Arditi del popolo. Non gendarmi

Alessandro Cavallini

ardito_fondo magazineVi sono ancora numerosi movimenti politici del secolo scorso che, seppur importanti, sono stati subito dimenticati. Tra questi annoveriamo gli Arditi del Popolo. Ma da chi era formato tale gruppo?

Ricordiamo innanzi tutto che gli Arditi furono un corpo speciale dell’esercito italiano durante la Prima guerra mondiale. Erano dei folli guerrieri sempre pronti a dar vita ad azioni eroiche, come incursioni improvvise e improvvide nel campo nemico, e impossibili sabotaggi. Non a caso il generale Luigi Capelli si rivolgeva così a questi soldati: «A voi l’onore di vincere nel più periglioso cimento. Forse io vi chiedo l’impossibile. Ma so a chi mi rivolgo, so che nulla è insuperabile al vostro ardimento sovrumano, so che nessuna sapienza d’arte, nessun numero di nemici, nessuna potenza di difesa, nessun valore di eserciti, nessuna barriera, potranno resistere all’impeto vostro».

E nel dopoguerra non potevano di certo rimanersene con le mani in mano, soprattutto in considerazione dei fermenti rivoluzionari presenti in tutta Italia. E così diedero vita all’Associazione Nazionale Arditi d’Italia (ANAI), fondata dal capitano Mario Carli, e che collaborò attivamente con i primissimi gruppi fascisti, nei quali erano confluiti tutti gli interventisti dell’epoca. Ma quando il movimento fascista virò a destra, numerosi arditi contestarono il nuovo corso politico. Lo stesso Mario Carli sul giornale L’Ardito scrisse un articolo intitolato “Arditi non gendarmi!”, in cui ribadiva che mai gli Arditi si sarebbero tramutati nelle guardie bianche del capitalismo.

Ma un’altra impresa bussava alle porte nel frattempo, quella di D’Annunzio a Fiume. Anche qui gli Arditi parteciparono attivamente e non solo perché ritenevano la conquista della città un’azione militare degna del loro nome, ma anche per lo spirito instaurato durante la Reggenza del Carnaro. Infatti i Legionari di D’Annunzio, le cui idee erano in quel momento fortemente influenzate da Alceste De Ambris, diedero vita ad una vera e propria democrazia libertaria, che ottenne anche il plauso dalla Russia di Lenin. Ma poi sappiamo come l’Esercito italiano decise di sterminare i fiumani, nel tragico Natale di Sangue.

E intanto l’opera di borghesizzazione del Fascismo proseguiva, con le Camicie Nere che quotidianamente si scontravano con le forze proletarie organizzate. Così, il 27 giugno del 1921, la sezione romana degli Arditi diede vita agli Arditi del Popolo, con un nuovo direttorio capeggiato da Argo Secondari, pluridecorato tenente dellefiamme neree di tendenze anarchiche. Ma la nuova organizzazione politica non ebbe certo vita facile. Osteggiata sia dal PSI, che nell’agosto 1921 tramite Bonomi aveva siglato la pacificazione coi fascisti, sia dal PCI, che riteneva tale gruppo non inquadrabile nell’ortodossia comunista, in essa confluirono principalmente ex sindacalisti rivoluzionari, repubblicani ed interventisti. Ma nonostante questi problemi, gli Arditi si fecero comunque valere. E’ passata infatti alla storia la loro difesa della città di Parma, quando riuscirono a mettere in fuga gli squadristi di Italo Balbo.

Noi pensiamo che, al di là del sicuro valore militare di tale organizzazione, essa sia stata molto importante anche per il proprio approccio ideologico. Gli Arditi del Popolo sono stati i primi in Italia a rendersi conto che il Fascismo, pur da alcuni di loro inizialmente appoggiato, stava letteralmente cambiando pelle rispetto all’impostazione originaria. Non più sinistra rivoluzionaria ed antidogmatica, ma sgherri del capitale. E quindi vero e proprio nemico da combattere con tutti i mezzi, anche quelli più violenti.


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