Caso Cucchi. Giovanardi deve dimettersi

Il Fondo

stefano cucchi_ fondo magazineRestano ancora molti punti oscuri rispetto ai fatti che hanno portato alla morte di Stefano Cucchi. Sembrerebbe, però, che questa volta almeno i pm che stanno indagando siano intenzionati a fare bene il loro lavoro. Senza pregiudizi. Ieri infatti i pubblici ministeri  della procura di Roma, Vincenzo Barba e Francesca Loy, hanno resi noti i nomi dei sei indagati per omicidio preterintenzionale. Sono tre agenti della polizia penitenziaria e tre detenuti che il 16 ottobre scor­so si trovavano con Stefano a piazza­le Clodio, nelle camere di sicu­rezza del tribunale, subito do­po l’udienza di convalida del­l’arresto. Un testimone avreb­be raccontato a chi indaga di aver «sentito rumori» e aver vi­sto, parzialmente, «Cucchi ag­gredito in cella», dopo lo scop­pio di un parapiglia per futili motivi (pare che il ragazzo avesse chiesto di andare in ba­gno).

Aspettiamo quindi che la giustizia faccia il suo corso, ma non lo facciamo certo con ottimismo, nonostante si parta bene. Anche a Genova i pm trassero conclusioni che andavano a colpire i veri responsabili della mattanza, ma i giudici non sono poi stati della stessa obiettività. Davanti alle divise delle forze dell’ordine, la giustizia, che dovrebbe essere oggettiva, sappiamo quanto possa essere poco equilibrata. Staremo a vedere.

Ma oggi non possiamo che preoccuparci ed indignarci per le frasi pronunciate, lunedì mattina dal senatore Carlo Giovanardi, sottosegretario alle politiche per la famiglia, a Radio 24. Ha detto che Cucchi è morto perché drogato, anoressico e sieropositivo (fatto questo peraltro smentito dalla famiglia). E’ una dichiarazione di pessimo gusto, smentita dai fatti, ma soprattutto è una frase per nulla degna di un rappresentante politico della Repubblica.

Questa volta, non si sa per quale miracolo, le forze politiche hanno evitato il balletto di accuse teso non a far conoscere la verità ma a conquistare consenso e si sono schierate in gran parte a sostegno della battaglia che sta facendo la famiglia di Stefano Cucchi. Abbiamo quasi pensato che l’Italia fosse diventata, come all’improvviso, un paese normale. No, l’Italia non è un paese normale, se un sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle droghe,  può dire fesserie del genere senza che poi si dimetta. Non è giusto. Non è degno di un paese democratico. Non è solo una questione di principio, né un problema legato alla memoria di Stefano Cucchi. Giovanardi è responsabile delle politiche sulle droghe del governo, le sue parole e le sue decisioni riguardano tantissime persone, anzi riguardano tutti noi, perché la scelta di politiche proibizioniste e repressive ha una ricaduta sull’idea stessa di società.

Pensiamo per questo che Giovanardi debba lasciare l’incarico di sottosegretario e chiedere scusa, cosa che non ha fatto come si deve, alla famiglia di Stefano. Preferendo piuttosto, arrampicarsi ancora una volta sullo specchio del “siete voi che non avete capito bene, leggete qui:

CASO CUCCHI: GIOVANARDI, QUELLE DI IERI PAROLE RIPORTATE FUORI CONTESTO

(ASCA) – Roma, 10 nov – ”Sulla morte di Stefano Cucchi ho scritto e ripetuto nei giorni scorsi una cosa che evidentemente ha dato fastidio e cioe’ come e’ possibile che una persona che entra in carcere sulle sue gambe ma fortemente debilitato non viene curato”. Cosi’ il senatore Carlo Giovanardi (Pdl) questa mattina ai microfoni di Radio Citta’ Futura. Rispondendo poi alle critiche piovutegli addosso dopo le dichiarazioni di ieri, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha spiegato ”purtroppo e’ stata estrapolata da un lungo dibattito con l’ex ministro Ferrero solamente una parte del mio ragionamento e omesso tutto il resto. Evidentemente – ha concluso Giovanardi – in Parlamento c’e’ qualcuno che e’ sostenitore del fatto che se uno non vuole mangiare, non vuole bere e non vuole curarsi bisogna lasciarlo morire”.

Senza parole…

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