Hermannsdenkmal. Un mausoleo per Arminio

Arba

hermannsdenkmal_arminio_fondo-magazinePassando da Detmold, una città di circa 70.000 abitanti nel Nord Reno-Westfalia in Germania, è quasi obbligatorio recarsi nei boschi circostanti ad ammirare l’Hermannsdenkmal. Consiste in un mausoleo/tempietto recante una gigantesca statua di bronzo. La statua è una raffigurazione simbolica di Arminio, principe germanico, eretta in onore del condottiero.

Salendo dalla base della costruzione, dopo una settantina di gradini e a premio della fatica, si viene accolti da un magnifico panorama sulla città e le colline circostanti. Una zona molto affascinante per i suoi paesaggi ma anche importante culturalmente. L’Hermannsdenkmal è un monumento con un significato storico così intenso da meritarsi un posto fra i primi 10 luoghi che simboleggiano l’unità tedesca e l’orgoglio nazionale.

Inaugurato nel 1875, celebra la vittoria avvenuta nell’anno 9, probabilmente fra settembre e ottobre, del principe dei Cherusci Arminio sui romani dopo che lo stesso aveva riunito e sottomesso le tribù della regione.

Duemila anni fa, questa battaglia fra le legioni romane e i Germani terminò con una schiacciante sconfitta del generale Publio Quintilio Varo che si tolse la vita. Arminio ingannò e sgominò ben tre legioni; i morti fra i soldati romani furono circa 15.000 e lo scontro passò alla storia come la  battaglia di Teutoburgo: una delle più grandi sconfitte romane ed un’umiliazione enorme. ”….Indolenza del comandante, falsità del nemico e ingiustizia del destino, fra foreste, paludi e agguati ” come comunica lo storico romano Velleio Patercolo.

Divenne un punto di svolta della storia europea ed una sua diretta conseguenza fu che i piani romani di conquista di ulteriori territori germanici vennero abbandonati. O almeno, così si è pensato fino ad un anno fa circa quando a Kalefeld, a 200 chilometri di distanza dalla foresta di Teutoburgo, archeologi hanno scoperto pezzi di catapulte romane, resti di lance, frecce, sandali e carri e reperti di una battaglia di cui non si era mai venuti a conoscenza prima di allora e presubilmente avvenuta 200 anni dopo quella di Varo ed Arminio.

Kalefeld potrebbe dimostrare che i romani non si ritirarono subito dopo la sconfitta di Teutoburgo ma che i combattimenti contro i Germani, fuori dalle frontiere dell’impero romano, continuarono per almeno altri due secoli.

Ma tutto ciò non apparteneva ancora alla storia quando nel 1865 Gugliemo I approvò l’esecuzione del monumento a Detmold.  Quando questo avvenne, Ernst von  Bandel, l’autore dell’opera, era impegnato ormai da anni con la costruzione della base di supporto per la statua stessa.

Anche se la vittoria germanica sui romani apparteneva ad un passato molto lontano, la guerra contro Napoleone ed il susseguirsi di ostilità erano purtroppo ancora molto attuali.. Non stupisce quindi che il braccio dell’eroico Arminio, teso al massimo e con la spada stretta nella mano, sia stato pensato da von Bandel elevato al Cielo ma rivolto verso la Francia.

L’idea dell’architetto era stata quella di costruire un mausoleo e di piazzare nella parte superiore una gigantesca statua visibile a molta distanza. Von Bandel era così ossessionato dall’attuazione di questa opera, e convinto della sua importanza per la patria, da investire tutto il suo denaro nella creazione del suo sogno. L’Hermannsdenkmal fu inaugurato nel 1875 e von Bandel mori un anno dopo.

Le prime idee di istituire non solo un monumento ad Arminio ma una figura di eroe a simbolo del patriottismo risalgono a George Spalatin, teologo umanista, che nel 1535 scrisse la prima biografia di Arminio. Lo studioso aveva individuato un luogo nel quale, secondo la conoscenza che disponeva, si sarebbe potuta essere svolta la battaglia di Teutoburgo. Altri invece, come il vescovo Ferdinand von Furstenberg van Paderborn, la collocarono a Osning, l’antico nome dell’attuale selva di Teutoburgo.

In ogni caso, per la costruzione del monumento, venne scelta una zona a sud di Detmold, vicino alla cittadina Bielefeld, situata fra il fiume Ems e il fiume Weser. Tacito non era stato di molto aiuto, visto che aveva situato la battaglia fra il Reno e l’Elba, e quindi le interpretazioni potevano lasciare spazio alla scelta di diverse locazioni.

L’artista e architetto bavarese Ernst von Bandel, che aveva anche studiato due anni a Roma, si era offerto di dare un’interpretazione al patriottismo con un’opera che fu per lui una maniera di esprimere la sua anima tedesca ma che si rivelò essere la sua ragione di vita per un periodo di 40 anni.

Tutti i disegni che riguardavano il progetto mostravano le aquile di Roma schiacciate sotto i piedi di Arminio. Un dettaglio sempre ricorrente ed obbligatorio nel pensiero di von Bandel. Il sostegno per la statua sarebbe stato una specie di tempio rotondo e a 10 colonne, ornato da capitelli con foglie e coperto da una cupola sulla quale l’eroe Arminio avrebbe troneggiato da vincitore. E il potere di Roma, colpevole di aver voluto conquistare lo spirito tedesco, sconfitto sotto di lui. Alla base del monumento una scala. I visitatori avrebbe dovuto seguirla, dopo essere entrati nel buio del tempio e poi uscire, in alto e alla luce e in stato di far scorrere lo sguardo, con Arminio stesso, sulle foreste e selve tedesche: la nota romantica al progetto. La foresta a simbolo dell’anima tedesca e la collina, sulla quale si doveva erigere il monumento, per ricordare la simbologia della montagna sacra dell’antichità pagana.

Verrebbe quasi di paragonarla ad un’altra famosa statua eretta, quasi nello stesso periodo, da un architetto francese e caratterizzata nello stesso modo da un braccio teso verticalmente come quello di Arminio. Un simbolo della libertà per la quale si scelse una figura di donna.

Fu infatti Frederic Auguste Bartholdi ad eseguire la Staua della Libertà per gli americani, visibile in lontananza come quella di Arminio. Ma se in quella franco-americana la mano di donna porta il fuoco in una torcia a simbolo della libertà, nell’altra, vale a dire quella di Arminio, a simbolo della stessa libertà la mano porta la spada. Non una spada qualunque ma quella mistica e potente dei Nibelunghi, la spada degli eroi.

Von Bandel lavorò nel suo studio di Grotenburg a sud di Detmold. Lì viveva alle dipendenze del conte di Hessen. La situazione politica di quel determinato periodo storico e l’aumento dei prezzi impedì una veloce esecuzione del lavoro. Von Bandel fu costretto ad interromperlo più di una volta per mancanza di fondi. Nel 1846 il progetto fu perfino abbandonato per poi essere salvato anni dopo da una raccolta di denaro e finanziamento popolare: le donazioni arrivarono da tutta la Germania e anche dall’Austria e dalla Svizzera ed inviate non solo da persone appartenenti alla borghesia ma anche da piccoli artigiani o semplici contadini che volevano contribuire ”alla giusta causa” della patria.

Di seguito anche il re di Prussia mandò un contributo e per finire, dopo il 1870, anche il Reichstag. Questo significa che quando il tutto fu completato, fu possibile considerarlo veramente come un’opera alla quale tutto il popolo aveva partecipato. Il popolo visto nella sua completezza. Non fu un progetto imposto a livello di politica di stato ma voluto da un impegno comune, con il sostegno di un movimento quasi nazionale e verso il quale la ”generosità monarchica” aveva avuto poca influenza. Solo nel 1869 le cronache parlano di una visita di Gugliemo I (che andò ad accertarsi di persona che i lavori procedessero positivamente) e di come sia stato colpito favorevolmente dai tratti eroici del viso di Arminio impressi da von Bandel nel bronzo.

Nel 1875, quando il monumento fu completato, si pubblicò anche un libro con litografie e odi che acclamavano l’imperatore Guglielmo successore di Arminio e portatore come lui di unità e libertà nazionale.

La posizione scelta per il monumento, come già accennato all’inizio, non implica che la battaglia sia avvenuta esattamente in quella che si definisce adesso la selva di Teutoburgo. Ricerche molto recenti potrebbero ricollocare la battaglia a nord di Detmold ed esattamente a Kalkriese. Qui è stata individuata una zona che dal 1989 è soggetta a scavi che hanno prodotto il ritrovamento di innumerevoli pezzi. I risultati degli scavi potrebbero eleggere il luogo come il vero campo di battaglia fra Varo e Arminio. L’inizio delle ricerche fu causato dalle scoperte dall’amatore archeologo Tony Clunn che aveva recuperato vari oggetti e monete romane con il suo metal detector.

Ma il monumento ad Arminio continuerà a troneggiare a Detmold come ha sempre fatto, a testimonianza di quanto la storia ed il mito si possano incrociare, convivere in pace per secoli ed unire gli spiriti degli uomini.

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