Gianfranco Fini. Il futuro della libertà

Susanna Dolci

fini_fondo magazineLo aspettavo… Sì lo attendevo nella più vogliosa brama da e di lettura. Alla fine è giunto lunedì in libreria. Il capolavoro del 2009, il libro che avrei voluto scrivere (peccato l’innata pigrizia) e leggere per tutta la vita che mi resta, magari novella naufraga Robinson Crusoe (fortuna che poi arriva il selvaggio Venerdì) sull’isola deserta dei perfetti sconosciuti. La voglia di possederlo si è fatta ancor più incontenibile dopo la presenza dell’autore, domenica scorsa, alla trasmissione su Rai 3 “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, contenitore/target culturale, se così vogliamo chiamarlo, per chi non riesce a comprarsi da solo nemmeno la carta igienica.

Di cosa e di chi parliamo? Squilli di tromba, please, (ppeeppeerreeppee): del volume “Il futuro della libertà consigli non richiesti ai nati nel 1989”, del fregoliano Gianfranco Fini, edito dalla Rizzoli. 167 pagine di inchiostro per modesti 16,00 eurini. Una sorta di paterno dialogo aperto in stile Frate Indovino con i di oggi giovani ventenni, a detta del Fini «la prima generazione di italiani ed europei ad aver vissuto davvero in un’epoca di libertà, democrazia e possibilità…». «Con questo libro, ho inteso fornirvi un viatico di consigli, orientamenti e incitamenti», apostrofa, dalle ruvide pagine, l’italico bolognese.

Apriamo subito con la scheda biografica del nostro, nel risvolto della quarta di copertina: «è stato presidente di Alleanza Nazionale per tredici anni, dalla fondazione nel 1995 fino al 2008. Ha ricoperto l’incarico di vicepresidente del Consiglio dei Ministri nei governi Berlsuconi II e III; nel III è stato anche ministro degli Affari esteri. Dal 30 aprile 2008 è presidente della Camera dei deputati». Ma come tutto qui? E il prima? E l’antecedente all’iniziale anteriore? E l’impermeabile bianco ed il megafono, suo accessorio meramente da passeggio? Vabbèèh! Magari sempre il nostro è timido e riservato.

Ancora dalla quarta di copertina (sotto una sua foto in posa, lindo modello che fa tanta sicurezza e serenità): «Gli italiani si trovano davanti a sfide nuove. Dovranno ridefinire il senso del loro stare insieme come nazione davanti a fenomeni giganteschi ed epocali. Ci troviamo di fronte a un grande movimento storico che non dobbiamo subire ma di cui dobbiamo essere protagonisti attivi. E voi, ragazzi nati con il crollo del Muro di Berlino, dovrete essere in prima fila». Madonna che roba edificante! Da fare vomitevolmente schifo per quanta saggia sapienza trasuda. Però a ben pensarci quali sarebbero, di grazia, per gli italiani le sfide nuove, lo stare insieme come nazione, grande movimento storico da non subire, ragazzi nati con il Crollo del Muro di Berlino…? Blah, blah, blah…. “M’ando’ vivi” Gianfranco Fini (come da dialettica romanesca)? Ma non lo vede il mirabile pensatore e stratega politico per proprio e personale tornaconto che il nostro paese, come tutta l’Europa ed extra, sta andando a gonfi rotoli, sepolti tutti sotto cumuli di debiti, usura, libero capitalismo, xenofobia, intolleranza, strapotere bancario, supercontrollo da Grande Fratello etc. etc. etc.

Lo vede, eccome lo vede tanto che a pagina 14 capitolo “Generazione F”, una sua chicca suprema: «da “Fiducia, una risorsa contro la crisi“. Un forte recupero di ottimismo della ragione e della volontà sarebbe comunque necessario nell’immediato… Se si propaga la sfiducia tra le banche, tra i risparmiatori e tra gli imprenditori, non meno che tra i consumatori, sono guai seri, perché la mega-macchina della produzione rallenta e comincia inevitabilmente a perdere colpi..». Dai, Gianfranco, perché prenderli così per i fondelli ‘sti giovani che di per sé sono già abbastanza squinternati?

Ma ancora: «da “Le generazioni del Muro”. Dal giorno in cui siete nati, avete respirato la libertà come nessun altro europeo prima di voi….» ed a seguire, pipponi sui nemici di prima, sui buoni ed i cattivi pre-post-durante-ora, sulla libertà e la prigionia, dittature, narcisismo interiore di ogni singolo, droghe e non droga, scuola, istruzione, patto generazionale, natalità e denatalità, fecondazione assistita, stato laico et sua politica… tutti temi già triti e ri-tritati nel sugo esistenzial aromatico dal fior fiore di psicologi, educatori, psicoterapeuti, giornalisti, altri politici. «da “Il patto di cittadinanza“. Un fattore sicuramente edificante è venuto dall’affermazione, negli ultimi quindici anni, del bipolarismo e della democrazia dell’alternanza, che hanno innovato profondamente il costume politico italiano ricostruendo la dialettica democratica attorno alle nuove culture politiche emerse dalla dissoluzione dei vecchi partiti-chiesa. Il punto è che la sfida del nuovo e del futuro non è stata portata fino in fondo. La cultura politica è andata avanti e si è evoluta; ma il cuore non si è sempre accordato con la mente. La voglia di conservazione ha frenato spesso la voglia di innovazione. Le gambe camminavano, ma il busto si torceva frequentemente all’indietro».

Non aggiungo altro per non crepare il cristallo del perfetto equilibrio tra contenuto e forma. Ma non posso non concludere con quest’altra perla di assoluta saggezza: «da “Un mondo nuovo c’è già”. Al dunque, l’espansione della libertà deve essere vista, come nel caso del progresso scientifico, come criterio per saper distinguere lo sviluppo vero, di tutti, dallo sviluppo falso, di pochi… Di certo le ineguaglianze continueranno a sussistere. L’importante è che non siano fondate sull’ingiustizia, sullo sfruttamento e sulla prepotenza….». Direi che così può bastare. Nel caso aveste scordato il titolo del qui volume, vi fornisco anche il codice a barre ISBN: 9788817037358. Vado,  ringraziando i numi tutelari per aver scientemente deciso di non mettere al mondo figli a cui raccontare cazzate e per quella onestà intellettuale che non paga mai ed in nessun caso offre comode poltrone…

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks