dalla cultura di “sinistra” meno becerume. Ma sono io che sbaglio… Molti di coloro che rideranno – molti di sinistra, ma non io – nel vedere una donna della fazione opposta rappresentata in alcuni dei peggiori e degradanti cliché pornografici, non staranno facendo una profonda riflessione politica, ma saranno legittimati nel loro maschilismo; legittimati a confrontarsi con tutte le donne in questa modalità. Si sentiranno sdoganati nel pensare che questo è un metodo politico o di contraddittorio o di relazionarsi accettabile. Tutto questo è chiarissimo: basta leggere i commenti entusiasticamente maschilisti al blog dell’autore. E’ ora di finirla, è ora che anche la sinistra la faccia finita e si interroghi sul grado di rispetto che ha per le donne…».

Solo quando sinistra e destra la smetteranno di usare questo modo di fare opposizione, si smetterà di considerare le donne zona franca su cui poter dire e fare tutto. Solo allora la politica potrà avere per me un senso pieno.

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